Ordinamento giudiziario



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Università degli Studi Mediterranea

di Reggio Calabria

Scuola di Specializzazione per le Professioni legali

Anno accademico 2018-2019

ORDINAMENTO GIUDIZIARIO

LA RESPONSABILITA’ DISCIPLINARE DEI MAGISTRATI

CAPITOLO 1

LA NATURA GIURIDICA DELLA RESPONSABILITÀ DISCIPLINARE. FONTI E FONDAMENTI COSTITUZIONALI

1. Premessa. Il tema della responsabilità disciplinare dei magistrati nella Costituzione e nel quadro delle asimmetrie ordinamentali

L'avvento della Costituzione repubblicana, con i principi in tema di ordinamento giurisdizionale che si osserveranno nel presente capitolo, avrebbe dovuto mutare l'inquadramento della responsabilità disciplinare dei giudici rispetto al regime previgente, in forza del mutato ruolo della magistratura in relazione agli altri poteri dello Stato.

Eppure, tale evoluzione si sarebbe rivelata tutt'altro che immediata, a causa soprattutto della sostanziale conservazione dell'ordinamento Grandi (r.d. n. 12/1941), che recepiva una ben diversa visione della magistratura.

Basti considerare, sul punto, che per «ordinamento giudiziario», ai sensi degli artt. 102, 105, 106, 107, 108 Cost., si intende la legge che dovrebbe regolare l'organizzazione del potere giudiziario (cfr. la VII disp. trans. Cost.)1, mentre invece, nella realtà, tale disciplina risulta da leggi sparse e disorganiche (anche anteriori all'entrata in vigore della Costituzione stessa), per cui la previsione costituzionale non può dirsi puntualmente e compiutamente attuata.

Alla luce di tale circostanza, si può addirittura affermare che le disposizioni incluse nel titolo IV della parte seconda della Costituzione abbiano perlopiù dato per scontata la conservazione delle istituzioni giudiziarie preesistenti, quantomeno nelle loro linee fondamentali (in considerazione delle posizioni storicamente acquisite da queste)2, dedicando, di converso, scarsa attenzione all'adeguamento di queste ai nuovi principi in materia: la conseguenza sarebbe un'organizzazione delle istituzioni giudiziarie ancora in larga misura informata ai principi posti all'epoca della monarchia liberale.

A ciò si aggiunga che l'esercizio di poteri disciplinari in relazione ai giudici assume connotazioni assolutamente sui generis rispetto all'ordinario svolgimento di funzioni disciplinari nelle amministrazioni pubbliche, rigidamente informate a schemi gerarchici (del tutto superati, come si vedrà, dai principi costituzionali in tema di magistratura): qui assume valore prevalente l'esigenza della correttezza dell'esercizio delle funzioni.

Un'ulteriore critica mossa all'impianto originario delle norme in materia di responsabilità disciplinari dei giudici risiede nella circostanza che queste ultime mirerebbero più a coltivare il decoro esterno dell'ordine di appartenenza che non la sostanza della qualità delle funzioni svolte.

Sull'argomento si avrà modo di tornare infra, allorché saranno esaminate la normativa e la giurisprudenza disciplinare; in questa sede, tuttavia, si può affermare che l'onorabilità della magistratura si colloca su un piano differente rispetto alla qualità dei provvedimenti resi dalla stessa, sussistendo strumenti giuridici ben diversi per rimediare alle mancanze dell'una o dell'altra: il procedimento disciplinare nel primo caso, i mezzi di impugnazione nel secondo.

Il perseguimento di valori quale il decoro, l'onorabilità e il prestigio dell'ordine giudiziario deve essere considerato, comunque, quale risultato meritevole di rilievo da parte dell'ordinamento, purché naturalmente non produca derive autoritarie o paternalistiche e sia messo in collegamento con i principi dettati negli artt. 101 ss. Cost.

Questi valori, ancorché giuridicamente rilevanti, non esauriscono la missione della funzione disciplinare, avendo quest'ultima di mira anche il valore della fiducia nella giustizia da parte della comunità (si veda, ad esempio, l'art. 18 abr. r.d. n. 511/1946)3: tuttavia, i primi, in una prospettiva strettamente burocratica, sono stati giudicati prevalenti, nell'arco di una lunga fase.

Alla luce dei valori posti a fondamento della responsabilità disciplinare, è lecito domandarsi se esistano per i magistrati limiti altri rispetto a quelli stabiliti dall'art. 101 Cost. (la soggezione di questi soltanto alla legge): tale questione, strettamente connessa ai temi della tipizzazione degli illeciti e all'obbligatorietà dell'azione disciplinare, sarà esaminata nel dettaglio più avanti, unitamente all'analisi della normativa vigente.


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