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Per un’introduzione al cammino del
Biennio della fede




  1. Prima di tutto, all’inizio di un itinerario, alcune idee sparse per gli animatori, senza pretesa di esaustività.

  2. Presentiamo il progetto del biennio della fede: dove si vuole arrivare, quale la strada, le tappe…

  3. Proviamo a delineare qualche caratteristica del 17-19enne di oggi;

  4. Mettiamo in luce quali linguaggi appartengono a questa età e quali esigenze il gruppo domanda;

  5. Infine presentiamo concretamente il sussidio, come è strutturato e come va utilizzato.


1. Biennio della fede

Il Biennio della fede tenta di rispondere ad alcune domande che il 17-18enne sembra porre a se stesso e al mondo adulto (domande spesso presenti in maniera diversificata – non tutti le hanno contemporaneamente o nello stesso identico modo; domande spesso inespresse e non coscientizzate, anche se presenti!!!)


  • Sono domande circa il proprio presente (senso della vita, ricerca di una identità con un centro stabile);

  • c’è una forte richiesta di relazioni vere e autentiche (l’accentuata attenzione ai rapporti interpersonali costringe ad una rielaborazione personale, viva e vera della fede: chi è Gesù per me? Che posto posso/voglio dargli nella mia vita? E cosa c’entra la Chiesa con il mio gruppo di amici? Perché la Chiesa…?)



Questo ci aiuta ad identificare alcune FINALITÀ globali per il cammino del biennio della fede:


  1. La rielaborazione della propria identità

  2. L’appropriazione personalizzata del rapporto di fede con il Signore Gesù Cristo

  3. All’interno di una comunità di credenti in cammino

Queste tre finalità delineano le tre tappe del biennio della fede.
Se le domande sono reali e le finalità appropriate, è evidente che non possiamo “costringere” questo cammino entro i due anni. Forse per qualche gruppo o per qualche singolo il biennio può coincidere con un'altra età (i 21-22 anni) o con un altro periodo (6 mesi oppure tre anni).

Quello che ci preme sottolineare è la necessità di percorre questo cammino, di rielaborare e personalizzare alcune tematiche che sono iscritte nella vita del 17enne di oggi.

Il passaggio è obbligato:


  • o il giovane affronta il rapporto con se stesso, rispondendo alle domande di senso, di unità, di progetto che gli sono scritte dentro, oppure non si ritroverà più!

  • ancora: o il giovane personalizza, facendo proprio, il rapporto con Cristo nella Chiesa, oppure non troverà più la strada della Chiesa come propria!!!


2. Quale la strada e le tappe…


La STRADA è quella che i 17enni stessi ci tracciano:




  • una strada che passa attraverso rapporti personali veri e schietti (nel gruppo, con gli educatori/animatori),

  • una strada che abbia a che fare con cose da fare, con esperienze da incontrare e vivere (che domandano comunque anche lo spazio della riflessione, dell’approfondimento: c’è oggi il forte rischio di bruciare tante esperienze, gratificanti emotivamente, ma che aiutano poco a crescere, perché non portano alla riflessione, alla personalizzazione e al cambiamento di atteggiamenti...);

  • Un percorso che richiede l’uso di linguaggi diversificati e personalizzati (perché sempre più individuali sono i percorsi di vita), il camminare a fianco con rapporto di uno a uno.

  • Infine, la strada del gruppo: Il linguaggio della comunità si iscrive nella realtà della gruppo-dipendenza. E’ una realtà che presenta molte opportunità educative…

Le TAPPE del nostro cammino


Sono decisamente tre:

  1. Si prende le mosse dalla ricerca della propria identità, aiutando così il 17enne a riscoprire tutte le potenzialità e i doni ricevuti da Dio

  2. L’incontro con Cristo favorirà una più matura e convinta scelta di vita cristiana

  3. che esprimerà poi all’interno della comunità cristiana, la Chiesa, mettendosi concretamente a servizio degli altri.

La STRUTTURA del Biennio della fede


è articolata da alcuni momenti che sono proposti a livello diocesano; altre occasioni sono poi adattate alla realtà locale o parrocchiale (molte parrocchie ormai fanno autonomamente esperienze di spiritualità, di campi invernali vicariali o parrocchiali per 17enni, di uscite…); la diocesi offre, (a livello esemplificativo e di supplenza per le parrocchie che non possono gestire questi spazi in maniera autonoma) queste esperienza:

  • Campo 17enni

  • Festa del passaggio (inizio del cammino)

  • Campo invernale

  • Campi estivi

  • Festa del 18anno

  • Campo invernale

  • Redditio Symboli (fine del cammino)

Se dovessimo tracciare in uno schema il biennio, potremmo farlo così:

(inserire SCHEMA)

3. Da dove partiamo



Chi sono i 17-18enni con cui abbiamo a che fare?

Che caratteristiche presentano?

Quali domande pongono a noi educatori (domande spesso inespresse, perché non ancora concettualizzate, ma comunque ben presenti)?

Dobbiamo partire da qui, da questo punto. Alle loro domande, ai loro bisogni si rivolge il nostro itinerario di gruppo. Attraverso una attenzione a loro, possiamo quindi pensare e costruire un itinerario, un cammino con obiettivi, tappe precise…

Ci facciamo aiutare da un esperto a livello nazionale, il prof. Severino De Pieri, che da anni lavora a fianco del mondo giovanile, attraverso un breve ma intenso scritto sulla condizione giovanile, che consigliamo vivamente di affrontare e leggere (anche se non di immediata e facile lettura).

[Il testo che riportiamo è tratto da una conferenza tenuta a Verona nell’agosto’97. Il testo non è stato rivisto dall’autore].




1. Qualcosa sui 17-18enni di oggi
Gli studi sulla condizione giovanile abbondano e solo di recente si sta affermando la tendenza a rivolgersi verso la realtà degli adolescenti, un mondo inquieto e in rapido divenire.

L’adolescenza, infatti, da categoria biologica sta diventando condizione esistenziale, dilatandosi sia verso il basso (la preadolescenza) sia verso l’alto (la giovinezza e l’età adulta).

Si pongono oggi alcuni problemi:

1. la determinazione temporale dell’adolescenza e della giovinezza: è la condizione giovanile a includere l’adolescenza o è la stessa adolescenza che, dilatandosi, anticipa e prolunga la condizione giovanile?

2. le caratteristiche dell’adolescenza e della giovinezza:

- una adolescenza/giovinezza o un arcipelago di adolescenze e di giovinezze?

- adolescenza e giovinezza: tempo di preparazione e/o passaggio o età propria?

Se è vero, come molti ormai vanno dicendo, che l’adolescenza non termina con i 18 anni, è necessario, in questa sede, dire anche qualcosa sul profilo psicologico dell’adolescente, con qualche piccolo flash.




  • Quella degli adolescenti non è una generazione in conflitto né con i genitori né con le istituzioni (Chiesa, scuola, stato…).

  • Pur pensando diversamente, si adeguano all’ambiente. L’impressione è che non siano in forte contestazione (c’è veramente mai stata, o si tratta di un’interpretazione ideologica?), ma che risultino dei quieti adattati. Ciò non sarebbe male, se tale calma non fosse accompagnata da una certa rassegnata accettazione di alcuni aspetti della società che meriterebbero di essere rivisti e corretti (scontento per la politica, preoccupazione per i problemi ambientali, rapporto non sempre soddisfacente con la scuola …)

  • Lamentano un certo disagio di sottofondo (nei confronti di famiglia, scuola, Chiesa…) che però non porta all’azione (è problematico un disagio che non evolve: porta al disadattamento e alla devianza). E’ caduta la contestazione, forse indotta, ma persiste la controdipendenza nei confronti delle istituzioni.

  • Non ci sono grandi slanci verso il futuro che si attende. Sono ragazzi e ragazze più concentrati sui problemi o sulle esperienze contingenti e personali (progettualità di basso profilo ; la concentrazione è sul presente) ;
    L’adesione a valori quali famiglia, lavoro, amore, amicizia dimostra stabilità in genere, persistenza nella tradizione, conformità con il periodo adolescenziale attraversato.
    E’ caduta la progettualità a lungo termine: tiene l’itinerario a corto raggio (gli appelli ai lunghi periodi non tengono).
    Ci chiediamo: la scolarizzazione prolungata rallenta forse la costruzione dell’identità, non essendo gli adolescenti costretti ad assumersi responsabilità e prendere decisioni?

  • Le difficoltà per gli adolescenti sono legate ad esperienze interiori, nel rapporto con i genitori, i coetanei e la scuola. Prevale lo psicologico sul socioculturale. I problemi, quindi, nascono dal profondo ed hanno origini sfumate ed imprecise, difficili da esplicitare per soggetti di quest’età.

  • Forse adolescenza interminabile ha dilatato le fasi di passaggio non solo nella conquista di un ruolo sociale, ma anche nella costruzione personale della maturità emotiva e dell’identità.


Nelle recenti generazioni giovanili possiamo verificare alcune tendenze così costituite:

  • Un’accentuata attenzione ai rapporti interpersonali, su cui viene declinato il bisogno di momenti sociali e politici di identificazione;

  • una richiesta, in campo sociale e politico, di occasioni di prassi immediata, da conseguire con obiettivi intermedi;

  • una carenza di protagonismo, eccetto per il fenomeno del volontariato, che è alternativo alla gestione dei servizi sociali;

  • una ripresa nella ricerca del senso della vita e di valori umanitari (pace, giustizia, solidarietà, ecologia …) ;

  • contenti all’esterno ma con dubbi e paura dentro ;

  • inconsistenza e fragilità personale … ;

  • Il quadro che sembra emergere assegnerebbe ai giovani dell’ultima generazione alcuni indici apprezzabili di maturazione della personalità, assieme a interrogativi ancora aperti e talora assai inquietanti.

  • Il giovane d’oggi sembra ormai aver conseguito una discreta autocomprensione. Si trova invece ancora in difficoltà nella maturazione affettivo sessuale (forte solipsismo e narcisismo non fecondo) e nella fondazione dei valori morali.


2. L’identità

La ricerca e la costruzione di una propria identità stabile è sempre stato considerato uno dei compiti fondamentali del divenire adulto. Nella adolescenza si ha un accelerazione, un’intensificazione di questo processo, tanto che si è sempre detto che l’adolescenza è un tempo decisivo nella determinazione della propria identità. Così, almeno, si è sempre pensato. Qui potresti dire qualcosa sul processo di identità: Cfr. Petter, pag. 263ss

Come risulta invece dalle ricerche, l’identità degli adolescenti appare non solo «imperfetta» e «incompiuta», come del resto è logico attendersi a questa età, ma soprattutto «dilatata», protratta, procrastinata, tale cioè da prolungarsi oltre i tradizionali ambiti dell’adolescenza, fino a sovrapporsi a giovinezza vera e propria.

L’adolescenza è, per antonomasia, l’età del travaglio per la nascita dell’identità, che diviene attraverso molteplici, successive e sovente contraddittorie identificazioni. Nell’attuale società complessa e diversificata quest’età non appare scontata e ben configurata.




3. L’identità debole nell’età giovanile

La giovinezza, che tradizionalmente inizia verso i 18 anni (la maturità!) e si estende al decennio successivo, è da molti ritenuta oggi come un prolungamento dell’adolescenza. Ecco perché ci siamo così a lungo fermati sull’adolescenza. Non si da una divisione precisa tra queste due fasce di età.

La giovinezza comporta la conquista di diversi traguardi nella formazione dell’identità. Pare di dover affermare che in questo divenire permangono - in forza soprattutto dei condizionamenti socioculturali - consistenti forme di identificazione da dipendenza, imitazione e conformismo che contribuiscono a definire quella dei giovani una «identità debole» o una identità per un tempo di crisi eccezionale.


  • Globalmente parlando un buon terzo di giovani oggi sono in gravi difficoltà per l’orientamento circa il loro futuro.

  • Perlopiù guardano al futuro dentro un orizzonte consumistico, cercando una realizzazione secondo i valori della cultura attuale. I giovani consumano il presente, però in fondo vivono male, con un senso di incertezza e di inquietudine.

  • Anche se appaiono esternamente contenti, dentro di sé hanno il dubbio e la paura.

  • Questo insieme di dati ci fa capire come il futuro dei giovani abbastanza inquieto, problematico, aperto a molte incertezze.

  • In genere esprimono come bisogno la ricerca del senso della vita, ma è scarsissima la percentuale di giovani disposti ad impegnarsi nel sociale.

Proviamo ad elencare alcuni fenomeni, in cui appare manifesto e operante il fenomeno della «identità debole»:



  • l’inconsistenza personale a livello di scarsa o problematica integrazione di sé, per dipendenza dal consumismo e per acquiescenza alle mode culturali;

  • l’affettività fusionale, tipica del mondo adolescenziale, è ampiamente presente anche nel mondo giovanile, con la ricerca esasperata di gratificazioni nei rapporti interpersonali e di coppia;

  • la gruppo-dipendenza, cui si può aggiungere la comunità-dipendenza per i fenomeni della tossicodipendenza e della devianza: la spinta alla appartenenza è sovente determinata da ricerca di sostegno, protezione e riconoscimento; ciò è visibile in molti gruppi, soprattutto in ambito ludico, ideologico e religioso;

  • la disaffezione lavorativa, che può essere motivata da reali problemi di inoccupazione, disoccupazione e sottoccupazione, ma anche da difficoltà psicologiche di costruire un identità professionale in un tempo di transizione socioeconomica e lavorativa;

  • il disimpegno socio-politico, con i fenomeni del riflusso, del «vivere alla giornata»; fenomeni parzialmente compensati dalla ricerca di forme alternative ma minoritarie di partecipazione e solidarietà, come il volontariato e simili;

  • la religiosità frammentata e soggettivizzata, in bilico tra ricerca del senso della vita e consumo emozionale di esperienze di fede, soprattutto in alcuni movimenti in cui l’identificazione può raggiungere i livelli del fanatismo e del settarismo;

  • l’indecisione o la stagnazione di fronte agli sviluppi richiesti dal progetto di sé e dalle istanze vocazionali, a motivo di paura, disimpegno, fissazione a stadi precedenti e più rassicuranti di sviluppo.

  • In tutte queste situazioni, segnate da ambivalenza e immaturità, si possono ritrovare le svariate forme che assume il processo di identificazione (quali dipendenza, narcisismo, reattività, conformismo, acquiescenza…). In tal modo l’identità giovanile viene intaccata, indebolita o dissolta.

L’attenzione posta sui limiti non intende pregiudicare e sottovalutare l’apporto originale che le attuali generazioni stanno dando all’innovazione sociale e alla scoperta di nuovi percorsi per maturare la loro identità.

Del resto i giovani, con le loro ambivalenze, sono specchio degli adulti e la «punta del pantografo» della società che gli ha espressi.

Nell’epoca della «debole identità» i giovani stanno costruendo - tra successi e fallimenti - un nuovo orizzonte umano e culturale; e lo fanno con modalità che paradossalmente partono proprio dalle loro ambivalenze e inconsistenze in tutti gli ambiti cui abbiamo fatto cenno. Ambiti nei quali il percorso dalle identificazioni all’identità, per quanto attardato, ostacolato e imperfetto, appare rivelativo di un modo tipico di superare il passato e di recuperare il nuovo.


4. Istanze educative

Si pone il problema di come aiutare i giovani a costruire una propria e più forte identità. L’impossibilità di far fronte adeguatamente al problema dell’identità può portare i giovani a non porsi troppi problemi, ad essere aderenti alla vita quotidiana, ad accettare il ritmo del «vivere alla giornata». Fortunatamente questa situazione è ambivalente e si presenta anche propizia per vivere alcuni vantaggi e opportunità in tempo di crisi.



  • È vero che i giovani mancano di alcune opportunità di realizzazione, in campo professionale, sociale e politico, ma oggi si aprono per essi spazi nuovi e inediti in cui realizzare un modo nuovo di essere se stessi. Il punto di realizzazione si pone in un aumento smisurato delle relazioni, dei contatti, delle interazioni. Il riferimento all’identità per sopravvivere in una situazione così complessa richiede però una condizione: che i giovani imparino, e siano aiutati ad imparare, a valersi di queste opportunità a livello strumentale, evitando di identificarsi in esse in maniera totalizzante. Per questo vanno predisposti itinerari, condizioni e mezzi per favorire questo nuovo modo di pervenire oggi all’identità.

  • Per questo urge impostare una pedagogia e una pastorale che abiliti i giovani a gestire la provvisorietà, dando motivazioni a «corto raggio », giorno per giorno, con percorsi formativi sintonizzati con le attuali situazioni di precarietà, indecisione e condizionamento in cui storicamente si trovano ad esistere, ma nel contempo aperti alle provocazioni cariche di appello al dono di sé.

  • reinventare la vita è, per i giovani d’oggi, capacità di riscoprire le piccole cose che fanno grandi anche le modeste speranze che timidamente sorgono dalla precarietà e dalla frammentarietà dei gesti apparentemente insignificanti che essi compiono a scuola, per strada, in cortile o sul luogo di lavoro, in palestra o in discoteca. Queste piccole cose si chiamano gratuità e tenerezza, solidarietà e amore, rispetto e amicizia, lealtà e coerenza, apertura vocazionale.





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