Parte prima



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parte prima
DELIBERAZIONI,

DISPOSIZIONI E COMUNICATI

Provincia autonoma di Trento


Deliberazione della giunta provinciale di Trento 30 luglio 1993, n. 10517
Legge provinciale 27 agosto 1987, n. 16: Disciplina della toponomastica. Approvazione dei criteri per la scelta, la trascrizione e l’utilizzo dei toponimi da parte degli Enti locali e determinazione della documentazione necessaria a corredo delle deliberazioni comunali in materia di toponomastica
Omissis
LA GIUNTA PROVINCIALE
Omissis
d e l i b e r a


  1. di approvare, ai sensi dell’art. 11 della Legge provinciale 27 agosto 1987, n. 16, i criteri per la scelta, la trascrizione e l’utilizzo dei toponimi da parte degli Enti locali nel testo allegato al presente provvedimento sub lettera A, del quale forma parte integrante e sostanziale;

  2. di rinviare a successivo provvedimento l’approvazione delle norme per la trascrizione semplificata dei toponimi nelle parlate ladine della Valle di Fassa e nelle parlate alloglotte tedesche della Valle dei Mocheni e di Luserna;

  3. di determinare, per le motivazioni di cui in premessa, la documentazione necessaria a corredo delle deliberazioni comunali in materia di toponomastica nel testo allegato al presente provvedimento sub lettera B, del quale forma parte integrante e sostanziale;

  4. di disporre la pubblicazione della presente deliberazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Trentino-Alto Adige.

Il Presidente

BAZZANELLA
Il Dirigente: Marco Moreschini
________________

Allegato A




Criteri per la scelta, la trascrizione e l’utilizzo dei toponimi

da parte degli enti locali


1. – Criteri per la scelta e l’utilizzo dei toponimi

L’utilizzo della toponomastica da parte degli enti locali avviene nei seguenti ambiti e per i seguenti scopi:




  • nei centri urbani per sostituzioni e integrazioni;

  • nelle aree di nuova edificazione o non edificate per una nuova codificazione toponomastica;

  • nelle cartografie amministrative per conferme, sostituzioni, modifiche formali o di localizzazione

Per lo studio e l’introduzione di innovazioni, modifiche e integrazioni toponomastiche, agli enti locali interessati sono messe a disposizione le risultanze del Dizionario toponomastico trentino (di seguito D.T.T.), se esistenti, per una valutazione precisa dal punto di vista sia della scelta che della trascrizione dei nomi di luogo.



1.1 Centri urbani
Le scelte toponomastiche avvengono per nuove denominazioni, rese necessarie od opportune da modifiche nell’assetto urbanistico e in ambiti minori, o per sostituire toponimi esistenti o per modifiche richieste da una più corretta trascrizione. Trattandosi comunque di aree già da tempo urbanizzate con toponomastica consolidata da un lungo utilizzo, non possono essere proposte sostituzioni, se non per recuperare denominazioni autenticamente popolari o denominazioni antiche che rievocano modi di vita storici, attività passate e documentate in loco, oggetti del patrimonio edilizio di cui valga la pena tramandare memoria. Vanno mantenute inoltre le denominazioni collegate con la storia degli edifici prospicienti la viabilità interessata

La toponomastica con intitolazioni a personaggi storici che contribuirono all’unificazione d’Italia va mantenuta, specialmente se compare in un sistema abbastanza coerente o se riferibile ad edifici o monumenti risalenti a quei fatti e di quel periodo, o memori di essi. L’eventuale sostituzione può avvenire con una delle denominazione previste nel capoverso precedente e con la dizione aggiuntiva in segnaletica «già…» (es.: Via larga - «già Via Cavour…»).

E’ ammessa la sostituzione di toponimi legati al regime fascista purchè essi non siano strettamente connessi ad un aspetto urbanistico che conservi estesi e specifici caratteri di quel periodo storico-politico e di quel gusto architettonico.

In generale, va evitata l’introduzione di nuovi nomi per singoli tratti di una strada o piazza già denominate; la parziale innovazione è ammessa se l’area è molto estesa o interrotta da piazze o altre cesure non provvisorie.

Si raccomanda comunque di operare quelle modifiche formali che mirino ad un miglioramento della grafia o della sintassi della denominazione esistente.

La scelta di denominazioni per una nuova viabilità non potrà contrastare con la generalità di quelle circostanti e tenderà a conservare i toponimi tradizionali legati alla geomorfologia, al ricordo di manufatti, usi e aspetti ormai cancellati dall’edificazione e dalle sue trasformazioni; essa potrà anche riprendere qualche memoria storica locale.

Per le denominazioni degli edifici pubblici vanno scelte intitolazioni di profondo ricordo storico, letterario, artistico, scientifico o umanitario, il cui rilievo sia più esteso dell’ambito comunale.

1.2 Aree di nuova edificazione o non edificate
In queste aree vengono inserite le nuove denominazioni. Le categorie e le fonti toponomastiche da tenere presenti della nuova toponomastica sono, in generale, le seguenti, in ordine di preferenza:


  • toponimi popolari ancora noti e vivi presso la gente del luogo e documentati dalle ricerche del D.T.T. o da ricerche similari;

  • toponimi usati dalla Carta topografica generale provinciale (di seguito C.T.G.), mappe catastali e Libro fondiario, se fondati sulla tradizione popolare, con eventuale revisione della trascrizione e dando precedenza a quelli di maggior rilevanza;

  • toponimi celebrativi di eminenti figure storiche locali, comunque benemerite (raccolti possibilmente per categorie coerenti);

  • toponimi di richiamo geografico, in reticoli stradali coerenti, riferibili all’ambito comunale o provinciale o della regione alpina;

  • toponimi rispecchianti l’utilizzo edilizio prevalente della località (sportivo, industriale, turistico, residenziale, ecc.).

Queste o diverse proposte devono essere supportate da documentate e specifiche motivazioni.



1.3 Cartografia
Per le località prive di denominazioni della CTG, mappali o di Libro fondiario, la cartografia introdurrà la toponomastica popolare, con le seguenti priorità:


  • toponimi di areale maggiore o di rilievo preminente,

  • denominazioni che rispecchino l’uso storico del territorio,

  • particolari toponimi minori riferibili a piccoli oggetti geografici o manufatti o altro.



1.4 Toponomastica ladina
I Comuni ladini adegueranno la toponomastica di rispettiva competenza al repertorio dei toponimi delle località ladine, che sarà predisposto dalla Giunta provinciale con la collaborazione dell’Istituto Culturale Ladino.


1.5 Stradario comunale
In ottemperanza al D.P..R. 30 maggio 1989, n. 223, «Approvazione del nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente», capo VII art. 45, ciascun Comune provvede alla compilazione e all’aggiornamento dello stradario, una copia del quale va inviata al Servizio Beni librari e archivistici della Provincia.


2. – Criteri per la trascrizione dei toponimi popolari

Per la trascrizione dei toponimi popolari già usati in documenti e fonti scritte e di quelli popolari di nuova introduzione si seguono le norme del prospetto allegato.




PROSPETTO

Norme per la trascrizione semplificata dei toponimi nelle parlate trentine




  1. Seguono le regole della grafia italiana i seguenti suoni o fenomeni vocalici e consonantici:

a e i o u (atone),

à ì ù (toniche),



b d f l m n p r t v


  1. Per la trascrizione semplificata degli altri suoni o fonemi vocalici e consonantici valgono le seguenti norme:

c (palatoalveolare, come in cena)

c davanti a e, i (come in ital.)

ci davanti a a, o, ö, u, ü (come in ital.)

-c’ in fine di parola

c (velare, come in cane)

c davanti a a, o, ö, u, ü e consonanti (come in ital.)

ch davanti a e, i (come in ital.)

-ch in fine di parola

dh (interdentale sonora, come nell’ingl. then)

d/ g/ z da scegliere di volta in volta tra l’uso attuale dominante non rustico o la corrispondente parola italiana o l’uso delle parlate vicine

è (aperta, come in metro)

è con accento grave

é (chiusa, come in vetro)

è con accento acuto

g (palatoalveolare, come in gerla)

g davanti a e, i (come in ital.)

gi davanti a a, o, ö, u, ü (come in ital.)

-g’ in fine di parola (raro)

g (velare, come in gatto)

g davanti a a, o, ö, u, ü e consonanti (come in ital.)

gh davanti a e, i (come in ital.)

-gh in fine di parola

ñ (palatare, come in sogno)

gn come in italiano

ò (aperta, come in morto)

ò con accento grave

ó (chiusa, come in molto)

ó con accento acuto

ö («o» turbata, come nel ted. löwe)

ö si conserva se è comune nella parlata locale e si trascrive senza accento anche se tonica

ò/ó quando la ö è rara od occasionale; l’accento rispecchia la trasformazione popolare locale che può usare la ò aperta o la ó chiusa

q (è una “c” velare davanti a «u + vocale»)

q nelle parole così trascritte in italiano

cq in acqua e derivati, se sentita come voce italiana o il toponimo ha una veste perfettamente italiana

s (sorda o aspra, come in sacco)

s anche nei composti saldati, quando la seconda parola inizia con questa sibilante

-ss- tra vocali

s (sonora o dolce, come in viso, tendente alla j francese)

s iniziale o dopo consonante sonora

s tra vocali e davanti a consonante sonora

sc (sorda palatale, come in pesce)

sc davanti a e, i (come in ital.)

sci davanti a a, o, ö, u, ü (come in ital.)

-s in fine di parola (es.: Bus, Dos)

-sc’ in fine di parola, se è caratteristica distintiva della parlata locale

-ss- tra vocali con uguale o simile corrispondenza in ital. (es.: Passo, Fassane, ecc.)

th (interdentale sorda, come nell’ingl. thin)

z nelle diverse posizioni

-zz- tra vocali

ü («ü» turbata, come nel ted.. grün)

u senza dieresi

z (sorda o aspra, come in azione)

z come in italiano

-zz- tra vocali, mantenendo l’uso italiano quanto raddoppia (es.: Pozz, Pozzi, Piaz, Piazza, Pezza); può rimanere semplice in parole uguali o molto vicine alla norma italiana

z (sonora o dolce, come in orzo)

z iniziale e dopo consonante sonora

z tra vocali e davanti a consonante sonora


3. – Ulteriori norme di trascrizione e avvertenze

A) Raddoppiamenti

Le parlate trentine non hanno raddoppiamenti consonantici; il sistema trascrittivo semplificato ne conserva solo due (-ss-, -zz-) per riconoscere specifici suoni o fonemi (cfr. punto 2). Ugualmente il sistema semplificato non annota le vocali allungate; nel caso di vocali doppie si ripete il segno (es.: -aa-).


B) Particolari composizioni consonantiche

sc + c (sorde palatali) = s-c (es.: Is-cia)

s + g (sonore palatali) = sg (es.: Masgére)

n + b, p = mb, mp;



nb, np se questa è una caratteristica distintiva della parlata

locale




  1. Uso delle maiuscole

Si usa l’iniziale maiuscola nei seguenti casi:

- nel primo elemento del toponimo; oltre alla parola piena vanno maiuscoli gli articoli, le preposizioni o gli avverbi che iniziano il toponimo completo (per lo più non necessari nell’uso cartografico);

- nelle parole interne dei toponimi composti se comunemente intese come nomi propri (di persona, monte, abitato, località, ecc.) o se esistono nell’ambito comunale come toponimi autonomi o se appellativi di concetti astratti di particolare rilevanza storica e sociale (Indipendenza, Resistenza, Lavoro Industria, Pace, ecc.).
Qualora un cognome o un soprannome coincida con un appellativo comune, esso va maiuscolo e tra virgolette (es.: Via degli «Orsi», se cognome).

D) Toponimi composti

Per la divisione o la saldatura dei loro componenti è necessario scegliere caso per caso, secondo la pronuncia locale; si conserva la composizione saldata nei casi in cui anche l’italiano la conservi oppure un elemento sia verbo.



E) Restauri vocalici

I toponimi popolari non vanno completati con vocali iniziali o finali, se le stesse mancano nell’uso comune, e non va mai scritto l’apostrofo sentito come sostitutivo di vocale.



F) Accento

In generale, non si pone l’accento su tutti i toponimi ove le abitudini italiane ne rendono prevedibile la posizione ovvero sulle parole anche italiane o rapportabili all’italiano.

Ugualmente i monosillabi, le parole piane (penultima sillaba accentata) uscenti in vocale e le parole tronche uscenti in consonante, non portano l’accento se cade sulle vocali «a, i, u». Di conseguenza l’accento tonico finale non viene segnalato sulle seguenti terminazioni:
-àc’ -àch -àgn -àl -àm -àn -àr -às -àt

-ìc’ -ìch -ìl -ìm -ìn -ìs -ìt

-ón -ór -òt

-ùc’ -ùch -ùf -ùgn -ùl -ùm -ùn -ùr -ùs -ùt

che andranno quindi trascritte:

-ac’ -ach -agn -al -am -an -ar -as -at

-ic’ -ich -il -im -in -is -it

-on -or -ot

-uc’ -uch -uf -ugn -ul -um -un -ur -us -ut

Esempi: Pardac’, Ponciach, Rogial, Pabian, Legnar, Castion, Piasin, Madruc’, Festil, Fornas, Canton, ecc.


Viceversa, nelle parole con le stesse uscite, ma atone (senza accento finale), va posto l’accento sulla vocale tonica. Esempi: Làgol, Bàrcol, Làres, Pùlpit, Spìgol.

Di regola vanno accentate le parole tronche uscenti in vocale (come in italiano), le parole piane uscenti in consonante e le parole sdrucciole. Esempi: Tabià, Pernìgol, Senàvera.

L’accento è obbligatorio se cade sulle vocali «e, o» per segnalare l’apertura o la chiusura. Tuttavia anche questo accento può essere omesso nelle parole molto vicine alla grafia e alla pronuncia italiana delle stesse.

E’ opportuno accentare i dittonghi (incontro di due vocali) i quali possono essere:

- discendenti, con accento sulla prima vocale da segnalare solo per l’apertura di «e, o»;

- ascendenti, con accento sulla seconda vocale da segnalare sempre.


Sui dittonghi discendenti non si mette comunque l’accento in parole molto vicine all’italiano per grafia e significato. Esempi: Feudo, Baito, ecc.

Si accentano sempre i dittonghi in fine di parola quando siano possibili equivoci nella posizione dell’accento stesso.

E’ indispensabile accentare anche i toponimi per i quali l’uso turistico o comunque forestiero sta introducendo pronunce non corrispondenti alla parlata locale. Si accentano i toponimi che possono offrire incertezze o ambiguità di significato conseguenti alla posizione dell’accento.

L’accentazione può essere tralasciata se cade su iniziale maiuscola.



G) Articoli, preposizioni, avverbi

Articoli, preposizioni e avverbi davanti al toponimo possono essere omessi; tuttavia l’articolo rimane se necessario all’esatta comprensione del toponimo perché ne chiarisce il genere o il numero di fronte a parole che si pronunciano alla stessa maniera.

Davanti a consonante l’articolo maschile viene trascritto con «el». Gli articoli maschile e femminile singolari davanti a vocale seguono la regola italiana («l’»); spesso quello femminile non si elide, ma rimane integro («la»).

La preposizione semplice o articolata da inserire tra l’appellativo italiano e il toponimo popolare è indispensabile per isolare bene il nome proprio di luogo dall’appellativo; la sua omissione segnala che quanto segue è nome di persona, di famiglia, di oggetto geografico lontano o di simbolo ideologico. La scelta della preposizione dipenderà da quanto si vuole privilegiare: l’appartenenza (di …), la direzione (a, in, per, su, da …), l’attraversamento (per …).

Le preposizioni tra l’appellativo italiano e il toponimo popolare vanno italianizzate (es.: Valle degli Orti, Valle delle Frate); tuttavia è preferibile non italianizzare la preposizione da comporre con gli articoli «lo, gli» in quanto assenti nell’uso dialettale e quindi stridenti davanti a toponimi schiettamente popolari (Via dei Zinéori, Via dei spiazzi, Via dei Anzei).

All’interno dei toponimi popolari le preposizioni articolate vanno unite se composte con «-l, -i» (es.: del, dei); vanno separate negli altri casi (femm.: de la, de l’, de le). La preposizione articolata composta con l’articolo maschile si separa davanti a vocale e l’articolo porta l’apostrofo (es.: Costa de l’ors).

In caso di sovrabbondanza di preposizioni, quella italianizzata può essere sostituita con virgolette da ripetere alla fine del toponimo (es.: Via della Costa del Bait dei pini si sostituisce con Via «Costa del Bait dei pini»).

H) Modifiche minori

Le norme di trascrizione semplificata non si applicano a quei toponimi già ufficializzati che abbiano una forma assai vicina a quella popolare, e cioè che se ne discostano soltanto per un accento, per l’uso della maiuscola, per una diversa preposizione. Le stesse tuttavia intervengono per correggere errori o per indicare accenti utili ad evitare pronunce distorte.



I) Uso dei termini viari italiani

La scelta dei termini viari italiani va fatta con cura, ponendo attenzione al loro preciso significato, all’uso corrente degli stessi e alle caratteristiche geometriche delle aree di circolazione che vogliono denominare: via, strada, corso, largo, viale, vicolo, salita, piazza, piazetta, piazzale, ecc.

Questi appellativi vanno omessi nel caso in cui sia evidente la ripetizione di significato (es.: Via della Viata = La Viata). Si omette anche il termine «località» e sue abbreviazioni, in quanto il concetto è già presente nel toponimo popolare.

L’uso delle preposizioni italiane tra il nome comune e il nome proprio della via è così regolato:

- nomi propri geografici: la preposizione è obbligatoria se il toponimo indica un oggetto geografico «inserito» nella strada ovvero se a detto oggetto la strada conduce o indirizza o se l’attraversa; negli altri casi la preposizione non va inserita;

- nomi propri celebrativi: la preposizione si usa per il nome dei santi che siano titolari di un edificio religioso, o altro ricordo, che si affaccia sulla strada; non si usa davanti al cognome di persone comunque benemerite, a meno che non designino, con il cognome o il nomignolo popolare al plurale, il casato che lì dimorò.



L) Norme diverse

Nella trascrizione dei nomi propri geografici di norma non si usano le abbreviazioni per gli appellativi: Fiume Sarca, Torrente Avisio, Monte Corno, Cima Tosa, ecc.

Per i nomi di persona, si indica l’iniziale del nome e per esteso il cognome; per i nomi di fama circoscritta è preferibile che compaia per esteso anche il nome. Se si indica una famiglia storica, si riporta solo il cognome. Talora sarà opportuno l’uso dell’accento per l’esatta pronuncia del cognome.

Le benemerenze di questi personaggi, piuttosto che nelle tabelle viarie, compariranno almeno nei centri storici in apposite epigrafi; in tabella possono rimanere le date di nascita e di morte e la professione. I titoli religiosi o militari rimangono, anche abbreviati, davanti al nome e al cognome.

________________

Allegato B




Determinazione della documentazione necessaria

a corredo delle deliberazioni comunali

in materia di toponomastica

Le deliberazioni comunali in materia di toponomastica, non soggette a controllo di legittimità, devono essere inviate al Servizio Beni librari e archivistici della Provincia che provvede ad istruire la pratica per la Commissione provinciale per la toponomastica, incaricata di esprimere il parere alla Giunta provinciale.

Alle predette deliberazioni deve essere allegata la seguente documentazione:


  1. planimetria delle aree interessate alle nuove intitolazioni viarie ed esatta localizzazione delle stesse;

  2. indicazione del tipo di area; se centro storico, periferia, zona residenziale, artigianale, industriale, ecc.

  3. elenco dettagliato delle precedenti denominazioni viarie ufficiali e/o d’uso corrente con raffronto alla nuova situazione;

  4. elenco delle corrispondenze tra i toponimi in forma italiana e quelli popolari, se esistenti.

Nel caso di intitolazione a persone note in ambito locale, va allegato un sintetico profilo biografico, qualora non sia già contenuto nella premessa del provvedimento.



Nel caso di intitolazione a persona deceduta da meno di dieci anni, in aggiunta a quanto sopra, deve essere richiesta la deroga e devono essere indicate le particolari benemerenze della persona stessa.

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