Opere pittoriche neo-informali di emanuele longo



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01.06.2018
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OPERE PITTORICHE NEO-INFORMALI DI EMANUELE LONGO,

ATRIO DEL SALONE D’ONORE, PALAZZO COMUNALE DI CUNEO, dal 3 al 18 MAGGIO 2012.

Emanuele Longo

Il Neoinformale (Note introduttive alla mostra del 3 maggio 2012 presso il Comune di Cuneo)

La ripresa di un linguaggio infinito e universale

Introduzione

L’Informale è stato il linguaggio emerso nelle arti visive dal secondo dopoguerra: è stato un movimento di rottura con l’arte precedente, tanto che fu chiamato “Art autre”(termine coniato da Michel Tapiè nel 1952). L’Informale ha le sue radici nell’automatismo psichico surrealista, nell’Espressionismo tedesco e nordico e nel primo astrattismo di Kandinskij. Il termine “Informale” è molto eterogeneo, poiché raggruppa varie tendenze astratte e anche figurative, legate tra loro solo dal fatto che il colore non è più delimitato da contorni precisi, ma è quanto più possibile libero da schemi “classici”. L’Informale è stato nell’arte il trionfo della libertà dell’interiorità (irrazionale) dell’artista a scapito della razionalità occidentale, che aveva portato all’orrore della bomba atomica e al disastro della Seconda Guerra Mondiale. Non è un caso che molte tendenze informali siano state ispirate dalla filosofia orientale (soprattutto buddhista zen) e dalla calligrafia giapponese. Jean Dubuffet scopre e sostiene l’Art Brut (un’arte spontanea e primitiva) nei primi anni Quaranta, mentre Pollock introduce la tecnica del “dripping” nel 1947.

Il Neoinformale

Dopo l’Informale – arte della liberazione dagli influssi nefasti del Classicismo sull’arte occidentale, e arte della ricerca di una nuova spiritualità con influenze orientali – ha predominato la “Pop Art”, celebrativa (o critica) del boom economico degli anni ’60 del ‘900, dei “miti pop”, come la pubblicità, i personaggi famosi, i fumetti, ecc.... Le tecniche pittoriche usate nella Pop Art hanno annullato l’azione diretta dell’artista sull’opera (ad es. la serigrafia di Warhol) tipica di tutta l’arte precedente (a eccezione di Dada) , da sempre basata sulla manualità.

Oggi visitando un qualsiasi museo di arte contemporanea si capisce che l’arte, abbandonando le forme espressive tradizionali, è sfociata nel nulla dal punto di vista dei contenuti: non ci sono più criteri oggettivi per definire cosa sia opera d’arte, ma qualsiasi oggetto o situazione possono diventare opere artistiche, se così vengono riconosciute dai critici e dal mercato.

Io propongo il ritorno alla manualità, perché solo essa produce arte nel vero senso della parola.

L’artista però non deve essere un eletto: egli, a mio avviso, è colui che sente il bisogno interiore di manifestare se stesso e le sue convinzioni attraverso immagini nuove, e non necessariamente deve conoscere le tecniche della pittura e della scultura antiche, o avere il dono naturale di saper bene disegnare. Un quadro, come diceva anche Antoni Tàpies, non deve descrivere delle cose, ma deve essere esso stesso una cosa “ unica”, un oggetto particolare che racchiude in sé l’energia spirituale e mentale che l’artista gli dà nell’atto di crearlo: questo oggetto unico e particolare deve scatenare nello spettatore, che si immedesima nell’opera con l’acuta sensibilità dell’artista, determinate emozioni, specialmente emozioni “forti” nella drammaticità o nella gioia.



Ecco che la ripresa della pittura e della scultura si collegano all’espressione libera dell’Informale: riprendere la manualità potrebbe significare ritornare alla figurazione accademica, io, invece, penso che l’ arte più adeguata alla nostra epoca sia quella che nasce dall’interiorità irrazionale dell’uomo; quest’arte non può essere che “Informale”, espressione di un linguaggio universale come lo era stata l’arte figurativa dei secoli scorsi. Come ogni grande artista del passato aveva delle caratteristiche inconfondibili, così ogni grande artista informale crea immagini con un suo stile personale. L’artista informale non cerca più nella sua arte il concetto classico di “bellezza” - concetto derivato dalla cultura greca e ripreso dalla filosofia Neoplatonica del Rinascimento e dall’arte di quel periodo- poiché si è reso conto che esso è sterile, superficiale e limita il regno infinito dell’immaginazione: piuttosto egli cerca con le sue opere di trasmettere il sentimento del Sublime attraverso l’”oggetto” particolare da lui creato e non si preoccupa più di concetti inutili e banali come “bello” e “brutto”: tali concetti potevano aver valore nell’arte figurativa del passato, fino alla nascita dell’astrattismo. Da allora non avrebbe avuto più valore il parametro di verosimiglianza con la realtà, poiché l’immagine sarebbe nata esclusivamente dall’interiorità dell’artista: da rappresentazione di cose e situazioni la pittura e la scultura sono diventate “cose” che trasmettono emozioni nell’inconscio individuale, con un significato indecifrabile alla ragione. L’arte informale manifesta il mistero dell’esistenza, è l’arte più legata al concetto di Mistero (e di Infinito), come immagine dell’inconscio individuale e collettivo. L’arte oggi dovrebbe essere impegnata per una critica alla società contemporanea (come fece Emilio Vedova) ed essere anche una strada che dia speranza all’uomo d’oggi, speranza nel rinnovamento di questo mondo, degenerato in falsi valori, come il successo e l’apparenza, e dilaniato continuamente da guerre, sempre sull’orlo dell’abisso. La crisi dei valori morali spinge l’artista a manifestare la sua indignazione e a proporre un rinnovamento della società secondo i principi evangelici di fraternità, amore, carità, attraverso la sua opera creatrice. Oggi l’arte informale ha un impatto diverso rispetto agli anni ’50: mentre allora era di avanguardia e incompresa dal grande pubblico, adesso piace a molti. Il Neoinformale sarà un linguaggio popolare e con funzione umanitaria: l’arte per la prima volta nell’epoca moderna non sarà dominio di pochi, ma diventerà un fenomeno collettivo rivolto a tutte le classi sociali, pur restando sempre manifestazione dell’individualità soggettiva dell’artista creatore. La vera grande opera d’arte non è quella creata con uno stile originale, ma quella che porta con sé un nuovo messaggio che deriva soprattutto dall’interiorità dell’artista, che può utilizzare tecniche pittoriche o scultoree già usate da altri artisti nel passato. Purtroppo negli ultimi secoli ha prevalso come criterio di qualità dell’opera d’arte solo l’originalità e questo ha prodotto, dagli anni 60’ del secolo scorso, la progressiva degenerazione e decadenza dell’arte, perché per avere importanza e celebrità l’artista ha cominciato a tralasciare le tecniche artistiche tradizionali per adottarne nuove, concettuali e incomprensibili all’osservatore comune. Bisogna saper accettare che le tecniche artistiche siano già state tutte scoperte: l’ultimo passo è avvenuto negli anni 40’ e 50’ con l’avvento dell’arte Informale…; oggi l’artista può scegliere se riprendere quella strada o tornare, nella sua ricerca, a stili precedenti come l’Impressionismo, l’Espressionismo o l’Astrattismo geometrico. Non penso possano esistere nuove tecniche pittoriche, piuttosto esistono infinite interpretazioni delle tecniche esistenti. Essendo stato l’Informale l’ultima frontiera dell’arte moderna, dopo la sua ripresa, l’arte si potrà orientare di nuovo verso la pittura e l’incisione preistorica, poiché, dopo l’eccesso di tecnologia di quest’epoca, ci sarà un ritorno all’antichità più ancestrale, l’arte ritornerà al punto zero di cultura, sarà il trionfo dell’Art Brut teorizzata da Dubuffet; la semplicità primitiva, però, non sarà ricercata solo dagli intellettuali, ma nascerà immediatamente in modo spontaneo all’inizio di questa nuova era dell’umanità: sarà l’inizio di un tempo spirituale, in cui gli uomini avranno diretto contatto con la natura e saranno idealmente vicini a Dio.
Emanuele Longo, nato a Torino il 11/06/1991, diplomato presso il Liceo Scientifico “G. Peano” di Cuneo, attualmente studente del primo anno dell’Accademia di Belle Arti di Cuneo. Vive e lavora in Via Saliceto 2/a Cuneo. Tel. 0171.1891226, cell. 346.8394969.


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