Omaggio a Giulio Turcato



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Omaggio a Giulio Turcato

A cura di Alberto Fiz

Galleria Mazzoleni (ex Nuova Gissi) - Torino

7 ottobre - 31 dicembre 2005


E' dedicata a uno dei più significativi interpreti dell'astrattismo la mostra Omaggio a Giulio Turcato, che Mazzoleni Arte Moderna inaugura venerdì 7 ottobre 2005.

L'esposizione, curata da Alberto Fiz rappresenta un omaggio all'artista a dieci anni dalla sua scomparsa.

Si tratta di un'esaustiva rassegna con oltre 80 opere che spaziano dal 1948 al 1992, in un tracciato che esplora per intero l'intensa attività artistica di Turcato.

Dopo l'ampia retrospettiva dedicata alle opere di Renato Guttuso, la galleria torinese prosegue il suo percorso teso a sottolineare le fasi salienti dell'arte italiana in una prospettiva europea.


Fondatore del Gruppo Forma 1 insieme a Consagra, Dorazio, Guerrini, Sanfilippo, attivo all'interno del Fronte Nuovo delle Arti, protagonista del Gruppo degli Otto, Turcato è uno dei più significativi interpreti della corrente dell'astrattismo.

Partito dalla lezione di Giacomo Balla, l'artista mantovano, ma romano d'adozione, ha saputo imporre un proprio linguaggio ritmico e dinamico, facendo della forma-colore la ragione di una ricerca che va oltre l'informale. "Turcato è un esploratore straordinario che ha fatto della pittura il codice per interpretare il mondo in tutti i suoi aspetti dalla biologia all'astronomia sino all'entomologia. Tutto diventa occasione per nuove invenzioni di forme e colori che ridefiniscono l'immaginario", scrive Alberto Fiz in catalogo.


La mostra presenta alcuni capisaldi della ricerca di Turcato come Rivolta del 1949, già presentato alla Staatsgalerie di Monaco nel 1985, o Comizio sempre del 1949, un soggetto molto noto, riconducibile al suo impegno di carattere sociale e politico. Il Comizio, di cui una grande tela fa parte della collezione permanente della Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, rappresenta la folla in maniera del tutto astratta con una serie di triangoli rossi che svettano verso il cielo.

"Veramente io il Comizio lo vedo così", ha dichiarato Turcato, "è un quadro abbastanza veristico; ci sono quelle specie di triangoli rossi che rappresentano le bandiere rosse che sono la massa". Ma sono molte le testimonianze storiche presenti in mostra come Via Margutta del 1948, Composizione rosso e grigio del 1953 e una composizione polimaterica non lontana dalle ricerche che nello stesso periodo conduceva Alberto Burri, come Il Lenzuolo di San Rocco del 1958 proveniente dalla celebre collezione Franchetti.

La rassegna, nel suo insieme, consente di aderire al nomadismo interiore proprio di Turcato che a Palazzo Panizza ha affrontato l'astrazione con radicalità e spregiudicatezza, con determinazione e lirismo senza mai rinunciare alla sperimentazione.

Così gli Arcipelaghi si alternano con i Paesaggi lunari e gli Itinerari in gommapiuma fanno da contraltare alla serie dei Cangianti dove il colore diventa protagonista di un'ipotetica partitura musicale. "Queste immagini, sensazioni, materiali, memorie, illusioni allucinazioni, forme, itinerari, sono il mio bagaglio aperto alla dogana del prossimo millennio", ha scritto Turcato in un'affermazione che potrebbe essere letta come una dichiarazione di poetica da parte di un artista che ha svolto un compito essenziale nel liberare l'arte dalle convenzioni accademiche in un percorso originale e solitario. A dieci anni dalla sua scomparsa è, dunque, opportuno riflettere sull'eredità importante lasciata da Turcato e non ancora del tutto compresa.



Accompagna la mostra un catalogo edito da Mazzoleni Arte Contemporanea, con testi di Alberto Fiz.

Ufficio stampa: Irma Bianchi Comunicazione




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