Omelia 15 aprile 2018



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94a Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore

Roma - 15 aprile 2018


Omelia di S. E. Mons. Claudio Giuliodori

Assistente Ecclesiastico Generale

(At 3, 13-15.17-19; Sl 4; 1Gv 2,1-5; Lc 24,35-48)

Nel versetto di introduzione al Vangelo abbiamo chiesto: «Signore Gesù, facci comprendere le Scritture; arde il nostro cuore mentre ci parli». Tutta la liturgia di questa terza domenica di Pasqua ruota attorno all’esigenza di comprendere le Scritture perché esse parlano del Cristo risorto e in lui trovano compimento. Ma non basta comprendere, occorre darne testimonianza. È la missione di cui si sentono investiti gli Apostoli come afferma Pietro nella prima lettura: «noi ne siamo testimoni». Questa affermazione sembra essere la risposta più concreta e coerente all’invito che fa Gesù al termine del testo evangelico: «di questo voi siete testimoni».

Il tema della testimonianza pervade e caratterizza tutto il tempo pasquale ed è la ragion d’essere della missione stessa della Chiesa in ogni epoca. Anche noi oggi, come gli Apostoli, siamo chiamati a passare dalla paura alla gioia, dallo smarrimento alla testimonianza coraggiosa. Mentre contempliamo i segni della passione, condividiamo la mensa eucaristica e approfondiamo le Scritture, anche a noi il Signore apre la mente e riscalda il cuore. E ci dice: «di questo voi siete testimoni».

Si tratta di testimoniare non eventi del passato, dottrine religiose o regole morali, ma la presenza reale ed efficace del Risorto in mezzo a noi. E nessuno che lo abbia davvero incontrato può rimanere neutrale o indifferente. Che cosa significa per noi oggi, concretamente, essere testimoni? Alla luce della Parola ascoltata e mentre celebriamo la 94a Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore, proviamo a cogliere alcuni segni del Risorto di cui essere gioiosi e coraggiosi testimoni.

Un primo segno della presenza del Risorto nella sua Chiesa e nel Mondo è certamente la passione educativa verso le nuove generazioni. L’Università Cattolica è uno dei luoghi più qualificati dell’impegno della Chiesa per aiutare le nuove generazioni ad essere, come recita il tema di questa Giornata, “eredi e innovatori, protagonisti della storia”. In un tempo segnato da incertezza e sconforto, che colpisce soprattutto il mondo giovanile, l’Ateneo dei cattolici italiani si propone come comunità accogliente e propositiva, capace di alimentare la speranza e generare futuro, offrendo la possibilità di una crescita armonica sotto il profilo umano, culturale, spirituale e sociale. Vogliamo guardare ai giovani con gli occhi di Gesù, con affetto e tenerezza, ascoltandoli e accompagnandoli affinché possano essere costruttori di un futuro migliore per loro e per l’intera società.

Siamo fiduciosi che operando quel “discernimento vocazionale” che sarà al centro dei lavori del prossimo Sinodo dei Vescovi, i giovani potranno realizzare il disegno di Dio sulla loro vita e mettere a frutto le formidabili energie racchiuse nei loro cuori e nelle loro menti. E il Signore risorto potrà così risplendere sui loro volti e nelle loro azioni. Di questo siamo e vogliamo sempre più essere testimoni.

C’è un’altra frontiera che vede oggi il mondo accademico e, in particolare l’Università Cattolica, in prima linea: è il ruolo della scienza e della tecnica. Sono indiscutibili e formidabili i progressi registrati negli ultimi decenni nella ricerca e nelle applicazioni scientifiche, ma altrettanto evidenti sono gli elementi di criticità come la perdita di riferimenti e criteri etici, la stessa frantumazione e parcellizzazione del sapere, la mancanza di una visione circa il bene integrale dell’essere umano e lo sviluppo di tutta l’umanità, che contribuisca anche a superare le attuali disuguaglianze e ingiustizie.

L’apertura della mente, sperimentata dagli Apostoli incontrando il Risorto, non può non incidere anche sul modo di intendere e di sviluppare la ricerca scientifica e le applicazioni tecnologiche. È una missione di straordinaria attualità e urgenza a cui Papa Francesco ha richiamato tutte le istituzioni accademiche cattoliche nel Proemio alla recente costituzione apostolica Veritatis gaudium, indicando piste concrete di lavoro. «Si tratta, in definitiva - afferma il Pontefice -, di “cambiare il modello di sviluppo globale” e di “ridefinire il progresso” […] Questo ingente e non rinviabile compito chiede, sul livello culturale della formazione accademica e dell’indagine scientifica, l’impegno generoso e convergente verso un radicale cambio di paradigma, anzi – mi permetto di dire – verso “una coraggiosa rivoluzione culturale”» (n. 3).

Coltiviamo la speranza che la luce folgorante del Risorto, attraverso il consiglio, la scienza e la sapienza, doni preziosi dello Spirito Santo, non mancherà di orientare in questa direzione le intelligenze e la sensibilità di tutti coloro che, anche in questo Ateneo e nel Policlinico Gemelli, hanno a cuore il destino dell’uomo e il bene dell’umanità. Anche di questo siamo e vogliamo sempre più essere testimoni.

C’è un’altra dimensione che oggi investe e chiama in causa gli Atenei e che viene indicata come “terza missione”. Ai due elementi tradizionali della formazione culturale e della ricerca scientifica si aggiunge l’impegno per contribuire in modo concreto e dinamico allo sviluppo sociale. Vogliamo essere così testimoni di un sapere illuminato dalla fede, non astratto e chiuso nei circuiti accademici, ma declinato con le istanze della vita sociale e, soprattutto, finalizzato ad accrescere la solidarietà e la promozione umana, custodire l’ambiente e promuovere la giustizia, superare le disuguaglianze e diffondere la cultura della pace. Quale altra attenzione o interesse potrebbe animare una istituzione che nasce Ex corde ecclesiae e che dal Sacro Cuore di Gesù è guidata?



Infine, nello specifico della sua missione a servizio del bene comune, anche l’Università Cattolica vuole essere palestra di santità per i giovani perché trovino la gioia vera e siano testimoni credibili del Risorto, come auspicato da Papa Francesco nella recente Esortazione Gaudete et exsultate (cfr. nn. 10-18) E anche di questo siamo e vogliamo sempre più essere testimoni. Amen





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