Parrocchia Regina Pacis Catechesi del Giovedi 2016/2017 La moltiplicazione dei pani Preghiera iniziale



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Parrocchia Regina Pacis

Catechesi del Giovedi 2016/2017

La moltiplicazione dei pani

Preghiera iniziale

Eterno Padre,stasera siamo insieme in questa celebrazione eucaristica a condividere con Te il Pane che ci darai. E nel cibarci di questo Pane Ti chiediamo la capacità di comprendere cosa Tu vuoi dirci. Per questo, manda il Tuo Spirito o Signore, affinché in Te e con Te, realizziamo quella comunione che ci fa essere insieme Uno con Te. Amen. R.G.



Dal Vangelo secondo Giovanni 6,1-15

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.



Parola del Signore

Pausa di riflessione e silenzio

La moltiplicazione dei pani è qualcosa di così importante da essere l'unico miracolo presente in tutti e quattro i Vangeli. Più che un miracolo è un segno, fessura di mistero, segnale decisivo per capire Gesù: Lui ha pane per tutti, lui fa' vivere! Lo fa' offrendo ciò che nutre le profondità della vita, alimentando la vita con gesti e parole che guariscono dal male, dal disamore, che accarezzano e confortano, ma poi incalzano. Cinquemila uomini, e attorno è primavera; sul monte, simbolo del luogo dove Dio nella Bibbia si rivela; un ragazzo, non ancora un uomo, che ha pani d'orzo, il pane nuovo, fatto con il primo cereale che matura. Un giovane uomo, nuovo anche nella sua generosità. Nessuno gli chiede nulla e lui mette tutto a disposizione; è poca cosa ma è tutto ciò che ha. Poteva giustificarsi: che cosa sono cinque pani per cinquemila persone? Sono meno di niente, inutile sprecarli. Invece mette a disposizione quello che ha, senza pensare se sia molto o se sia poco. È tutto! Ed ecco che per una misteriosa regola divina quando il mio pane diventa il nostro pane, si moltiplica. Ecco che poco pane condiviso fra tutti diventa sufficiente. C'è tanto di quel pane sulla terra, tanto di quel cibo, che a non sprecarlo e a condividerlo basterebbe per tutti. E invece tutti ad accumulare e nessuno a distribuire! Perché manca il lievito evangelico. Il cristiano è chiamato a fornire al mondo lievito più che pane: ideali, motivazioni per agire, sogni grandi che convochino verso un altro mondo possibile.

Alla tavola dell'umanità il cristianesimo non assicura maggiori beni economici, ma un lievito di generosità e di condivisione, come promessa e progetto di giustizia per i poveri. Il Vangelo non punta a realizzare una moltiplicazione di beni materiali, ma a dare un senso a quei beni: essi sono sacramenti di gioia e comunione.

Giovanni riassume l'agire di Gesù in tre verbi: «Prese il pane, rese grazie e distribuì». Tre verbi che, se li adottiamo, possono fare di ogni vita un Vangelo: accogliere, rendere grazie, donare. Noi non siamo i padroni delle cose, le accogliamo in dono e in prestito. Se ci consideriamo padroni assoluti siamo portati a farne ciò che vogliamo, a profanare le cose. Invece l'aria, l'acqua, la terra, il pane, tutto quello che ci circonda non è nostro, sono "fratelli e sorelle minori" da custodire.

Il Vangelo non parla di moltiplicazione, ma di distribuzione, di un pane che non finisce. E mentre lo distribuivano non veniva a mancare, e mentre passava di mano in mano restava in ogni mano. Come avvengano certi miracoli non lo sapremo mai. Ci sono e basta. Ci sono, quando a vincere è la legge della generosità. (Padre Ermes Ronchi)
SALMO (Sal 144)
Rit: Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.


Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. Rit:

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa


e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente. Rit:

Giusto è il Signore in tutte le sue vie


e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità. Rit:


La cultura di comunione ci aiuta a guardare attorno, senza restare chiusi nella nostra povertà

«Io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti, nessuno escluso, siamo». Un antropologo propose un gioco ai bambini di una tribù del Sud Africa. Mise un cesto di frutta vicino a un albero e disse ai bambini che il primo arrivato avrebbe vinto tutta la frutta. Al suo segnale tutti i bambini scattarono contemporaneamente... prendendosi per mano! Poi si sedettero a godere la loro ricompensa. Quando l’antropologo chiese loro perché avevano fatto così, risposero “Ubuntu”, cioè: come può uno di noi essere felice se gli altri sono tristi? Questa tendenza alla solidarietà comunitaria esprime l’essenza della cultura africana. Siamo in grado di condividere gioia, dolore, beni, difficoltà. Anche se il singolo può avere un ruolo significativo, non c’è spazio per l’individualismo egoista. Questo può essere il dono del nostro continente all’umanità, alla società moderna globale oggi caratterizzata da egoismo, paura dell’altro, tendenza a chiudersi. Magari tanti tra noi non potranno produrre ricchezza o creare posti di lavoro, ma sicuramente possiamo metterci in comunione, la prima risposta alle situazioni di crisi, in modo da creare rapporti, pace, fiducia, con Dio e con i fratelli. La comunione è più importante di qualsiasi ricchezza economica. Non però solo comunione tra una persona bisognosa e un’altra che le offre aiuto, la prima comunione è quella delle anime, della vita, dei cuori: tutti hanno cuore, vita e anima da donare e condividere. Dobbiamo trovare nuove possibilità di penetrare nella cultura dell’altro andando incontro alla sua diversità, riconoscendo la sua ricchezza. Se siamo preoccupati solo di aiutare un popolo, rendiamo evidente la sua povertà ed egli perde la sua ricchezza, diventa doppiamente povero, entrando così in un circolo che lo rende dipendente da noi e da cui non riesce a uscire perché pensa di non esserne capace. Chiara diceva: «Bisogna mettersi di fronte a tutti in posizione d’imparare». Con tale atteggiamento do alla persona che mi sta dinanzi la possibilità di donarmi qualcosa, la faccio sentire importante, perché ho bisogno di lei. Puoi donare a un povero una casa, che per lui è una necessità assoluta. In cambio il povero ti dona un pezzo di tessuto: il valore di questi doni non può essere paragonato. Il povero non ha nemmeno cercato di capire se questa stoffa sia importante per te, come lo è la casa per lui, egli ti dà semplicemente ciò che ha di più prezioso. Se non impariamo a valorizzare quell’umile tessuto, nessuna casa donata diventerà benessere. Chi accoglie un dono deve prima fare l’esperienza di essere accolto come dono. È qui il segreto della comunione. Ritornando all’Africa, la cultura di comunione ci aiuta a guardare attorno, senza restare chiusi nella nostra povertà, senza stendere le mani attendendo l’aiuto dell’altro, ma essere e dare, insieme. Con l’Economia di Comunione abbiamo visto persone povere ritrovare la loro piena libertà di vita, dignità, gioia, responsabilità, in un nuovo rapporto con la società. Geneviève A.M. Sanze

Una delle conseguenze del cosiddetto “benessere” è quella di condurre le persone a chiudersi in sé stesse, rendendole insensibili alle esigenze degli altri. Si fa di tutto per illuderle presentando modelli di vita effimeri, che scompaiono dopo qualche anno, come se la nostra vita fosse una moda da seguire e da cambiare ad ogni stagione. Non è così. La realtà va accolta e affrontata per quello che è, e spesso ci fa incontrare situazioni di bisogno urgente. È per questo che, tra le opere di misericordia, si trova il richiamo alla fame e alla sete: dare da mangiare agli affamati. Di fronte a certe notizie e specialmente a certe immagini, l’opinione pubblica si sente toccata e partono di volta in volta campagne di aiuto per stimolare la solidarietà. Le donazioni si fanno generose e in questo modo si può contribuire ad alleviare la sofferenza di tanti. Questa forma di carità è importante, ma forse non ci coinvolge direttamente. Invece quando, andando per la strada, incrociamo una persona in necessità, oppure un povero viene a bussare alla porta di casa nostra, è molto diverso, perché non sono più davanti a un’immagine, ma veniamo coinvolti in prima persona. Non c’è più alcuna distanza tra me e lui o lei, e mi sento interpellato. La povertà in astratto non ci interpella, ma ci fa pensare, ci fa lamentare; ma quando vediamo la povertà nella carne di un uomo, di una donna, di un bambino, questo ci interpella. - L’insegnamento di quella pagina del Vangelo in cui Gesù, vedendo tanta gente che da ore lo seguiva, chiede ai suoi discepoli: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro possano mangiare?» (Gv 6,5). E i discepoli rispondono: “È impossibile, è meglio che tu li congedi …”. Invece Gesù dice loro: “No. Date loro voi stessi da mangiare” (cfr Mc 14,16). Si fa dare i pochi pani e pesci che avevano con sé, li benedice, li spezza e li fa distribuire a tutti. È una lezione molto importante per noi. Ci dice che il poco che abbiamo, se lo affidiamo alle mani di Gesù e lo condividiamo con fede, diventa una ricchezza sovrabbondante.



Interventi e dialogo

Eterno Padre!

Stasera vogliamo dirti grazie. Grazie, perché il cibo che ci hai donato, ha un sapore speciale, perché frutto speciale dell’Amore. Questo amore speciale, ci ha messo in comunione con Te, facendoci sentire la Tua vicinanza.



Anche noi vogliamo essere vicini a coloro che hanno bisogno di questo amore. Per questo Ti chiediamo la capacità di essere dono come Te, per tutti. Amen. R.G.




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