Palmiro togliatti editrice universitaria ceruso



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Ancor una volta il grande statista si era opposto alla Rivoluzione, forse aveva salvato ancora una volta il movimento operaio e e con esso l’italia da eventi luttuosi ma ormai aveva perso cosi il rapporto con i giovani, con quanti sognavano ancora la Rivoluzione sempre annunciata e sempre rimandata

Il 68 ebbe origine dalla frattura fra i giovani imbevuti di spirito rivoluzionario e il Partitoo Comunista che la Rivoluzione la aveva sempre impedita .

CAPITOLO DECIMO
IL MEMORIALE DI YALTA

Va sotto il nome di ” Memoriale di Yalta” una serie di appunti che Togliatti scrisse nel 1964 nella località del Mare Nero ( in verità la grafia esatta sarebbe “ Jalta” come scriveva lo stesso Togliatti e non “Yalta”, ma seguiamo l’uso comune ormai affermatosi)

Togliatti si trovava in Russia per conferire con i capi del PCUS, soprattutto a proposito della crisi che si era delineata per i dissidi con la dirigenza del partito comunista cinese che raggiungeva momenti di acutissima tensione. Pertanto Kruscev voleva preparare un congresso che condannasse nettamente e senza riserva le tesi dei cinesi. Togliatti era contrario a una tale iniziativa ritenendo che essa in realtà portasse a una pericolosa spaccatura di tutto il movimento comunista mondiale a tutto vantaggio naturalmente delle forze reazionarie.

Partì piuttosto a malincuore verso Mosca: una volta arrivato non trovò Kruscev occupato in altri impegni la qualcosa lo contrariò non poco. Comunque nell’attesa raggiunse una dacia a Yalta dove fu poi colpito dalla trombosi che lo portò alla morte.

Nella dacia elaborò una serie di appunti ( che poi fu denominato “memoriale “) che egli custodiva insieme ad altri documenti in una cartella personale. Non sembra quindi che fosse destinato alla pubblicazione ma solo una nota scritta da sviluppare nei colloqui o da far girare fra gli alti dirigenti. Subito però dopo la morte di Togliatti, Longo decise la sua integrale e immediata pubblicazione.

D’altra parte era sempre stato di uso comune che ogni colloquio fra i dirigenti comunisti fosse poi accuratamente verbalizzato per iscritto.

Si è molto discusso che funzione avesse il memoriale nei riguardi di Kruscev: come è noto i rapporti personali fra i due dirigenti non erano proprio dei migliori anche perché non si erano conosciuti nel lungo periodo di esilio moscovita di Toglatti. Secondo alcuni studiosi tuttavia si trattava di un tentativo di avvicinarsi di più alle

sue posizioni e di rompere il muro di incomprensione con il il segretario del PCUS e rafforzarne dunque la posizione, per altri invece si trattava di un documento che aveva il fine più o meno nascosto di indebolire la posizione di Kruscev. Sostengono la prima posizione la Jotti e Amendola


Dice la lotti: «Ma no, Togliatti voleva aiutare Krusciov e non danneggiarlo. Certo fra i due non vi era intesa ideale. Krusciov sentiva la estraneità di Togliatti, probabilmente non aveva gradito le sue lezioni a cominciare dall'intervista a "Nuovi Argomenti"».

E Amendola: «Fu un momento di fiducia in Krusciov; aveva capito che il suo potere era tremante e temeva che gli potesse succedere un duro”.96

Fra i sostenitori della tesi del documento ambiguo contro Kruscev troviamo invece Leo Valiani:


Togliatti si prestò a una manovra contro Krusciov preparata da Suslov e da altri dirigenti. Lo detestava, lo giudicava incapace di dirigere il movimento. Tanto è vero che avendo intuito la mossa, non si fece trovare a Mosca”97
. Comunque va pure notato che due mesi dopo Kruscev fu posto in minoranza ed allontanato dal potere soprattutto proprio in relazione alla gestione dei difficilissimi rapporti con Pechino .

Il memoriale non nasce dal nulla naturalmente, ma è il naturale proseguimento delle posizione del Partito comunista Italiano dei mesi precedenti, o meglio degli anni precedenti.

Negli anni 60 il ruolo e le caratteristiche del movimento comunista si erano poste ormai in modo molto diverso dagli anni 40.

Non si trattava più certamente di un partito di militanti, pochi ma tutti dediti soprattutto all’azione politica: si era andato delineando un partito di massa che comunque non intendeva certo rinnegare il passato resistenziale . Come nota Flores negli Annali Feltrinelli del 82 :


Sembra di poter sostenere, da quanto si è ricostruito finora, che nel campo dell'organizzazione il "partito nuovo" significasse essenzialmente se non esclusivamente partito di massa. Partito di massa, naturalmente, dei lavoratori, centrato prevalentemente sulla classe operaia rispetto a cui gli altri strati sociali appaiono" alleati "; partito nazionale ma non per questo meno definito socialmente ne staccato e distante da una tradizione lontana con cui non si vuole rompere ma che l'esperienza resistenziale ha permesso di modificare profondamente”98
Si affacciavano inoltre nuovi problemi o almeno i problemi di sempre trovavano un diverso contesto di riferimento. Nota da esempio Ilardi, a proposito della rapporto fra rivoluzione e legalità, fra gestione del potere in una serie ampia di governi locali e opposizione antagonista :
E tutto questo perche anche in quegli anni di rivoluzione culturale, il pro­blema politico rimaneva quello di sempre: di fronte al mutamento e alla crescita del sociale che rimetteva in gioco la capacità di governo del sistema politico, la questione per le avanguardie politiche del movimento era quella vecchia di come riuscire ad avvicinare al livello del Potere - che rimaneva uno, e uno solo, e cioè quello dello stato, della conquista dello stato - il livello delle masse, era come "introdurre" lo stato nelle masse, dentro una forma di stato, seppure nuova, riformata o rivoluzionata.”99
Anche la dirigenza intorno a Togliatti era cambiata profondamente. Sebastiani considera il “ricambio “della classe dirigenziale in questi termini:
Si possono individuare, dal dopoguerra ad oggi, quattro periodi distinti caratterizzati dal nucleo costitutivo del gruppo dirigente e insieme dal ruolo e dalle modalità di funzionamento dell'organismo: ossia da gruppi dirigenti cui corrispondono di volta in volta diversi "tipi" di potere, in senso webe­riano, e quindi diversi modelli di gestione, che comportano anche forme di­verse di apparato.

Fino alla metà degli anni cinquanta il nucleo dirigente ruota intorno alle figure centrali di Togliatti e Longo, Secchia e Scoccimarro: quattro leaders tra i piu prestigiosi della generazione dei fondatori. Intorno a questo gruppo stabile si alternano, in generale per brevi periodi, altri esponenti del gruppo dirigente della prima generazione: ……una leadership di tipo carismatico. Ciò sia per quanto riguarda la figura del segretario nazionale - gli interventi di To­gliatti vengono considerati " atti politici" veri e propri, a carattere direttivo.. - che più in generale per tutto il nucleo costitutivo della Segreteria. Sono il prestigio dei suoi membri e il loro ruolo politico che configurano in questa fase una forma di potere carismatico la quale pone di fatto la Segreteria al vertice della piramide organizzativa del partito.

La transizione alla fase successiva avviene tra il 1955 e il 1956. Dal vecchio nucleo scompaiono Secchia e Scoccimarro, ma per vie diverse: …….. un esempio, quindi, di "rinnovamento nella continuità", che contempera l'avvicendamento di nuove leve con la permanenza in posizioni di prestigio di vecchie figure di leaders “100
Si era inoltre gia posto fin dagli anni cinquanta, il problema del rapporto fra socialismo e libertà, fra la uguaglianza effettiva su base economica del socialismo reale e la libertà che restava in pratica un retaggio della democrazie occidentali.

Si poneva quindi il problema dei rapporti con il partito guida dell’URSS ma questo non avveniva solo a livello dirigenziale ma era sentito soprattutto dalla base.

In realtà il rapporto con l’URSS era stato sempre centrale nel movimento comunista italiano e non si era mai trattato semplicemente di un incontro di vertice. Come giustamente nota Agosti negali Annali Feltrinelli del 1982:
Un primo elemento deve essere, ci sembra, sottolineato con forza: la storia dei comunisti italiani nell'Unione Sovietica non può ridursi alla sola ricostruzione della vicenda del vero e proprio gruppo dirigente del PCI pre­sente negli organismi centrali dell'Internazionale e delle sue organizzazioni parallele. A sfondo di questa vicenda dev'essere riportato alla luce, almeno a grandi tratti, il mondo dell'emigrazione politica italiana nell'URSS, "fatta sia di funzionari che di operai e di specialisti [...] - comunisti, socialisti, anarchici, senza partito, lavoratori perseguitati dal fascismo che hanno tro­vato rifugio, occupazione, e spesso famiglia nell'Unione Sovietica.

Una presenza di immigrati italiani nel paese della rivoluzione d'ottobre si manifesta fin dall'inizio degli anni venti, in stretta connessione con l'evo­luzione della situazione politica italiana. Dopo le aspre -lotte di classe del "biennio rosso", e mentre si allargava lo scontro armato con il fascismo ­che assumeva in alcune regioni il carattere di una vera e propria guerra ci­vile - numerosi quadri del movimento rivoluzionario vennero a trovarsi in una situazione estremamente difficile: braccati ora dalle minacce c!i rap­presaglie squadriste, ora dalla persecuzioni di una giustizia non ancora com­pletamente ligia al potere esecutivo, ma pur sempre apertamente di classe, posti talvolta nella impossibilità di trovare lavoro per i "bandi" decretati dai fascisti e dai padroni, non restava loro altra scelta che emigrare all'este­ro i militanti” 101
A partire poi dal 1956 dopo i fatti di Ungheria, Togliatti tentò anche se con non molto successo di incidere sugli equilibri del comunismo internazionale con una strategia più avanzata : si trasformava quella che era sembrata una scelta tattica (la via legalitaria al socialismo in una scelta invece strategica irrinunciabile.

In occasione della crisi con il comunismo cinese nascevano nuovi spazi : tuttavia non bisogna credere che Togliatti intendesse agire in opposizione o in contrasto con il partito comunista russo. La Russia restava sempre il più importante punto di riferimento di un movimento che Togliatti stesso riteneva sempre “mondiale”, consapevole che il frazionamento del movimento era necessariamente un suo indebolimento e quindi la preoccupazione fondamentale di non rompere mai in nessun caso l’unità .

Togliatti quindi non intendeva mirare a una scissione del comunismo italiano da quello sovietico ma portare su posizioni più avanzate l’insieme del movimento mondiale. Conseguentemente egli vedeva nella conferenza che Krusciev intendeva indire un grave pericolo per l’unità stessa del movimento mondiale. Si rendeva conto che uno scontro frontale avrebbe portato a una frattura verticale non facilmente riassorbibile fra partiti europei e i partiti asiatici e ancora ad un’altra frattura all’interno dei partiti comunisti di tutto il mondo. Queste preoccupazioni erano state presentate dal partito comunista italiano già da vari mesi e aveva messo chiaramente in dubbio la opportunità di una tale conferenza.

In seguito poi la dirigenza comunista italiana guidata sempre da Togliatti aveva accettato in linea di principio la conferenza considerandola inevitabile, ma in ogni caso si voleva influire sulla sua composizione e direttive. E in questo contesto che vanno quindi inquadrati gli appunti che Togliatti redasse e che noi conosciamo come “memoriale di Yalta”

Esaminiamo ora più particolarmente il contenuto del memoriale.

Innanzi tutto il Togliatti condanna senza ambiguità le posizioni cinesi e il pericolo che esse rappresentano per il movimento comunista mondiale e quindi della necessità di un lavoro capillare per rispondere alle tesi cinesi:


Il piano che noi proponevamo per una lotta efficace contro le errate posizioni politiche e contro l’attività scissionista dei co­munisti cinesi era diverso da quello che effettivamente è stato seguito. In sostanza il nostro piano si fondava su questi punti:non interrompere mai la polemica contro le posizioni di principio e politiche cinesi;”102
Il problema e come condurre la polemica:
“   condurre questa polemica a differenza di ciò che fanno i cinesi, senza esasperazioni verbali e senza condanne generiche, su temi concreti, in modo oggettivo e persuasivo, e sempre con un certo rispetto per l’avversario

in pari tempo procedere, per gruppi di partiti, a una serie di incontri per un esame approfondito e una migliore definizione dei compiti che si pongono oggi nei differenti settori del nostro movimento (Occidente europeo, Paesi dell’America latina, Paesi del terzo mondo e loro contatti col movimento comunista dei Paesi capitalistici, Paesi di democrazia popolare, ecc.). Questo la­voro doveva farsi tenendo presente che dal ‘57 e dal ‘60 la situa­zione in tutti questi settori e seriamente cambiata e senza un’at­tenta elaborazione collettiva non è possibile arrivare a una giusta definizione dei compiti comuni del nostro movimento;

· solo dopo questa preparazione, che poteva occupare an­che un anno o più di lavoro, avrebbe potuto essere esaminata la questione di una conferenza internazionale, la quale potesse vera­mente essere una nuova tappa del nostro movimento, un suo ef­fettivo rafforzamento su posizioni nuove e giuste. In questo modo avremmo anche potuto meglio isolare i comunisti cinesi, opporre loro un fronte più compatto, unito non soltanto per l’uso di co­muni definizioni generali delle posizioni cinesi, ma per una più profonda conoscenza dei compiti comuni di tutto il

movimento e di quelli che concretamente si pongono in ognuno dei SUOI settori”103
Togliatti mostra di rendersi conto che perché un lavoro del genere fosse ben condotto sarebbe stato anche necessario non indire una conferenza che avrebbe provocato delle pericolose fratture:
Del resto, una volta ben definiti i compiti e la linea politica nostra settore per settore, si sarebbe anche potuto rinunciare alla conferenza internazionale, qualora ciò fosse apparso necessario per evitare una scissione formale”104
Ritiene anche possibile soluzioni alternative che pur condannando le posizioni cinesi tuttavia evitino la paventata spaccatura:
penso, per esempio, all’importanza che avrebbe avuto un incontro inter­nazionale, convocato da alcuni partiti comunisti , occidentali, con un’ampia sfera di rappresentanti dei Paesi democratici del « terzo mondo» e dei loro movimenti progressivi, per elaborare una con­creta linea di cooperazione e di aiuto a questi movimenti. Era un modo di combattere i cinesi coi fatti, non soltanto con le parole”105

Va ancora notato che il confronto con il comunismo cinese non è soltanto un fatto tutto interno al movimento comunista internazionale, ma trae le sue ragioni anche in profonde e antiche tradizioni storiche. Nota al proposito Hobsbawm:


per i duemila anni dell'Impero cinese la maggior parte dei suoi abitanti che avevano un 'opinione a riguardo avevano considerato la Cina il centro e il modello della civiltà mondiale. Con minori eccezioni tutti gli altri paesi nei quali i regimi comunisti avevano trionfato, dall'URSS in avanti, erano e si consideravano culturalmente arretrati e marginali, in relazione a qualche I altro assunto come paradigmatico e più avanzato. Proprio l'energia la quale l'URSS insisteva negli anni di Stalin sulla sua indipendenza intellettuale e tecnologica dall' Occidente e sulle origini autoctone delle invenzioni più importanti, dal telefono all'aeroplano, era un sintomo eloquente di questo senso di inferiorità.”106
D’altre parte il pensiero di Mao era mosso dall’idea che una rivoluzione costante era necessaria per mantenere vivo il senso il marxismo che comportava quindi un rifiuto di un accordo con le strutture tradizionale di creazione borghese dell’Europa Occidentale e quindi anche di un periodo di pace con l’Occidente capitalistico a tempo praticamente indeterminato.

Nota giustamente Hobsbawm:


Un altro aspetto del pensiero di Mao che si appoggiava alla sua lettura della dialettica marxista era infatti la convinzione dell 'im­portanza della lotta, del conflitto e della tensione elevata, come fattori non solo essenziali per la vita, ma anche per prevenire la ricaduta nelle debolezze della vecchia società cinese, che consistevano proprio nell'a­ver insistito sulla permanenza e sull'armonia immutabili. La rivolu­zione e il comunismo stesso potevano essere salvati dalla degenerazio­ne nella stasl solo mediante una lotta costantemente rinnovata. La ri­voluzione non poteva mai aver fine107

Realisticamente poi viene preso in esame la situazione dei partiti comunisti nei paesi capitalistici


Fatta eccezione per alcuni partiti (Francia, Italia, Spa­gna, ecc.) non usciamo ancora dalla situazione in cui i comunisti non riescono a svolgere una vera ed efficace azione politica, che li colleghi con grandi masse di lavoratori, si limitano a un lavoro di propaganda e non hanno un ‘influenza effettiva sulla vita poli­tica del loro Paese. Bisogna in tutti i modi ottenere di superare questa fase spingendo i comunisti a vincere, il loro relativo iso­lamento, a inserirsi in modo attivo e continuo nella realtà poli­tica e sociale, ad avere iniziativa politica, ‘a diventare un effettivo movimento di massa.” 108
E la situazione finirebbe ancora con il peggiorare se si avesse una frattura nel movimento
Il pericolo diventerebbe particolarmente grave se si giungesse a una dichiarata rottura del movimento, con la formazione di un centro internazionale cinese che creerebbe sue « sezioni » in tutti i Paesi. Tutti i partiti e particolarmente i più deboli, sarebbero portati a dedicare gran parte della loro atti­vità alla polemica e alla lotta contro queste cosiddette «sezioni» di una nuova «Internazionale “.109
Tuttavia esistono possibilità di affermazione, ma occorre una politica adeguata alle circostanze, non dogmaticamente ancorate a principi astratti:
Oggettivamente esistono condizioni molto favorevoli alla avanzata, sia ‘nella classe operaia, sia tra le masse lavoratrici che nella vita sociale, in generale. Ma è necessario saper co­gliere e sfruttare queste condizioni. Per questo occorre ai comu­nisti avere molto coraggio politico, superare ogni forma di dog­matismo, affrontare e risolvere problemi nuovi in modo nuovo, usare metodi di lavoro adatti a un ambiente politico e ‘sociale nel quale si compiano continue e rapide trasformazioni” 110
Si prende in esame il problema della programmazione economica e dell’allargamento dei mercati nazionali.
In particolare sorge oggi nei più grandi Paesi la questione di una centralizzazione della dire­zione economica, che si cerca di realizzare con una programma­zione dall’alto, nell’interesse dei grandi monopoli e attraverso l’in­tervento dello Stato. Questa questione è all’ordine del giorno in tutto l’Occidente e già si parla di una programmazione interna­zionale, a preparare la quale lavorano gli organi dirigenti del Mer­cato comune. E’ evidente che il movimento operaio e democra­tico non può disinteressarsi di questa questione. Ci si deve bat­tere anche su questo terreno.. Ciò richiede uno sviluppo e una Co­ordinazione delle rivendicazioni immediate operaie e delle propo­ste di riforma della struttura economica (nazionalizzazioni, rifor­me agrarie ecc.) in un piano generale di sviluppo economico da’ contrapporre alla programmazione capitalistica.”111

Si pone quindi il problema fondamentale di una via pacifica legalitaria per l’edificazione del comunismo:


La possibilità di una via pacifica di questa avanzata è oggi strettamente legata all’impostazione e so­luzione di questo problema. Un’iniziativa politica in questa dire­zione ci può facilitare ‘la conquista di una nuova grande influenza su tutti gli strati della popolazione, che non sono ancora conqui­stati al socialismo, ma cercano una via nuova per avanzare”112
Ma questo pone il problema di una politica più aderente alla concreta situazione economica delle classi lavoratrici:
La lotta per la democrazia viene ad assumere, in questo qua­dro, un contenuto diverso che sino ad ora, più concreto, più le­gato alla realtà della vita economica e sociale. La programmazio­ne capitalistica è infatti sempre collegata a tendenze antidemo­cratiche e autoritarie, alle quali è necessario opporre l’adozione di un metodo democratico anche nella direzione della vita eco­nomica.”113
Viene ribadito con forza e convinzione che questo non significa affatto che venga rinnegata l’ ispirazione internazionalista del comunismo:
La lotta dei ‘sindacati non può però più, nelle odierne condi­zioni dell’Occidente, essere condotta soltanto isolatamente, paese per paese. Deve svilupparsi anche su scala internazionale, con ri­vendicazioni e azioni comuni. E qui è una delle più gravi lacune del nostro movimento. La nostra organizzazione sindacale inter­nazionale (FSM) fa soltanto della generica propaganda. Non ha finora preso nessuna iniziativa efficace di azione unitaria contro la politica dei grandi monopoli. Del tutto assente è anche stata, finora, la nostra iniziativa verso le altre organizzazioni sindacali internazionali. Ed è un serio errore, perché in queste organizza­zioni già vi è chi critica e tenta di opporsi alle proposte e alla po­litica dei grandi monopoli”114
Si pongono nuovi problemi prima fra tutti l’abbandono della pregiudiziale anti religiosa.
Nel mondo cattolico organizzato e nelle masse cattoliche vi è stato mio spostamento evidente a sinistra al tempo di Papa Giovanni. Ora vi è, al centro, un riflusso a destra. Permangono però, alla base, le condizioni e la spinta per uno spostamento a sinistra che noi dobbiamo comprendere e aiutare. A questo scopo non ci serve a niente la vecchia propaganda ateistica. Lo stesso problema della coscienza religiosa, del suo contenuto, delle sue radici tra le masse, e del modo di superarla, deve essere posto in modo diverso che nel passato, se vogliamo avere accesso alle masse cattoliche ed essere compresi da loro. Se no avviene che la nostra «mano tesa» ai cattolici viene intesa come un puro espediente e quasi come una ipocrisia.”115
E quindi una ampia apertura al mondo della cultura di varia ispirazione progressista che presuppone una ampia libertà di pensiero.
Anche nel, mondo della cultura (letteratura, arte, ricerca scientifica, ecc.), oggi le porte sono largamente aperte alla pene­trazione comunista. Nel mondo capitalistico si creano infatti con­dizioni tali che tendono a distruggere la libertà della vita intel­lettuale. Dobbiamo diventare noi i campioni della libertà della vita intellettuale, della libera creazione artistica del progresso scien­tifico. Ciò richiede che noi non contrapponiamo in modo astratto le nostre concezioni alle tendenze e correnti di diversa natura; ma apriamo un dialogo con queste correnti e attraverso di esso ci sforziamo di approfondire i temi della cultura, quali essi oggi si presentano”116
Tutto porta poi all’elemento più importante e duraturo del memoriale nel quale si pone il problema della possibilità di un via pacifica e legalitaria all’instaurazione del comunismo in una società capitalistica:
Anche queste posizioni hanno però bi­sogno, oggi, di essere approfondite e sviluppate. Per esempio, una più profonda riflessione sul tema della possibilità di una via pacifica di accesso al socialismo, ci porta a precisare che cosa noi intendiamo per democrazia in uno Stato borghese, come si possono allargare i confini della libertà e delle istituzioni demo­cratiche e quali siano le forme più efficaci di partecipazione delle masse operaie e lavoratrici alla vita economica e politica. Sorge così la questione della possibilità di conquista di posizioni di po­tere, da parte delle classi lavoratrici, nell’ambito di uno Stato che non ha cambiato la sua natura di Stato borghese e quindi se sia possibile la lotta per una progressiva trasformazione, dall’inter­no, di questa natura. In Paesi dove il movimento comunista sia diventato forte come da noi (e in Francia), questa è la questione di fondo che oggi sorge nella lotta politica. Ciò comporta, natu­ralmente, una radicalizzazione di questa lotta e da questa dipen­dono le ulteriori prospettive.”117


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