Omelia S. E. Mons. Cesare



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47a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani 47settimanasociale_2

La famiglia, speranza e futuro

per la società italiana
Torino, 12-15 settembre 2013


Omelia

S.E. Mons. Cesare Nosiglia

Arcivescovo di Torino

Domenica 15 settembre 2013

DONACI PADRE LA GIOIA DEL PERDONO


Sì, il perdono di Dio, Padre di misericordia, suscita la gioia più grande nel cuore dell’uomo che si riconosce peccatore. Tutto nella liturgia di questa ventiquattresima domenica del tempo ordinario ci parla di questo messaggio, che sta al cuore del Vangelo e che Gesù ha testimoniato con il suo stile di vita e insegnato con le parabole più dolci e consolanti. Quella del Padre misericordioso ci svela la profondità dell’amore di Dio che mai viene meno al suo patto di alleanza che ha stabilito con i suoi figli e tutto sopporta, tutto scusa e tutto ripara, pur di riavere chi si è perduto.

In questa settimana in cui abbiamo riflettuto a lungo sul tema della famiglia speranza e futuro per la società italiana, il Vangelo (Lc 15,1-32) ci presenta l’esperienza di una famiglia singolare e unica, dove le relazioni tra padre e figli assumono una valenza esemplare per il vissuto familiare e comunitario. La famiglia è infatti il luogo dove il perdono è di casa, se si vuole mantenere le relazioni tra coniugi e tra genitori e figli in grado di resistere alle spinte egoistiche e individualistiche proprie di una società che esalta l’io e le sue esigenze soggettive a dispetto del “noi” della comunione.

Il Padre di cui ci parla Gesù rispetta fino in fondo la libertà, anche paradossale e basata su scelte discutibili e ingiuste, del figlio minore, a cui dona tutto quello che gli spetta dalla futura eredità, mostrando così quanto sia grande il suo amore che niente può distruggere. Quello che entra in crisi non è infatti il rapporto tra Padre e figlio, ma tra i due fratelli, come avviene spesso in tante famiglie, dove le invidie e le rivendicazioni nei confronti dei beni dei genitori si trasformano in contrasti forti e a volte devastanti. Per questo, tante volte Gesù collega strettamente il perdono del Padre alla necessità di accompagnarlo con l’impegno di perdonare gli altri: «Rimetti i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori», ci fa pregare nel Padre nostro. Niente è più importante di questo nella vita di una famiglia, ma anche nella Chiesa e nella società.

Se esaminiamo poi le caratteristiche di questo perdono del Padre, ci accorgiamo che esse rivelano la via maestra che l’esistenza di una famiglia e di ogni comunità sono chiamate a percorrere, se si vuole realizzare uno stile di vita ricco di valori umani e spirituali e fonte di autentico progresso per tutti: si tratta della gratuità, della fedeltà e della fraternità, sulle quali la parabola è impostata.

La gratuità è palese sia nella scelta del Padre di dare i beni non ancora dovuti al figlio che li chiede in eredità, sia nelle modalità con cui il accoglie il ritorno del ragazzo, andandogli incontro e accogliendolo come un re, fino ad ammazzare il vitello grasso per fare festa insieme a tutta la casa. Il perdono, come tanti doni che Dio ci offre, è sempre gratuito e non dovuto, ma distribuito per puro amore: per grazia, ci dice Paolo, siete salvati e nessuno può gloriarsi davanti a Dio se non delle proprie debolezze. L’Apostolo stesso è cosciente di essere stato oggetto di questa grazia, pur riconoscendosi un bestemmiatore, un peccatore e violento. La misericordia del Signore si è riversata su di lui e l’ha salvato, per cui la sovrabbondante grazia di Dio, insieme alla fede in Cristo Gesù, ha riscattato la sua vita dal peccato e dalla morte (cfr. 1Tm 1,13-14). Il suo esempio è un modello dell’agire di Dio verso ogni peccatore che accoglie il suo perdono e rinnova così la sua esistenza mediante la fede e la carità. Gratuitamente avete ricevuto, dirà Gesù (cfr. Mt 10,8), e gratuitamente siete chiamati a ridare ai fratelli quanto vi è stato donato, offrendo dunque il perdono a quanti vi hanno offeso o fatto del male.

La fedeltà è l’altra caratteristica dell’amore misericordioso del Padre. Egli non ama perché è amato e non si lascia distogliere dal male che riceve, ma lo vince con un supplemento di bene e di amore. La fedeltà di Dio è anzitutto verso se stesso, perché così ha deciso, stabilendo il patto di amore con il suo popolo e compiendolo per tutta l’umanità nel sacrificio di morte e risurrezione del suo figlio. È un’alleanza che permane per sempre, perché l’amore di Dio non è come la nube passeggera del mattino che il primo sole disperde, ma è saldo come una roccia su cui si può sempre contare. Lo giuro per me stesso, afferma la parola di Dio nei profeti: anche se i tuoi peccati fossero scarlatti come porpora diventeranno bianchi come la neve (cfr. Is 1,18), perché io non sono un uomo sottoposto alla provvisorietà e alla precarietà dei sentimenti. Sì, Dio è fedele e questa è una certezza su cui poggia ogni patto anche di amore umano indissolubile e fecondo come quello matrimoniale e familiare, cementato dal volere di Dio e dal sacramento di Cristo. La gratuità e la fedeltà connotano la vita di famiglia e solidificano l’amore tra i coniugi e verso i figli, ma rendono anche fecondi di giustizia e misericordia i rapporti sociali, favorendo quel bene comune che rende possibile costruire un mondo di fratelli.

La fratellanza, infine, è conseguenza della gratuità e della fedeltà, per cui la parabola unisce strettamente la misericordia del Padre alla necessità di essere misericordiosi verso il fratello che ha sbagliato. Il Padre della parabola trova nel figlio maggiore un giudice severo del rapporto che ha con lui, uno che recrimina di non essere stato considerato, quando tutto ciò che possiede il Padre è suo e soprattutto è sua la continua rassicurante presenza del Padre nella sua vita. Ma l’egoismo e l’invidia ammantata da un falso senso di giustizia conduce il fratello maggiore a puntare il dito e a giudicare il comportamento del Padre come fuorviante e ingiusto nei suoi confronti.

Quanto è difficile vivere la fraternità come dono e non solo come dovere astratto! Una famiglia e una conseguente società di fratelli non è una comunità dove il “vogliamoci bene” copre tutto e giustifica tutto, ma una realtà in cui si riconosce il male e il bene a partire però non solo dai propri intendimenti e valutazioni soggettive, ma da un riferimento superiore a una legge che viene da Dio, il solo giusto e il solo buono, come dice Gesù, che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti e giudica il cuore di ogni uomo prima che l’esteriorità del suo agire (cfr. Mt 5,45).

Può la famiglia cristiana, portatrice e testimone di questo amore di misericordia di cui è destinataria ma anche soggetto nella Chiesa e nella società, favorire con la sua stessa vita un cambiamento culturale e sociale per cui queste caratteristiche di gratuità, fedeltà e fraternità sostengano le scelte nei vari ambiti del vissuto economico, finanziario, lavorativo, politico e sociale? Quando ripetiamo che è la famiglia che può salvare il mondo ci riferiamo appunto a questa concreta possibilità che essa, se resa protagonista della storia, possiede nelle radici stesse del suo essere e del suo operare.

Credo che in questa settimana ne abbiamo preso coscienza, favorendo dunque una lettura delle difficoltà reali della famiglia oggi che non si è limitata a denunciare e a proporre soluzioni dei problemi, ma ha indicato le vie positive e propositive di come la famiglia può essere riconosciuta e valorizzata, proprio in vista di una società nella quale la gratuità e la fraternità diventino progettualità condivisa, insieme alla necessaria riconciliazione, che è come l’anima di ogni progresso umano e civile, perché aiuta a superare i conflitti, le contrapposizioni violente, le chiusure alla solidarietà, le ingiustizie palesi o occulte.



Il Signore ci aiuti a vivere in famiglia come nella società questa via del perdono quale forza dirompente di cambiamento che nasce e si radica sull’amore gratuito e fedele di Dio e che niente pertanto può distruggere, perché se anche il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.




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