Palmiro togliatti editrice universitaria ceruso



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Nello spazio di qualche anno il Partito da una esiguo gruppo di poche migliaia di iscritti militanti passava a un grande partito di massa di milioni di iscritti che poi divenne la forza fondamentale della sinistra italiana :

Nota ancora Ilardi :


La III conferenza d'organizzazione iniziò i suoi lavori il 10 gennaio 1947. Al centro del dibattito era il problema di come si doveva dirigere operati­vamente un partito che nel giro di quattro anni (dal 1943 al 1947) era pas­sato da circa 6.000 a circa 2.200.000 iscritti, organizzati in 8.635 sezioni e 35.400 cellule. "Il problema è veramente nuovo - dirà Togliatti nel suo intervento -, e nella storia del movimento operaio e anche nella storia del bolscevismo, prima della conquista del potere, una soluzione bella e fatta non la troviamo. Dobbiamo elaborarla da noi, attraverso la nostra espe­rienza e studiando le esperienze degli altri partiti "

Momento centrale e necessario della ricerca di questa soluzione era il Lavoro, il valore del Lavoro, l'etica del Lavoro che dava dignità e identità al militante-produttore di politica. Bisogna "realizzare in pieno - afferma­va Togliatti - la parola d'ordine che tutti i comunisti debbono avere un compito e adempierlo scrupolosamente. Nel partito c'è lavoro per tutti; nel partito tutti debbono lavorare."61
Si operava pure la composizione del carattere della composizione di classe del partito. Che se è l’espressione del proletariato pur tuttavia è in stretto rapporto con le altra classi e in continuità con la nostra migliore tradizione:

Nota a questo proposito il Flores:


Partito di massa, naturalmente, dei lavoratori, centrato prevalentemente sulla classe operaia rispetto a cui gli altri strati sociali appaiono" alleati "; partito nazionale ma non per questo meno definito socialmente ne staccato e distante da una tradizione lontana con cui non si vuole rompere ma che l'esperienza resistenziale ha permesso di modificare profondamente…62
L'idea comunista di un partito di massa e di quadri appare, negli anni 1945-48, assolutamente originale. È un'originalità che nasce dalla volontà di unificare il passato e il presente, la milizia attiva dei rivoluzionari di professione con la partecipazione alle lotte di massa, la creazione di una struttura disciplinata ed efficiente con la presenza capillare in ogni segmento della società, il ruolo di un'avanguardia separata e cosciente con un'azione politica che mira alla conquista del con­senso e dell'appoggio della maggioranza e non teme di essere inquinata dal­la coscienza " arretrata" dei grandi numeri.

CAPITOLO SESTO


LA NASCITA DELLA REPUBBLICA

L’opera di Togliatti nella formazione della Repubblica italiana e della sua Costituzione, non va vista solo ed esclusivamente sotto l’aspetto dell’apporto che ad essa diede il Partito Comunista Italiano, ma anche nella capacità di frenare le aspirazioni alla rivoluzione violenta di larga parte del proletariato,aspirazioni che si manifestano soprattutto all’indomani dell’attentato a Togliatti nel 1948.

Infatti, dopo la svolta di Salerno (aprile 44), il Partito Comunista Italiano entrò nell’ area di governo e vi restò fino al 1947, quando con una improvvisa svolta di De Gasperi, l’allora presidente del consiglio, fu estromesso. La stagione politica si chiuse con l’affermazione della DC nelle elezione del 1948 :da allora in poi il partito comunista si pose sulla strada di una lunghissima opposizione democratica e costituzionale democratica, che è durata fino agli inizi degli anni 90.

Dopo la svolta di Salerno l’ingresso formale del Partito Comunista Italiano nel governo avvenne il 21 aprile 1944, nel gabinetto presieduto da Badoglio. Il giuramento si tenne in una locale di fortuna a Ravello, fra la diffidenza di persone fedeli al re, che fino a qualche mese prima aveva considerato il comunismo come il maggiore dei mali, ma che ora dovevano pur accettarne,almeno momentaneamente, la alleanza aspettando la prima occasione per sbarazzarsene.

Dopo qualche mese, avvenuta la liberazione di Roma, le forze di sinistra, soprattutto i socialisti, chiesero una nuova guida del governo che non fosse un semplice fiduciario del re e compromesso con il vecchio regime come era Badoglio: la scelta cadde su Bonomi che formò quindi un nuovo governo nel quale entrarono ancora i comunisti (giugno 1944).

In tale nuova fase politica, naturalmente occorreva un profondo rinnovamento del partito, tanto che si parlò di “partito nuovo”.

Fu lo stesso Togliatti a delinearlo con una opera teorica e pratica incessante;

Scrive Togliatti su Rinascita :


Prima di tutto, e questo è l'essenziale,partito nuovo è un partito della classe operaia e del popolo il quale non si limita più soltanto alla critica e alla propaganda, ma interviene nella vita del Paese con una attività positiva e costruttiva . La classe operaia, abbandonata la posizione unicamente di opposi­zione e di critica che tenne nel passato, intende oggi assumere essa stessa, accanto alle altre forze conseguentemente democra­tiche, una funzione dirigente . Partito nuovo è il partito che è capace di tradurre in atto questa nuova posizione della classe operaia, di tradurla in atto attraverso la sua politica, at­traverso la sua attività e quindi anche trasformando a questo scopo la sua organizzazione. In pari tempo il partito che abbia­mo in mente deve essere un partito nazionale italiano.”63
Si tratta quindi di costruire un partito che aggreghi le masse, che si diffonda in tutti gli ambienti possibili, di un modello quindi nuovo, molto lontano da quello del piccolo gruppo chiuso in sè stesso per affrontare le persecuzioni politiche, l’esilio e i mille pericoli della clandestinità.

Alcuni hanno visto in questo modello un abbandono del rigore rivoluzionario e un primo passo sulla via della rinuncia alla Rivoluzione. Scrive ad esempio il Galli:


«L 'esilio, il carcere, il confino, le molte lotte combat­tute, le difficili prove affrontate, invece di temprare le volontà ingenerarono una stanchezza, una rilassatezza, un sostanziale scetticismo che trovava un terreno propizio nelle nuove condi­zioni di un ambiente che consentiva la trasformazione dei vec­chi perseguitati in personaggi ufficiali riveriti, blanditi, osanna­ti. La buona formazione culturale di taluni tra loro - e in pri­mo luogo dell'autorevolissimo segretario generale - trovava nella tradizione italiana motivi e pretesti per giustificare l'indi­rizzo adottato. La

deformazione di Gramsci completava quella di Lenin, il "Risorgimento tradito", da Pisacane a Gobetti, i fermenti meridionalistici da Fortunato a Dorso, fornivano ma­teria per un canone interpretativo che rendeva lecite tutte le pe­culiarità, tutte le cautele, tutte le attese».64
Ma indubbiamente il “partito nuovo” corrispondeva alle esigenze del momento storico , in qualche modo anche potremmo dire che fu imposto, a una base alquanto recalcitrante perchè non cosciente della nuova situazione internazionale che si andava maturando.

Ad esempio bisognava tener conto delle preoccupazioni degli alleati che andavano comunque rassicurati, preoccupazioni soprattutto da parte inglese come spiega Spriano:


Ci sono abbondanti prove che almeno il governo inglese era seriamente preoccupato della piega che stavano prendendo gli eventi. Il 4 maggio, ad esempio Churchill scrisse due note al suo ministro degli Esteri, chiedendo se gli inglesi avrebbero consentito alla comunistizzazione dei Balcani e forse dell'Italia», osservando che «ci stiamo avvicinando al momento di mettere le carte in tavola con i russi sui loro intrighi comunisti in Italia, Jugoslavia e Grecia».. Mentre è probabile che il Preside Roosevelt non fosse personalmente molto preoccupato della possibile diffusione del comunismo in Europa, i dirigenti americani civili e militari in Italia erano forte mente anticomunisti e furono in grado di esercitare un'influenza decisiva sul cc della politica italiana del loro governo”65
Si forma quindi nel giugno del 45 il governo presieduto da Parri, esponente del partito d’azione che aveva presieduto il comitato che aveva guidato la Resistenza: si tratta di una affermazione di quello che fu detto il “vento del nord”. Nel nuovo governo Togliatti assume il ministero della giustizia, funzione particolarmente importante in vista delle epurazioni e dei processi per i crimini commessi durante la guerra.

Tuttavia il governo Parri ebbe vita breve, dal giugno al novembre 1945 perchè sembrò da una parte troppo legato agli ambienti partigiani e dall’altra non sufficientemente sostenuto dalla Sinistra perchè il leader era un liberale. Si apri quindi la strada a un governo guidato da un cattolico e la scelta ricadde su Alcide De Gasperi. (dicembre 1945)

Togliatti si trovò quindi ad affrontare il problema del rapporto con la Chiesa e con il mondo cattolico in generale. E’ ben consapevole che la Chiesa è la base catalizzatrice delle forze anticomuniste e tuttavia ritiene che il mondo cattolico sia molto composito e agitato da forze contrastanti, alcune delle quali possono essere utili alla causa democratica. In ogni caso gli sembra errato e controproducente uno scontro generalizzato con il cattolicesimo nel suo complesso poichè comunque il sentimento religioso è ben radicato nelle masse agrarie e anche in quelle operaie.

Come Osserva Bocca:


La Chiesa in Italia è certamente conservatrice, an­ticomunista, ma nulla esclude che possa mutare, che possa cer­care un nuovo rapporto con le forze popolari. È comunque con lei che bisogna fare i conti. Togliatti non improvvisa mai sui grandi temi: ritornano qui le lunghe meditazioni con Gramsci e poi le esperienze del Comintern, specie quella della Spagna…... È comprensibi­le che la Chiesa stessa presenti questa sua dottrina come qualco­sa di fermo, di assoluto, e la propria azione come un adegua­mento, condizionato soltanto da circostanze di fatto. Ma è com­pito dello storico e del politico indicare come, in circostanze sto­riche di volta in volta profondamente nuove e diverse, uno stesso involucro dottrinale abbia coperto o copra posizioni molto differenti, condizionate dai rapporti intercorrenti tra la Chiesa, lo Stato e la società civile, dalle lotte che si combattono nel seno di questa società, dai problemi economici, sociali, politici, che in questa società vengono a maturazione e si risolvono Poi si potrà rimproverare a Togliatti di aver commesso questo o quel­l'errore nella sua politica con la Chiesa ma non di non aver ca­pito che questa politica si imponeva comunque al movimento operaio”66

Occorre quindi muoversi sulla direttrice di una grande intesa generale; d’altra parte va pure notato che per il momento il clima della guerra fredda è ancora lontano.

Con De Gasperi egli trova anche una intesa abbastanza agevole. La nuova Democrazia cristiana è infatti molto più aperta del vecchio Partito Popolare: quest’ultimo era infatti più rivolto a ricostituire una società integralmente cattolica mentre la DC accetta sinceramente le istanze democratiche e progressiste. D’altra parte lo stesso De Gasperi in qualche modo ha bisogna dell’appoggio di Togliatti per fare accettare come una necessità quelle riforme in senso democratiche che molta parte del mondo cattolico avversa.

Si arriva quindi al referendum istituzionale (giugno ’46) che segna una vittoria per le forze di sinistra, in quanto la monarchia, che è il naturale baluardo della conservazione, viene battuta anche se i risultati, seppure chiari, non sono poi tanto eclatanti .

Il 54% degli elettori si esprime per la Repubblica con 12.717.923 voti, contro il 45,'7% che dà la preferenza alla monarchia con 10.719.284 voti. Da più parti si sollevano dubbi di brogli elettorali, ma la contestazione rimane lettera morta e il 13 giugno Umberto di Savoia lascia l'Italia per l'esilio di Cascais in Portogallo. Unitamente al referendum si vota anche per l’assemblea costituente con i seguenti risultati :


Democrazia Cristiana

207

Mov. Indip. Sicilia

4

Partito Socialista

115

Concentr. Dem Repub.

2

Partito Comunista

104

Partito Sardo d'Azione

2

Unione Dem. Naz,

41

Movim. Unionista It.

1

Uomo Qualunque

30

Part. Cristiano Sociale

1

Partito Repubblicano

23

Part. Democr. Lavoro

1

Blocco Naz. Libertà

16

Part. Contadini Italiani

1

Partito d'Azione

7

Fr. Dem. Progres. Rep.

1

Il P.C.I., come si vede, risulta solo il terzo partito: una chiara delusione alle tante speranze dei militanti. il comunismo era una forza nuova e che per tanti anni era stato demonizzato in ogni modo, non solo dal Fascismo, ma da tutta la classe dirigente e soprattutto doveva combattere con la posizione intransigente contraria della Chiesa.

Comunque la Costituente non aveva i poteri di una assemblea legislativa ma solo di redigere la Costituzione che fu opera comune di tutte le forze antifasciste e con tutti i limiti e le contraddizioni insite in un mondo cosi variegato ,resta comunque a tutto oggi un presidio essenziale della democrazia nel nostro paese.

Da notare in particolare l’art 7 che fa entrare nella Costituzione i Patti Lateranensi negoziati nel 1929 da Mussolini. Come è noto, esso fu approvato con l’appoggio comunista, mentre altre forze laiche e di sinistra (liberali, socialisti e azionisti) furono contrari.

Togliatti decise in tal senso per i motivi che prima abbiamo richiamato: evitare uno scontro frontale con il mondo cattolico dal quale il comunismo aveva tutto da perdere.

Subito dopo il voto referendario si forma un secondo governo De Gasperi che slitta alquanto più a destra del precedente. Comunque a Togliatti viene confermato il ministero della giustizia e ad altri esponenti comunisti viene pure affidato l’alto commissariato per la epurazione.

Come guardasigilli Togliatti svolge una opera molto discussa dagli ambienti della sinistra. La sua azione è tutta intesa a ripristinare la legalità. Si rivolge ai giudici invitandoli alla obbiettività anche se sa bene che la classe dei magistrati era chiaramente orientata verso la conservazione per estrazione culturale.

Nota Bocca:
La risposta di questa magistratura è nella maggior parte dei casi una risposta reazionaria. A Roma i fascisti che hanno torturato e ucciso i partigiani vengono o con­donati o condannati a pene lievi; i gerarchi fascisti denunciati alI'Alta Corte di Giustizia si danno alla macchia protetti dai cara­binieri e dalla polizia. Se il ministro di Grazia e Giustizia osa trasferire uno dei magistrati reazionari, la stampa di destra parla di «persecuzioni politiche» e il Guardasigilli deve giustificarsi, come nel caso del consigliere Milziade Venditti, trasferito dalla presidenza del Tribunale di Roma ad altro incarico: non per ra­gioni politiche, precisa «L 'Unità», ma di incompetenza profes­sionale, giudicata tale da una commissione della Corte d' Appel­lo cioè da «funzionari, alti magistrati di elevatissima competen­za e di serenità e imparzialità superiori a qualsiasi sospetto67

Tuttavia va notato che il progetto di Togliatti è pienamente coerente: vista la impossibilità di una rapida presa del potere di un regime comunista, occorre muoversi su un terreno puramente legalitario e costituzionale: la violazioni delle leggi da parte dei comunisti avrebbe oggettivamente giustificato atti di forza della destra. Se non si voleva arrivare a uno scontro violento per i tanti motivi che prima abbiamo delineato, occorreva restare saldamente su un piano legale.


Anche per quanto riguarda l’epurazione si procede con molta cautela, limitandosi a esonerare solo un limitato gruppo di alti dirigenti. D’altra parte va pure considerato che il regime fascista aveva preteso per tutti gli impiegati dello stato la fedeltà al regime,oltre alla formale iscrizione al Partito Fascista. Non era facile distinguere fra coloro che vi avevano aderito spontaneamente da quanti lo avevano fatto per semplice motivi economici e di lavoro, a prescindere dal fatto che gli avvenimenti avevano profondamente modificato le convinzioni della gente. D’altra parte non si poteva licenziare un numero ingente di funzionari senza che lo Stato ne restasse paralizzato nella sua azione, anche senza correre il rischio di vedere tutta una categoria di cittadini e lavoratori spinta in una disperata situazione. Il progetto di Togliatti era invece quello di allargare il consenso e non di creare una diffusa ostilità alle forze democratiche.

Tuttavia spesso ci fu eccessiva indulgenza da parte degli organi preposti, come osserva Bocca:


Certe commissioni prosciolgono quasi sistematicamente Non c'è da stupirsene, dato che nelle commissioni di epurazione vi è un so­lo rappresentante dell' Alto commissariato e due (un magistrato e un burocrate) della pubblica amministrazione. Del resto, che fare se il primo ministro De Gasperi accusa pubblicamente l' Al­to commissariato di compromettere i fondamentali interessi dello Stato, togliendogli i funzionari di cui ha bisogno per i suoi ministeri?”68


Sulla stesa linea Togliatti propose una amnistia poi approvata che riguardava i reati commessi in guerra e punibili con pene non superiori ai 5 anni e a esclusione dei reati di “sevizie particolarmente efferate”. Si trattava anche in questo caso di una necessaria opera di pacificazione anche se la magistratura la applicò in modo molto estensivo verso i repubblichini.

Intanto però la situazione mondiale era in rapida evoluzione. La alleanza che aveva permesso la sconfitta del nazi-fascismo andava rapidamente dissolvendosi e al suo posto nasceva quella che fu definita la “guerra fredda” fra la società liberista , guidata dagli USA., e il comunismo guidato dall’Unione Sovietica.

Gli USA cominciano quindi una campagna politica generale contro il comunismo internazionale, non disdegnando, il contributo di elementi ex fascisti e ex nazisti

Dall’altra parte,nell’Europa Orientale occupata dagli eserciti russi,l’alleanza con i partiti non marxisti viene rapidamente liquidata e la direzione dello Stato passa rapidamente in mani del tutto fedeli a Stalin.

Nel nuovo contesto occorreva schierarsi con il modello capitalistico o con quello comunista: non era possibile restare in una terza posizione.

Il problema si riflette rapidamente anche nella politica interna italiana: De Gasperi infatti agli inizi del 48 andò in visita in USA dove ebbe la promessa di ingenti aiuti economici conseguenti al piano Marshall, ma alla condizione sostanziale di estromettere i comunisti dall’area del potere. E fu ciò che avvenne alla fine dei maggio del 47 con il terzo governo De Gasperi.

Contemporaneamente anche il partito socialista subiva una scissione fra la maggioranza diretta da Nenni che restava nell’alleanza con i comunisti e una minoranza che sotto la guida di Saragat usciva per creare un proprio partito alleato alla DC e avversario del comunismo.

La radicalizzazione della lotta quindi costrinse il partito comunista ed abbandonare la politica precedente di buoni rapporti con le altre forze borghesi e comunque non reazionarie.

Si arrivò alle elezione del 18 aprile 1948.

Il risultato mostrò una vittoria chiara delle forze anticomuniste incentrate intorno alla DC e il PCI come la principale forza di opposizione: praticamente la DC al potere, il PCI all’opposizione fu lo schema che durò per oltre quaranta anni e si trascinerà sostanzialmente immutato, sia pure tra molte vicissitudini, fino agli inizi degli anni ’90.

CAPITOLO SETTIMO
L’ATTENTATO DI PALLANTE
.
Il PCI aveva perso con le elezioni del 48 la possibilità di raggiungere il potere attraverso le vie della democrazia costituzionale parlamentare.

Era possibile allora raggiungere lo stesso risultato con altri mezzi, quella della rivoluzione violenta ? L’occasione si presentò qualche mese dopo quando avvenne l’attentato di Palante contro Togliatti: fu l’occasione nella quale apparve,e non a pochi, che il comunismo potesse affermarsi secondo la linea della rivoluzione violenta in Italia. Ma tale possibilità nella realtà non ci fu in quell’occasione, cosi come non ci fu mai realisticamente, né prima né dopo


Gli avvenimenti che si susseguono all’attentato di Pallante a Togliatti sono un momento cruciale nella storia sia del movimento comunista che di tutto il Paese. Con essi tramonta ogni “velleitarismo” rivoluzionario e prende corpo definitivamente un lungo processo che, in mezzo a molte contraddizioni e arretramenti, tuttavia porta alla fine alla il PCI a accettare compiutamente la democrazia borghese parlamentare

Come scrive Tobagi :


Questa forza, anche per l'esperienza dello sciopero generale, acquista maggior coscienza che i sogni di una rapida palingenesi rivoluzionaria non hanno fondamento. Ciò non vuol dire che se ne traggano subito e chiaramente tutte le implicazioni teoriche e pratiche: bene o male, come si è visto negli articoli saggio di Secchia, si continua a tenere in piedi l'ipotesi di una via insurrezionale al potere, che è poi l'ipotesi di un uso politico anche della forza armata; e qualche gruppo, ristretto ma non isolato, continua a compiere piccoli episodi di lotta violenta. Ma si tratta, tutto sommato, di esperienze minoritarie e marginali: il grosso del movimento operaio - unito su questa scelta di fondo, al di là delle divergenze politiche e delle diffe­renziazioni che cominciano a delinearsi tra Pci e Psi inizia 'una lunga guerra di posizione” nel Paese e nel Parlamento.

ln questo senso, lo sciopero per l'attentato a Togliatti chiude un'epoca e fa morire un'illusione: l'epoca più convulsa e combattuta del secondo dopoguerra; l'illu­sione che il movimento operaio possa arrivare al potere con un colpo rivoluzionario.69
Il merito di aver evitato un bagno di sangue, si deve soprattutto al realismo di Togliatti in prima persona e del gruppo dirigente comunista che a lui faceva capo.

Esaminiamo sinteticamente i fatti:

Il 14 luglio 1948, alle 10.30 mentre Togliatti era insieme alla compagna Tilde Iotti, un giovane, Antonio Pallante gli sparò a bruciapelo tre colpi di pistola: Togliatti venne colpito ma fortunosamente i proiettili che lo raggiunsero non ebbero a ledere organi vitali e Togliatti potette essere salvato.

Molto si è detto sulla matrice dell’’attentato : alcuni hanno pensato che non si sia trattato del gesto di un personaggio isolato, più o meno esaltato, ma di un complotto,nel quale sarebbero intervenuti anche i servizi segreti stranieri.

Scrivono a questo proposito i Ferrara:
È impossibile dire se, oltre al clima di aggressione civile contro i comunisti, creato ad arte dei clericali, l'attentato del 14 luglio fu consapevolmente organizzato da qualche mandante rimasto nascosto. Le indagini della polizia non potevano naturalmente mettere in luce niente in questa direzione . Persino per l' eccidio di Portella delle Ginestre la ricerca dei mandanti fu esplicitamente esclusa dai




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