Ordinamento giudiziario


La riserva di legge in tema di ordinamento giudiziario e la mancanza di una legislazione organica in materia



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10. La riserva di legge in tema di ordinamento giudiziario e la mancanza di una legislazione organica in materia

L'art. 108 Cost. garantisce la riserva di legge per ogni magistratura, cioè per ogni singolo complesso o ordine di organi, investito della funzione (cfr. co. 1, «1e norme sull'ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge»). Da quest'ultima norma si evince il carattere non pienamente unitario della giurisdizione accolto nel nostro ordinamento.

L'art. 108 Cost., come già altre disposizioni costituzionali osservate (artt. 102, 106, 107, ma anche VII disp. trans.) fa richiamo alla legge sull'ordinamento giudiziario, destinata a disciplinare l'organizzazione giudiziaria.

Con l'espressione «ordinamento giudiziario» si intende qui tutto ciò che attiene ai profili istituzionali e burocratici della funzione giudiziaria (non solo ordinaria), con particolare riferimento alla composizione, competenza e al funzionamento degli organi giurisdizionali e allo stato giuridico ed economico dei magistrati (accesso, promozioni, trasferimenti, responsabilità disciplinare, retribuzione) nonché alla previsione di quegli organi che, pur non esercitando funzioni giurisdizionali, incidono tuttavia su tali ambiti (ad esempio, i consigli giudiziari)

La ricorrenza di tali richiami è il segno della vasta eco che la legge di ordinamento giudiziario ebbe in sede costituente, ove si discusse di qualificarla addirittura come norma costituzionale o avente rango differenziato (sotto forma di legge organica o di fonte atipica).

Tuttavia, alla luce del diritto vigente, si esclude che la legislazione relativa alla materia dell'ordinamento giudiziario possa essere dotata di uno status particolare nel sistema delle fonti, non potendo essere qualificata come legge organica se non in una accezione del tutto atecnica.

Occorre aggiungere, peraltro, che una legislazione organica sull'ordinamento giudiziario, così come in qualche modo annunciata dalla VII disp. trans., non si è mai registrata (perlomeno fino all'approvazione della 1. n. 150/2005, sulla quale si tornerà infra), essendosi, viceversa, susseguiti nei decenni soltanto plurimi interventi legislativi settoriali8, tali da definire congiuntamente un nuovo modello di ordinamento giudiziario in piena armonia con il disegno costituzionale.

Si discute se la riserva di legge posta dal primo comma dell'art. 108 Cost. sia da considerarsi assoluta o relativa, tenuto conto della tardività di un intervento organico del legislatore e della vasta attività regolamentare (circolari, risoluzioni) posta in essere dal CSM.

Si ritiene, anche alla luce della potestà regolamentare dell'esecutivo di cui all'art. 17 1. n. 400/1988, che nessuna riserva di legge possa risultare preclusiva dell'attività di interpretazione del diritto vigente e che, entro certi limiti (si vedano artt. 104 ss. Cost.), tale attività del CSM sia da ritenersi pienamente legittima (cfr. C. cost., sent. n. 72/1991).

Tuttavia, il collegamento esistente tra l'art. 108 Cost. e le garanzie della magistratura (artt. 101, 104, 107 Cost.) evidenzia l'esigenza che tale riserva di legge non possa essere soddisfatta da una legislazione a maglie larghissime, nell'ambito della quale il Consiglio possa discrezionalmente adottare atti praeter legem (rectius, privi di agganci sostanziali con la legge).

Gli atti posti in essere dal CSM nell'esercizio di tali funzioni costituiscono, dunque, delle fonti secondarie distinguibili in base al principio di competenza dai regolamenti dell'esecutivo e assoggettabili ai controlli normalmente previsti per le altre fonti secondarie.

Addirittura, il ruolo svolto dal CSM nell'ambito del potere giudiziario ha finito con il configurare l'esistenza di una sorta di rapporto gerarchico fra il Consiglio stesso e gli altri organi che cooperano con esso nell'amministrazione della giurisdizione, come i consigli giudiziari ed i capi della magistratura giudicante e della magistratura requirente.

L'esistenza di tale rapporto gerarchico costituisce, peraltro, ulteriore elemento di garanzia dell'indipendenza, interna ed esterna, del magistrato, vista la sottrazione all'esecutivo e ai capi degli uffici di rilevanti funzioni amministrative, oggi allocate in capo ad un organo avente struttura pluralistica (e presieduto dal Capo dello Stato).

Tali caratteri di pluralismo e partecipazione fanno sì, inoltre, che il CSM, pur nella dialettica tra le diverse correnti (espressione, di per sé, di pluralismo), non si ripieghi esclusivamente sugli interessi di categoria, ma persegua l'interesse generale alla buona amministrazione della giustizia.

Al di là del profilo strutturale, le stesse competenze del CSM in tema di carriera dei magistrati sono orientate ad, una valorizzazione della professionalità di questi, in collegamento con la garanzia per la parte del giudice naturale precostituito per legge (art. 25 Cost.).


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