Palmiro togliatti editrice universitaria ceruso



Scaricare 0.61 Mb.
Pagina1/11
18.11.2017
Dimensione del file0.61 Mb.
  1   2   3   4   5   6   7   8   9   10   11


Giovanni e Marcello De Sio Cesari

 

PALMIRO TOGLIATTI



 

EDITRICE UNIVERSITARIA CERUSO

Dal website : www.giovannidesio.it

INDICE

Introduzione…………………………………………………… 3

Capitolo Primo:La formazione giovanile…………………….5

Capitolo Secondo: Formazione politica……………………… 8

Capitolo Terzo: L’interpretazione del Fascismo……………15.

Capitolo Quarto: A livello internazionale …………………..19

Capitolo Quinto: La Svolta di Salerno……………………..29

Capitolo Sesto: La nascita della Repubblica …………………40

Capitolo Settimo: L’attentato di Pallante …………………….46

Capitolo Ottavo : Togliatti all’opposizione……………………53

Capitolo Nono La Destanalizzazione…………………………..58

Capitolo: Decimo Le manifestazioni del 1960…………………62

Capitolo:Undicesimo Il Memoriale di Yalta……………………73

Conclusione: Il Paradosso Di Togliatti  …………………………87

Appendice Prima: Togliatti nella Storiografia ………………….89

Appendice Seconda; Elenco opere di Togliatti …………………101

Bibliografia………………………………………………………..116

Introduzione

Sono passati ormai oltre quaranta anni dal giorno in cui Palmiro Togliatti si spense a Yalta, quasi emblematicamente in quella nazione che nel bene e nel male si diceva protesa a quel comunismo di cui è stata sempre la patria ideale, la meta a cui Togliatti guardava.

In questi quaranta anni altre generazioni si sono succedute, molti giovani e non più tanto giovani ormai non ne conoscono che vagamente il nome. Il mondo è cambiato, molto cambiato: diversi sono i problemi, diversi le situazioni internazionali, diverso il linguaggio. La classe operaia non è più l’asse portante della società, perchè la grande industria ormai non è più il volano della produzione e del progresso economico. Oramai le masse dei poveri e degli sfruttati non si trovano più tanto nelle aeree industriali avanzate quanto nei paesi dell’est europeo, dell’Africa dell’ Asia e del Sud America non ancora avanzate a livello industriale e formano pertanto una specie di riserva di mano d’opera a buon mercato che con la globalizzazione,il grande capitale internazionale può sfruttare molto meglio che il proletariato occidentale, ormai sempre più cosciente dei propri diritti. Lo stesso concetto di “proletariato”, concetto chiave del comunismo, trova difficoltà di applicazione in una società moderna nella quale la classe media si è sviluppata a dismisura, inglobando in sè la stessa classe operaia. Perfino il concetto di lavoro dipendente per altro scricchiola poichè la moderna organizzazione economica erode sempre più la differenza fra il lavoratore dipendente e quello autonomo con la flessibilità del lavoro, degli orari,delle retribuzioni.

Se i regimi comunisti dei paesi del cosi detto socialismo reale sono entrati in crisi e poi si sono dissolti pur tuttavia , noi crediamo che il “comunismo” , come ideale etico politico, come concezione globale dell’uomo rimane sempre vivo nella nostra società in cui le ingiustizie sociali e le disuguaglianze sono sempre presenti. . Cosa fu infatti il comunismo per le masse e gli intellettuali che solo alcuni decenni fa lo sognarono e lo attesero con così tanta fede?

Risposta non facile: storici, filosofi, politologi, economisti hanno dato tante risposte diverse a volte contrastanti e inconciliabili .
Ci sia consentito invece citare non uno studioso ma un artista che proprio per sensibilità può considerarsi più vicino alla gente comune: Giorgio Gaber. Nel recitato “Qualcuno era comunista” elenca tutti i motivi,anche i più contrastanti per cui la gente credeva nel comunismo: per conformismo e per antinconformismo, per dispetto o per convenienza, per i motivi vari e talvolta puerili ma il vero motivo era che

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa.



Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno.
Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita”.

Ci pare che il vero senso del comunismo sia proprio questo: una aspirazione al bene, alla giustizia, che il comunismo non sia solo una utopia ma abbia un valore utopico che è stato e sarà sempre presente nell’uomo

Comprendere come questa aspirazione sia stata presente, e con così tanta forza nel mondo di cui Togliatti sembrava l’incarnazione suprema, ci è sembrata una ricerca vitale e interessante anche nel nostro mondo pur tanto diverso da quello dei nostri padri.

Ma comprendere Togliatti significa soprattutto inquadrarlo nel suo contesto culturale, percorso dalla ferma convinzione di esser sulla via di costruire un mondo in cui “marxianamente” cessa lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, vi è uguaglianza, dignità, libertà e giustizia per tutti; “la rivoluzione” era allora più vicina di quanto non lo fosse mai stata, o per lo meno lo era nelle idee di chi la aspettava. E per questa aspirazione si era pronti a sacrificare tutto: non solo se stessi, ma anche gli altri e talvolta anche,purtroppo, la giustizia e la verità.

Abbiamo cercato di vedere Palmiro Togliatti con gli occhi e le strutture mentali della sua epoca perché ogni momento culturale e storico ha una sua autocentralità e una sua autoreferenzialità; non si puo comprendere i crociati medioevali con una sensibilità religiosa moderna.

Togliatti non fu semplicemente il maggior dirigente comunista italiano, ma un protagonista della sua epoca e uno dei padri fondatori della nostra repubblica: la folla oceanica che intervenne ai suoi funerali fu la visibile prova di quanto la sua personalità e la sua opera avessero inciso profondamente nella realtà del suo tempo

CAPITOLO PRIMO


LA FORMAZIONE GIOVANILE

Nella personalità ricca e complessa di Palmiro Togliatti (Genova 1893-Yalta 1964), come nella sua vita, piena di avvenimenti non certo banali e comuni, l’aspetto politico predomina su quello privato. È indubbio infatti che gli elementi biografici e psicologici non debbano essere assunti come le cause reali dei suoi comportamenti politici. Sarebbe estremamente riduttivo, non conforme ai criteri storici: occorre certamente rintracciare le cause del suo agire politico in valutazioni politiche e non in altro; tuttavia bisogna anche tener conto che nella guida del Partito Comunista Italiano tenuta da Togliatti per tanti anni, la sua personalità ha pure avuto un rilievo non trascurabile. Pertanto ci pare opportuno premettere all’analisi della sua azione un breve riferimento alla sua formazione umana e culturale cronologicamente anteriore alla sua attività politica con un particolare riferimento alla Torino di inizio secolo.

L’Agosti nel tracciare infatti la biografia di Togliatti precisa che il motivo dell’accentuarsi dell’aspetto politico …..
“…..non è dovuto solo al fatto che l'aspetto politico è, con ogni evidenza, quello più rilevante nella vicenda del personaggio; ma anche alla scarsità delle fonti (documenti personali, carteggi privati) che potrebbero meglio illuminare le altre sue facce, e al carattere per lo più estremamente «sorvegliato» dei non molti ricordi autobiografici che Togliatti ha lasciato. Non che l'autore non sia stato consapevole dell’importanza del Togliatti «privato», delle molteplici sfaccettature della sua personalità, dell'intensità non meno sofferta perchè nascosta delle sue passioni e dei suoi drammi interiori” 1
L’ambiente di provenienza di Palmiro Togliatti non è la classe operaia e neanche può essere definito il proletariato, come magari tanti dei suoi ammiratori avrebbero preferito. In realtà bisogna tener presente che la guida del movimento del proletariato può essere assunta da persone che abbiano una adeguata preparazione culturale. E ben difficilmente in un ambiente proletario della fine dell’800 era possibile accedere al mondo della cultura.

Togliatti proveniva da un ambiente che, anche se non definibile proletario, era comunque molto povero. Egli nacque infatti nel 1883 a Genova da genitori ambedue insegnanti, in quella piccolissima borghesia della fine dell’800, che se da una parte ambiva distinguersi dal ceto operaio, tuttavia viveva, o forse sarebbe meglio dire “sopravviveva” in condizioni economiche estremamente misurate. Era un mondo in cui ogni spesa superflua era bandita rigorosamente, in cui il maggior merito delle madri di famiglia era quello di far durare una striminzita “mesata” per un intero mese, impresa che appariva davvero ardua. Fin dalla fanciullezza Togliatti conobbe quindi la difficoltà della vita, l’impegno serio nello studio visto come dovere sociale e come mezzo per un avvenire migliore: non è quindi un intellettuale,che fra gli agi della propria facile vita volge con leggerezza il pensiero a quelli che non hanno vita altrettanto facile.

Fondamentalmente la sua era una famiglia religiosa. Il padre Antonio aveva frequentato il seminario non per vocazione ma per usufruire di una borsa di studio istituita da uno zio prete. In seguito aveva abbandonato quel tipo di studio ma non per questo aveva perso la sua fede che condivideva pienamente con la moglie,Teresa Viali. Si parla di una religiosità salesiana, aperta, cioè, non incentrata sul senso della colpa, del male ma sulla gioia dello operosità.

Segno della religiosità familiare fu anche il nome stesso di Palmiro che era derivato dal giorno della sua nascita che era appunto una Domenica delle Palme.

Scrive Bocca:

Il clima familiare in cui vi­veva non era bigotto, anche se molto religioso. Per abitudine si andava a messa tutte le domeniche, ma non senti mai il proble­ma religioso con troppa intensità. La famiglia, lo si è detto, è religiosa, per tradizione; si può precisare che il suo cattolicesimo è di un tipo particolare, salesiano, aperto a quegli interessi sociali che hanno smosso qualcosa anche nella Torino clericale: è suora salesiana una sorella di Antonio, il quale da ragazzo ha conosciuto don Bosco e spesso racconta ai figli di come guardava, di come sorrideva, di quel suo magnetismo. I Togliatti non sono bigotti, ma il mondo cattolico lo conoscono bene, ne sono segnati. Questo sì che conterà sempre nel figlio politico.” 2


Togliatti, a differenza di tanti altri esponenti della sinistra, non fu mosso da risentimenti dovuti a personali esperienze negative: lucidamente analizzò le funzioni politiche della religione e direi soprattutto del clero e della Chiesa, ma guardò ad essi sempre con chiarezza, distacco e anche rispetto.
Altro aspetto che ci sembra interessante è che la sua formazione culturale è anteriore a quella politica. Infatti pur essendo interessato, come tutti i giovani sensibili alle problematiche sociali e politiche, tuttavia non mostrò poi una particolare propensione alla vita politica almeno fino ai tempi dell’università. Affrontò quindi il problema politico già con una adeguata cultura. Egli studiò sempre con grande impegno e d’altronde su questo in famiglia non si avevano dubbi. Come riferisce Bocca:

Genitori e figli si vogliono bene, ma i patti sono chiari e duri: se non vi guadagnate l'esenzione dalle tasse lasciate la scuola; chi di voi ragazzi non ha l'esenzione va in seminario (ancora quel lascito dello zio prete). Ma forse non ce n'è biso­gno. forse si tratta di esortazioni retoriche, perchè i figli hanno pienamente accettato la concezione dello studio come valore pri­mario e progressista, come dovere assoluto.3


Egli fu sempre un uomo di cultura, anche in mezzo alle incessanti cure politiche si appassionava a problemi squisitamente culturali: erano celebri le sue dissertazioni sul Dolce stilnovo e le discussioni filologiche sui termini esatti da impiegare.
Spesso si recava nella redazione dell'«Unità» a scrivere il resoconto parlamentare «per fargli vedere come si fa». A volte è pignolo, pedante, un cronista usa troppo il "quando" gli dice: «Ho visto che usi molto il verbo “quare” al gerundio», ma poi sa dare le direttive del vero giornalismo: «Scrivete con chiarezza le cose che avete sentito dire. L'imbecillità dei nostri avversari risulterà senza bisogno di forzature».4
Ebbe sempre l’aria di professore che spiegava, insegnava, qualche volta si spazientiva se i suoi scolari non erano abbastanza pronti a comprendere. Indubbiamente la cultura dava a Togliatti un prestigio personale notevole: si sentiva in lui non solo l’uomo di parte ma anche l’uomo dotto, con una visione culturale superiore che conosceva e valutava le cose con un metro più ampio . E questo fu un motivo non trascurabile del suo successo.

La cultura di per sè veniva anche prima della parte politica :


La cultura è conoscenza delle belle lettere, della filosofia e della storia scientifica; borghese è l'uso che ne fa a fini politici la classe egemone, non la cultura in se che i proletari devono ri­vendicare anzichè distruggere. La scuola che Togliatti frequenta è una scuola di pochi e già selezionati: a Sondrio sono suoi compagni i giovani delle famiglie che contano nella valle, a Sas­sari i Segni e i Berlinguer. È ingiusto che solo essi abbiano ac­cesso alla cultura, ma se questo è lo stato di fatto bisogna pren­derne il buono. Il Togliatti politico gradirà l'affiliazione al co­munismo di nomi che rappresentano nella cultura o nella politi­ca la continuità di un'alta tradizione; avrà cari i Giulio Einaudi, gli Antonio Giolitti, i Giorgio Amendola.

La cultura ha un valore in sè, è la chiave capace di aprire ogni porta, di superare ogni ostacolo. Togliatti la userà princi­palmente, per non dire esclusivamente, a fini politici, ma rima­nendo intellettuale fino al termine dei suoi giorni, con quel biso­gno di capire, di mettere nero su bianco, di storicizzare, per se, se non per le "creature" affidate al suo governo.”5

CAPITOLO SECONDO


FORMAZIONE POLITICA
L’ambiente culturale in cui si formò politicamente Togliatti fu sostanzialmente la Torino dei primi decenni del ‘900.

Infatti nel 1911 muore il padre e Togliatti rimane a Torino il cui clima politico avrà grande influenza sulla sua formazione. I suoi mezzi economici non glielo avrebbero permesso, ma vinse una borsa di studio per frequentare l’università. Prima si iscrive a filosofia, ma in seguito più realisticamente opta per giurisprudenza, considerata una laurea che avrebbe potuto dargli una migliore possibilità di lavoro.

Non si può pensare che il suo pensiero, come d’altronde la formazione del partito comunista, nasca per un moto proprio, senza tener conto delle condizioni socio economiche del tempo;come osserva Gallerano :
Il dibattito sulle origini del PCI, infatti, è stato spesso condotto sul terreno ideologico o in una dimensione tutta interna alle vicende del movimento opera­io, dimenticando le forti spinte e i condizionamenti esterni che indussero o comunque accelerarono la decisione dei gruppi che a Livorno abbandonarono il partito socialista.

Vi sono alcuni interrogativi, tornati più volte nel dibat­tito storiografico, che è opportuno riprendere e prospettare in una cornice unitaria, sfuggendo alla tentazione di privi­legiarne uno su tutti e di soggiacere così a una visione mono­causale e deterministica della storia.”6
La Torino della seconda decade del ‘900 è una città in piena espansione.

Come ricorda ancora Gallerano :


... Torino sta celebrando il cinquantenario del Regno con una Esposizione universale. Crescono le industrie, quella del cinematografo vi porta una mondanità anomala ed effimera, le grandi ville sulla collina, i divi sulle automobili fo­derate di leopardo, le luci dei caffè concerto. C'è anche l'indu­stria seria, e va formandosi nei quartieri di borgo San Paolo e della barriera di Milano un'aristocrazia di operai specializzati che modificano l'immagine tradizionale del socialista. La città è viva, ma il vecchio ordine si è spezzato; una parte della aristo­crazia e quasi tutta la burocrazia hanno seguito la corte nelle nuove capitali; i rimasti si provano a diventare industriali o si rassegnano alla polverosa decadenza nei palazzotti nobiliari …Che cosa è questa industria che porta alla ribalta le mol­titudini sin qui escluse dalla storia? Torino cambia, in un'Italia di grandi mutamenti:. “7
Una particolare importanza poi a Torino rivestivano le officine Fiat, il cui valore andava molto al di la del puro dato economico ed occupazionale come giustamente osserva il Gobetti :
" L'importanza delle officine Fiat-Centro trascendeva la mera importanza tecnica ed economica per produrre e affermare una situazione specificamente politica. L'industria moderna per eccellenza, l'industria modello si sviluppava in una città e creava una nuova psicologia del cittadino. Torino diventò negli anni di guerra la città per eccellenza dell'industria: di un'industria aristocratica accentrata, attraverso una formidabile selezione di spiriti e capacità, nelle mani di pochi uomini geniali, di un'industria specializzata sino a diventare funzione indispensabile e prima cellula di un organismo economico che ampliandosi a tutta la nazione doveva darle la sua personalità di Stato moderno. (L'antitesi con Milano non poteva essere più netta: Milano commerciale di fronte a Torino industriale, Milano liberisticamente frammentaria di fronte a Torino, organismo iniziale). L'accentramento industriale creò l'accentramento operaio. La selezione degli spiriti direttivi promosse e determinò la selezione delle intelligenze operaie, la specializzazione della mano d'opera8
La specializzazione quasi tayloristica della Torino industriale di inizio ‘900 creavano nell’operaio una coscienza ancora oscura della sua centralità economica che reclamava anche una centralità politica.

Nota anche il Gobetti :


“   Di fronte all' Italia, indifferente a questo processo turbinoso e troppo celere, pare che a Torino debba incombere un'altra volta il compito di riconquistare la penisola” 9
Togliatti entra quindi in contatto con gli ambienti culturali e politici di questa Torino nella quale Incontrò e conobbe anche Antonio Gramsci. Come ci viene ricordato da Agosti :
Togliatti ha conosciuto di sfuggita Gramsci il giorno delle prove di concorso per la borsa del «Carlo Alberto», alla fine d'ottobre del 1911. Successivamente lo ha reincontrato nelle aule di Giurisprudenza e di Lettere: e, se non una vera amicizia, è nata fra loro una consuetudine al dialogo, che ha le sue radici nella comune provenienza e conoscenza diretta della Sardegna, oltre che in una condizione simile di difficoltà economiche al limite dell'indigenza, non frequente fra gli studenti universitari d'allora. Certamente stimolato da Gramsci, Togliatti compie una ricerca sulle ragioni dell'arretratezza della Sardegna: ripercorrendo le statistiche sulla criminalità nell'isola giunge alla conclusione che «proprio quei reati che l'opinione corrente considerava manifestazioni di una fatale arretratezza del costume erano in pauroso aumento con lo sviluppo dello sfruttamento capitalistico della Sardegna.10
Egli rimase a lungo in contatto con Gramsci : tuttavia secondo Bocca non pare però che fra i due vi fosse una grande simpatia personale :
Palmiro e Antonio hanno alcune cose in comune: le ristrettezze economiche, la curiosità intellettuale, l'interesse per lo studio. Il primo è un giovane esile, il secondo deforme, ammalato di nervi. Ma un genio. L'amico lo ricorderà come «un giovane bruno, piccolo, egli pure poverissimo in apparenza, dal corpo tormentato e sofferente e dagli occhi grandi, luminosi. Era­no spesso insieme ma entrambi «scontro­si e chiusi nella ricerca ancor piena di dubbi di una loro strada, nella costruzione ansiosa della loro persona. L 'amicizia «fra­terna e decisiva» sarà un abbellimento a posteriori. Per comin­ciare, non è facile essere amico di Antonio, tanto affettuoso e generoso con i familiari, quanto sprezzante, scostante, duro con i conoscenti torinesi. Sta di fatto che nelle sue lettere a ca­sa non nomina mai Palmiro: i nomi che ricorrono sono quelli di Cesare Berger, di Camillo Berra, di Angelo Tasca. Spesso assieme,lo si può credere, ma a parlare di studio, di letture…11
Comunque Togliatti mostrò sempre grande stima per Antonio Gramsci:
La dimestichezza con lui» dirà Togliatti di Gramsci «risale per me al tempo in cui egli, giovanissimo, dedicava ancora la mag­gior parte della sua attività alle ricerche scientifiche di filologia (...). Ma fu senza dubbio parlando di questa scienza ch'egli mi comunicò le prime volte quella visione della vita e del mondo che doveva fare di lui un marxista.» Con Gramsci, prosegue il Togliatti delle memorie, «incominciarono presto altri discorsi», quelli di cui scriverà a Leonetti: «Come sai, io conobbi Antonio nell'autunno del 1911, all'Università. Per mesi e mesi non fa­cemmo che incontrarci e conversare (...). Ora da tutta la con­versazione risulta, senza tema di equivoco, che egli era già fer­mamente orientato verso il socialismo. “12
A Torino egli prende contatto anche con la cultura dominante che era ancora tutta impregnata di quel positivismo che pure però andava spegnendosi. Come notano i Ferrara
Le tradizioni delle scuole po­sitivistiche si spegnevano, I positivisti, cui mancava ancora l'animo di aderire apertamente alle nuove correnti, si dichiaravano però almeno kantiani o neokan­tiani. Era un primo passo, non so se fatto in avanti o all'indietro. Annibale Pastore, con il suo sìstema panlogistico, amava collocarsi, in un suo modo originale , sulla linea dei nuovi sviluppi, e più in là.13

Con la crisi del Positivismo a cui sopra abbiamo accennato, il pensiero neo kantiano ed hegeliano finiva con il prendere più facilmente una direzione conservatrice e borghese . Come rileva il Vacca :


Così era stata incapsulata e travolta anche quella scuola “economico-giuridica” che aveva dato vita ad un indirizzo di studi storici e sociali molto promettenti, ai quali aveva attinto anche il giovane Gramsci. Nel complesso la riforma dell’’hegelismo di fine Ottocento aveva avuto dunque un segno di conservazione e di reazione; e se dinanzi ai suoi sviluppi estremi ed indesiderabili Croce si era tirato indietro cercando di farvi argine, durante il fascismo la sua voce autorevole non aveva costituito molto più che una testimonianza. Col fascismo, invece, aveva fatto lega il Gentile, condividendone fino all’ultimo il destino”14
In questo contesto occorreva in qualche modo reinterpretare il pensiero marxista e questo avveniva anche e soprattutto grazie alle concrete lotte operaie.

Si opera quindi un distacco di Togliatti dal suo ambiente di origine che investe anche in qualche modo i rapporti con la propria famiglia: Come sintetizzano i Ferrara :


In Togliatti venne operandosi allora il distacco defi­nitivo da quegli ambienti di piccola e media borghesia in cui si era mossa, pure tra gli stenti, la sua famiglia. egli entrava così in un'altra classe sociale. Alla fami­glia stessa, che non poteva più comprendere il nuovo animo suo, divenne quasi estraneo, pur continuando a contribuire con tutto ciò che poteva a superare le difficoltà materiali.15
Togliatti conosce inoltre gli uomini di cultura che allora facevano di Torino un centro di cultura come ad esempio Fracesco Ruffini, storico dell’idea di tolleranza, Luigi Einaudi il grande economista liberale, Arturo Farinelli, esperto di cultura germanica. Conosce inoltre i futuri dirigenti del partito come Tasca e Terracini,

Da questi incontri nacque “ L’ORDINE NUOVO” un periodico socialista fondato a Torino il 1° maggio 1919 come evoluzione di un precedente giornale “Città futura” : fu il maggiore organo rivoluzionario marxista apparso in Italia. In esso convissero due tendenze politica italiana, una autonomista e una riformista, che si rifaceva idealmente al Mazzini. Ebbe oltre al fondatore Gramsci tre condirettori: Tasca, Terracini e Togliatti.



  1   2   3   4   5   6   7   8   9   10   11


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale