Per riportare alla memoria IL



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27.11.2017
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Nell’epoca contemporanea il ruolo delle immagini è cresciuto a tal punto da far emergere in modo preponderante il loro valore non solo di raffigurazione della realtà ma anche di affermazione del proprio essere. In questa ottica le opere di Bruno Morelli sono una concreta testimonianza della storia di un popolo che ha fatto dell'attaccamento alla sua cultura una grande forza: i rom. Nelle sue tele il fascino dell'astratto ed il potere del concreto fondendosi attraverso colori caldi e amalgamandosi con grande maestria finiscono per rappresentare in un modo unico e del tutto originale la storia della cultura gitana. Il colore, l'incisività degli sguardi e la grande forza che scaturisce da questo connubio non possono di certo passare inosservati... Come non può non essere considerata la storia che ne ha delineato i tratti più caratteristici.

Quell'ardente fiamma che si muove dentro la cultura zingara, visibile a noi in tutti i suoi aspetti, è stata rappresentata nelle tele di Bruno Morelli in un modo encomiabile. La profondità degli sguardi delle persone riportate nelle sue opere e l'assoluta originalità di un tratto, apprezzata non solo da me che non sono di certo un critico d'arte ma solo un semplice ammiratore, riescono a far scaturire in noi emozioni uniche che si tramandano nel tempo conservando immutata la loro forza. Forza e orgoglio scampati all'ira di chi, considerando i rom ai margini dell'umanità, ha riservato loro una sorte simile a quella degli ebrei nei campi di concentramento e di quanti continuano a giudicarli tutt'ora all'ombra dell'ignoranza.

Per riportare alla memoria il “Porrajmos” dimenticato dai più, e la realtà rom di oggi volutamente segregata moralmente, il 27 gennaio, ad Avezzano, partendo dalle opere dell'artista Morelli lanceremo una sfida che riguarda tutti: noi ed i rom. Perderla o vincerla spetterà, ovviamente a tutti: noi ed i rom.

Un sentito ringraziamento a Bruno Morelli, un maestro di arte, oltre che di vita.




IL SINDACO

Dr. Antonio FLORIS



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