Palmiro togliatti editrice universitaria ceruso



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18.11.2017
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Nasce naturalmente l’esigenza di una via nazionale dei vari partiti
L’autonomia dei partiti, di cui noi siamo fautori de­cisi, non è solo una necessità interna del nostro movimento, ma una condizione essenziale del nostro sviluppo nelle condizioni presenti. Noi saremmo contrari, quindi, a ogni proposta di creare di nuovo una organizzazione internazionale centralizzata. Siamo tenaci fautori della unità del nostro movimento e del movimento operaio internazionale, ma questa unità deve realizzarsi nella di­versità di posizioni politiche concrete, corrispondenti alla situazione e al grado di sviluppo di ogni Paese. Vi è naturalmente, il pericolo dell’isolamento dei partiti l’uno dall’altro e quindi di una certa confusione. Bisogna lottare contro questi pericoli e per questo noi crediamo si dovrebbero adottare questi mezzi: con­tatti assai frequenti e scambi di esperienze tra i partiti, su larga scala; convocazione di riunioni collettive dedicate allo studio di problemi. comuni a un certo gruppo di partiti; incontri interna­zionali di studio su problemi generali di economia, filosofia, sto­ria, eccetera”118
Quindi si afferma la grande importanza del collegamento a tutti quei movimenti di liberazione che, pur non essendo comunisti, tuttavia oggettivamente nella loro lotta al capitalismo portano una carica rivoluzionaria affine a quella dei comunisti:
Attribuiamo una importanza decisiva, per lo sviluppo del no­stro movimento, allo stabilirsi di ampi rapporti di reciproca co­noscenza e di collaborazione tra i partiti comunisti dei Paesi ca­pitalistici e i movimenti di liberazione dei Paesi coloniali ed ex coloniali. Questi rapporti non devono però essere stabiliti solo con i partiti comunisti di questi Paesi, ma con tutte le forze che lottano per l’indipendenza e contro l’imperialismo e anche, nella misura del possibile, con ambienti governativi di Paesi di nuova libertà che abbiano governi progressivi. Lo scopo deve essere di giungere a elaborare una comune ‘piattaforma concreta di lotta contro l’imperialismo e il colonialismo. Parallelamente dovrà es­sere da noi meglio approfondito il problema delle vie di sviluppo dei Paesi già coloniali, di che cosa significhi per essi l’obiettivo del socialismo, e così via. Si tratta di temi nuovi, non ancora af­frontati sino ad ora.”119
E tutto ciò si salda alla proposta da lui sostenuta di convocare una conferenza allargata a tutti i movimenti anticapitalistici in alternativa a quella dei partiti comunisti che implicherebbe necessariamente una frattura con i comunisti cinesi
Per questo, come ho già detto, noi avremmo salutato con piacere una riunione internazionale dedicata esclu­sivamente a questi problemi e ad essi bisognerà in ogni modo dare una parte sempre più grande in tutto il nostro lavoro.”120
Si rifiuta quindi la visione trionfalistica dei paesi socialisti propria della propaganda tradizionale : i problemi reali non sono conosciuti in occidente e quindi le crisi e i problemi in cui si imbatte il socialismo appaiono inesplicabili, sentiti come insufficienze dei principi del comunismo stesso.
Non è giusto parlare dei Paesi socialisti (e anche dell’Unione Sovietica) come se in essi tutte le cose andassero sempre bene. Questo è l’errore, per esempio, del capitolo della risoluzione del ‘60 dedicato a questi Paesi. Sorgono infatti continuamente, in tutti i Paesi socialisti, difficoltà, contraddizioni, problemi nuovi che bisogna presentare nella loro realtà effettiva. La cosa peg­giore è di dare l’impressione che tutto vada sempre bene, mentre improvvisamente ci troviamo poi di fronte alla necessità di par­lare di situazioni difficili e spiegarle. Ma non si tratta solo di fatti singoli”121
La destalinizzazione ha messo in crisi in occidente il mito di un successo continuo e ci si interroga pure in che misura le deviazioni di Stalin siano dovuti, non a un caso personale, ma a deficienze del sistema. Si apre cosi la via a una visione critica dell’intero movimento comunista, superando l’idea ingenua che tutte le deviazioni staliniane siano tutte riconducibili a un solo uomo.
Le critiche a Stalin, non bisogna nasconderselo, hanno la­sciato tracce abbastanza profonde. La cosa più grave è una certa dose di scetticismo con la quale anche elementi vicini a noi ac­colgono le notizie di nuovi successi economici e politici. Oltre a ciò, viene considerato in generale non risolto il problema delle origini del culto di Stalin e come esso diventò possibile. Non si accetta di spiegare tutto soltanto con i gravi vizi personali di Stalin. Si tende a indagare quali possono essere stati gli errori politici che contribuirono a dare origine al culto. Questo dibat­tito ha luogo tra storici e quadri qualificati del partito. Noi non lo scoraggiamo, perché spinge a una conoscenza più profonda della storia della rivoluzione e delle sue difficoltà. Consigliamo però la prudenza nelle conclusioni e di tener presenti le pubbli­cazioni e ricerche che si fanno nell’Unione Sovietica.”122
Si mostra quindi il fatto che il ritorno ai veri valori della Rivoluzione comunista, identificati con il pensiero di Lenin, non si sia verificata nella misura in cui la denuncia delle deviazioni di Stalin sembrava rimandare
L’impressione generale è di una lentezza e re­sistenza a ritornare alle norme leniniste, che assicuravano, nel partito e fuori di esso, larga libertà di espressione e di dibattito, nel campo della cultura, dell’arte e anche nel campo politico. Questa lentezza e resistenza è per noi difficilmente spiegabile soprattutto in considerazione delle condizioni presenti, quando non esiste più accerchiamento capitalistico e la costruzione eco­nomica ha ottenuto successi grandiosi. Noi partiamo sempre dal­l’idea che il socialismo è il regime in cui vi è la più ampia libertà per i lavoratori e questi partecipano di fatto, in modo organiz­zato, alla direzione di tutta la vita sociale. Salutiamo quindi tutte le posizioni di principio e, tutti i fatti che ci indicano che tale è la realtà in tutti i Paesi socialisti e non soltanto nell’Unione So­vietica. Recano invece danno a tutto il movimento i fatti che talora ci mostrano il contrario”

Segue ancora una richiamo alla necessità dell’unita del movimento comunista sia pure nel rispetto delle singole vie nazionali che tengano conto delle peculiari situazioni storiche o politiche ed economiche.”123

Un fatto che ci preoccupa e che non riusciamo a spiegarci pienamente è il manifestarsi tra i Paesi socialisti di una tendenza centrifuga. Vi è in essa un evidente e grave pericolo, del quale crediamo che i compagni sovietici si debbano preoccupare Vi è senza dubbio del nazionalismo rinascente. Sappiamo però che il sentimento nazionale rimane una costante del movimento ope­raio e socialista per un lungo periodo anche dopo la conquista del potere. I progressi economici non lo spengono, lo alimentano. Anche nel campo socialista, forse (sottolineo questo « forse » per­ché molti fatti concreti ci sono sconosciuti), bisogna guardarsi dalla forzata uniformità esteriore e pensare che l’unità si deve stabilire e mantenere nella diversità e piena autonomia dei sin­goli Paesi.”124


Il memoriale si chiude con queste parole:
Sulla situazione italiana

Molte cose dovrei aggiungere per informare esattamente sulla situazione del nostro Paese. Ma questi appunti sono già troppo lunghi e ne chiedo scusa. Meglio riservare a spiegazioni “125
Sarebbe stato di maggior interesse proprio una osservazione della situazione del nostro paese che invece manca. Tuttavia è anche importante notare che Togliatti sin dall’inizio della sua attività politica fino all’ultimo giorno della sua vita ha ragionato sempre in prospettiva internazionalista: in lui non vi è stato mai dualismo fra interessi del proletariato italiano e quello degli altri paesi.

L’importanza del Memoriale è stata riconosciuta quasi unanimamente ma il suo significato politico è stato variamente valutato

Recentemente un esponente importante dei DS come D’Alema ha sostenuto che con Il Memoriale Togliatti avrebbe compiuto un passo fondamentale per uscire dallo stalinismo, non tanto nel senso di dare spazio alle vie nazionali autonome al comunismo, ma proprio nel senso di un ripensamento generale della metodologia dell’instaurazione comunismo . Egli infatti afferma :
Io ritengo però che sia l'intervista a Nuovi Argomenti sia il memoriale di Yalta si collochino fuori dallo stalinismo. Può darsi che questo non configuri tutto un piede ma solo un alluce. In ogni caso, vi è una parte di Togliatti che è fuori dallo stalinismo. Non credo che questa parte sia "la via italiana al socialismo". Questa politica può in fondo essere considerata come un ripiegamento: un modo per rendere compatibile l'esperienza del Partito comunista italiano con lo stalinismo. Per me il Togliatti più interessante non è questo, bensì quello del policentrismo. è il Togliatti che, con il memoriale di Yalta mette in discussione le modalità di funzionamento del sistema comunista mondiale e le modalità con le quali è governata l'Urss. E che con l'intervista a Nuovi Argomenti affronta il tema delle disfunzioni create in Urss dalla sovrapposizione del partito allo Stato. Sono questi gli ingredienti di una discussione storica seria, che non penso sia utile proiettare sui problemi dell'oggi che sono distantissimi dai fatti dei quali abbiamo parlato.”126
Secondo Carlo Spagnolo, il memoriale di Yalta era nelle intenzioni di Togliatti, un’ipotesi di accordo col Pcus di Krusciov sulla conferenza internazionale dedicata alla crisi col Pc cinese, accettando la partecipazione del Pci alla sua organizzazione, per poi convincere il capo del Pcus
"a un impegno diverso dei comunisti italiani verso il centrosinistra, cioè un programma di spostamento di quella formula (una nuova maggioranza aperta verso una prospettiva socialista) tentando di riapre un rapporto organico di collaborazione con il Psi". E anche qui si è discusso, senza finzioni.”127
A nostro parere però il problema se il memoriale di Yalta comporti un mutamento della linea di Togliatti è la semplice riproposizione , magari in termini nuovi, della linea tradizionale, se insomma il memoriale sia veramente una novità dipende anche dal concetto che abbiamo di conservazione e innovazione in politica.

Un azione politica che sia effettivamente calata nella realtà storica e sociologica non può attenersi a principi immutabili quali fossero dogmi immodificabili. In religione infatti si può ammettere la presenza di dogmi come verità immutabili perchè si presuppone che siano stati rivelati da Dio, per sua natura immutabile. Ma l’azione politica esige sempre una attenzione al reale ,al momento, alle circostanze che vanno inquadrate sì nello schema generale ideale, ma che pur tuttavia su di esso influiscono realmente. Anzi è proprio della visione marxista l’idea della prassi, cioè dell’intima unione fra azione e teoria, che la teoria è sempre strettamente connessa alla attività politica. Da questo punto di vista evidentemente l’azione politica deve quindi aggiornarsi continuamente alla realtà effettiva.

Da questa prospettiva il memoriale di Yalta è una novità come ogni azione politica che sia viva e reale è sempre qualcosa di nuovo: d’altra parte il nuovo e vitale non nasce dal nulla o dall’improvvisazione ma dal ripensamento della linea politica fondamentale alla luce delle nuove circostanze dei nuovi apporti di forza fra le classi sociali, dell’evoluzione della politica internazionale e nazionale.

Il memoriale di Yalta in effetti non è altro che una analisi approfondita, precisa, (qualche volta anche puntigliosa, come era propria nella natura del suo autore) del momento storico.

Togliatti nel memoriale si sforzava di adeguare l’azione del comunismo nazionale e internazionale ai tempi nuovi: ma non era un passo avanti, non aveva alcun contenuto nuovo ,non recepiva cioè quello che a noi moderni appare ben chiaro,con il senno di poi:l’Unione Sovietica, il movimento internazionale comunista aveva perduto, come si disse,la sua spinta propulsiva , la possibilità che una società autenticamente comunista che estirpasse il male dal mondo, la grande illusione della Rivoluzione che ogni cosa avrebbe rimesso al posto , che avrebbe per sempre eliminato lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo era definitivamente tramontata. O almeno era tramontato la possibilità che in quella direzione movessero ancora i paese del socialismo reale. Per Togliatti i paesi del socialismo reale restavano pur sempre il sole dell’svvenire , a dispetto di tutto, a dispetto di ogni evidenza .

Ma noi ragioniamo con il senno di poi……,

CONCLUSIONE: IL PARADOSSO DI TOGLIATTI 

 

L’opera politica di Togliatti è caratterizzata da un paradosso: l’uomo che rappresentava la Rivoluzione comunista rivolse  la sua  azione proprio a impedire  che essa esplodesse in Italiane e quindi in Europa. Come abbiamo mostrato a impedire lo scoppio della  rivoluzione  in Italia non furono tanto  i partiti democratici di massa  ne la influente  Chiesa Cattolica ne le potenti forze  militari americane, ma fu il partito comunista di Togliatti che in ogni modo prevenne la rivoluzione e quando essa, comunque sembrè manifestarsi ugualmente come nella lotta partigiana, in occasione dell’attentato di Pallante, con i disordini contro il governo Tambroni intervenne attivamente per bloccarla .



L’azione di Togliatti però fu perfettamente coerente e razionale: la Rivoluzione non aveva possibilità di successo in Italia e quindi  non doveva scoppiare: Togliatti non era un poeta della Rivoluzione, né  un profeta , ne un ideologo  era una grande lucido e razionale e acuto politico, un grande ,un eccezionale politico che in quanto tale sapeva chiaramente distinguere quello che  era effettivamente possibile da quello che si desiderava fosse possibile .

Con il senno di poi possiamo dire che, date le sue premesse  il modo  secondo il quale agì, il modo migliore di agire fu proprio come egli effettivamente agi,

 

 

Già le sue premesse….ma è proprio sulle premesse che noi abbiamo dei dubbi



Constatare che la Rivoluzione non poteva avere successo  in Italia perchè in realtà non poteva avere successo  nel mondo Occidentale,  non equivaleva a concludere che le Rivoluzione aveva ormai  perso  la sua storica sfida ? Lo stesso Togliatti aveva compreso, con almeno 50 anni  di anticipo rispetto al pensiero di sinistra,  che il fascismo stesso era pure esso un fenomeno di massa, poteva non comprendere che ormai il capitalismo andava acquistando una sua base  popolare?   E allora perchè non fare il grande passo che molti fecero allora rescindendo il legame con il comunismo internazionale, legame che impedì sempre alle forze di sinistra di raggiungere il potere?

 E ancora di più: il bancario di Milano,l’operaio di Torino ,lo studente  di Napoli poteva anche pensare che in Russia si stesse preparando la grande Rivoluzione proletaria che avrebbe estirpato una volta per tutte,  tutta la ingiustizia e tutto il male dal  mondo e che a questa meta bisognasse sacrificare ogni cosa, anche la giustizia e la verità. 

 Ma nessun al mondo meglio di Togliatti conoscevano gli orrori dello stalinismo, le purghe che portarono alla morte della quasi totalità di quelli che avevano fatto la Rivoluzione, il terrore diffuso capillarmente in tutto il paese, i milioni di morti  viventi nei gulag: poteva  egli credere che questi fatti veramente avrebbero portato alla società idealizzata da Marx?

 Egli non era un poeta, né  un profeta , ne un ideologo  era una lucido e razionale e acuto politico, un grande eccezionale politico…..

 Sorge allora il sospetto che egli agisse non perchè credesse realmente nelle idee che professava  ma perchè cosi egli poteva mantenere il potere.

Collaborò con Stalin assecondando tutti i suoi crimini; cosi salvò la vita che tanti altri comunisti ingenuamente persero e divenne il capo incontrastato  del comunismo italiano solo perchè designato da Stalin, mantenne un potere assoluto sul partito e quindi su una fetta consistente dell’Italia  perchè era la guida alla Rivoluzione, quando sarebbe venuto il momento.

Ma lui, PalmiroTogliatti ci credeva veramente e fingeva solo di crederci?’ Non lo sapremo mai, crediamo, e forse non è nemmeno importante: la storia giudica gli avvenimenti dal punto  di vista politico non la moralità degli uomini .  

 

 



 

 

 



 

 

 



 

 

 



 

APPENDICE PRIMA


TOGLIATTI NELLA STORIOGRAFIA

La storiografia su Palmiro Togliatti è ampia e articolata ed è naturalmente indissolubilmente legata non solo a quella del Partito Comunista Italiano, ma anche a tutto il movimento comunista mondiale, quindi alla storia del secolo XX del quale certamente Togliatti fu uno dei maggiori protagonisti.


PIETRO GOBETTI

Fra i primi che si sono interessati alla figura di Togliatti troviamo un “non comunista”, PIETRO GOBETTI. Questi infatti sulla rivista “ la rivoluzione liberale” nel 1922 pubblicò un importante lavoro sulla “Storia dei comunisti italiani vista da un liberale” 128, nel quale coglieva alcuni degli aspetti salienti dell’appena nato partito comunista e della figura di Palmiro Togliatti, di cui colse forse per primo lo spessore culturale e politico.

Nato a Torino il 19 giugno del 1901. studente universitario di acuta intelligenza, pubblica a diciassette anni la sua prima rivista, "Energie Nove", nel novembre del 1918, ricca di riferimenti a Prezzolini, Gentile, Croce e con la quale diffuse le idee liberali di Einaudi. Si appassiona ai bolscevichi, studia il russo. Definisce subito il fascismo "movimento plebeo e liberticida", l'antifascismo "nobilità dello spirito". Interpreta la rivoluzione di Lenin e Trotzky come rivoluzione liberale, perché è azione, “movimento e tutto quello che si muove va verso il liberalismo”. Apprezza i bolscevichi in quanto élite, detesta lo statalismo e il protezionismo della vecchia Italia giolittiana. Esponente della sinistra liberale progressista, collegata con l'intellettuale meridionalista Gaetano Salvemini. estimatore di Antonio Gramsci e del giornale socialista e poi comunista “Ordine Nuovo”, Gobetti si avvicina al proletariato torinese, divenendo attivo antifascista. Nell'autunno del 1920 il sostegno di Gobetti all'occupazione delle fabbriche e i suoi frequenti incontri con gli operai e comunisti torinesi migliorano molto i rapporti, tanto che Gramsci gli affida la rubrica di teatro della rivista. La classe operaia, in particolare quella torinese, dei consigli di fabbrica, che frequenta insieme ai socialisti di Ordine Nuovo, diventa per lui la leva che innoverà il mondo: non verso il socialismo, ma verso "elementi di concorrenza”.  A vent'anni, il 12 febbraio del 1922, fa uscire il primo numero della rivista "La Rivoluzione Liberale" che via via diventa centro di impegno antifascista di segno liberale, collegato ad altri nuclei liberali di Milano, Firenze, Roma, Napoli, Palermo. Vi collaborano intellettuali di diversa estrazione, tra cui Amendola, Salvatorelli, Fortunato, Gramsci, Antonicelli e Sturzo. Più volte arrestato nel '23-24 dalla polizia fascista, la sua rivista è ripetutamente sequestrata Nel '24 fonda la rivista letteraria "Il Baretti", alla quale collaborano Benedetto Croce, Eugenio Montale, Natalino Sapegno, Umberto Saba ed Emilio Cecchi. Il 5 settembre del '24, mentre sta uscendo di casa, è aggredito sulle scale da quattro squadristi che lo colpiscono al torace e al volto, rompendogli gli occhiali e procurandogli gravi ferite invalidanti. Costretto a espatriare in Francia, mai più ripresosi dalle ferite, muore esule a Parigi nella notte tra il 15 e il 16 febbraio 1926. Non aveva nemmeno venticinque anni, che avrebbe compiuto il 19 giugno di quell'anno. È sepolto nel cimitero di Père Lachaise.
MARCELLA E MAURIZIO FERRARA

La prima opera però che tratta in modo completo e organico la figura di Togliatti è quella di MARCELLA E MAURIZIO FERRARA edita nel 1953 129 L’opera è il frutto di una serie di conversazioni tenute con Togliatti, raccoglie quindi materiale direttamente dai suoi ricordi personali : Togliatti all’inizio era alquanto contrario all’idea che, ancora lui vivente, venisse scritto qualcosa che in sostanza era una biografia: in seguito però ritenne che era che era giusto, soprattutto utile al Partito Comunista. Scrisse quindi egli stesso una prefazione e riguardò attentamente tutta l’opera.

I due estensori dello scritto, erano due coniugi ambedue attivi nel movimento comunista e quindi in stretti rapporti con Togliatti stesso.

Marcella (nata “de Francesco”) aveva partecipato , giovanissima, ai Gap (Gruppi di azione partigiana) romani. Nel ’42 si iscrive al Pci. Per quasi vent’anni è la più stretta collaboratrice di Palmiro Togliatti. A Botteghe Oscure, poi a Rinascita, rifugge dagli eccessi dello spirito di parte, pur restando fedele a una “parte”. Gentile con i collaboratori che si chiamano Franco Rodano, Lucio Lombardo Radice, Renato Guttuso, Alberto Moravia, Umberto Saba, non lascia mai affiorare la tensione del lavoro giornalistico.

Nel 1945 sposa Maurizio Ferrara corrispondente dell’Unità (di cui sarà in seguito direttore). Ed ha tre figli fra cui Giuliano, noto giornalista e fondatore del “Foglio “.

I due coniugi sono a Mosca a tra il ’58 e il ’61 Conoscono gli anni del disgelo, la presenza di un “Kruscev rozzo ma simpatico”. Nel 59 ancora insieme scrivono “Cronache di vita italiana” . 130

Quando esplode il femminismo, Marcella Ferrara partecipa attivamente, In particolare sceglie di testimoniare sul dramma delle gestanti “diossinate”.

Maurizio Ferrara mori nel 2000, mentre Marcella lo segui qualche anno dopo nel 2002.


MASSIMO CAPRARA

Altri scritti su Togliatti si devono alla singolare figura di MASSIMO CAPARRA. Questi fu a lungo segretario di Togliatti, in seguito Sindaco di Portici, deputato di Napoli per quattro legislature a partire dal 1954. Caprara fu poi radiato dal partito comunista con Rossana Rossanda e gli altri del gruppo de “Il Manifesto”, del quale è uno dei fondatori.

Tornato all'attività giornalistica (era stato redattore capo di Rinascita), ha scritto su Il Mondo, L'Espresso, Tempo Illustrato e ha diretto l'Illustrazione Italiana. Ha firmato numerosi reportage televisivi e volumi di saggistica. Ha vissuto dall’interno gli avvenimenti fondamentali della storia del Partito comunista dagli anni del dopoguerra fino alla fondazione del Manifesto

Tuttavia Caparra , più che riflessioni storiche e critiche generali sull’opera di Togliatti, tende a raccontare aneddoti particolari che se da una parte ci fanno conoscere la figura di Togliatti d’altra parte difficilmente possono dare una chiarificazione storicam scientifica della sua opera.i 131


GIULIO SENIGA.

Aveva iniziato l'attività nella Resistenza, prima come sindacalista all'Alfa Romeo (estate del 1943) e poi come Commissario Politico della Brigata Garibaldi attiva nella Repubblica partigiana della Val d'Ossola. Da qui l'ingresso nel PCI e l'assegnazione di incarichi delicati, dal 1948 al 1954, come la "scuola-quadri" e la sicurezza dei dirigenti e degli archivi del partito. Fu stretto collaboratore di Pietro Secchia l'uomo "che inclinava per la lotta armata”. Ruppe però clamorosamente con l’apparato del partito comunista .

Con esponenti di varie estrazione ( Troztskisti, massimalista socialisti, anche con Ignazio Silone), darà vita al "Comitato italiano per la verità sui misfatti dello stalinismo"

Negli anni Sessanta, SENIGA aderisce al Partito Socialista schierandosi ovviamente tra coloro che cercano di favorire un processo di maggiore autonomia dal PCI, anche con una intensa attività giornalistica.



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