Palmiro togliatti editrice universitaria ceruso



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. Tambroni era tuttavia malvisto dalla sinistra: lo si accusava di aver aderito per un certo tempo al Partito Fascista, di essere eccessivamente uomo di “ ordine”, di essere di orientamento borghese reazionario, di essere addirittura legato alla CIA

Il governo Tambroni pur avendo al suo interno molti esponenti della sinistra democristiana ottenne la fiducia alla camera solo grazie ai voti dei MSI e dei monarchici. Allora alcuni ministri si dimisero, furono sostituiti e il Presidente Gronchi rimandò il governo alle camere che gli accordarono ancora la fiducia:si trattava di una specie di governo di emergenza , di un governo del Presidente come si disse, che accettava i consensi in aula anche delle destre senza tuttavia sentirsene condizionata e tanto meno espressione . Il PCI italiano fece una opposizione parlamentare durissimo ma non fece alcuna azione tendente a sollevare le piazze o a creare disordini. Nel paese quindi non avvenne nulla di particolare, non si ebbero manifestazioni popolari

Negli ambienti popolari di sinistra pero si era diffusa l’idea che fossimo alla vigilia di un colpo di stato di destra

La situazione invece divenne incandescente e proruppe in disordini per un episodio che possiamo considerare del tutto occasionale: fu concesso al MSI di tenere il proprio congresso nazionale a Genova. Il fatto innescò però una imprevista e imprevedibile reazione della base comunista e genericamente di sinistra

Un gran numero di organizzazioni protestarono : ANPI, Consiglio Federativo della Resistenza, CGIL, movimenti e partiti politici democratici, innalzarono una loro pubblicarono documenti e appelli violenti



Fra gli altri riportiamo un appello della FIOM
 “Operai e impiegati degli stabilimenti metallurgici,

alla vigilia dell'anniversario delle deportazioni operate dai fascisti e dal tedesco invasore nel 1944, contro i lavoratori metallurgici che avevano scioperato per l'ingiusta guerra e combattevano per la salvezza potenziale industriale e per una nuova Italia democratica, la FIOM di Genova, aderendo alle manifestazioni indette per il giorno 15 dal Comitato federativo della Resistenza, vi invita a prendervi parte con quello spirito antifascista e rinnovatore che ancora oggi vi anima.

Nello stesso tempo raccogliendo le giuste e indignate proteste espresse in questi giorni dai lavoratori per la convocazione del Congresso nazionale del MSI, la FIOM fa appello agli operai, impiegati, tecnici, giovani e donne perché ritrovino, oggi come ieri, in un fronte unitario antifascista la forza di ricacciare indietro ogni manifestazione di rigurgito fascista, teso a mettere in pericolo la nuova democrazia italiana, invitandovi ad esprimere la volontà al rispetto della Costituzione nell'ambito di ogni azienda con decisione ed energia.

Il contributo dei metallurgici genovesi alla lotta di liberazione ed alla costruzione di un nuovo stato democratico continua fintanto che esisteranno pericoli di una involuzione democratica e che alla direzione della cosa pubblica non vi sia la partecipazione attiva delle classi lavoratrici, unica garanzia alla libertà, alla pace, alla democrazia. I lavoratori genovesi sapranno dare una energica risposta alle palesi manifestazioni fasciste, e sappiano trarne una giusta valutazione le autorità competenti. “
Riportiamo inoltre un appello di alcuni partiti antifascisti :
I giornali riportano che, facendosi interpreti di una vasta corrente pubblica, PSDl, PSI, Partito radicale, PCI e PRI hanno firmato il seguente appello:

I fascisti dcl MSI intendono convocare nel prossimo mese di luglio il loro congresso nazionale a Genova, città che per prima ha costretto alla resa le forze nazifasciste. I partiti democratici denunciano questa grave provocazione e, mentre esprimono il disprezzo del popolo gcnovese nei confronti degli eredi del fascismo, testimoniano la indignazione e la protesta di Genova, medaglia d'oro della Resistenza. Nello stesso tempo i consiglieri provinciali socialisti Achille Pastorino, Giuseppe Macchiavelli, Mario De Barbieri, M. Angelo Bianchi, Enrico Bonini e Attilio Bettini hanno inviato la seguente interpellanza al presidente del Consiglio provinciale:

Interpelliamo la S. V. Ill.ma per sapere se non ritenga opportuno che il Consiglio provinciale esprima una vibrata protesta di fronte alla minacciata effettuazione del congresso nazionale del MSI che si dovrebbe tenere nel prossimo luglio a Genova, Medaglia d'Oro della Resistenza. Si chiede che alla presente interpellanza venga dato il carattere di urgenza.”

Gli avvenimenti precipitano. Il 30 giugno i lavoratori del porto (i cosiddetti "camalli"), operai delle industrie, ex partigiani e soprattutto studenti, inscenarono una grande manifestazione. La polizia cercò di scioglierla e allora i manifestanti rovesciano le auto della polizia, erigono barricate, dilagano nella città costringendo la polizia a ritirarsi .

ll prefetto di Genova, nel tentativo di riportare l’ordine, annulla il permesso al congresso del MSI ma i disordini continuano, si spostano e si allargano in tutta Italia. provocando drammatici scontri con le forze dell’ordine con morti e feriti in molte parti di Italia

A Reggio Emilia. viene proclamato lo sciopero generale. La polizia pero ha proibito gli assembramenti, le stesse auto del sindacato invitano con gli altoparlanti i manifestanti a non stazionare. La manifestazione spontanea non si scioglie e si arriva allo scontro cruento con le forze dell’ordine. Restano sul terreno uccisi quattro manifestanti . Anche per l’intervento dei sindacalisti che continuarono a invitare alla calma la manifestazione si sciolse.

Ma altri incidenti si hanno a Palermo a Catania a Licata con altri morti :a Roma, a Porta San Paolo, a Napoli, Modena e Parma altre manifestazioni che dilagano quindi un pò dappertutto.

A questo punto nell’ambito della Democrazia Crista si manifesta un forte movimento teso a disinnescare la situazione riportando l’Italia alla linea politica di centro sinistra che la DC stessa aveva gia decisa e solo momentaneamente accantonata .

Il governo TambronI si dimette e ì il 27 luglio Fanfani ricostruisce un suo governo, un monocolore DC che ottiene l’appoggio del PSDI e del PLI, l’astensione dei socialisti e dei monarchici, votano contro comunisti e il MSI .

Le dimostrazioni quindi si spensero : rimase pero a lungo nel ricordo per riesplodere ancora nel 68 il mito delle dimostrazioni popolari , della vittoria anti fascista

Del clima del luglio 1960, è testimonianza una canzone scritta da Fausto Amodei, ”per i morti di Reggio Emilia,”che per molti anni è stata sentita da molti come una sorta di inno dell'antifascismo

Riportiamo i versi


“PER I MORTI DI REGGIO EMILIA

Compagno cittadino fratello partigiano


teniamoci per mano in questi giorni tristi
di nuovo a Reggio Emilia di nuovo là in Sicilia
son morti dei compagni per colpa dei fascisti

di nuovo come un tempo sopra l´Italia intera


urla il vento e soffia la bufera

A diciannove anni è morto Ovidio Franchi


per quelli che son stanchi o sono ancora incerti
Lauro Farioli è morto per riparare il torto
di chi si è già scordato di Duccio Galimberti

son morti sui vent´anni per il nostro domani


son morti come vecchi partigiani

Marino Serri è morto, è morto Afro Tondelli


ma gli occhi dei fratelli si son tenuti asciutti
compagni sia ben chiaro che questo sangue amaro
versato a Reggio Emilia è sangue di noi tutti

sangue del nostro sangue nervi dei nostri nervi


come fu quello dei fratelli Cervi

Il solo vero amico che abbiamo al fianco adesso


è sempre quello stesso che fu con noi in montagna
ed il nemico attuale è sempre ancora eguale
a quel che combattemmo sui nostri monti e in Spagna

uguale ´ la canzone che abbiamo da cantare


scarpe rotte eppur bisogna andare

Compagno Ovidio Franchi, compagno Afro Tondelli


e voi Marino Serri, Reverberi e Farioli
dovremo tutti quanti aver d´ora in avanti
voialtri al nostro fianco per non sentirci soli

morti di Reggio Emilia uscite dalla fossa


fuori a cantar con noi bandiera rossa”
Di questo mutamento di clima era stato già preannunziato da Pasolini che prima dei fatti di Genova , egli tiene molto a precisarlo, scrisse la poesia che riportiamo
“La croce uncinata:

Da molte notti, ogni notte, 


passo sotto questo tempio, tardi, 
nel silenzio dell'aria 
del Tevere, tra rovine scomposte. 
Non c'è più intorno nessuno, allo scirocco 
che spira e cade, fioco tra le pietre: 
forse ancora una donna, laggiù, e dietro 
il bar di Ponte Garibaldi, due tre poveri 
ladri, in cerca di dormire, chissà dove.

Ma qui, nessuno: passo veloce, 


rotto da una notte tutta ansia e amore: 
non ho più niente nel cuore 
e non ho più sguardo negli occhi. 
Eppure, quest'immagine, col passare delle notti, 
si fa sempre più grande, più vicina: 
ecco lo spigolo, liberty, contro la turchina 
distesa del Tevere: ed ecco i poliziotti 
che piantonano il tempio, tozzi e assorti. 
Li vedo appena, coi loro cappotti 
grigiastri, contro un albero secco
contro i bui scorci del ghetto: 
e colgo una breve luce, negli occhi 
umiliati dal loro goffo sonno di giovinotti: 
una accecata stanchezza che vede nemici 
in ognuno, un veleno di dolori antichi, 
un odio di servi: restano indietro, 
soli come lo scirocco che vortica tra le pietre. 

Una vergogna, triste come la notte 


che regna su Roma, regna sul mondo. 
Il cuore non vi resiste: risponde 
con una lacrima, che subito ringhiotte. 
Troppe lacrime, ancora non piante, lottano, 
oltre questi umilianti quindici anni, 
dentro le nostre dimentiche anime: 
il dolore è ormai troppo simile al rancore, 
neanche la sua purezza ci consola. 

Troppe lacrime: a coloro che verranno 


al mondo, per molto tempo ancora 
questa vergogna farà arido il cuore. 

                                                 [Aprile 1960]


Il poeta tiene a precisar la data della composizione 93
Entrava in campo una nuovo soggetto politico che poi fu il protagonista politico di tanta parte della vita politica degli anni successivi e che infine mise in crisi lo stesso concetto di partito costruito da Togliatti

L'irruzione dei giovani sulla scena politica fu una novità. Non che i giovani non abbiano sempre fatto parte e consistente di tutti i movimenti politici ma in questo caso cominciava a delinearsi una presenza di “ giovani” come categoria sociologica e non come parte di un più grande apparato. Insomma in altri termini non si trattava più degli attivisti più giovani e quindi meno ascoltati dei partiti di massa ma di soggetti politici che cercavano una loro autonomia.

Era una cosa inaspettata: si pensava che dopo la stagione della resistenza della lotta anti fascista e poi dei primi entusiasmi del dopoguerra i giovani fossero tutti rifluiti nel privato, che aspirassero solo ad comprarsi la macchina. i jens e lvetirsi alla moda allora venuta dall’america : apparivano agli anziani privi di valori, futili e materialisti

Nei fatti di Genova invece furono fra i protagonisti: furono detti “le magliette a strisce” dall’indumento generalmente allora usata dei giovani indumenti di poco prezzo e pertanto preso a simbolo di uno status proletario.

Sicuramente, però, il valore dell'antifascismo fu un collante che funziono egregiamente un valore che a tutti sembrava indiscutibili dopo l’esaltazione che la scuola e lo stato ne aveva fatto .

Un giudizio generale interessante sugli avvenimenti è quello anche di Rossana Rossanda




Fine di una epoca

Si può dire che il 1960 è la fine del dopoguerra. Ma è stato l’antifascismo la dominante di questa stagione? No. Il 1960 è stato il detonatore d’uno scontro che aveva al centro, nel quadro istituzionale, la sorte della Dc e delle sinistre fra "modernizzazione" e "reazione". E nella società il maturare d’una spinta dalla "modernizzazione" alla "radicalità", il primo vero anticapitalismo dopo il 1945. I due livelli non vanno insieme, premono uno sull’altro. L’antifascismo non è più un riferimento simbolico sufficiente.

Ma da un pezzo. Per la generazione mia e quelle precedenti fascisti e nazisti avevano ancora una faccia, erano le sagome per le strade, le razzie, gli affissi di Kesserling, i corpi dei partigiani giustiziati, a terra o impiccati. E la guerra era stata interminabile. Nata lontana e in imprese che parevano facili e indegne, l’Albania, la Croazia, l’intervento sulla Francia già messa a terra dai tedeschi, la guerra si avvicina con lo scomparire dei parenti o i compagni di scuola, finiti chissà dove o perduti in mare. Ma dopo il 1941 con i raids aerei sulle case, la guerra è addosso a tutti, mentre si consuma la tragedia dell’Armir e nel 1943 il regime crolla su tutto e tutti, il paese si divide ma la guerra continua per altri due lunghi inverni. E poi - ad armi deposte - rivelava una distruzione impensabile: le atomiche, i campi di sterminio. Non finiva mai.

Non ne potevamo più.

Contrariamente a quel che si va dicendo, non ne abbiamo gran che parlato ai più giovani, e bastava avere cinque anni meno di me per esserlo ed essere rimasti in qualche modo protetti dall’infanzia, soltanto i piccoli ebrei già con le spalle al muro. Uscivamo da troppo orrore, c’era un mondo da scoprire, sarebbe stato migliore, c’era tutto da fare. Questo ci buttò sul domani. Quando Togliatti fece dell’amnistia un gesto di forza - i fascisti erano stati liquidati, si poteva chiudere. Rimase una fascia di inquietudine specie al nord: avevamo fatto una guerra civile - checchè se ne dicesse - perché l’Italia passasse al dominio democristiano e sempre Valletta fosse la Fiat? Ma eravamo forti, il partito comunista, i socialisti, la Cgil. Perfino il voto aveva il suo fascino, e spiega perché non passò nel 1953 una legge truffa meno pesante di quelle di cui oggi tranquillamente si parla.

In questo clima l’antifascismo si era spento come milizia ed era rimasto oggetto delle rituali celebrazioni. La memoria raramente appassiona. Rinasce l’antifascismo quando torna ad avere una valenza nel presente: nel 1960.

Ma è proprio un sussulto contro il fascismo o è piuttosto contro quel che diventa la già dura Dc nel momento in cui ha la fiamma tricolore nella maggioranza? E non è vero che sia una rivolta specifica dei giovani. È di tutti, a cominciare dagli ex partigiani e dai portuali di Genova che, grossi come armadi, sbaragliano le truppe del Msi e la polizia. Ma è la prima volta dal dopoguerra che i giovani spuntano fuori da tutte le parti. Inaspettati, agili, non preventivamente organizzati, con le magliette più che con le bandiere.

Sono un altra cosa. Del fascismo non sapevano niente, tanto meno dai manuali di storia e del resto a scuola non si arrivava alla prima guerra mondiale. Quando dall’autunno dopo tenemmo un corso di lezioni e testimonianze, a Milano ci volle il Teatro Lirico e grondava di gente (poi le pubblicò Feltrinelli). Sapevano poco e pareva che di politica non si occupassero affatto, eccezion fatta per alcune frange universitarie che erano terreno di cultura dei quadri dirigenti dei partiti. Neanche il Pci riusciva a portare i giovani nelle sezioni, Berlinguer, allora segretario della Federazione giovanile, ricorse ai biliardini per attirarli. Con poco successo. Da dove venivano magri, spiritati e senza alcuna paura? La verità è che si erano formati altrove, nel ribollire dei costumi, nella libertà del rock and roll, del primo giubbotto di pelle, nella prima moto contro la 500 di papà, nel rifiuto d’un tempo contato, dei soldi raggranellati dai grandi. Il primo conflitto è sempre generazionale.

Non credo invece che riscoprissero la conflittualità contro la mansuetudine dei vecchi comunisti. C’è un’oleografia della lotta sociale del dopoguerra che la vuole rara e ordinata. In realtà negli ultimi anni ’40 e nei’50 il conflitto non era stato niente affatto affettuoso, né da una parte né dall’altra. Volavano i sassi nelle manifestazioni operaie, i picchetti erano duri, le operaie della Borletti — lo ricorderà Pizzinato —cominciavano la vertenza spaccando a zoccolate i vetri della direzione. La polizia e poi la celere picchiava, a volte sparava, i quadri erano sorvegliati e licenziati, in fabbrica non ci si muoveva più, e si era perquisiti alle porte.

Non è dunque la combattività nelle strade che è la novità. È il venir fuori dei ragazzi da tutte le parti, la loro diversità rispetto ai partiti, la critica che cominciò allora non tanto a come si facevano le lotte ma a come si chiudevano. E poi non erano più meridionali o piemontesi, nella fabbrica era entrato un proletariato reattivo, non sempre amato dai più anziani e fuori le città conoscevano un modo ribelle, e ancora allegro, di essere e apparire. Quando Celentano cantò alla festa dell’Unità, il giorno dopo trovammo una vera collina di scarpe perdute nell’entusiasmo e Rita Pavone scandalizzò Nilde ma divertì Togliatti ballando la sua caricatura.

Ma è antifascismo? All’inizio no, è antiborghese, moderno, innovatore. Il 1968 ne sarà davvero il figli 94

Leggiamo la testimonianza entusiastica di uno che ha partecipato agli avvenimenti del 1960 il Mazzocchi, sul fenomeno sull’irrompere dei giovani sulla scena politica.


I giovani con la piazza

I giovani sono scesi in piazza di loro iniziativa. Abbiamo assistito al magnifico spettacolo datoci dai giovani di Genova e i giornali di questi ultimi giorni ci portano la documentazione fotografica e cronistica delle manifestazioni che hanno coronato lo sciopero generale, dove i giovani sono stati all'altezza del loro dovere civico rivoluzionario. I feriti di Roma, i feriti ed i morti di Reggio Emilia, di Palermo, di Catania sono anch'essi come i feriti di Genova, per la più parte dei giovani…..

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In questi 15 anni dalla caduta del fascismo, durante i quali il giovane avrebbe dovuto ignorarne ogni ripercussione fisica e morale, i privilegi di classe si sono mantenuti e ampliati; l'apparato della forza e dell'inganno si è perfezionato e raffinato; i dolori e i drammi umani sono, ogni giorno che passa, più profondi, più estesi, più sanguinosi; le sofferenze si moltiplicano; i pericoli di guerra crescono e il male si sviluppa: la tetra ombra dell'era fascista si addensa sulla gioventù disperata ed esasperata.

Il fascismo è dovunque, non soltanto nel M.S.I. Ma se lo scioglimento del M.S.I. viene imposto dalla volontà popolare, anche i sostegni dove si puntella dovranno ricredersi e capitolare. Questo i giovani hanno compreso e per questo hanno agito. Non vogliono essere gli assassini dei loro fratelli, come purtroppo lo furono quelli delle generazioni fasciste, delle "Disperate" di triste memoria; vogliono essere i militi della libertà: vogliono liberare il popolo, di cui sono i figli più cari, dalla lebbra fascista; non ammettono tentennamenti, né tregue, né compromessi.

Aperta con Genova la breccia ribelle per un motivo ideale, la sua efficacia risulterà soltanto da una continuità che in maniera consecutiva inutilizzerà tutti i mezzi di coercizione e abbatterà tutti gli ostacoli. La rivolta morale è indispensabile; il suo servizio sociale è dei più meritori..

I partiti di massa hanno prosperato, in questi ultimi 15 anni, grazie alla tendenza che spinge densi strati di esseri umani a credere in qualcuno o qualche cosa che faccia autorità su di loro. Anche la gioventù italiana si lasciò illudere dagli apparati, credette in essi in modo quasi religioso e fanatico; il partito e gli uomini che lo incarnano divennero la sua ragion di essere. Tal quale si affaccia oggi alla ribalta degli avvenimenti, la gioventù potrebbe costituire, se coltivata nei suoi impeti e nelle sue decisioni, una nuova leva capace di sforzo, di senso e ragione propria, ben disposta ad uscire dall'assurdo, dallo stato di ubbidienza e dalla disciplina di partito che la rese fino ad ora irrazionale, apatica e gregaria.

Il dramma della gioventù italiana risiede nell'aver seguito, senza amore, le tattiche politiche dei partiti, oggi elettorali e domani parlamentari, delle quali hanno tratto profitto agrari e industriali, borghesia e governo, preti e fascisti. Oggi siamo alla svolta dello Stato forte, alla minaccia di un ritorno sempre più temuto della tirannide fascista.

L'antifascismo ufficiale e parlamentare volle essere magnanimo e i da lui perdonati divennero e sono spietati contro gli uomini ed i valori della Resistenza.

E' giunta l'ora per tutti di impostare l'azione chiaramente, realisticamente. Impedire nuovi tradimenti, nuovi agguati, nuovi attacchi alle libertà è compito più che mai serio ed urgente. L'inizio è stato buono, valido, determinante. Di fronte all'azione di piazza, alla volontà fisica del popolo, allo slancio ardimentoso dei giovani, fascisti e governo hanno dovuto ripiegare. Vuol dire che gli italiani antifascisti hanno imboccato la strada giusta.

Attenti, ora, alla svolta parlamentare dei partiti antifascisti.

I giovani non devono permettere una seconda edizione della politica del suicidio fin qui da partiti legalitari praticata, politica che ci ha dato uno Stato capitalista e clericale, che porta gli ultimi ritocchi al rullo compressore sotto il quale vengono schiacciate le poche libertà che ci erano rimaste. E noi anarchici saremo con loro.

La piazza ha fornito prove di maschia energia, ha rimosso il morente, ha scosso la sonnolenza, ha rimesso ciascuno al suo posto.

Se la "tattica" parlamentare riprende il sopravvento, se la piazza cede alle manovre elettoralistiche dei partiti, se i giovani si lasciano convincere dai becchini di servizio, che si fanno premurosi, suadenti, pressanti attorno ai crocchi, nelle sedi del partito, nelle associazioni, nei sindacati, la rivolta popolare si trasformerà come per incanto in atto che si vuole ostinatamente politico, sarà svuotata di ogni contenuto sociale, i poveri assassinati avranno raggiunto la folla degli altri caduti e per noi vivi continuerà, senza soste e senza strappi, l'eterno gioco della politica del suicidio, fino alla restaurazione di un regime tenebroso di reazione fascista.

Stiano vigilanti i giovani, perché una cosa è conoscere i metodi della persecuzione fascista per sentito dire e dalla voce dei testimoni che vissero quegli orrori, ed altra è vedere con i propri occhi, toccare con mano la realtà, subire e soffrire quegli orrori nel primo spirito e nella propria carne.

Ma se i giovani vogliono assolvere ad una missione propria, debbono persuadersi, rappresentando una componente delle inquietudini generali, che vi debbono esercitare una funzione ed una pressione per dare un contenuto alle loro attività ed alla loro azione. E se gli adulti vorranno mantenere il contatto con i giovani, dovranno abbandonare il terreno della predica paternalistica e fornire esempi buoni più che buone parole, consigli e comminatorie.95
Le due valutazioni appaiono chiaramente unilaterali, non prendono in nessun conto la regioni deglo altri , della grande maggioranza degli italiani che a quelle manifestazioni non partecipò e non aderi, che sostennero il metodo della democrazia elettorale e non quellodelle violenze di piazza : tuttavia in un punto sono colgono indubbiamente la realtà: il 1960 si presenta come un prolungamento della lotta antifascista, della Resistenza: in realtà pero chiudono l’età della Seconda Guerra Mondiale e danno inizio a un’altra epoca a un’altra età che culmionerà con gli avvenimenti del ‘68.

L’età di Togliatti volgeva implacabilmente al termine.



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