Paul Gauguin e l’esotismo



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14.11.2018
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Paul Gauguin e l’esotismo

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[Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?]

“La terra, questa è la nostra animalità……la civiltà se ne va a poco a poco da me. Comincio a pensare con semplicità, a non avere che poco odio per il mio prossimo, anzi ad amarlo. Ho tutte le gioie della vita libera, animale ed umana. Sfuggo al fittizio, entro nella natura”.

[Paul Gauguin]

In questo contesto il viaggio diventa metafora di ricerca intesa non solo come desiderio di conoscenza ma anche come ricerca di evasione. Parlare di esotismo in un’epoca in cui si può fare il giro del mondo in meno di ventiquattro ore o si possono ricevere immagini in tempo reale dalla savana africana o dalla Patagonia sembra quasi un paradosso ma credo che esso sia, in quest’ambito, il mezzo necessario per la massima esplicazione di questa metafora. Infatti, l’esotismo rappresenta una specie di "paradiso perduto” che appare come l’inversione delle insoddisfazioni e delle frustrazioni legate alla cultura di appartenenza". In altre parole nell’esotismo si valorizzano (apparentemente) gli “altri” per criticare “noi stessi” assegnandogli caratteristiche positive a priori. Si tratta di scegliere un punto ideale, lontano, con cui confrontarsi e concludere che lo preferiamo a ciò che ci è vicino. Infatti l’elemento portante dell’esotismo è la lontananza che ci garantisce la possibilità di tracciare un ritratto dell’altro completamente adattabile a noi, di costruire una “dimensione”che, per essere descritta, non necessita di essere conosciuta veramente. L’esotico è qualcosa che non esiste prima di essere “scoperto”. Infatti è proprio l’atto della scoperta che produce l’esotico come tale e lo produce in varie sfumature dalle più selvagge alle più addomesticate. In altre parole, esso non è originariamente situato in qualche altro posto e poi, in un secondo tempo, riflesso in una rappresentazione, bensì è il prodotto stesso di queste rappresentazioni L’esotico quindi non può essere definito come il risultato di un incontro o di uno scontro fra due culture diverse, ma l’effetto di una pratica discriminatoria durante l’incontro stesso. Il processo di rappresentazione dell’ “altro” ha accompagnato ininterrottamente la storia dell’uomo. Infatti, il fascino per l’esotico ha caratterizzato epoche diverse ma, invariabilmente, ha rappresentato un momento in cui persone appartenenti ad una cultura, sono entrate in contatto con altre persone la cui cultura viene percepita come diversa, esterna, lontana. L’esotismo quindi presuppone sempre un “noi”, un “loro” e un tentativo, spesso riduttivo, di definire gli “altri”.

Ritornando al concetto del viaggio come ricerca d’evasione, credo sia necessario citare uno dei maggiori rappresentanti dell’esotismo: Paul Gauguin.

Secondo l’artista, uno dei modi per evadere da una società diventata insopportabile è diventare selvaggi. In Gauguin c’è un’acredine vera verso la società “ criminale, male organizzata” e “governata dall’oro” c’è un disprezzo autentico nei confronti della “ lotta europea per il denaro”. L’esotismo di Gauguin non ha, quindi, un tono di semplice divagazione, ma riveste un chiaro significato di denuncia. Egli vuole liberarsi da quella lebbra invisibile che sono i pregiudizi di una morale di convenienza. L’artista è convinto di aver trovato nelle isole dell’Oceania un paradiso terrestre prima del peccato originale. Lasciarsi penetrare dalla forza di quella natura significa per lui riscattare la propria esistenza, purificarla. Dunque, l’esotismo è il mezzo fondamentale per giungere a tale perfetto contatto con lo stato naturale. L’esperienza di Gauguin sarà l’esperienza di molti altri artisti confusamente alla ricerca di un modo per vincere il progressivo impoverimento dei valori umani, dei propri valori spirituali, per salvare la propria integrità minacciata da una lacerante realtà.

La vita

Paul Gauguin (Parigi 1848 – Isole Marchesi 1903) , pittore francese, tra il 1880 e il 1890 fu uno dei maggiori esponenti dell’arte post-impressionista. Tanto la sua personalità che le sue teorie sul colore e la composizione esercitarono una forte influenza sulla pittura moderna. Gauguin trascorse quattro anni della sua infanzia con la madre in Perù – un’esperienza dei tropici che non avrebbe mai dimenticato – e ritornò in Francia nel 1855; nel 1865 si unì ad un mercante e compì numerosi viaggi attraversando l’oceano. Nel 1871 ottenne una posizione di prestigio come agente di borsa , e due anni dopo sposò una danese, Mette Gad, dalla quale ebbe cinque figli. Durante questo periodo fu essenzialmente un “pittore della domenica”, dedito all’arte solo al fine settimana e durante l’estate, ma nel 1875 conobbe Camille Pissarro, che influì notevolmente sulla sua pittura.

Il crollo finanziario del 1882-83, lasciandolo senza lavoro, lo indusse a dedicarsi completamente alla sua vocazione, ma gli spostamenti successivi – a Rouen nel 1883 e a Copenaghen nel 1884 – non portarono a Gauguin alcun successo, né critico né commerciale; dal 1885, lasciata la famiglia in Danimarca, iniziò i suoi viaggi tra Francia e colonie francesi del Pacifico.

Se prima di questo periodo Gauguin aveva rivelato nella sua pittura un’assimilazione graduale delle teorie e della tecnica dell’Impressionismo, ora, interessato nel contempo anche alla ceramica e alla scultura, s’indirizzò verso l’espressione sintetica e ritmica della massa pittorica. Nel 1887, recatosi a Panama e in Martinica, fu costretto da una malattia e dalla mancanza di soldi a rientrare in Francia; l’anno seguente, durante un soggiorno in Bretagna, dipinse la Visione dopo la predica (1888; Edimburgo, National Gallery of Scotland) , dove il colore brillante e le forme nettamente definite, uniti al soggetto che combina in un’unica composizione visione e realtà, segnarono una tappa decisiva nell’attività dell’artista. Dopo aver passato alcuni mesi ad Arles con Vincent Van Gogh alla fine del 1888, Gauguin trascorse gli anni successivi fra la Bretagna, dove continuò a ritrarre la popolazione locale, i suoi costumi e la semplice religiosità, e Parigi, dove entrò in contatto con i maggiori scrittori e teorici del movimento simbolista : lo stile che egli concepì in questo periodo, e da lui denominato sintetismo, è infatti ricco delle misteriose risonanze e suggestioni della poetica letteraria simbolista.



All’inizio del 1891 Gauguin partì per Tahiti : su quest’isola egli dipinse una serie di opere in cui, ritraendo la popolazione e i miti che sottendono la religione locale, evocò il ciclo dell’esistenza umana, dalla nascita alla maturità, fino alla vecchiaia e alla morte. L’artista visse ancora in Francia per l’ultima volta dal 1893 al 1895, poi partì nuovamente per Tahiti; afflitto dalla cattiva salute e dalla povertà, tentò il suicidio nel 1898 dopo aver completato, come suo estremo testamento, l’opera Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?(1897-98; Boston, Museum of Fine Arts). Nei dipinti di questi ultimi anni Gauguin proiettò una visione idealizzata della vita originaria, astratta sia dal tempo che dall’attualità, secondo una dimensione fisica e spirituale propria della

cultura tahitiana. Il suo ultimo viaggio lo condusse a La Dominique nelle isole Marchesi, dove trovò la morte. Nonostante ciò rimane il fatto che alcuni luoghi e alcuni oggetti risultano, al nostro sguardo, “esotici” come lo erano nel secolo scorso o, forse, in una maniera inedita che muta dalle passate esperienze esotiche alcune sue caratteristiche.



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