Parte II: IL senso religioso



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b) Ma Dio, tradotto in termini comprensibili, non sarebbe idolatria? Nonostante che sia tradotta in termini umani, il risultato della rivelazione deve essere l'approfondimento del mistero come mistero. Il suo risultato non deve essere una riduzione del mistero, quasi che l'uomo possa dire: «Ho capito!», ma un approfondirsi del mistero. Per cui lo si conosce e lo si conosce sempre di più come mistero.

Per esempio: il mondo e la mia vita dipendono da un oltre che la tradizione di tutti i popoli ha chiamato Dio. E questo è vero. Ma se invece della parola enigmatica «mistero», come suggerisce la realtà, tu usi la parola «Padre», come ti suggerisce la rivelazione, allora abbiamo un termine comprensibilissimo della nostra esperienza: è padre chi mi dà la vita, chi mi ha introdotto alla bellezza delle cose, chi mi ha messo in guardia dai possibili pericoli. Ecco: l'Assoluto, il Mistero, è Padre, anzi, lo ripetiamo, «tam pater nemo», così padre nessuno. Per i cristiani Cristo ha svelato il mistero, ma ciò non diminuisce l'Assoluto, approfondisce di fatto la conoscenza del mistero: «Padre nostro che sei nei cieli», Padre nostro che sei nel profondo, alla radice di me, che mi stai facendo in questo istante, che generi il mio cammino e mi guidi al destino! Non puoi ritrarti più dopo che hai sentito questa parola di Dio, non puoi tornare più indietro. Ma nello stesso tempo rimane il mistero, rimane più profondo: Dio è padre, ma è padre come nessun altro è padre. Il termine rivelato porta il mistero più dentro di te, più vicino alla tua carne e alle tue ossa, e lo senti veramente familiare come per un figlio. Non c'è nessuno che rispetti il senso della verità e che abbia devozione con suo padre come quando il padre è veramente un grande familiare.

L'impossibilità di una rivelazione è il dogma fondamentale del pensiero illuministico, il tabù predicato da tutta la filosofia liberale e dai suoi eredi materialisti. L'affermazione di questa impossibilità è l'estremo tentativo che la ragione fa per dettare essa stessa la misura del reale e quindi la misura del possibile e dell'impossibile nella realtà.

Ma l'ipotesi della Rivelazione non può essere distrutta da alcun preconcetto o da alcuna opzione. Essa pone una questione di fatto, cui la natura del cuore è originalmente aperta. Occorre per la riuscita della vita che questa apertura rimanga determinante. Il destino del «senso religioso» è totalmente legato a essa.



Questo è il confina dell'umana dignità: «Anche se la salvezza non viene, voglio però esserne degno a ogni momento».116



1Cfr. A. Carrel, Riflessioni sulla condotta della vita, Bompiani, Milano 1953, pp. 27ss.

2 «Ego quid sciam quaero, non quid credam» (Sant'Agostino, Soliloquia I, III, 8).

3 L. Giussani, Il rischio educativo, SEI, Torino 1995, p. 53.

4 Cfr. Aristotele, Topici I, 11, 105a 3-7.

5 Cfr. Dante, Inferno, canto XIV, vv. 43-72.


6 Cfr. H. Denzinger, «Il Sinodo di Orange», can. 5-7, in Enchiridion Symbolorum, EDB, Bologna 1996, nn. 375-378. Il II Sinodo di Orange, anche noto come Arausicanum II, ebbe inizio il 3 luglio 529 sotto papa Felice IV. Questo Concilio aveva per scopo di chiudere la controversia semipelagia­na, portando il colpo di grazia alle idee di Fausto di Riez e fare prevalere la dottrina di sant'Agostino

7 Cfr. Mt 6, 28-29

8 G. Leopardi, «A Silvia», w. 36-39, in Cara beltà..., BUR, Milano 1996, p. 57

9 «Ah, intendo: il suo cervel, Dio lo riposi, / in tutt'altre faccende af­faccendato, / a questa roba è morto e sotterrato» (G. Giusti, «Sant'Ambro­gio», vv. 14-16, in Poesie, Garzanti, Milano 1945, p. 250).

10 Cfr. F. Dostoevskij, I demoni, Garzanti, Milano 1993, vol. 1, p. 263. Un'analoga espressione compare in una lettera personale di Dostoevskij: «Se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori della verità, e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità» («Lettera a N. D. Fonvizina», gennaio-febbraio 1854, in Lettere sulla creatività, Feltrinelli, Milano 1991, p. 51).

11 Mt 5, 3

12 Mt 18, 3.

13 Cfr. Mt 5, 37.

14 Cfr. Lc 17, 33.

15 Cfr. «Veritas consistit in adaequatione intellectus et rei» (san Tom­maso, Summa Theologiae, I, q. 21, art. 2 c).

16 San Tommaso, Quaestiones disputatae de veritate, q. 10. art. 8 c.

17 Cfr. J. Leclercq, Éloge de la Paresse, Éditions de la Cité chrétienne, Bruxelles 1937, p. 44.

18 Cfr. G.K. Chesterton, Ortodossia, Morcelliana, Brescia 1980, p. 43

19 Cfr. Lc 21, 36.

20 Cfr. J.W. Goethe, Faust, vv. 682-683, Garzanti, Milano 1990, p. 53.


21 San Tommaso, «De Veritate», in Summa Theologiae, I, q. 14, art. 1; I, q. 16, art. 3. In questi passi san Tommaso cita e commenta la definizione di Aristotele, III De anima, c. 8, lect. 13.

22 Cfr. Sal 16, 9-10.

23 Cfr. K Jaspers, La fede filosofica, Marietti, Torino 1973, p. 96.

24 Mt 4, 4.

25 G. Leopardi, «Canto notturno di un pastore errante dell'Asia», vv. 79-89, in Cara beltà..., op. cit., pp. 68-69

26 G. Leopardi, «Imitazione», vv. 1-3, in Cara beltà..., op. cit., p. 113. In questo canto Leopardi traduce una poesia di A.V. Arnault, intitolata La Feuille. In particolare i versi citati suonano così nell'originale francese: «De ta tige détachée / pauvre feuille desséchée / où vas-tu?»

27 Cfr. R.M. Rilke, «Elegia II», vv. 42-44, in Liriche, Sansoni, Firenze 1942, p. 379.

28 Cfr. At 17, 22-34.

29 E. Montale, «L'agave su lo scoglio - Maestrale», da Ossi di seppia, in Tutte le poesie, Oscar Mondadori, Milano 1990, p. 73.

30 Cfr. Mt 16, 26.

31 G. Leopardi, «II pensiero dominante», w. 1-9 e 13-20, in Cara beltà..., op. cit., pp. 77-78.

32 G. Leopardi, «Pensieri» LXVIII, in Poesie e prose, Mondadori, Milano 1980, vol. 2, p. 321

33 G. Leopardi, «Sopra il ritratto di una bella donna scolpito nel monumento sepolcrale della medesima», vv. 22-23, in Cara beltà..., op. cit., p. 96.

34 Ibidem, vv. 39-56, pp. 96-97.

35 Cfr. M. Rilke, «Spengimi gli occhi, ed io Ti vedo ancora», in Liri­che, op. cit., p. 194

36 G. Leopardi, «Canto notturno...», vv. 133-138, in Cara beltà..., op. cit., p. 70

37 F. Severi, «Itinerario di uno scienziato verso la fede», in Dalla scien­za alla fede, Edizioni Pro Civitate Christiana, Assisi 1959, p. 103

38 «Che cosa mai può dare la scienza sul terreno della fede? A me molto ha dato, conducendomi alla soglia del mistero e lasciandomi intendere che, al di là della soglia, il mistero è invalicabile coi mezzi scientifici. Così la scienza ha contribuito a spingermi sul sentiero erto e faticoso che sale verso la luce della piena fede.» (F. Severi, L'eterno nel tempo, Edizioni Pro Civitate Christiana, Assisi 1956, p. 81).

39 Cfr F. Severi, Scoppiò cinquant'anni fa la «rivoluzione» di Einstein, in «Corriere della Sera», 20 aprile 1955, p. 3. Cfr. anche A. Einstein, Come io vedo il mondo, Newton Compton, Roma 1975, pp. 22 23.

40 Cfr. Shakespeare, Amleto, atto I, scena V, in Tutte le opere, Sansoni, Firenze 1980, p. 690

41 Cfr san Tommaso, In Dionysii de divinis nominibus, 4, 9; Summa Theologiae, I, q. 20, art. 1.

42 C. Rebora, «Sacchi a terra per gli occhi», vv. 13-18 e 87-91, in Le poe­sie, Garzanti, Milano 1988, pp. 141ss

43 Cfr. U. Foscolo, «Dei sepolcri», vv. 19-20, in Le poesie, Garzanti, Mi­lano 1993, p. 52.

44 G. Leopardi, «Canto notturno...», vv. 119-121, in Cara beltà..., op. cit., p. 70.


45 Cfr. F. Dostoevskij, I demoni, op. cit., vol. 1, p. 43.

46 Cfr. Ivi, vol. 2, pp. 708-709.

47 G. Leopardi, «La sera del dì di festa», vv. 24-46, in Cara beltà..., op. cit., p. 47

48 C. Pavese, Il mestiere di vivere, Einaudi, Torino 1973, p. 190

49 Ivi, p. 341

50 Ivi, p. 360

51 Ivi, p. 276

52 T. Mann, «Le storie di Giacobbe», in Giuseppe e i suoi fratelli, Mon­dadori, Milano 1963, vol. 1, pp. 9-10

53 C. Pavese, «A Rosa Calzecchi Onesti», 14 giugno [1949], in Lettere 1926-1950, Einaudi, Torino 1968, vol. 2, p. 655

54 Cfr. A.N. Whitehead, Il divenire della religione, Paravia, Torino 1963, p. 10

55 P. Lagerkvist, «Uno sconosciuto è il mio amico», in Poesie, Guaraldi/Nuova Compagnia Editrice, Rimini/Forlì 1991, p. 111

56 Cfr. W. Shakespeare, «Macbeth», atto V, scena V, in Tutte le opere, op. cit, p. 972

57 Cfr. «Men do not learn when they believe they already know» (B. Ward, Faith and Freedom, W.W. Norton & Company, New York 1954, p. 4).

58 C. Pavese, Lettere 1924-1944, Einaudi, Torino 1966, p. 7.

59 Cfr. Platone, Gorgia, 513c.

60 Cfr. P. Lecomte du Nouÿ, L'avvenire dello spirito, Einaudi, Torino 1948, p. 209.

61 A. Solženicyn, Reparto C, Einaudi, Torino 1974, pp. 475-476

62 «Ce que je suis" est incommensurable à ce que je sais"» (P. Ricoeur, Gabriel Marcel et Karl Jaspers, Éditions du Temps Présent, Paris 1947, p. 49).

63 A. Sinjavskij, Pensieri improvvisi, Jaca Book, Milano 1967, p. 75.

64 L. Wittgenstein, «Quaderni - 11 giugno 1916», in Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1926, Einaudi, Torino 1964, p. 173.

65 Cfr. I. Kant, Critica della ragion pura, Bompiani, Milano 1981, p. 7

66 Cfr. Rm 1, 19-21.

67 A.J. Heschel, Dio alla ricerca dell'uomo, Borla, Torino 1969, pp. 273-274

68 Gb 38, 1-7. 40, 2.

69 Cfr. I. Kant, Critica della ragion pratica, Editrice La Scuola, Brescia 1993, p. 143.

70 Sap 13, 1-5.

71 At 14, 15-17.

72 Cfr. Dt 32, 16; Is 63, 16; 64, 7; Mt 6, 9; 1 Cor 8, 6; 2 Cor 6, 18..

73 Cfr. Rm 2, 15.

74 G. Pascoli, «La voce», vv. 1-8, in Poesie, op. cit., p. 503.

75 Rm 2, 14-15.

76 Cfr. «Né a me quel bando Zeus, né la Giustizia / cara a gl'Inferi Dei leggi siffatte / pose a gli uomini mai; né io credevo / che a tanta possa un bando tuo traesse, / che le non scritte e irrevocate leggi / un uom potesse, degli Dei, trascendere». (Sofocle, Antigone, vv. 450-455.).

77 Sant'Agostino, Commento al vangelo di san Giovanni 26, 5.

78 Cfr. Platone, Simposio, XXIX, 211b-212°.

79 F. Severi, Dalla scienza alla fede, op. cit., p. 103

80 Crf. A. Gemelli, Il Francescanesimo, Edizioni O.R., Milano 1932, cap. XIII.

81 Cfr. W. Sheakespeare, «Romeo e Giulietta», atto I, scena I, in Tutte le opere, op. cit., p. 292

82 Cfr. G. Marcel, «La mort de demain», in Trois pièces, Plon, Paris 1931, p. 161.

83 C. Rebora, «Il pioppo», in Le poesie, op. cit., p. 281.

84 Cfr. G. Marcel, Il mistero dell'essere, Borla, Torino 1970, pp. 207-208.

85 Tacito, Germania, IX, 2.

86 Cfr. F. Dostoevskij, I demoni, op. cit., vol. 1, p. 238.

87 Dante, Purgatorio, canto XVII, vv. 127-129.

88 Dante, Paradiso, canto XIX, vv. 79-81.

89 C. Rebora, «Sacchi a terra per gli occhi», vv. 13-18 e 87-91, in Le poesie, op. cit., pp. 141ss.

90 Cfr. Gv 15, 22-25.

91 Cfr. Mt 13, 10ss.

92 W. Shakespeare, «Macbeth», atto V, scena V, in Tutte le opere, op. cit., p. 972

93 A. Einstein, Come io vedo il mondo, Newton Compton, Roma 1975, p.22

94 Ibidem

95 Cfr. Lc 6, 20-26.

96 Cfr. G. Greene, La fine dell'avventura, Mondadori, Milano 1957, p.241.

97 Cfr. J.H. Newman, Apologia pro vita sua, Jaca Book, Milano 1995, p.22.

98 Cfr. G.K. Chesterton, L'uomo che fu giovedì, BUR, Milano 1975, p. 95.

99 Cfr. Mt 18, 20.

100 Dante, Inferno, canto XXVI, vv. 85-142.

101 At 17, 24-28.

102 Cfr. U. Foscolo, «Dei sepolcri», vv. 19-20, in Le poesie, op. cit., p. 52.

103 Cfr. Gen 32, 23-33.

104 Cfr. Sal 123, 2.

105 Cfr. Es 32, 1-4.

106 Gen 3, 1-7.

107 Rm 1, 22-31.

108 Cfr. Sal 115, 5-7; 135, 16-17.

109 T. S. Eliot, Cori da «La Rocca», vv. 30-35, BUR, Milano 1994, p. 89.

110 «Quia veritas de Deo, per rationem investigata, a paucis, et per longum tempus, et cum admixtione multorum errorum, homini proveniret: a cuius tamen veritatis cognitione dependet tota hominis salus, quae in Deo est. Ut igitur salus hominibus et convenientius et certius proveniat, necessarium fuit quod de divinis per divinam revelationem instruantur» (San Tommaso, Summa Theologiae, I, q. 1, art. 1).

111 Cfr. Platone, Fedone, XXXV.

112 Cfr. Rm 7, 24.

113 T.S. Eliot, «East Coker», V, da Quattro quartetti, in Le opere, UTET, Torino 1970, p. 118.

114 Lc 1, 34-37.

115 Cfr. M. Horkheimer, Rivoluzione o libertà?, Rusconi Editore, Milano 1972, p. 56.

116 La frase è di Franz Kafka, ed è riportata in G. Janouch, Colloqui con Kafka, Aldo Martello Editore, Milano 1964, p. 79.



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