Operaroman I



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“O P E R A R O M A N I”


(Azienda Pubblica di Servizi alla Persona)

Via Roma, 21 – 38060 - NOMI (TN)

Costituita ai sensi della L.R. 21 settembre 2005, n. 7.





MANUALE ORGANIZZATIVO

Marzo 2008



INDICE
PREMESSA

A) CHE COSA E’ L’ORGANIZZAZIONE PAG. 5

B) L’ORGANIZZAZIONE ALL’ OPERA ROMANI PAG. 6
LA DOMANDA PAG. 8

IL MODELLO ASSISTENZIALE PROFESSIONALE

- 1. I PRINCIPI E LE PRASSI ASSISTENZIALI PAG. 11

- 2. LE METODOLOGIE E GLI STRUMENTI ASSISTENZIALI PAG. 13

2.1 LA VALUTAZIONE INTEGRATA DELLA DOMANDA PAG. 13

2.2. LA PROGRAMMAZIONE PAG. 14

- 3 PRASSI E METODOLOGIE DI ASSISTENZA (PROTOCOLLI) PAG. 15

- 4. LA VALUTAZIONE DELLA QUALITA’ ASSISTENZIALE PAG. 16

IL MODELLO ORGANIZZATIVO-GESTIONALE

- 1. LA LOGICA PAG. 18

- 2. L’ARTICOLAZIONE DEL SERVIZIO PAG. 19

- 3. IL SISTEMA DEI RUOLI I RIFERIMENTI ORGANIZZATIVI PAG. 20

- 4. SISTEMI DI GESTIONE E DI COORDINAMENTO PAG. 21

LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA PAG. 23

POSIZIONE DEI PROFILI PROFESSIONALI



- DIRETTORE PAG. 25

- COORDINATORE DELL’ATTIVITA’ SANITARIA PAG. 28

- COORDINATORE DI STRUTTURA ASSISTENZIALE PAG. 29

- MEDICO DI ASSISTENZA GENERICA PAG. 32

- INFERMIERE PROFESSIONALE PAG. 34



- FISIOTERAPISTA PAG. 36

- ANIMATORE PAG. 37

- COORDINATORE DEL SERVIZIO ASSISTENZA PAG. 38

- OPERATORE SOCIO SANITARIO PAG. 40

- COLLABORATORE RAGIONERIA-PERSONALE PAG. 42

- COLLABORATORE ECONOMATO PAG. 44


STRUMENTI PER LA RACCOLTA DEI DATI PAG. 45

- SCHEDA PER VISITA PREAMMISSIVA PAG. 47

- PIANO DI ASSISTENZA INDIVIDUALIZZATO PAG. 70

- DIAGRAMMA DI GANTT PAG. 77

- DIARIO GIORNALIERO PAG. 78

- SCHEDA PER VERIFICARE IL GRADIMENTO DEI PARENTI DEGLI



OSPITI IN MERITO ALL’ ATTIVITÀ ASSISTENZIALE PAG. 88

- PROTOCOLLI OPERATIVI DELLE PRINCIPALI ATTIVITA’

ASSISTENZIALI PAG. 93

- SINTESI DEL PIANO DI NUCLEO PAG. 117

- PREVENZIONE E GESTIONE DELLE CADUTE IN RESIDENZA

SANITARIA ASSISTENZIALE PAG. _____

- LINEE GUIDA A SOSTEGNO DELLE AZIONI DI TUTELA E DI



GARANZIA DELL’ANZIANO NON AUTOSUFFICIENTE

ASSISTITO NEI SERVIZI OSPEDALIERI E RESIDENZIALI PAG. 131

PREMESSA


A) CHE COSA E’ L’ORGANIZZAZIONE


B) L’ORGANIZZAZIONE ALL’OPERA ROMANI

Per chiarire il concetto di Organizzazione ed evidenziare la necessità di adottare il Manuale Organizzativo occorre approfondire il concetto di ente ed azienda così come tratteggiato dalla Ragioneria Generale.




  1. che cosa è l’organizzazione

Per chiarire la portata del concetto di Organizzazione e quindi della necessità di adottare il manuale organizzativo occorre approfondire scientificamente il concetto di ente ed azienda.


Un ente è un soggetto economico che opera per specifiche finalità ed ha una propria esistenza ed una propria individualità e può essere costituito da una persona fisica, da un insieme di persone fisiche o da una persona giuridica che agisce per finalità di carattere morale, economico, ricreativo, culturale ed assistenziale (ad esempio lo Stato, le Regioni, le Associazioni Culturali e gli Enti di Assistenza, quali le ex IPAB).
Per raggiungere le proprie finalità l’ente deve svolgere una attività economica e perciò deve costituire una propria azienda che rappresenta lo strumento di cui si avvale l’ente per il raggiungimento dei suoi fini. Etimologicamente azienda, deriva dal latino agenda (agere = agire) che significa “operazioni da compiere”, “cose da fare”; l’azienda, è una organizzazione di persone e di beni economici istituita per il conseguimento di un fine attraverso il complesso di operazioni che in essa vengono poste in essere.
In base al fine le aziende si classificano in:

  • Azienda di pura produzione (o di produzione per il mercato)

  • Azienda di pura erogazione (o di consumo) che hanno come scopo il soddisfacimento dei propri bisogni.

Per il conseguimento dei fini istituzionali l’azienda esplica una complessa attività che viene denominata amministrazione economica: essa consiste nell’attività di governo dell’azienda, cioè nel complesso di operazioni poste in essere per il raggiungimento dei suoi fini.


L’amministrazione economica si attiva attraverso tre momenti astrattamente distinti ma fra loro intimamente connessi:

  • l’organizzazione

  • la gestione

  • la rilevazione

L’organizzazione riguarda essenzialmente il razionale ordinamento degli organi che dovranno operare nell’azienda, attraverso la coordinazione delle energie umane, materiali e immateriali in vista del migliore raggiungimento degli scopi per cui l’azienda viene istituita.


In particolare costituiscono problemi di organizzazione:

  • la scelta della forma giuridica (azienda individuale, società di vario tipo)

  • il reclutamento del personale;

  • la determinazione delle funzioni e dei compiti da svolgere, nonché la loro attribuzione ai vari organi, fissandone la struttura, i poteri e le responsabilità. In senso stretto l’organizzazione riguarda principalmente l’ordinamento costituito dall’insieme delle persone operanti nell’azienda.

La gestione è l’attività, cioè il complesso di operazioni ordinate sistematicamente mirate direttamente al conseguimento dei fini dell’azienda.


La rilevazione è costituita dalle registrazioni, annotazioni, scritture effettuate per consentire conoscenze utili ai fini di una conveniente gestione ed organizzazione; ha quindi scopi conoscitivi e di controllo.

A questo punto si constata che, pur essendo i tre momenti fra loro estremamente connessi, l’organizzazione e la rilevazione hanno una funzione strumentale rispetto alla gestione, nel senso che organizzazione e rilevazione efficienti sono condizioni necessarie, anche se non sufficienti per una perfetta gestione.


Il momento di sintesi fra i tre momenti compete alla direzione ed al consiglio di amministrazione dell’azienda.
b) L’organizzazione all’ “Opera Romani”
Il processo di cui sopra è stato percorso anche presso l’Ente e recentemente è stato ulteriormente perfezionato.
L’Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza “Ospedale Ricovero Romani” venne costituita in Nomi in base all’accordo intervento in Rovereto l’11.06.1906 tra i rappresentanti dei Comuni di Nomi, Pomarolo e Volano che ottenne l’approvazione da parte delle Luogotenenza di Innsbruck con atto n. 45621 del 17.08.1907.
La L.R. 21 settembre 2005, n. 7, ha approvato il “Nuovo ordinamento delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza – Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona” ed ha previsto, fra l’altro, la trasformazione delle IPAB in “Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona”.
In attuazione della normativa regionale è stato approvato il nuovo Statuto con la deliberazione della Giunta Regionale n. 279 del 25/09/2007 e l’IPAB Opera “Romani” è stata trasformata dal 1° gennaio 2008 in Azienda Pubblica di Servizi alla Persona “Opera Romani”.
Gli scopi statutari sono stati individuati nell’ospitalità di:

- anziani non autosufficienti o con gravi disabilità in forma semiresidenziale al fine di favorire il più possibile la loro permanenza nel proprio ambiente di vita e di sostenere le famiglie di appartenenza;

- anziani non autosufficienti, in forma residenziale, non curabili a domicilio, che hanno bisogno di trattamenti continui, nonché persone non autosufficienti o con gravi disabilità fisiche o psichiche

L’ “Opera Romani” promuove, inoltre, la realizzazione di servizi di assistenza domiciliare integrativi o alternativi a quelli residenziali o semiresidenziali, convenzionandosi anche con altri enti pubblici che svolgono attività di carattere socio-assistenziale.
Il Consiglio per dare attuazione ai fini statutari ha costituito una propria azienda dotandosi di una propria pianta organica, con individuazione dei profili professionali e delle relative mansioni e specificando inoltre le modalità di assunzione. Con l’adozione del manuale organizzativo la Direzione intende individuare le modalità operative del personale e gli strumenti assegnati.
Il Consiglio, nell’espletamento della propria attività, cioè per il raggiungimento dei propri fini statutari, dovrà tener conto, quali vincoli, degli indirizzi nazionali e provinciali in materia assistenziale per il miglioramento della qualità assistenziale.
La legge provinciale 28.05.1998, n. 6, avente ad oggetto: “Interventi a favore degli anziani e delle persone non autosufficienti o con gravi disabilità” recepisce gli indirizzi nazionali che prevedono la attuazione, nell’ambito della rete dei servizi sociali agli anziani, delle Residenze Sanitarie Assistenziali (più oltre solo R.S.A.), e, fra l’altro, dei requisiti organizzativi previsti dal DPR 14.01.1997.
La legge provinciale 28.05.1998, n. 6, all’art. 16 definisce le R.S.A. ed impone l’organizzazione delle stesse per nuclei, di norma, di circa 20 ospiti, per il miglioramento della qualità dell’assistenza.
Il concetto di nucleo al quale fa riferimento l’Opera Romani, non essendo previsto dalla legge, è il seguente:

Il modello organizzativo per nuclei prevede l’articolazione del servizio in gruppi stabili di anziani, ciascuno dotato di un proprio - organico - di operatori. Scopo del nucleo è di personalizzare l’azione di assistenza secondo gli stili di vita consolidati dei singoli ospiti, per massimizzare il grado di benessere della loro permanenza all’interno del servizio”.


Attualmente l’ “Opera Romani” è autorizzata al funzionamento quale R.S.A.
Per conseguire la definitiva autorizzazione è risultata in possesso dei requisiti strutturali ed organizzativi previsti dal DPR 14.01.1997, e che sono stati recepiti nell’ordinamento provinciale, con decreto del Presidente della Giunta Provinciale del 27 novembre 2000, n. 30 – 48/leg. il cui provvedimento è pubblicato sul Bollettino Regionale n. 52 del 19 dicembre 2000, supplemento n. 1.
I requisiti organizzativi minimi prevedono, per ogni R.S.A:

  • valutazione multidimensionale attraverso appositi strumenti validati dei problemi/bisogni sanitari, cognitivi, psicologici e sociali dell’ospite al momento dell’ammissione e periodicamente secondo le indicazione dell’UVM;

  • stesura di un piano di assistenza individualizzato corrispondente ai problemi/bisogni identificati dall’UVM;

  • lavoro degli operatori deputati all’assistenza secondo le modalità e le logiche dell’équipe interdisciplinare;

  • raccolta dei dati delle singole valutazioni multidimensionali tale da permettere il controllo continuo delle attività della R.S.A.;

  • coinvolgimento della famiglia dell’ospite;

  • valorizzazione dell’intervento del volontariato;

  • personale medico, infermieristico, di riabilitazione e di assistenza alla persona in relazione alle dimensioni ed alla tipologia delle prestazioni erogate e nel rispetto delle indicazioni provinciali.


LA DOMANDA

L’assistenza agli anziani non autosufficienti è un’azione globale che richiede alle strutture assistenziali dinamicità, flessibilità, adattabilità, elasticità, differenziabilità, per poter seguire l’anziano nella sua instabilità, variabilità, specificità e qualità.


L’anziano non autosufficiente deve trovare all’interno della struttura assistenziale le risposte ai propri bisogni.
Il servizio deve essere in grado di adattare, plasmare il proprio assetto e funzionamento sulle esigenze della domanda degli ospiti, portando l’assistenza all’anziano e non l’anziano all’assistenza, e ciò per evitare di sradicare l’ospite dall’ambiente fisico e dal sistema di relazioni nel quale si è inserito, quasi sempre, con difficoltà e sofferenza. Il differente grado di intensità dei bisogni dell’anziano deve essere gestito incrementando o riducendo la frequenza degli interventi socio-assistenziali, sanitari, riabilitativi presso il suo ambiente di vita.
L’uscita dalla struttura residenziale ha senso laddove le condizioni e i bisogni dell’utente richiedono assistenza non previste e non garantite dalla struttura, quali, ad esempio, prestazioni specialistiche ospedaliere o supporto per il reinserimento nell’ambiente di provenienza.
La struttura assistenziale deve essere organizzata per gestire direttamente tutta la casistica dell’anziano dalla non autosufficienza fisica alla perdita delle capacità cognitive e si identifica con le seguenti specificità:

  • forte complessità: consistente nella vasta gamma dei bisogni del singolo;

  • forte instabilità: causata dalla elevata variabilità, determinata dal frequente cambiamento delle condizioni della persona;

  • forte differenziazione: data l’unicità, irripetibilità del singolo, a prescindere dall’età e dalle condizioni psico-fisiche;

  • forte unitarietà: richiesta dall’assoluta integrazione dell’individuo e dei suoi bisogni.

Sul piano dei contenuti, la domanda evidenzia l’emergenza dell’anziano affetto da demenza con disturbi comportamentali.


Il fenomeno demenze ha assunto dimensioni e diffusione tali da richiedere interventi specifici e differenziati lungo l’intero percorso di assistenza; per agire nelle diverse fasi e forme in cui si presenta sono necessari nuclei specializzati all’interno della struttura residenziale per far fronte all’insorgere dei primi sintomi e durante tutto lo sviluppo della malattia.
L’attività dell’Ente, oltre a gestire una residenza sanitaria assistenziale, per inserirsi concretamente ed attivamente nella rete territoriale dei servizi, si è indirizzata ad erogare servizi alternativi semiresidenziali quali il Centro Diurno e l’accoglienza di Ospiti temporanei.

IL MODELLO ASSISTENZIALE PROFESSIONALE

1. I PRINCIPI E LE PRASSI ASSISTENZIALI
2. LE METODOLOGIE E GLI STRUMENTI ASSISTENZIALI

2.1 LA VALUTAZIONE INTEGRATA DELLA DOMANDA



    1. LA PROGRAMMAZIONE


3. PRASSI E METODOLOGIE DI ASSISTENZA (PROTOCOLLI)
4. LA VALUTAZIONE DELLA QUALITA’ ASSISTENZIALE

1. I PRINCIPI E LE PRASSI ASSISTENZIALI


In coerenza con le specificità dell’utenza e dei suoi bisogni, il modello assistenziale deve assumere un “taglio” riabilitativo globale, fortemente centrato sulla domanda, che rappresenta il riferimento assoluto delle decisioni e delle azioni dell’Azienda. Ciò significa che il servizio individua e persegue obiettivi di recupero e di mantenimento delle capacità residue degli anziani in tutte le fasi e in tutti gli ambiti di vita dell’ospite, cercando di rendere compatibili il più possibile l’efficacia tecnica degli interventi con il gradimento della persona (bene-essere).
L’impegno della struttura deve essere quello di mantenere “vivi”, non solo in vita, gli anziani ospiti, agendo sul piano della “mobilizzazione” fisica e psico-sociale, intese come motivazione al vivere.
La filosofia del servizio prevede che nessuna azione e intervento può accadere per “caso” in assenza di obiettivi e di processi assistenziali definiti sulla base delle aspettative e delle condizioni dell’utente.
Si tratta di progettare e di programmare la “spontaneità” di un’azione assistenziale efficace e gradevole in continuità e sintonia con i percorsi e i tempi di una vita normale.
L’approccio riabilitativo prevede una forte sintonia e sinergia professionale e operativa. In particolare l’intervento fisioterapico e l’attività di animazione possono produrre, se effettivamente integrati, circoli virtuosi all’interno dei quali il sostegno e il recupero fisico e psico sociale si rinforzano reciprocamente.
Le attività più propriamente riabilitative si raccordano strettamente con l’assistenza socio assistenziale di base e sanitaria, sia per progettare gli interventi, in coerenza con la domanda, che per qualificare e arricchire l’assistenza, “trasferendo” e “trasfondendo” nei processi di intervento una logica e una pratica professionale sempre più connotata in senso riabilitativo. In tal senso è previsto che i Fisioterapisti e gli Animatori siano presenti periodicamente in tutte le fasi di vita dell’anziano e di attività del servizio, per poter fornire il supporto necessario alla qualificazione dell’assistenza in senso riabilitativo.
Il modello assistenziale-professionale deve fare perno sul monitoraggio delle condizioni e dei bisogni degli anziani per operare per “ipotesi” di risultato e secondo logiche e metodi quasi sperimentali, che implicano verifiche sistematiche dei risultati raggiunti, la loro valutazione in rapporto ai metodi e ai processi adottati e la regolazione continua delle azioni assistenziali.
Fatti e dati sull’anziano, ipotesi delle ragioni che li determinano, obiettivi di modifica dello stato globale dell’ospite verso condizioni di maggior benessere, progetti e processi di assistenza, riflessioni e valutazioni sistematiche, revisione e regolazione degli interventi, nuovi progetti sono gli elementi che caratterizzano, in particolare, il metodo dell’assistenza alla persona gravemente non autosufficiente.
Il modello assistenziale professionale deve essere in grado di esprimere:

  • Una forte flessibilità e adattabilità alle diverse condizioni degli anziani e ai cambiamenti dei bisogni del singolo anziano nel tempo;

  • Un’elevata reattività, intesa come tempestività di risposta alle dinamiche delle condizioni degli anziani;

  • Una forte continuità di azione degli operatori, sul piano dei contenuti dell’intervento, in particolare, delle modalità-relazioni con l’anziano, per garantire una condizione di agio e di sicurezza, fondamentale rispetto al bene-essere dell’ospite;

  • Una forte continuità di azione del servizio, che deve esser in grado di gestire l’intera gamma di bisogni dell’utente al proprio interno e presso l’ambiente di vita dell’anziano, senza che possa scaricare la persona a nuclei o strutture specializzati, fatta eccezione per alcuni casi di dementi, per i quali sono previsti specifici ambiti dislocati all’interno della struttura;

  • Una specializzazione puntuale, a presidio degli specifici bisogni e interventi con gli anziani;

  • Un’intensa e sistematica integrazione professionale e operativa fra tutte le figure professionali che interagiscono con l’anziano per recuperare sul piano del raccordo interdisciplinare, l’unitarietà della persona, spesso “frantumata” fra le singole discipline e per incrementare il grado di flessibilità e di reattività della struttura.

Le articolazioni della struttura, i nuclei, per mantenere adeguati livelli di flessibilità, devono essere progettate per rispondere alla globalità e alle dinamiche dei bisogni dell’anziano. Potrebbe essere, invece, definito il mix o la composizione dell’utenza dei nuclei, secondo criteri di distribuzione della gestione dell’impegno professionale richiesto dalle differenti condizioni e bisogni degli anziani.
L’unica patologia per la quale è prevista l’attivazione di un nucleo specializzato è la demenza, per i disturbi comportamentali, che richiede ambienti, comportamenti e interventi specifici rispetto alle necessità degli altri utenti.

2. LE METODOLOGIE E GLI STRUMENTI ASSISTENZIALI




    1. LA VALUTAZIONE INTEGRATA DELLA DOMANDA

La valutazione del sistema delle condizioni, dei bisogni, delle abitudini e delle aspettative di gradimento degli anziani implica la messa a punto di un processo costante di rilevazione e di interpretazione della “domanda” articolato, sostanzialmente, in due percorsi professionali e opportunità di differente valenza, ma assolutamente integrati fra loro. L’uno rivolto agli aspetti biologici dell’anziano e condotto prevalentemente, ma non esclusivamente, dalle figure sanitarie. L’altro orientato alla lettura della dimensione psico-sociale degli anziani e gestito prevalentemente, ma non esclusivamente, dagli Operatori Socio-Sanitari.


La valutazione della dimensione biologica deve essere compiuta dallo staff medico, infermieristico e riabilitativo utilizzando anche strumenti oggettivi quali scale valutative e test che misurano il livello di autosufficienza del soggetto nello svolgimento delle principali attività quotidiane e nelle funzioni cognitive.
La valutazione degli aspetti assistenziali di base e psico-sociali deve essere compiuta dagli Operatori Socio-Sanitari e dall’Animatore, utilizzando specifici strumenti e schede di osservazione dei comportamenti degli Ospiti.
L’analisi e la valutazione biologica e quella psico-sociale degli anziani sono integrate per ricostruire il sistema unitario delle condizioni, dei bisogni, delle aspettative, delle abitudini e del gradimento della persona e rappresentano il dato di riferimento per tutti i processi di assistenza e di gestione successivi, dalla programmazione degli interventi individuali e delle strategie dell’ente, alla verifica e regolazione delle attività di assistenza e di governo della struttura.
In particolare l’analisi e la valutazione individuale è già parte del piano di assistenza individuale (PAI).
Altro strumento informativo adottato, indispensabile per dare continuità ed efficacia alla gestione dell’anziano, è la consegna integrata sanitaria e assistenziale, utilizzata unitariamente da tutte le figure professionali di assistenza.


    1. LA PROGRAMMAZIONE

Ogni livello organizzativo della struttura opera per piani di lavoro, basati su una puntuale e organica analisi delle condizioni e dei bisogni degli anziani, degli impegni e dei livelli di qualità e di efficienza della struttura e delle sue singole articolazioni.


I piani di ciascun livello organizzativo prendono spunto e si collocano all’interno degli indirizzi e degli obiettivi dei livelli di riferimento gerarchico e funzionale superiori che, a loro volta, mettono a punto le proprie strategie operative “attingendo” informazioni e suggerimenti dai collaboratori.
I piani di ciascuna unità devono essere raccordati con gli obiettivi e le azioni dei ruoli e delle articolazioni della struttura con le quali hanno un rapporto di stretta interdipendenza.
Il processo di pianificazione “alto/basso” – “basso/alto” e “lateralizzato” (elaborato con il contributo anche dei colleghi), garantisce lo sviluppo di attività in linea con le scelte politiche aziendali, congruenti con i bisogni e le condizioni degli utenti e coerenti fra loro.
La gestione del nucleo prevede l’adozione della metodologia del piano di assistenza individuale integrato (più oltre solo PAI), di piani gestionali, del piano riabilitativo e del piano dell’animazione.
Il PAI deve esser formulato dall’équipe del nucleo, composta dal Coordinatore di Struttura Assistenziale, dal Medico, dagli Infermieri Professionali, dal Coordinatore del Servizio Assistenza, dagli Operatori Socio-Sanitari, dall’Animatore, dal Fisioterapista. Nella formulazione del PAI è opportuno che assumano particolare risalto l’Operatore Socio-Sanitario e l’Infermiere Professionale tutor.
Il PAI viene gestito e aggiornato sistematicamente dai tutor stessi e dal Coordinatore di Struttura Assistenziale, attraverso momenti di verifica e di valutazione comuni (microequipe). Qualora l’analisi del caso presenti la necessità di approfondimento e di integrazione di indagine, gli operatori chiedono il supporto delle altre figure professionali.
Il piano di nucleo riguarda la programmazione annuale delle attività e delle risorse del nucleo in relazione agli obiettivi di benessere e organizzativi identificati dal Coordinatore di Struttura Assistenziale e dal Coordinatore del Servizio Assistenza del nucleo.Il Coordinatore di Struttura Assistenziale coinvolge nella formulazione del piano gli Operatori Socio-Sanitari, gli Infermieri Professionali, il Fisioterapista e l’Animatore, in grado di fornire puntuali dati e proposte in merito alla gestione degli anziani, per dare organicità, equilibrio e coerenza, sia interne, che rispetto alle azioni delle altre figure professionali, al progetto annuale di nucleo.
Il piano riabilitativo e il piano dell’animazione vengono formulati rispettivamente dal Fisioterapista e dall’Animatore. Date le condizioni di non autosufficienza degli anziani, è opportuno che riabilitazione e animazione raccordino sempre più le proprie analisi e i propri interventi, nella prospettiva di realizzare un’azione di “riattivazione” globale, condotta congiuntamente, facendo leva sulle capacità e sulle motivazioni residue dell’anziano. I due piani vengono formulati in linea con gli indirizzi della struttura e con la partecipazione degli operatori di assistenza, in grado di fornire ai tecnici di 2° livello (Fisioterapista ed Animatore) informazioni e suggerimenti in merito alle condizioni e ai comportamenti degli anziani.

3. PRASSI E METODOLOGIE DI ASSISTENZA (PROTOCOLLI)


La prassi di ingresso in struttura prevede la visita, presso il domicilio dell’anziano, per conoscere il potenziale utente nel suo ambiente di vita e dare continuità al suo percorso esistenziale, per effettuare una prima valutazione di massima delle condizioni, dei bisogni, delle abitudini e predisporre un percorso di ingresso e di prima permanenza in struttura il più possibile congruente.
Le figure professionali incaricate di realizzare, al più presto, la visita domiciliare sono, di norma, il Coordinatore di Struttura Assistenziale, l’Operatore Socio-Sanitario e l’Infermiere Professionale, futuri tutor dell’anziano, senza però ritardare l’ingresso dell’anziano in struttura.
L’ente definisce e adotta, inoltre, prassi relative a tutte le principali attività di assistenza e di gestione degli anziani, quali la realizzazione di visite specialistiche esterne alla struttura, il ricovero in ospedale ed il decesso dell’anziano.
La struttura definisce precise metodologie di intervento assistenziale (protocolli) relative a tutte le fasi e le attività che l’anziano svolge all’interno e all’esterno. I protocolli definiscono le modalità generali, valide, cioè per tutti gli ospiti, con cui gli operatori sono chiamati ad agire ed a rapportarsi con gli anziani, dal momento dell’alzata fino agli eventuali interventi notturni. La identificazione e l’adozione dei protocolli hanno l’obiettivo di rendere gli interventi degli operatori congruenti con le condizioni, con i bisogni e con il gradimento degli anziani e di dare omogeneità di intervento al singolo ospite e vengono definiti nei piani di assistenza individuale.
Le metodologie di intervento vengono verificate e riformulate periodicamente, sulla base dei cambiamenti riscontrati nelle condizioni e nei comportamenti degli anziani.
4. LA VALUTAZIONE DELLA QUALITA’ ASSISTENZIALE
Il sistema di valutazione e di sviluppo della qualità dell’assistenza all’anziano, intesa come connubio fra gradimento dell’ospite ed efficacia tecnica degli interventi, in grado di realizzare elevate condizioni di bene-essere degli anziani, prevede l’adozione, oltre che dei requisiti strutturali e gestionali contenuti nelle specifiche direttive provinciale, di indicatori e di indici di qualità e di efficienza.
I parametri di qualità riguardano:


  • Il grado di benessere bio-psico-sociale di cui godono gli anziani (indicatori di risultato-benessere)

  • La tipologia e le modalità di gestione delle attività di assistenza e di “riattivazione” (indicatori assistenziali)

  • Le capacità professionali degli operatori (indicatori professionali)

  • Le metodologie e gli strumenti informativi e operativi utilizzati dal servizio (indicatori di processo).

Il sistema di valutazione della qualità assistenziale prevede la verifica periodica del gradimento degli anziani e dei loro familiari rispetto al sistema delle azioni sviluppate all’interno del servizio, tramite opportune metodologie (questionari, interviste).


IL MODELLO ORGANIZZATIVO GESTIONALE

1. LA LOGICA
2. L’ARTICOLAZIONE DEL SERVIZIO
3. IL SISTEMA DEI RUOLI E I RIFERIMENTI ORGANIZZATIVI (DIPENDENZE)
4. SISTEMI DI GESTIONE E DI COORDINAMENTO

1. LA LOGICA


L’esigenza di diversificazione, di “personalizzazione”, di flessibilità, di specializzazione, di reattività, di continuità, di interdisciplinarietà del sistema assistenziale è garantita da un assetto organizzativo disegnato secondo due direttrici, verticale e orizzontale-circolare, e tre logiche di progettazione: la differenziazione nell’articolazione, il decentramento e l’integrazione.
La direttrice “verticale” è tracciata lungo le funzioni specialistiche e assicura gli obiettivi di area:

  • sanitaria

  • socio-assistenziale

  • economico-finanziaria

garantendo:

- il presidio efficace degli aspetti tecnico-specifici della gestione e dei singoli bisogni dell'anziano, attraverso l'adozione di strumenti e comportamenti professionali e operativi "disciplinari" qualificati;

- l'omogeneità delle azioni assistenziali e gestionali delle specifiche "famiglie" professionali del servizio ciascuna delle quali si trova a condividere approcci e metodologie di intervento "proprie".
La direttrice orizzontale-circolare è tracciata lungo la domanda e assicura gli obiettivi globali assistenziali e aziendali ed è identificata dai nuclei di assistenza, e garantisce il presidio della complessità e della globalità della gestione del servizio e della persona anziana.
L'articolazione e la differenziazione della struttura in sottosistemi organizzativi, i nuclei, autonomi, all'interno degli indirizzi e delle scelte generali del servizio favorisce la possibilità di diversificare l'azione assistenziale della struttura per “gruppi” di anziani e per singoli ospiti, adottando interventi, modalità, tempi, sistemi di relazioni specifici per nucleo e per utente.
Il decentramento organizzativo e professionale, ossia l'assegnazione di precise responsabilità e poteri decisionali a livelli organizzativi intermedi e operativi, incrementa il grado di reattività-tempestività della risposta alle dinamiche dei bisogni dell'anziano, oltre alla flessibilità e alla diversificazione degli interventi e alla congruenza degli adattamenti alle variazioni di stato degli ospiti. Il decentramento e la delega di responsabilità condizioni organizzative indispensabili nei servizi alla persona, in particolare non autosufficiente che presuppongono una struttura fortemente qualificata, professionalmente "matura" ed affidabile, dovendo gestire un'utenza particolarmente fragile e dipendente.
L’integrazione orizzontale, fra ruoli e settori differenti, e verticale fra figure professionali con diversi livelli di responsabilità, assicura la sintonia e le sinergie necessarie a realizzare un campo di forze gestionali monodirezionale, orientato, cioè, verso gli stessi risultati globali, per il singolo anziano, come per l'intera struttura, e scandito da logiche e pratiche assistenziali ed attività omogenee e compatibili.
L’aggregazione degli operatori “attorno” a gruppi di anziani e la loro gestione per bisogni e obiettivi di bene-essere complessivo (bio-psico-sociale), il coordinamento fra gli Operatori Socio-Sanitari e gli Infermieri Professionali, i Fisioterapisti, gli Animatori, il Medico, il riferimento degli operatori a ruoli comuni o, comunque, raccordati fra loro, l’adozione di logiche organizzative e professionali, di metodi e strumenti di intervento omogenei, la gestione di progetti intrecciati e condivisi rappresentano le “leve” fondamentali per l’integrazione interdisciplinare e interfunzionale delle figure del servizio, oltre ad agire da catalizzatori per lo sviluppo di valori, logiche e approcci (cultura professionale) comuni, “sottostanti” le specifiche rispettive conoscenze e capacità tecnico-operative.

2. L’ARTICOLAZIONE DEL SERVIZIO


L’Opera “Romani” si articola nel modo seguente:


  • due strutture assistenziali, che gestiscono RSA;

  • un centro diurno,

  • un servizio amministrativo gestionale.

Le due strutture assistenziali sono:




  • Casa di Riposo: che si articola in due nuclei uno al 1° piano e l’altro al 2° piano,

  • Casa Albergo e Palazzina: ognuno dei quali è un nucleo.

Ad ogni struttura assistenziale è preposto un Coordinatore di Struttura Assistenziale.


Le due strutture assistenziali gestiscono altrettante RSA e rappresentano, data l’identità istituzionale e la “mission” dell’ente, l’area “marketing” e “produzione” della struttura, in quanto responsabili dell’analisi della domanda e della identificazione e realizzazione degli obiettivi e dei processi di assistenza agli utenti.
L’area dell'assistenza, per competenze e funzioni, costituisce il punto di riferimento delle scelte e delle azioni dell'ente, rispetto ai cui organi e ruoli decisionali, il consiglio di amministrazione e la direzione, si pongono in modo attivo e propositivo, fornendo le coordinate tecnico- professionali alle loro decisioni.
Ogni struttura assistenziale è autonoma sul piano organizzativo gestionale, in quanto presidiato dalla figura del Coordinatore di Struttura Assistenziale, dotato di uno specifico organico da: Coordinatore del Servizio Assistenza, di Operatori Socio-Sanitari e Animatore e di figure specialistiche quali il Medico, gli Infermieri Professionali e il Fisioterapista, funzionante secondo un proprio piano operativo, caratterizzato da specifiche modalità assistenziali e professionali, dimensionate sulle condizioni e sui bisogni degli anziani ospiti del settore.
Per rendere la struttura assistenziale e le sue dinamiche il più aderente possibile alle specifiche condizioni degli anziani, si adotta una articolazione per nuclei.
A bilanciare “l’indipendenza" operativa delle strutture assistenziali, rispetto alla necessità di omogeneità culturale-professionale e gestionale, che resta un sistema organizzativo organico e integrato, dotato di strategie e di politiche di assistenza e gestionali unitarie, sono previsti ruoli, organismi, processi e strumenti di raccordo e di messa in sinergia delle idee e delle azioni.
L'area dell'assistenza ha il compito delicato e determinante di dare il "la" alla struttura in termini propositivi rispetto alle scelte di fondo dell'Azienda, con responsabilità decisionale riguardo agli aspetti tecnico-gestionali del servizio.
Tutto ciò all'interno di un continuo confronto con il servizio amministrativo, per rendere compatibili le azioni di assistenza e di gestione degli anziani con le risorse disponibili e con il quadro normativo dell'Azienda.
Le unità operative che non svolgono funzioni di assistenza diretta agli anziani hanno il compito di facilitare, fluidificare e razionalizzare l'azione riabilitativa rivolta agli anziani, secondo la logica che tutte le unità dell'ente hanno come obiettivo primario il benessere degli ospiti e la qualità del servizio.
3. IL SISTEMA DEI RUOLI E I RIFERMENTI ORGANIZZATIVI (DIPENDENZE)
In coerenza con le esigenze di specializzazione disciplinare e operativa e con la necessità di sintesi assistenziale e gestionale della struttura il modello organizzativo prevede due tipologie di posizioni di “lavoro”, gestionali manageriali e tecnico-professionali.
Della prima tipologia (gestionali manageriali) fanno parte:

  • Il Direttore;

  1. I Coordinatori di Struttura Assistenziale;

Fanno riferimento alla seconda tipologia (tecnico-professionali):



  1. il Coordinatore dell’attività sanitaria;

  2. il Coordinatore dei servizi assistenza;

  3. il Medico di assistenza generica;

  4. l'Infermiere Professionale;

  5. l’Operatore Socio Sanitario;

  6. il Fisioterapista;

  7. l’Animatore;

  8. i Responsabili dei Servizi dell'Amministrazione.

Il Direttore risponde al consiglio di amministrazione al quale deve garantire il supporto per le decisioni politiche strategiche e la conoscenza degli elementi più significativi per la verifica e la valutazione dei risultati della gestione della struttura.


Al Direttore riferiscono:

  • il Coordinatore dell’Attività Sanitaria;

  • i Coordinatori delle Strutture Assistenziali;

  • i Responsabili dei Servizi dell'Amministrazione.

Al Coordinatore di Struttura Assistenziale riferiscono:



  • il Medico di assistenza generica (per gli aspetti organizzativo-gestionali);

  • il Fisioterapista (per gli aspetti organizzativo-gestionali);

  • gli Infermieri Professionali (per gli aspetti organizzativi-gestionali);

  • l’Animatore;

  • Il Coordinatore del Servizio Assistenza;

  • gli Operatori Socio-Assistenziali/Operatori Socio-Sanitari.

Al Medico di assistenza generica riferiscono, per gli aspetti tecnico-sanitari:



  • il Fisioterpista;

  • gli Infermieri Professionali.

4. SISTEMI DI GESTIONE E DI COORDINAMENTO


La struttura è chiamata a pianificare gli obiettivi e la gestione delle attività anche a livello di servizio e di Azienda.
Il Coordinatore di Struttura Assistenziale è tenuto a elaborare e presentare al Direttore nell'autunno di ogni anno, prima, comunque, dell'elaborazione del bilancio preventivo (budget), il piano operativo (annuale) e il piano strategico (triennale), che identificano i risultati attesi per l'anno e il triennio successivo, le azioni da sviluppare a sostegno degli obiettivi di breve e di medio termine, e le risorse necessarie alla realizzazione delle azioni. Il piano del settore assistenziale viene elaborato con il supporto e la consulenza del Coordinatore dell’Attività Sanitaria.
Il Direttore mette a punto e presenta al consiglio di amministrazione il piano operativo e il piano strategico dell'ente, elaborato anche sulla base del piano di settore. Il piano strategico dell'ente contiene gli obiettivi globali, le azioni e le risorse necessarie a produrre i risultati attesi.
Piano di settore e strategico dell’Azienda rappresentano il riferimento “vincolante" del bilancio preventivo, identificato come il sistema di finanziamento dei risultati e delle risorse, compatibile, naturalmente con i mezzi.
Piano di settore e strategico, e relativi "budget", rappresentano lo strumento-riferimento per la realizzazione, la verifica-valutazione periodica e la regolazione degli obiettivi e delle azioni aziendali.
Il raccordo e le sinergie fra i ruoli e le aree della struttura sono garantite da alcuni organismi di integrazione professionale e operativa rappresentati da:


  • Comitato Direttivo, cui partecipano il Direttore, il Coordinatore dell’Attività Sanitaria, i Coordinatori delle Strutture Assistenziali che ha lo scopo di garantire un'impostazione e una gestione delle attività e delle risorse unitarie e unidirezionali rispetto ai risultati da perseguire come servizio e ai processi da percorrere ;




  • Comitato Operativo di Nucleo, cui partecipano sistematicamente il Coordinatore di Struttura Assistenziale, il Medico di assistenza generica, gli Infermieri Professionali, il Fisioterapista, il Coordinatore del Servizio Assistenza e l’Animatore che ha lo scopo di realizzare un modello assistenziale e operativo del servizio improntato allo sviluppo qualitativo delle attività e degli operatori, fortemente integrato nelle sue differenti componenti professionali, sistematicamente e organicamente regolato sulla base dei risultati assistenziali e di efficienza prodotti.




  • incontri di nucleo-equipe, cui partecipano tutti gli Operatori presenti, che ha lo scopo di analizzare, valutare e gestire i "casi” secondo una logica di progetto assistenziale interdisciplinare e di esaminare e affrontare i problemi e i cambiamenti organizzativi e gestionali necessari per una assistenza sempre in linea con la domanda e con le esigenze di efficienza della struttura;




  • incontri generali di struttura, rivolti a tutto il personale del servizio, per fornire informazioni di carattere generale in merito all'andamento, ai risultati e ai progetti “aziendali”;


  • coordinamento socio-amministrativo, cui partecipano, di norma, i Coordinatori delle Strutture Assistenziali ed i Responsabili dei Servizi amministrativi, che ha lo scopo di definire e adottare prassi e sistemi di lavoro in grado di raccordare sistematicamente l'azione dell'area dell'assistenza e l'azione dell'area amministrativo-gestionale.

Ogni Responsabile funzionale (per gli aspetti tecnico-specialistici), e gerarchico-organizzativi (per gli aspetti organizzativi - gestionali) di servizio e di unità adotta metodi di coordinamento sistematico dell'azione dei collaboratori diretti, per dare la massima efficacia e razionalità ai processi e ai comportamenti professionali.




STRUTTURA ORGANIZZATIVA



Consiglio di Amministrazione e Presidente






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