Periferia sinistra



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Capitolo 1:

L’ordine delle parole e la struttura della frase


1. La struttura della periferia sinistra
1.1. Lo schema strutturale della frase
Lo schema generale della frase dell’it. ant., che corrisponde allo schema generale romanzo, può essere descritto nelle grandi linee distinguendo un corpo della frase e una periferia sinistra. Nel corpo della frase (su cui v. par. 2) localizziamo un verbo preceduto a sinistra dal soggetto e seguito a destra dai complementi; a sua volta il verbo va scomposto in flessione (che corrisponde alla posizione del V flesso o, nel caso di perifrasi verbali (v. 1.2.1.1), a quella di ausiliari e modali) e parte lessicale (che corrisponde alla posizione del participio perfetto, dell’infinito o del gerundio nelle perifrasi verbali).

Questo è l’ordine astratto non marcato, che tuttavia non è il più comune che si possa osservare nei testi, in cui le frasi devono essere collegate con il contesto tramite riordini dei costituenti, che vengono così mostrati come elementi già citati o recuperabili, oppure nuovi, ecc. Oltre a questo, va tenuto presente che per le proprietà specifiche della sintassi dell’it. ant. ci sono spostamenti obbligatori dei costituenti, in particolare nella frase principale, e che la funzione pragmatica di questi spostamenti di costituenti non corrisponde alla funzione che spostamenti dello stesso tipo avrebbero in it. mod.


1.1.1. L’ordine non marcato
Gli ordini non marcati nel corpo della frase (dopo il simbolo di confine sintattico #) sono rappresentati negli ess. seguenti da frasi subordinate (relative, interrogative indirette) o da frasi di modo non finito. Ess. di ordini non marcati si trovano infatti soprattutto nelle frasi subordinate, dove viene usato in generale un ordine che non ha subito spostamenti di costituenti, sia per ragioni strutturali che saranno più chiare in seguito (v. 1.2.2), sia perché le subordinate sono, almeno in parte, “parassite” della frase reggente (nel senso che ne dipendono, ad es., per la struttura informazionale, come nel caso del tema della frase) e quindi presentano meno frequentemente spostamenti che hanno lo scopo di tematizzare o focalizzare costituenti. Inoltre il verbo di modo non finito (come negli ess. (1e-f) mandare e mettere) non è soggetto agli stessi spostamenti obbligatori del verbo finito:
(1) a. …cotale questione se # Orestes fece quel fatto a ragione o no. (Brunetto Latini, Rettorica, p. 116, rr. 17-18)

b. …quando # Dio chiamoie [chiamò] Baldovino a sseie [sé]. (Libro di tutela Riccomanni, p. 434, r. 17)

c. …che lli prestai in Pisa in sua mano quando # lo reie [re] Charlo andoie [andò] a rRoma… (Libricciolo di Bene Bencivenni, I, p. 303, rr. 18-19)

d. …e potrebbe alcuno dicere che molte fiate [volte] # uno manda lettera ad altro… (Brunetto Latini, Rettorica, p. 147, rr. 7-9)



e. …il quale si apparecchiava [preparava] di # mandare grandissima oste [esercito] in Italia. (Bono Giamboni, Orosio, libro 4, cap. 17, p. 245, rr. 11-12)

f. …cioè # mettere ciascuno argomento in quella parte e luogo che ssi conviene [bisogna]… (Brunetto Latini, Rettorica, p. 75, rr. 4-5)


Anche nel corpo della frase si possono avere spostamenti di costituenti (alcuni dei fattori semantici e informazionali che provocano questi spostamenti sono presentati in 2.4); ne può derivare una frase dove il verbo sta in posizione finale ed è preceduto dai complementi spostati (indicati negli ess. tra parentesi quadre in grassetto), come nei casi seguenti, dove in (2a) viene anteposto al verbo l’oggetto diretto, in (2b) due complementi (oggetto diretto e locativo), in (2c) il complemento predicativo del soggetto:
(2) a. …ch’ # egli avea [il maleficio] commesso… (Bono Giamboni, Fiore di rettorica (red. beta), cap. 34, par. 11)

b. …con ciò sia cosa che [poiché] # egli [in Roma] [il senato e popolo] uccidesse… (Bono Giamboni, Orosio, libro 7, cap. 9, p. 451, rr. 23-24)

c. …avegna che [benché] # neuno possa [buono advocato] essere né perfetto… (Brunetto Latini, Rettorica, p. 147, rr. 1-2)


La prima parte della frase, detta periferia sinistra, presenta l’ordine dei costituenti che appare nello schema (A), in cui viene rappresentata l’ipotesi strutturale secondo la quale l’it. ant. utilizza per tutte le frasi principali una espansione della frase nucleare che corrisponde sempre ad alcune posizioni nella periferia sinistra. Il confine fra corpo della frase e periferia sinistra si trova immediatamente prima della posizione del soggetto, il quale può essere lessicale e visibile, oppure sottinteso, in quanto l’it. ant. in alcuni contesti sintattici è una lingua a soggetto nullo (cioè che può lasciare il soggetto non espresso, come l’it. mod., seppure con altre modalità, v. 1.3.2). Le posizioni indicate con T e un numero in pedice indicano posizioni predisposte per essere occupate da teste, cioè da elementi semplici come il verbo o i complementatori, mentre le posizioni delimitate da   ospitano invece sintagmi o proforme per sintagmi (cioè costituenti formati da più elementi, oppure pronomi, avverbi, ecc.):
(A) sintagma T4 sintagma T3 sintagma T2 sintagma T1 # soggetto VFLESSOT0
Come si vede, questo schema presenta un’alternanza regolare di posizioni predisposte per sintagmi   e posizioni destinate a teste T. Si tratta di posizioni virtuali, che supponiamo sempre presenti in una frase anche se non sono sempre tutte riempite (anzi, si può dire che non lo sono mai tutte). Quando queste posizioni vengono riempite, gli elementi che vi compaiono rispettano l’ordine previsto dalle caratteristiche sintattico-semantiche delle diverse posizioni (v. avanti (B) e, in seguito, in particolare 1.4).

Gli elementi clitici (v. cap. 11, par. 2) si aggiungono alle teste verbali formando teste complesse, che occupano quindi un’unica posizione T: per i nostri scopi, sono da considerare parassiti della posizione del V.

La negazione può: a) funzionare come un clitico, e aggiungersi così alla testa verbale e agli eventuali altri clitici, oppure b) occupare la posizione di sintagma (come un pronome debole; v. cap. 11, 2.3). Quando la negazione funziona come un clitico, a differenza dei pronomi clitici, non può essere mai enclitica, ma è sempre in posizione preverbale.

Per la possibilità (a), si osserva che, come si vedrà avanti (v. 1.4.3.1), preverbale si colloca obbligatoriamente nella prima posizione per sintagmi della periferia (quella che precede T1); quindi, quando è seguito dalla negazione, quest’ultima forma un’unica testa complessa col verbo in T1, perché niente si può interporre fra e il verbo; negli ess. seguenti la negazione in corsivo deve quindi essere considerata clitica:


(3) a. Ma pur Quinto Ligario non fece in quel tempo alcuna cosa contraria, e non si indovinava elli ciò ch’è avvenuto… (Brunetto Latini, Pro Ligario, p. 183, rr. 28-30)

b. …aguglia non li s’affisse unquanco. [mai acquila vi fissò così lo sguardo] (Dante, Paradiso, 1, v. 48 [1321])


Per la possibilità (b), si può notare che la negazione si trova anche in posizione iniziale assoluta di frase, e in questo caso non è clitica, anzi funge da appoggio ai clitici che la seguono (v. 1.5 e cap. 11, 2.12):
(4) a. Non lo revelare a tutta gente il tuo consiglio, ma tienloti in chuore… (Disciplina clericalis, p. 78, r. 36-p. 79, r. 1)

b. …ma non la rifece in quello luogo medesimo dove era posta prima. (Cronica fiorentina, p. 91, rr. 30-31)


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