Ordinamento giudiziario


Tale controllo non si sovrappone con il sindacato sul merito delle decisioni emanate dai giudici (



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14.02.2020
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Tale controllo non si sovrappone con il sindacato sul merito delle decisioni emanate dai giudici (iurisdictio), affidato ai mezzi di impugnazione previsti dalle normative processuali, sostanziandosi, piuttosto, in un controllo circa le modalità con le quali il giudice esercita il potere nel rispetto della sua funzione.

L'utilizzo del termine «facoltà» si giustifica in contrapposizione al disposto dell'art. 112 Cost. sull'obbligatorietà dell'azione penale.

Quanto al carattere discrezionale dell'azione disciplinare, si è obiettato che la stessa, così concepita, costituisca un possibile strumento di pressione sull'indipendenza del magistrato; tuttavia, la previsione delle decadenze disciplinate dalla normativa vale a neutralizzare tale rischio.

d) La distinzione dei giudici solo per diversità di funzioni (art. 107, co. 3 Cost.) riflette, a sua volta, l'aspirazione all'unità della giurisdizione già osservata a proposito di altre disposizioni costituzionali (artt. 101, 102).

Tale criterio distintivo si rivela coerente con il carattere orizzontale e diffuso della funzione giurisdizionale, già richiamato in sede di commento dei principi di cui all'art. 101 Cost..

Del resto, proprio il principio della soggezione dei giudici soltanto alla legge, di cui al secondo comma dell'art. 101 Cost., conseguiva già l'abolizione di ogni vincolo gerarchico tra i magistrati, nonché di una vera e propria carriera all'interno dell'ordine giudiziario (si vedano le leggi n. 570/1966 e n. 831/1973)

In attuazione dell'art. 107 Cost., si è progressivamente configurato un sistema a ruoli aperti, con il conferimento della qualifica a prescindere dall'effettivo esercizio delle funzioni corrispondenti e sulla base della sola anzianità senza demerito, con conseguenti automatismi retributivi (si vedano le leggi n. 392/1951, n. 570/1966, n. 831/1973, fino al d.lgs. n. 160/2006, sul quale si tornerà più avanti).

L'organizzazione dell'ordine giudiziario scaturente dalla norma è per organi e non per gradi (come disponeva, invece, l'ordinamento del 1941): non si può parlare, pertanto, di gerarchia, ma solo di delimitazione della sfera di attribuzione.

Occorre rilevare che il terzo comma dell'art. 107 Cost. parla di «magistrati» e non già di «giudici», come avviene in altre disposizioni costituzionali (art. 101, ad esempio).

Da ciò si evince che nella nozione impiegata rientrano tutti gli appartenenti all'ordine giudiziario e quindi anche gli addetti all'ufficio del pubblico ministero, salvo quanto previsto dall'ultimo comma dell'art. 107 («il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario»).

e) Alla luce di quanto osservato in relazione al terzo comma dell'art. 107, si può parlare di una sostanziale equiparazione della figura del pubblico ministero a quella del giudice, sia pure con alcuni distinguo.

Pertanto, il pubblico ministero può essere inteso come un magistrato a cui sono riferibili tutte le garanzie che la Costituzione non riserva espressamente al solo giudice, come accade nell'art. 101, co. 2, che, riferendosi espressamente ai «giudici», lascia intendere che il pubblico ministero, al contrario, possa non essere soggetto soltanto alla legge.

Si può affermare che il pubblico ministero sia munito della medesima indipendenza di status del giudice, attraverso anche una sostanziale sottrazione di questo al vincolo che precedentemente lo legava all'esecutivo (artt. 104, 105 e 107, co. 1 Cost.), essendo, viceversa, consentita, sul piano strettamente funzionale, un'organizzazione gerarchica dei suoi uffici, in forza del quarto comma dell'art. 107 (è il caso dell'indicazione di linee di indirizzo generali da parte del dirigente dell'ufficio).


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