Orfanotrofi addio



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Io Donna
N°48 2004 distribuito con il Corriere della Sera del 27 novembre

Orfanotrofi addio



Ragazzi senza città

Hanno tra i dieci e i diciotto anni, niente famiglia, storie di degrado alle spalle. E più di tutto temono il futuro. Io donna è andata a trovarli nel loro istituto, il primo che, tra un mese, dovrebbe chiudere i battenti. Ecco l'altra faccia di una legge giusta, ma piena di incognite per 2.600 adolescenti.

di Emanuela Zuccalà - Servizio fotografico di Francesco Cito
A vederlo cosi, con le mani impasta­te di cotta, intento a comporre pez­zi di vetro colorato per farne una tavola astratta, non immagineresti che due anni fa, a Kabul, Jamil assisteva alla mor­te dei genitori in una faida tribale e scap­pava insieme al fratello maggiore. Aveva quattordici anni. Un bambino che attra­versa a piedi il Pakistan e !'Iran per rag­giungere Istanbul. II fratello si imbarca per l'Italia, e muore net naufragio di <> racconta Jamil.

Lui va in Grecia, si aggrappa alle sospen­sioni di un Tir e arriva a Venezia. Malato, spento, abbandonato anche dalla paura.

L'ultima tappa è Roma. Oggi, questo vec­chissimo ragazzo di sedici anni, piccolo di statura e dal sorriso facile, ricompone i pezzi delta sua vita alla Città dei ragazzi, un istituto che accoglie cinquanta adole­scenti con storie estreme quasi quanto la sua. Ci sono altri due afgani, in questo vil­laggio di ottanta ettari alla periferia sud-ove­st delta capitale, tra vigne e uliveti, poco fuo­ri dal raccordo anulare. E poi albanesi, marocchini, rumeni, moldavi, nigeriani, ca­merunensi, etiopi, e nove italiani sottratti a contesti di ordinaria povertà, morale e ma­teriale. Qualcuno alla camorra. Hanno dai dieci ai diciotto anni. Sognano sogni semplici ed enormi: un lavoro, soldi da man­dare a casa, l'addio alla precarietà.

A Roma ne sono rimaste sette, di queste strutture clas­sificate alla voce "istituti". E se le altre sei contano appe­na quaranta giovani ospiti, la Città dei ragazzi, a fine an­no, potrebbe arrivare a ottanta, secondo la stima del re­sponsabile educativo Nadio La Gamba. Ma questa non sarà una fine d'anno qualsiasi.






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