Parte seconda



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DIOCESI DI ROMA


«Andate e fate discepoli,
battezzando e insegnando».
Riscopriamo la bellezza del Battesimo

Sussidio di pastorale battesimale: il cammino per le famiglie con bambini da 0 a 3 anni



(bozza ad experimentum)

PARTE SECONDA


Il cammino di fede di papà e mamma
Tracce per gli incontri di catechesi

per gruppi di genitori

ad uso dei catechisti

Vengono qui offerti i testi da utilizzare per gli incontri dei genitori dopo la celebrazione del Battesimo. Il parroco e i catechisti propongano con convinzione ai genitori di continuare il cammino di fede appena iniziato per rispondere alla chiamata del Signore a crescere come famiglie cristiane per essere educatori alla fede dei loro bambini.

Le forme suggerite sono due:

-la prima è quella di costituire piccoli gruppi di genitori che si riuniscono periodicamente nelle case, secondo i suggerimenti offerti dal Cardinale Vicario nella relazione al Convegno dello scorso giugno

-la seconda è quella di incontrare i genitori in parrocchia, perché non è possibile in altro modo.

Gli incontri abbiano luogo secondo un calendario concordato con i genitori. È molto importante venire incontro in ogni modo alle loro esigenze.

Resta inteso che i materiali offerti, sebbene siano numerati per incontri, possono essere utilizzati come si ritiene più conveniente. È molto probabile che su ogni argomento i partecipanti desiderino soffermarsi per più incontri. Li si assecondi. Anzi, i catechisti non abbiano fretta di passare oltre. Più il tema, oggetto dell’incontro, risulta partecipato e apre ad argomenti connessi o che si desidera approfondire, più è bene che venga approfondito. La fretta è nemica di una formazione efficace.

Alla fine di ogni argomento si suggeriscono delle note metodologiche e dei testi per l’approfondimento. È bene che questi ultimi siano usati dai catechisti per la preparazione degli incontri, ma possono essere anche letti, per brani, quando lo si riterrà utile per illustrare e arricchire l’esposizione e il dialogo.

Primo incontro

Qual è il cammino di vita piena per voi

e per i vostri figli? «Beati voi quando...»


1/ Si può essere felici?

L'uomo da sempre ha questa domanda radicale dentro di sé: è veramente possibile essere felici o bisogna accontentarsi di qualche piacere passeggero, perché una gioia piena e una serenità vera sono impossibili? Questa domanda è presente in modo del tutto speciale nel cuore dei genitori e, anzi, li spinge a interrogarsi su come possano aiutare loro figlio a essere felice. Del resto quello che un bambino, un adolescente o un giovane chiede al papà e alla mamma è proprio questo: cosa significa vivere bene? Potrò essere felice?

Un papà ha raccontato una volta: «Un pomeriggio me ne stavo tranquillamente in casa con il mio primo figlio Stefano, che poteva avere 4 o 5 anni, correggendo i temi come ogni insegnante di italiano ed ero talmente assorto nel mio lavoro che non avevo notato che Stefano si era avvicinato al mio tavolo e in silenzio mi stava guardando. Non chiedeva nulla di particolare, non aveva bisogno di nulla, solo osservava suo padre al lavoro. Ricordo che quel giorno, nell’incrociare lo sguardo di mio figlio, mi folgorò questa impressione: che lo sguardo di mio figlio contenesse una domanda assolutamente radicale, inevitabile, cui non potevo non rispondere. Era come se guardandomi chiedesse: papà assicurami che valeva la pena venire al mondo»1.

Un genitore può insegnare la via della felicità, solo se lui per primo l’ha percorsa e ha scoperto la gioia di vivere. Ecco siamo noi adulti per primi a doverci porre questa domanda. Cosa rende felice la vita? Come potrà un figlio capire ciò che vale veramente nella vita vedendo come vivono i genitori?


2/ La felicità è un fantasma?

Quando non si riesce a raggiungere la felicità cerchiamo ogni espediente per cercare di ottenerla. L’uomo si lega a tante cose perché pensa di trovarvi il piacere della vita: quasi come se vi attaccasse il suo cordone ombelicale, sperando di ricevere soddisfazione, pienezza di vita, gioia. Quando non riusciamo a trovare ciò che veramente dà gioia, ricorriamo a degli espedienti che ci illudono che ci sia pienezza di vita. Può avvenire, ad esempio, con il lavoro. Una persona si può dedicare totalmente al lavoro e alla carriera, pensando che ne avrà in cambio felicità. E, invece, si accorge che pian piano si svuota sempre di più. Può capitare che dedichi la vita a cercare visibilità o apprezzamento pubblico o potere. Può avvenire di puntare tutto sul denaro, illudendosi che con esso si possa comprare la felicità. Si può pensare che si diventerà felici divertendosi il più possibile o vivendo una affettività disordinata. Ed invece quella felicità che sembrava ormai raggiunta svanisce come un fantasma: è questo il significato della parola idolo. Un idolo sembra darci la felicità ma invece ci prende la vita, la succhia giorno dopo giorno lasciandoci con un pugno di mosche in mano.

Anche un figlio può essere consegnato fin da piccolo a questi idoli. Non esiste una neutralità nell'educazione. Con priorità sbagliate i genitori rischiano di comunicare al bambino che per essere felice dovrà preoccuparsi soprattutto di avere un fisico sano o di essere un bravo sportivo o di avere un certo numero di competenze tecniche, trascurando di far maturare il suo cuore.
3/ Solo Dio rende felici

Che l’uomo abbia un desiderio di felicità che non si appaga con il possesso delle cose o con la sicurezza economica, lo tocchiamo con mano ogni sera, quando stiamo per addormentarci. Perché alcune notti riposiamo sereni e altre invece stentiamo a prendere sonno? Cosa manca alla nostra vita per addormentarci sereni? L’insoddisfazione nasce perché avvertiamo che siamo fatti per qualcosa di “più grande”, qualcosa che sentiamo deve esistere anche se non ci è subito chiaro cosa sia.

Se entriamo nel nostro cuore scopriamo che tutte le cose hanno senso solo in vista dell’amore. Come ha scritto Sant’Agostino: «Niente ci è caro senza la compagnia di un amico». Oggi più di prima i genitori comprendono che niente sarà loro caro senza la gioia del loro bambino. Ogni bene è, in fondo, inutile, se non ne godiamo insieme ad altri che amiamo. E tutte le cose che possediamo non ci sono utili per godere, se viviamo in un contesto di inimicizia o se siamo soli. Perché tutte le cose sono belle in vista dell'amore, hanno senso se vengono vissute per crescere nella relazione con gli altri.

Ma proprio quando vogliamo bene ad un bambino, ci domandiamo quale sia il suo vero bene, come potrà essere felice. Anche lui cercherà qualcosa che sia più grande di noi, sentendo che non gli basterà l'amore dei genitori. Perché l'amore punta sempre più in alto.


4/ Dio si è reso presente per renderci felici

Il cuore umano è abitato da un’attesa di Infinito. Essa manifesta che non serve alla felicità la conquista del mondo intero, non basta alla “vita vera” l’attenzione delle persone da cui desideriamo essere amati. In fondo, ognuno di noi si potrebbe addormentare sereno e in pace, avendo molte meno cose di quelle che attualmente possiede, meno attenzioni d’amore di quelle che ha, se i gesti della sua giornata avessero pienamente un senso, se avesse raggiunto e toccato con mano l’Infinito.

Ma è possibile raggiungerlo? E come ? È per questo che Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo per noi, preoccupato di annunciare la felicità all’uomo, non solo per l’eternità ma fin da questa terra, ha più volte insegnato ai discepoli che esiste una via che conduce alla gioia piena che nessuno può togliere ed una che invece porta alla tristezza. Sant’Agostino descrive con queste parole il termine della sua ricerca di Dio: «Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto fino a quando non riposa in te».

Ai giovani a Colonia Papa Benedetto XVI ha ricordato: «La felicità che cercate, la felicità che avete diritto di gustare ha un nome, un volto: quello di Gesù di Nazareth».



Nota metodologica per i catechisti



  1. La guida, dopo aver presentato il tema, potrà domandare ai partecipanti di intervenire liberamente, chiedendo di provare a raccontare che cosa manca, secondo il loro punto di vista, per vivere una vita veramente piena e serena.



  1. Per facilitare il dialogo si può spiegare che non è necessario parlare direttamente di se stessi, ma si può anche fare riferimento a situazioni che si sono incontrate. Si sottolineerà che proprio l'esperienza di essere diventati genitori obbliga a porsi in maniera nuova la domanda di cosa voglia dire vivere una vita buona e carica di significato.




  1. Dopo aver dedicato un po’ di tempo all’ascolto attento delle diverse esperienze, la guida proporrà un approfondimento di quanto ascoltato negli interventi, ponendolo a confronto con l'annunzio che Gesù fa dell'esistenza di una vita beata. Infine, potrà proporre una prima sintesi che aiuti a scendere nel profondo del cuore umano: esso ha un’attesa di infinito. L'itinerario che seguirà vuole approfondire tutto questo.




  1. L’incontro può essere arricchito con i testi sotto riportati, che si ritiene utile legge e commentare.




  1. L’incontro si conclude con una preghiera.



Testi per l’approfondimento
Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

La I sezione della I parte propone il tema del desiderio di Dio proprio dell’uomo.


Da Sant’Ilario di Poitiers

Mi sono messo in cerca del senso della vita. Ricchezza e agi presentano dapprima un'attrattiva [...]. Tuttavia, la maggioranza degli esseri umani, spinti dalla loro stessa natura, hanno scoperto che l'uomo ha qualcosa di meglio da fare che rimpinzarsi e ammazzare il tempo.



Altri testi
Da Epicuro, Lettera a Meneceo

Proprio perché il piacere è il nostro bene più importante ed innato, noi non cerchiamo qualsiasi piacere; ci sono casi in cui noi rinunciamo a molti piaceri se ce ne deriva un affanno. Inoltre consideriamo i dolori preferibili ai piaceri, quando da sofferenze a lungo sopportate ci deriva un piacere più elevato. Quando diciamo che il piacere è il nostro fine ultimo, noi non intendiamo con ciò i piaceri sfrenati, e nemmeno quelli che hanno a che fare con il godimento materiale, come dicono coloro che ignorano la nostra dottrina. La saggezza è principio di tutte le altre virtù e ci insegna che non si può essere felici, senza essere saggi, onesti e giusti. Le virtù in realtà sono un’unica cosa con la vita felice e questa è inseparabile da essi.


Da Blaise Pascal, Pensieri
* Ciò che interessa l’uomo nel divertimento, è meno l’oggetto che la sua rincorsa, il movimento, la trepidazione, che lo distrae dal pensare a sé. «Si gusta più la caccia che la preda».
* Nulla è tanto insopportabile all’uomo che lo stare a riposo completo, senza passioni, senza preoccupazioni, senza svaghi, senza applicazione. Allora sente il suo nulla, il suo abbandono, la sua insufficienza, la sua dipendenza, la sua impotenza, il suo vuoto. Immediatamente dal fondo della sua anima verranno fuori la noia, la tetraggine, la tristezza, l’affanno, il dispetto, la disperazione. Il sentimento della falsità dei piaceri attuali e l’ignoranza della vanità dei piaceri assenti sono causa d’incostanza.
* È questa la ragione per cui il gioco, la conversazione delle donne, la guerra, gli alti uffici sono tanto ricercati. Non che in essi si trovi realmente la felicità né che si creda che la vera beatitudine stia nel denaro che si può vincere al gioco o nella lepre di cui si va a caccia: non li vorremmo, se ci fossero offerti in dono. Noi non cerchiamo un tal possesso, molle e placido, e che ci lascia pensare all’infelicità della nostra condizione, e neppure i pericoli della guerra o i fastidi degli impieghi; ma il trambusto che ci distoglie da quel pensiero e ci distrae. Ragion per cui si preferisce la caccia alla preda («L’agitazione e la caccia sono propriamente la nostra selvaggina», Montaigne, Saggi, III, VIII). Perciò la maniera usuale di biasimarli è sbagliata. La loro colpa non è di cercare il tumulto, se lo cercassero solo come uno svago; bensì di cercarlo come se il possesso delle cose da loro cercate li dovesse rendere veramente felici.
* La grandezza dell'uomo è così evidente che s'inferisce dalla sua stessa miseria. Invero, ciò che negli animali è natura, nell'uomo lo chiamiamo miseria: riconoscendo così che, essendo oggi la sua natura simile a quella degli animali, è decaduto da una natura migliore, che era un tempo la sua. Infatti, chi si sente infelice di non essere re, se non un re spodestato?... Chi si stima disgraziato per aver soltanto una bocca? e chi invece non si giudicherà disgraziato di non avere se non un occhio solo? A nessuno forse è mai passato per la mente di affliggersi di non aver tre occhi.
Da Jean Vanier

Ho scoperto che le persone normali sono molto handicappate. Voglio raccontarvi la storia di un uomo normale e voi scoprirete che non credo alla normalità e alla anormalità. Le persone normali sono piene di problemi: familiari, lavorativi, economici, con la chiesa. Una volta, un uomo molto normale mi è venuto a trovare ed era pieno di tristezza. Ad un certo punto bussano alla porta e senza che io abbia il tempo di dire «Avanti», entra Jean Claude. Jean Claude è un ragazzo che la gente chiama down, noi lo chiamiamo semplicemente Jean Claude. A Jean Claude piace molto ridere: ti prende la mano, ti dice «Buongiorno» e ride. Così prende la mano del signor normale e ride; poi se ne va, sbattendo la porta. Il signor normale si gira verso di me e dice: «Com'è triste che ci siano dei bambini così!». Credo che il solo problema era che il signor normale era cieco. Era incapace di vedere che Jean Claude era felice. Guardava la realtà attraverso le sue teorie e la sua ideologia. Jean Claude era molto più felice di lui. Noi abbiamo delle ideologie, noi condanniamo le persone prima ancora di averle ascoltate, abbiamo fabbricato dei pregiudizi, diventiamo sempre più incapaci di guardare la realtà così com'è, guardiamo la realtà attraverso le nostre teorie e così abbiamo perso lo sguardo del bambino che è capace di meravigliarsi.


Da Alessandro D'Avenia

La scuola è una noia. I grandi sono una noia. Lo studio è una noia. Ma anche questa festa è una noia…. La noia. Il nemico mortale dei miei studenti, il nemico mortale delle nostre giornate. La noia che ti prende sia quando lavori sia quando sei in vacanza. Anzi a volte ci si annoia di più in vacanza che al lavoro. La noia non dipende da quello che si fa, ma è una condizione del cuore. Non è altro che un preziosissimo indicatore: non stai vivendo tutta la vita che c’è da vivere, la tua vita non è all’altezza della vita vera. Manca qualcosa.

Ci sono due possibili soluzioni. La prima facile, ma incerta: cercare subito un’emozione forte che mi tiri fuori dalla noia. Compro qualcosa di nuovo, lavoro di più, mi sballo… Ma finito l’effetto “adrenalina” ritorno alla noia di prima, divenuta però più profonda, perché sono caduto da più in alto.
Seconda soluzione: mi fermo e mi chiedo cosa mi manca? Cosa manca alla mia vita per essere all’altezza di sé stessa? Di cosa ho nostalgia?

La risposta è: manca la meraviglia. La meraviglia sta in ciò che è nuovo, ma non in senso cronologico: l’ultima cosa che è uscita (l’ultimo film, l’ultimo paio di scarpe… insomma il nuovo della pubblicità), che è sinonimo di “meno vecchio”.

Il vero “nuovo” invece è ciò che sa darmi sempre di più di quello che è. E dove si trova? Un po’ nella realtà, un po’ nel cuore che sa accoglierla: un amico vero, un bel romanzo, un panorama, il quadro di un artista, un progetto da realizzare, Dio… e chi più ne ha più ne metta. E cosa sa essere sempre nuovo ogni volta che lo interroghi? Ciò che ha profondità di spirito. Ci annoiamo perché ci accontentiamo delle superfici, ma la vita non si inganna. Occorre scovare quel qualcosa di meraviglioso che si nasconde in ogni situazione, ma questo richiede impegno e attenzione. Non sempre abbiamo questo coraggio, e per questo costringiamo noi e i nostri figli a riempire il tempo come una specie di stomaco bulimico. Abbiamo paura di annoiarci, abbiamo paura che si annoino. Ma proprio la noia ci costringe a cercare quell’equilibrio che manca.



Secondo incontro
Con Dio o senza Dio tutto cambia.

«La speranza che non delude»

1/ La vita dell’uomo è “mistero”

Dinanzi alla nascita di un figlio i genitori si rendono conto che la sua vita è un “mistero”! Ma la vita di tutti noi è un “mistero” così grande che chiede di essere illuminato. Il Papa Benedetto XVI, parlando del Battesimo, ha detto delle parole straordinarie: «In realtà, la vera domanda è: “È giusto donare vita in questo mondo senza avere avuto il consenso - vuoi vivere o no?”. Io direi: è possibile ed è giusto soltanto se, con la vita, possiamo dare anche la garanzia che la vita, con tutti i problemi del mondo, sia buona, che sia bene vivere, che ci sia una garanzia che questa vita sia buona, sia protetta da Dio e che sia un vero dono. Solo l’anticipazione del senso giustifica l’anticipazione della vita. E perciò il Battesimo come garanzia del bene di Dio, come anticipazione del senso, del “sì” di Dio che protegge questa vita, giustifica anche l’anticipazione della vita»2. Infatti, se non esistesse speranza per noi e per i nostri figli, sarebbe insensato chiamarli a vivere.





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