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Manuale di psicologia sociale” Giuseppe Mantovani - Sintesi



Capitolo 1 – Profilo storico e teorico

Che cos’è la psicologia sociale?

Tra ‘800 e ‘900 ci furono i primi studi sul comportamento umano (si osservava se era collegato o no

alla socialità). In seguito, si studiarono le modalità di interazione tra individui e società, per il flusso

incessante e quotidiano di influenza tra i due.

Nasce quindi la suddivisione della psicologia sociale in due poi da integrare l’uno all’altro:

o Psicologia

o Sociologia

Il compito della psicologia sociale, insieme ad altre discipline, è quello di comprendere il

comportamento umano, usando come oggetto di studio fenomeni specifici, risultati dell’interazioni

tra processi psicologici e dinamiche sociali.



Le origini: individuo e società nel pensiero sociale classico

La nascita della psicologia scientifica corrisponde alla fine dell’800 con l’apertura di centri di

ricerca che usarono come approccio teorico dominante il paradigma scientifico positivista, che

indicava che gli eventi sociali, hanno stesse origini di quelli naturali.

Una distinzione delle scienze, divise natura e spirito da Wilhelm Dilthey, che riprende da

Giambattista Vico considerato il padre della psicologia sociale; egli fu il primo a parlare del

mondo dei significati mediato dal senso comune.



Volkerpsychologie Fu la prima scuola a dare l’impulso alla psicologia sociale non ispirata al

positivismo e indipendente da esso. Lo studio della scuola, si basava sulla psicologia e i processi

psicologici dei popoli (nel gruppo nascono contenuti mentali simili). Il termine Volkerpsychologie

nasce dall’opera divisa in 20 volumi di Moritz Lazarus e Heymann Steinthal, mentre la nascita e

il più grande contributo alla scuola stessa, è dovuto a Wilhem Wuntd (1832 – 1920), considerato

uno dei padri fondatori della disciplina. Crea il primo laboratorio di psicologia sperimentale a

Lipsia (1879). Ai posteri arrivò un’immagine distorta dei suoi studi, mentre egli era studioso della

psicologia sociale non come scienza naturale; studiò usi ed eventi dei popoli.

Dalla psicologia della folla all’opinione pubblica

Come detto i primi studi di psicologia sociale risalgono al periodo tra ‘800 e ‘900. Questi studi,

analizzarono il comportamento dell’uomo in presenza di altri simili, nel caso di presenze fisiche

(Folla) o presenze simboliche (Società di massa).

Studi in situazione di folla = Studio della scuola criminologia italiana; Scipio Sighele scrisse in

questo ambito “La folla delinquente” 1891. Il contributo maggiore in questo ambito venne dato da



Gustav Le Bon (1841 –1831) con la sua “Psicologia delle folle”; quest’opera va oltre la

psicologia, e diventò il manuale utilizzato per la gestione delle folle; l’autore sintetizza che nei

gruppi, si crea una mente superiore e che solo le emozioni forti e gli istinti primari prevalgono:

l’uomo ha una regressione

Altro contributo ci viene da Tarde che fece uno studio più specializzato sull’interazione umana e

l’avanzare dei media di massa. Esso dice che l’uomo tende all’imitazione dei suoi simili e

all’invenzione di nuovi pensieri. In presenza di un pubblico (nella folla) si amplifica il senso di

imitazione di simili e persuasione della stampa.

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La fondazione e il consolidamento dei grandi sistemi

La psicologia sociale nasce come disciplina autonoma nei primi anni del ‘900, sul modello

scientifico positivista e sull’approccio individualista, che furono gli elementi di guida dello

sviluppo. Questi furono messi in discussione negli anni ’70.



La forza degli istinti: gli orientamenti a sfondo biologico

Lo sviluppo del pensiero positivista ebbe un impulso con le scoperte di Charles Darwin.



Teorie istintualiste = Pensiero di caratteristiche psicologiche e comportamentali frutto della

selezione naturale del tempo, e ricondotti a qualche tipo di dotazione biologica.



William McDougall e Edward A. Ross furono la base per gli studi di Trotter che dice che gli

esseri umani seguono le azioni degli altri per istinto di “branco” utile alla sopravvivenza.



Teoria delle Razze di Francis Galton e Ludwig Gumplowicz dice che l’ereditabilità dei tratti

psicologici tende a far riunire gruppi umani (distinti su base biologica) in un’omogeneità

psicologica. Quindi i gruppi sarebbero classificabili con rapporto di maggiore – minore processo

evolutivo.



Darwinismo sociale di Herbert Spencer e William G. Sumner trasferisce alla società i

principi dell’evoluzionismo. La lotta tra gruppi sociali come la lotta per la sopravvivenza.

Per anni questo tipo di teorie si sono fermate per paura di creare discriminazioni e genocidi, per poi

riprendere in tempi vicini (Hinde 1974).



Scuola tedesca dell’etologia = con esponenti quali Konrad Lorenz per il quale, il comportamento

è totalmente spiegabile in chiave genetica



Scuola inglese dell’etologia = con esponenti quali Niko Timbergen e Robert Hinde per i quali, il

comportamento è un’integrazione tra cause biologiche e cause socio culturali.



Il ruolo dell’inconscio: gli orientamenti psicoanalitici

Sigmund Freud = Evoluzione delle teorie istintualiste: il comportamento determinato da basi

istintuali e esigenze della società che ci vengono date dai genitori nei primi anni di vita. Con

l’esperienza si creano dinamiche profonde e inconsapevoli che spingono l’individuo ad alcuni

comportamenti.

Jung = Esistenza di un inconscio collettivo ereditario, comune nei gruppi sociali

Wilhem Reich = Disaccordo con Freud, la repressione degli istinti è funzionale per il

mantenimento di regimi autoritari e conservatori.



Culturalismo = Corrente psicoanalista che studia il legame tra cultura e dinamiche inconsce:

o Alfred Adler: Culturalista, dice che alla base di dinamiche psicologiche e patologiche c’è

un genuino interesse sociale che crea complessi di inferiorità se non soddisfatto, viceversa

piena soddisfazione (realizzazione umana).

o Karen Horney: Comportamento determinato dallo stato socio culturale e non dalla

biologia.

o Harry S. Sullivan: Ridefinì la psichiatria, ruolo fondamentale della coscienza per

comprendere le personalità.

o Erich Fromm: Individuo plasmato dalla cultura di una società

Cultura e personalità: Corrispondenza fra sistema culturale e dinamiche psicologiche.

A.Kardiner = I tratti del comportamento di una persona non vanno ricercati solo nella biologia

poiché essi sono influenzati dalla socializzazione. La personalità di base è intesa come tratti

psicologici basilari di una società e in questa, essi sono più funzionali di altri.

Modello Frustrazione – Aggressione : di Dollard er al. Che fonde il comportamentismo alle idee

di Freud sul corpo che deve scaricare la tensione; il comportamento aggressivo dipende dal non

aver raggiunto scopi percepiti importanti e questo ci fa accumulare tensione.

Teoria del campo: di Kurt Lewin teoria dell’equilibrio cognitivo.

Scuola di Francoforte = Teoria Critica Psicoanalisi integrata alla sociopolitica.

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o Theodor W. Adorno: si oppone alla concettualizzazione di mente astratta dai processi



sociali. Contribuisce alla ricerca sulla personalità autoritaria.

o Herbert Marcuse: Parla della possibilità di una società che non reprima gli istinti.

O Jurgen Habermas: Studia la prospettiva pragmatica e internazionalista, ed elabora la teoria

dell’agire comunicativo dove l’azione è data dall’intesa con i propri simili.

Senza l’analisi cognitiva, molti fenomeni collettivi non sarebbero spiegabili.



Il comportamento come risposta appresa: gli orientamenti comportamentisti.

Comportamentismo Con maggiori esponenti, Paplov, Thordike, Watson, Skinner, è la

corrente più vicina e dipendente dall’approccio positivista. Dice che la psicologia può affermarsi

come disciplina scientifica se si limita a studiare comportamenti esterni, a misurarli in termini di

causa ed effetto tralasciando i fenomeni psichici interni, solo ipotizzabili. Il comportamento è dato

dall’apprendimento in risposta a degli stimoli positivi o negativi dati dall’esperienza.

o Comportamentismo come psicoanalisi: l’individuo cerca il piacere e fugge dal dolore.

o Comportamentismo diverso dalla psicoanalisi: l’individuo nel comportamentismo è

tabula rasa e si crea mediante esperienze, nella psicoanalisi si parla di processi e dinamiche

profonde.

Critiche al comportamentismo Tolman Variabili intervenenti di natura mentale.

Floyd H.Allport = Nel sistema di stimolo – rinforzo – risposta la società è una forma di

stimolazione e fonte di rinforzi.



Università di Yale = Apprendimento sociale = Miller e Dollar, studiano come le motivazioni di

base biologica si alternino a quelle socio culturali e del perché opinioni e atteggiamenti cambino in

base a incentivi dati dalla società.

Filone del modellamento sociale: Bandura e Walters, attenua i pensieri comportamentisti e

parla


dell’individuo che apprende per esperienza diretta e osservando gli altri.

Teoria dello scambio sociale (o dell’equità distribuita): di Homans, L’individuo compie

accurata valutazione dei costi e dei benefici connessi alle azioni possibili prima di compierle

(comportamenti tra simili).

La centralità della mente: gli orientamenti gestaltisti e pre – cognitivisti

Il comportamentismo nasce in contrasto con le teorie di Wuntd e della Psicologia Scientifica

Fattori comuni

Non si devono studiare

E’ fondamentale studiare i

I processi psicologici interni

processi psicologici interni

Approccio = Positivista, realista, oggettivista

Metodo di sperimentazione

Realtà scomposta in parti elementari

Teoria della Gestalt o della forma Si sviluppò in Germania e Italia, per poi espandersi in

America. Orientamento teorico del ‘900 in contrasto con il comportamentismo e l’elementismo di

Wuntd. I processi mentali non sono regolarizzati da ciò che può risultare dagli elementi costitutivi

ma dalle loro relazioni e dalla loro strutturazione; gli elementi quindi sono interpretabili solo con il

contesto nel quale sono inseriti. Esportata in America, Kurt Lewin cercò di spostare lo studio

gestaltista, dalla percezione a tutta la psiche. Lewin diede vita a importanti centri di ricerca, prima



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all’Università dell’Iowa poi al Massachusetts Istitute of Technology, influenzando studiosi e



applicando le sue teorie su molti campi della psicologia sociale. La scuola della gestalt fu la

corrente che darà vita poi alla psicologia cognitiva.



Equilibrio cognitivo: Azioni e pensieri dell’individuo condizionati per il mantenimento di un

equilibrio psichico.



Leon Festinger: Allievo di Lewin, lavora alla dissonanza cognitiva, e spiega che in caso di

dissonanze, una potente forza motivazionale riattiva l’equilibrio.



Fritz Heider = Teoria delle relazioni interpersonali = L’individuo tende a vedere il mondo con visione ordinata e rassicurante. L’individuo cerca quindi un insieme fisso di cause nella società

(Teorie della attribuzione causale) e di creare relazioni con cose e persone creando delle

aspettative.

Muzafer Sherif = Psicologo turco che va in usa nella fine degli anni 30. Fu tra i primi a studiare le

norme sociali e l’interazione con la società come sostegno cognitivo. Il suo studio sui campi estivi,

portò alla luce la tendenza dei gruppi di creare un sistema condiviso, di comportamenti, pensieri,

ecc che si rafforzano durante le conflittualità con altri gruppi.

Solomon E. Asch = Racchiude i pensieri gestaltisti nella sua opera.

Box – Kurt Lewin

Figura importante della psicologia sociale, studia a Berlino e si trasferisce negli USA. Indica le

teorie della gestalt per le applicazioni alle comprensioni degli eventi sociali.

Teoria di campo: mescolate nozioni gestaltiste e naturali studia gli equilibri dei sistemi complessi e

di quelli viventi. Spiega che il rapporto tra individuo e società è inscindibile con le loro interazioni.

Il comportamento è l’esito del rapporto tra le regioni di campo interdipendenti tra loro.

Box – Solomon E. Asch

Europeo, va negli USA inizialmente comportamentista, per poi studiare e essere influenzato dal

movimento gestaltista. Prende la guida del dipartimento di psicologia alla New School for Social

Research. Studia la percezione dicendo che l’idea che ci facciamo di qualcuno, si basa anche sul

contesto e applicò lo stesso tipo di approccio all’influenza sociale. Dimostrò l’influenza persuasiva

delle maggioranze unanimi sugli individui singoli. Studi fondamentali, riguardarono l’attività

umana di padroneggiare, e organizzare gli stimoli utilizzando come riferimenti l’opinione degli altri

per il percorso di conoscenza.



Il sociale nella mente: le prospettive internazionaliste e socio – costruttiviste

Interazionalismo simbolico = Al contrario delle altre correnti di pensiero, non studia focalmente

l’individuo nell’ambiente e si pone al confine tra psicologia e sociologia. Grande lavoro in questo

campo fu di George H. Mead.

Blumer: Allievo di Mead, spiega l’idea che gli esseri umani agiscono sugli oggetti del mondo in

base al loro significato, prodotto dall’interazione tra gli uomini e che questi significati siano

sempre interpretati dall’uomo. L’interazionalismo simbolico si stacca dal paradigma scientifico

positivista per esercitarne uno fenomenologico – interpretativo.



William James: Sottolinea la necessità di interpretare gli istinti e individua le radici sociali

dell’immagine di se stessi.



John Dewey: Spiega l’inscindibilità tra pensiero, conoscenza, e esperienze sociali sottolineando

l’importanza del linguaggio come condivisione.



Charles H. Cooley: Allievo di Dewey, considera l’organizzazione sociale come entità

rappresentata nella mente degli individui, fondata sulle aspettative e nutrita dalle interazioni.



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George H. Mead: Prende spunti da Darwin, Wundt, James, Dewey. La mente è frutto sociale in

quanto essa opera per mezzo di simboli nel sociale. Gli esseri umani creano l’immagine di se

guardando ai propri simili usando il linguaggio per prendere il ruolo dell’altro, cioè anticipare

reazioni altrui di fronte ai propri gesti.

Lev S. Vygotskij: Le funzioni psichiche superiori, sono diverse da quelle inferiori, sviluppandosi

nel socio culturale e fondate sui segni di origine sociale. Studia la convergenza tra pensiero e

linguaggio, anche per lui la mente è un prodotto sociale.

La prospettiva internazionalista ha visto 3 diverse direzioni di sviluppo:

a) La sociologia prende l’eredità di Mead. Questo lavoro avviene nella scuola di Chicago

di H.G. Blumer e nella scuola di Iowa di M. Kuhn; la seconda, più positivista,

sperimentatrice, metodologica; la prima fenomenologica, idiografica. Ci furono sviluppi

nella etnometodologia di Garfinkel e nell’approccio drammaturgico e conversazionale

di Goffman.

b) Ancora di natura sociologica ma sull’interazionismo simbolico. L’interazionismo

simbolico socio – culturale di Stryker e la sua valorizzazione della realtà simbolica.

c) Orientamento cognitivista.



Il ripensamento critico e le nuove prospettive

Dagli anni 60 nasce una critica alla psicologia sociale e su come essa si stava sviluppando. Scontro

fra la disciplina europea e quella americana (Tajfel).

Nascono 3 filoni di sviluppo:

o Sviluppo della prospettiva cognitiva Già esistente grazie a Lewin, Asch e Sherif e

alle intuizioni di Frederich C. Bartlett (concetto di schema = apprendimento dell’uomo è

influenzato dalle precedenti conoscenze). Negli anni ’70 diventò dominante il

cognitivismo nella psicologia, dove l’uomo si rapporta all’ambiente in base a come

elabora le informazioni e da come le percepisce.

Social Cognition = Opera cognitivista degli anni ’80 per la psicologia sociale, ed è lo

studio dei processi mentali in base al trattamento delle informazioni. Il sistema cognitivo

cerca di fare il massimo con il minimo sforzo, quindi semplifica e non elabora

accuratamente i dati, e secondo il cognitive miser questa non accuratezza, dipende dal

fatto di voler raggiungere scopi velocemente, importanti per l’individuo. Questo metodo

studia quindi i funzionamenti e i bias o errori del sistema cognitivo. Ci sono inoltre

correnti opposte a questa disciplina (forgas), secondo le quali gli stimoli sociali sono

diversi da quelli non sociali e molto saturi di contenuto valutativo ed emozionale.

o La radice critica socio – costruzionista Contrario a molte valutazioni cognitiviste e

positiviste si focalizza sui processi di costruzione sociale della coscienza nell’ambito

delle interazioni e scambi comunicativi. Il mondo al quale ci rapportiamo è una nostra

costruzione e c’è uno stretto rapporto fra pensiero e interazione sociale.



Processi cognitivi = prodotti socio culturali integrazione tra individuale e sociale

Van Dijk = Individua nel contesto l’elemento discriminante fra l’analisi del discorso

“astratta” e una “socialmente fondata” per la quale lo scambio discorsivo è considerato

azione socialmente situata.

o I nuovi scenari del costruttivismo sociale: i filoni “europei”

Critiche degli anni ’60 intrecciate con i filoni europei per le valorizzazioni del contesto.

2 sono gli studi importanti: L’identità sociale e le relazioni intergruppi di Tajfel e



Rappresentazioni sociali di Serge Moscovici.

Box – Teoria dell’identità sociale, Tajfel 1982

La teoria dice che un individuo ha un’immagine di se ricavata dall’immagine che ha dei gruppi ai

quali appartiene e dai rapporti significativi in essi. Questo porterà l’individuo al confronto del suo

gruppo con gli altri gruppi, per aumentare la propria autostima e quella del gruppo.



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Box – Le rappresentazioni sociali, Moscovici 1961

Gli individui strutturano valori, idee e pratiche operative con le quali si rapportano al mondo in

insiemi congruenti, che permettono di padroneggiare il mondo esterno e l’interazione comunicativa

con i simili in base alle comunanze del codice di classificazione e interpretazione della realtà.

Doise trova 4 livelli di analisi per spiegare il comportamento umano:

o Processi interni

o Interazioni tra gli individui in una data situazione che non considerano la loro situazione

nel sociale

o Uno che tiene conto della loro situazione sociale

o Uno che concerne la situazione socio – culturale dell’individuo con idee e credenze



Capitolo 2 – Il parlare come pratica sociale

Dal linguaggio come sistema al parlare come pratica sociale

Nel linguaggio, il ruolo di mediatore è di primaria importanza. Per l’homo sapiens importante fu la possibilità di connettere il passato al futuro con la narratività.

Il linguaggio permette all’individuo di mantenere la sensazione di coerenza del suo Io nonostante i

cambiamenti e di creare connessioni con il mondo sociale. Il parlare è un’attività con conseguenze

per chi partecipa.

Proprietà universali dei saluti, Durandi 1997

1) Compaiono all’inizio di un incontro

2) Stabiliscono un campo percettivo da condividere più o meno lungo

3) Sono strutturati da coppie adiacenti semplici (Ciao in risposta a un ciao)

4) Sono predicibili per contenuti

5) Stabiliscono un’unità spazio – temporale di interazione (una visita, un lavoro)

6) Identificano l’interlocutore come individuo riconosciuto

Se in un discorso manca il saluto, tra due conoscenti si identifica grande intimità. Il saluto identifica

nella folla qualcuno che si conosce. Sono un tipo di attività sociale. Il tipo di saluto dipende dal

contesto e dal tipo di interazione che i parlanti vogliono attivare. In alcune culture il saluto dipende

dallo stato motorio dell’interlocutore o dallo stato sociale.

Performance

Usate per mettere in evidenza le proprietà del linguaggio. Gli aspetti performativi del linguaggio

hanno 3 implicazioni:

o Il linguaggio si realizza in concreti atti di parola = Al contrario di come affermava

Chomsky, gli atti di parola possono essere studiati. Il linguaggio di una comunità è utile, ma

insufficiente per capire l’uso di tutte le forme e la loro combinazione con i comportamenti.

o Il parlare non solo informa, ma fa = Wittgenstein e Austin: Il linguaggio è rivolto

all’adempimento di ordini (pragmatico) esprimibili in verbi “performativi”.

Nel descrivere attività quotidiane costruiamo prospettive che rappresentano noi o gli altri,

come vittime o come eroi.



Ochs e Capps: Nell’assegnare meriti e colpe, usiamo il linguaggio per vere e proprie azioni

sociali, con cui costruiamo una realtà che abbia senso per noi e per i nostri ascoltatori

(potere delle parole di fare).

o L’arte e la parola = Richard Baumann: Performance (dal teatro) è un modo di

comunicare con il quale ci assumiamo la responsabilità verso un pubblico per come usiamo

il linguaggio e per la conoscenza che ne esibiamo.



Antropologia: Studio dell’arte verbale; valutazioni non sul contenuto del parlato, ma sul

come si declama.



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Non è raro trovare qualcuno bravo nell’arte di raccontare o qualcuno che ci delude per un uscire dal



contesto che provoca frustrazioni. Nel parlare ci si imbatte in momenti di autovalutazione che

avvengono attraverso frasi (“non so se rendo l’idea”, “non mi viene la parola”), oppure attraverso

interruzioni per pensare sul cosa dire, dovute a volta a elevamento del modo di parlare o

adeguamento a un contesto estraneo. Nel parlare ci esponiamo a un rischio che è la valutazione

altrui.

Indessicabilità

L’interpretazione dei messaggi avviene ad opera del cervello. Importante rimane comunque il

contesto che può cambiare il significato di una frase. Infatti non tutte le frasi vengono recepite senza

un contesto fisico e culturale in cui si trovano a interagire i parlanti.



Termini deittici: Parole che necessitano un contesto d’uso. Charles Peirce chiama questi termini

espressioni indessicali o indicali (bar).



Michael Silverstein: Parla di diversi livelli di indessicalità e distingue tra espressioni in una realtà

indipendente o quelle che creano una realtà sociale.

A volte l’elemento linguistico può sia presupporre che creare un contesto. Ad esempio un

particolare accento può far capire che esiste 1) una particolare comunità parlante 2) che il parlante ha esperienze in questa comunità. Un accento può modificare un contesto in quanto può far capire

che si interloquisce con persona di cultura diversa e la cosa, a discrezione, è positiva, negativa o

neutra.





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