Più ancora di quella di governare



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>, anche a causa dell'atteggiamento <> (la principale differenza, secondo Nenni, con il contemporaneo processo ai coniugi Rosenberg negli USA).

Era l’avvio di un lungo e difficoltoso ragionamento storico-politico, fondato sulla tradizionale giustificazione giacobina del Terrore:


Le rivoluzioni difficilmente possono essere clementi, specie, come fu il caso della rivoluzione francese, prima del Terrore, e come è il caso delle Democrazie popolari, (se) esse sono assediate e insidiate dall’esterno e dall’interno, e portate a tanta maggiore severità, quanto più prossimo o insospettato sia il germe di corruzione. Le rivoluzioni divengono delle farse se non sanno mantenersi ad un altissimo livello di severità morale. Esse non possono riuscire a durare se non sono implacabili col tradimento e dure con l’errore. Il problema non è di approvare o non approvare, il problema è di capire.
Ma, proprio in questa ottica, riesce davvero incomprensibile, se non come segnale di un’evidente difficoltà, non solo di argomentazione, ma anche di strategia politica, la conclusione dell’articolo di Nenni: <>.55

i partigiani della pace
Agli inizi degli anni ‘50 gli unici legami internazionali del PSI sembrano essere quelli con il movimento dei Partigiani della pace. Nel periodo della guerra di Corea il movimento, con la raccolta di firme per l’interdizione delle armi atomiche e gli appelli di Berlino e di Stoccolma,56 raggiunse la massima diffusione e successo.

Si puntò così ad una mobilitazione dell’opinione pubblica per impedire una guerra contro l’URSS, accerchiata dall’occidente capitalistico, di cui bisognava far risaltare le contraddizioni, fino ai limiti estremi:


Chi non intende questo aspetto della lotta per la pace finisce inevitabilmente per cadere in grossolani errori di sottovalutazione del pericolo di guerra e delle nostre possibilità di azione o rischia addirittura di cadere in una fatalistica attesa della guerra, ad essa attribuendo un potere di disgregazione della società capitalistica che invece è dell’opposizione alla guerra, magari coi mezzi violenti dell'insurrezione, come dimostrano la Rivoluzione di Ottobre 1917 e quella della Cina. In tal senso ogni successo della campagna contro la terza guerra è veramente un successo del socialismo.57
Il filosovietismo del movimento (e la sua oggettiva acquiescenza agli interessi del PCI) era dunque apertamente teorizzato, ma è anche vero che esso non fu percepito dall’opinione pubblica come esclusivamente tale: lo dimostrano i sedici milioni di firme raccolte per l’interdizione delle armi atomiche. Indubbiamente giocò a favore del movimento la diffusa paura di uno scoppio della terza guerra mondiale come conseguenza del conflitto in Corea, ma forse anche l’atteggiamento di Nenni andrebbe, sia pure parzialmente, rivisto fin da questo momento nell’ottica di una sua personale strategia della distensione, mirante ad una attenuazione dei contrasti internazionali che permettesse maggiori possibilità di azione per il PSI.
<>
In questo quadro cupo, nel 1953 finalmente parve aprirsi una fase nuova nella vita politica internazionale: l’elezione di Eisenhower alla presidenza degli USA, la morte di Stalin e l’avvento, tra numerosi travagli,58 di un nuovo gruppo dirigente alla testa dell’URSS,59 la proposta di Churchill di una Conferenza tra i 4 Grandi, l'armistizio in Corea sembrarono segnare la fine dello schema dell’inevitabilità della guerra tra capitalismo e comunismo (peraltro già affermata da Stalin in un’intervista alla <
> del febbraio 1951 in cui propose un patto di pace tra i 5 Grandi60) e dare vigore alla politica della distensione.

Sul piano della politica interna fu annullata, se mai c’era stata, l’ipotesi di una conquista rivoluzionaria del potere grazie alla vittoria dello Stato-guida e si aprirono nuovi spazi, grazie anche alla crisi del centrismo, a seguito del fallimento della ‘legge truffa’.

La situazione non era dunque più totalmente condizionata dalla divisione del mondo in blocchi contrapposti. Come ammise lo stesso Nenni, anche la politica internazionale aveva esercitato sulla campagna elettorale un notevole peso, <>.61 Se la politica estera aveva fino ad allora fortemente condizionato quella interna, contribuendo alla posizione di stallo della sinistra socialista italiana, ora la situazione internazionale diventava un fattore di movimento all’interno del quadro politico italiano.

Nenni espresse questa sua convinzione in un colloquio con Togliatti del 14 giugno 1953: <>.62

Si apriva dunque una nuova fase per lo stesso PSI:
In tali condizioni il problema del PSI è quello stesso della parte avanzata della società italiana: è il problema di uscire da una situazione di rottura verticale che lascia margine soltanto alle avventure; di ridare circolazione alle idee e alle iniziative spezzando i compartimenti stagni; di ritrovare il contatto con le forze democratiche di ogni formazione e derivazione; di rendere nuovamente possibile, il ricambio, eventualmente l’aperta collaborazione sui problemi concreti che l'Italia ha da risolvere.63
Le prospettive sembravano dunque mutare. Eppure, al più, l’atteggiamento di Nenni e del PSI appare caratterizzato da una serie di posizioni oscillanti e contraddittorie: come se si cominciasse a cogliere, lentamente e faticosamente, il senso profondo degli avvenimenti che stavano maturando, ma non si avesse la forza e la volontà per rompere con le vecchie certezze, per prendere l’iniziativa.

All’inizio Nenni, in realtà, è ancora legato a vecchi e rassicuranti schemi di interpretazione della politica internazionale e dei suoi possibili riflessi su quella interna, ad una certa dose di tatticismo,64 non sfuggita a De Gasperi nei colloqui avuti con Nenni in questo periodo (nonostante il segretario socialista, proprio in questi incontri, avesse giudicato ormai superato il patto d’unità d’azione con il PCI).65 È, di fatto, ancora il Nenni nostalgico dei tempi della grande coalizione antifascista e dello spirito di Yalta, inteso come riconoscimento da parte statunitense delle situazioni createsi nell’Europa dell'Est e in Cina, il Nenni per il quale <>.66

Aprendo a Milano, il 18 aprile 1953, la campagna elettorale Nenni esprimeva quindi il convincimento che <>67.

Gli altri esponenti di spicco del PSI non erano da meno. Non sorprende perciò che, quando si iniziò a parlare con più insistenza di distensione e si cominciò ad intravederne una possibile utilizzazione in chiave di politica interna, questi primi sviluppi destarono, all’interno del PSI, soprattutto timori e perplessità.



Solo con la distensione si aprì per il PSI uno spiraglio per uscire dall'isolamento e non è un caso che Nenni, con qualche forzatura sul piano della ricostruzione storica, riprenda inizialmente, subito dopo la morte di Stalin, il tema del ritorno alla politica di Yalta:
Non per niente nella polemica incominciata nel 1947 i motivi internazionali sono stati prevalenti su quelli interni: voglio dire che abbiamo avuto la politica interna ed economico-sociale nella politica estera, e non viceversa [...] La nostra tesi costante fu ed è che a Yalta e a Potsdam l'Unione Sovietica aveva indicato con estrema chiarezza e lealtà il limite delle sue rivendicazioni e della sua sicurezza, ond’era su quella base - allora accettata senza riserve da Roosevelt, da Churchill e da Attlee - che riposava il nuovo equilibrio mondiale [...] Orbene, l'obiettivo fondamentale della nostra politica di pace è la liquidazione dei dispositivi di guerra impliciti o espliciti nel Patto atlantico e il ritorno a una visione globale dei problemi del nuovo ordine mondiale nello spirito di Yalta68
Nenni appoggiò quindi il miglioramento del rapporto tra i due blocchi che, contemporaneamente alla crisi del centrismo, schiudeva nuove prospettive per l’apertura a sinistra. Erano le premesse per giungere, dopo il 1956, alla sostanziale accettazione della divisione del mondo in blocchi e per quel filo-atlantismo che condurrà al centro-sinistra, la nuova formula di governo che comportò, per i socialisti, un nuovo problema (che sarà in buona parte l’oggetto del proseguimento, in un successivo volume, di questa ricerca), quello <>69 e, quindi, della compatibilità della propria linea di politica estera con l'equilibrio internazionale vigente.

1 P. Scoppola, Per una storia del centrismo, in G. Rossini (a cura di), De Gasperi e l'età del centrismo, Roma, Cinque lune, 1984, p. 41.

2 P. Nenni, Tempo di guerra fredda, Milano, Sugarco, 1981, p. 64, nota del 7 aprile 1944.

3 Ivi, p. 389. Cfr. anche, sempre a proposito della creazione del Cominform, Ronda della pace. Neutralità italiana, <>, 12 ottobre 1947.

4 A. Canavero, Pietro Nenni, i socialisti italiani e l'Internazionale socialista tra Est e Ovest dopo la seconda guerra mondiale, in AA.VV., Les Internationales et le problème de la guerre au XXe siècle, Rome, École française de Rome, 1987, p. 251.

5 Cfr. R. Lombardi, Scritti politici (1945-1978), a cura di S. Colarizi, Venezia, Marsilio, 1978, pp. 140-141

6 Cfr. La terza via che non c’è, <>, 6 luglio 1947.

7 Cfr. l’<>, 30 giugno 1948.

8 Cfr. l’<>, 15 ottobre 1948.

9 Una lettera del compagno Nenni, ivi, 16 ottobre 1948.

10 Cfr. la prefazione dello stesso Nenni al volume antologico curato da G. Arfè, <> 1956-1965, San Giovanni Valdarno, Landi, 1966-1967, pp. 13-14 e l’intervento in 30 anni di "Mondo Operaio", a cura di M. Accolti Gil, <>, dicembre 1978, p. 48. Cfr. anche l’editoriale di apertura, Perché?, ivi, 4 dicembre 1948 e P. Nenni, Una fase conclusa, ivi, 15 dicembre 1951.

11 Cfr. 30 anni di <> cit., pp. 50-51. Per i finanziamenti, in questo periodo, da parte del PCI alla sinistra del PSI cfr. P. Amato, Il PSI tra frontismo e autonomia, Cosenza, Lerici, 1978, pp. 75 e 99-100. Il progetto di una nuova rivista era infatti sostenuto da Togliatti in prima persona e dai sovietici, come risulta dal colloquio di Nenni con Malenkov del 5 agosto 1948 (cfr. V. Zaslavsky, Lo stalinismo e la sinistra italiana, Milano, Mondadori, 2004, p. 173).

12 Per i rapporti del PSI con i ‘socialisti di sinistra’, alleati dei partiti comunisti al potere in Europa orientale o minoritari nei partiti di appartenenza in Europa occidentale, cfr. M. Degl’Innocenti, Storia del PSI cit., pp. 168-173. Altra cosa è, evidentemente, il ‘socialismo di sinistra’ come cultura politica, per il quale rimando alle osservazioni di V. Foa, Il cavallo e la torre, Torino, Einaudi, 1991, p. 196-197.

13 Tempo di guerra fredda cit., p. 468. Dal 1° gennaio 1951 la Direzione del PSI avrebbe assunto la proprietà e la gestione diretta di <>, che diventava così organo ufficiale del Partito: per i mutamenti nella direzione della rivista nel periodo preso in esame cfr. G. Arfè (a cura di), "Mondo Operaio" 1956-1965 cit., pp. 10-11 e 30 anni di <> cit., pp. 47-64.

14 R. Lombardi, Contro il partito della guerra, <>, 29 settembre 1948.

15 Id., Prospettiva 1949, ivi, 31 dicembre 1948.

16 R. Morandi, Insensibilità di classe, <>, organo della Federazione di Bologna del PSI, 12 gennaio 1949.

17 R. Lombardi, False gravidanze, <>, 18 gennaio 1949.

18 R. Morandi, La pietra di paragone, <>, 26 gennaio 1949. I testi della polemica Lombardi-Morandi sono in R. Morandi, La politica unitaria, a cura di S. Merli, Torino, Einaudi, 1975, pp. 13-27 e in G. Mughini (a cura di), Il revisionismo socialista. Antologia di testi 1955-1962, Roma, Quaderni di <>, 1975, pp. 3-18.

19 Cfr. ad esempio G. Arfè, Nenni e il socialismo italiano, <>, aprile 1977, p. 63.

20 M. Brosio, Diari di Mosca 1947-1951, Bologna, Il Mulino, 1986, p. 345.

21 Tempo di guerra fredda cit., p. 485.

22 <>, 15 maggio 1949.

23 Secondo Ugo Intini, addirittura, la corrente centrista <> (I socialisti, Milano, Gea, 1996, p. 2).

24 P. Nenni, Il giubileo di Stalin, <>, 17 dicembre 1949, p. 1.

25 Cfr. l’Intervista sul socialismo italiano, a cura di G. Tamburrano, Roma-Bari, Laterza, 1980, p. 201.

26 F. De Martino, Un’epoca del socialismo, Firenze, La Nuova Italia, 1983 pp. 139-140. Peraltro, sul tema è significativo quanto scrisse lo stesso Nenni nei Diari, il 14 marzo 1952: <> (Tempo di guerra fredda cit., p. 517).

27 A. Agosti, Rodolfo Morandi. Il pensiero e l'azione politica, Roma-Bari, Laterza 1971, pp. 426-427.

28 Cfr. l’<>, 18 agosto 1950.

29 Cfr. P. Nenni, La politica estera al Congresso socialista, <>, 11 gennaio 1951.

30 Ibidem.

31 P. Nenni, La politica dei buffetti sulla guancia, ivi, 15 aprile 1950, p. 1.

32 Cfr. P. Luzzatto Fegiz, Il volto sconosciuto dell'Italia, Milano, Giuffré 1956, pp. 668-671, 689-692

33 Archivio Centrale dello Stato, Carte Nenni, b. 88, fasc. 2202.

34 Cfr. V. Foa-Carlo Ginzburg, Un dialogo cit., p. 149.

35 A. Agosti, Rodolfo Morandi cit., p. 442.

36 P. Nenni, Il giubileo di Stalin, <>, 17 dicembre 1949, p. 1. A ciò si aggiunge la soddisfazione per il raggiunto possesso da parte dell’URSS dell'arma atomica: <> (Tempo di guerra fredda cit., p. 492, nota del 24 settembre 1949).

37 P. Nenni, Gli scritti di Stalin e il XIX congresso del PC dell’URSS, <>, 1 novembre 1952, p. 5.

38 P. Nenni, I due aspetti della società sovietica, <>, 9 agosto 1952, p. 2.

39 Tempo di guerra fredda cit., p. 455, nota del 10 agosto 1948.

40 I tre obiettivi della politica socialista nella relazione del Segretario del Partito, <>, 18 gennaio 1951.

41 P. Nenni, Il giubileo di Stalin cit..

42 Il premio gli era stato conferito per <> (cfr. I nodi della politica estera italiana, Milano, Sugarco, 1974, p. 107). Nenni restituirà il suo ammontare nel 1956, destinandolo alla Croce Rossa Internazionale per l’assistenza ai profughi ungheresi ed egiziani.

43 Cfr. la lettera del Politburo a Togliatti del 21 giugno 1952, pubblicata da E. Aga-Rossi e V. Zaslavsky, <>, ottobre 2007, pp. 201-202.

44 Tempo di guerra fredda cit., pp. 534-535. Cfr. anche Solenne consegna a Nenni del premio Stalin per la pace, <>, 12 luglio 1952; P. Nenni, Ritorno dall’URSS, ivi, 3 agosto 1952.

45 Cfr. l’<>, 7 marzo 1953.

46 Tempo di guerra fredda cit., p. 535.

47 Ivi, p. 540.

48 Scriveva Nenni nell’ultimo di questi articoli, il 1° ottobre 1938, non a caso ripubblicati in seguito al dibattito suscitato dal XX Congresso del PCUS, da <> nel maggio 1956: <>.

49 Sull’atteggiamento di Morandi nei confronti dell’URSS durante gli anni ʼ30 cfr. uno scritto dell’aprile 1937, Ricostruzione socialista. Il socialismo integrale di Otto Bauer, ora in La democrazia del socialismo, Torino, Einaudi, 1961, pp. 77-85.

50 G. Arfè, Prefazione, in P. Amato, Il PSI tra frontismo ed autonomia cit., pp. IX-X.

51 Tempo di guerra fredda, cit., p. 686, nota del 24 settembre 1955.

52 Ibidem.

53 Il discorso di Nenni fu pubblicato con il titolo 300 milioni di uomini impegnati contro la guerra in <>, 26 agosto 1950, p. 9.

54 P. Nenni, Tempo di guerra fredda cit., pp. 553-554.

55 P. Nenni, Il processo di Praga, ivi, 14 dicembre 1952. Il 23 settembre 1955, sempre nei Diari, Nenni scriverà: <
> (Tempo di guerra fredda cit., p. 685). Sull’atteggiamento dei dirigenti del PSI nei confronti dei vari processi degli anni ʼ50 è interessante un brano della lettera di Nenni a Suslov del 24 ottobre 1956: <> (la lettera è stata pubblicata in <>, ottobre 1964).

56 Cfr. il testo di quest’ultimo appello in P. Nenni, Da Stoccolma a Roma, ivi, 25 marzo 1950, In realtà Nenni, al ritorno da Stoccolma, mostrò, nei suoi Diari, qualche perplessità sull'iniziativa: <> (Tempo di guerra fredda cit., p. 509).

57 P. Nenni, Per l'interdizione dell’arma atomica, <>, 13 maggio 1950, p. 1.

58 Cfr., sull’eliminazione di Beria, l’imbarazzato commento di Nenni, La grande occasione, <>, 12 luglio 1953.

59 Nenni è molto attento alle lotte di potere all’interno del PCUS, che interpreta nel quadro della politica della distensione (cfr. ad esempio quanto scrive nei suoi diari l’11 febbraio 1955 in occasione delle dimissioni di Malenkov dalla carica di primo ministro, Tempo di guerra fredda cit., p. 649).

60 Cfr. Intervista di Stalin sulla situazione internazionale e sulla lotta per difendere la pace in tutto il mondo, <>, 17 febbraio 1951.

61 P. Nenni, Dal Patto atlantico alla politica di distensione, Firenze, Parenti, 1953, p. 172.

62 P. Nenni, Tempo di guerra fredda cit., p. 583

63 Id., Il problema del PSI, <>, 10 maggio 1953.

64 Su Nenni <>, cfr. le osservazioni di M. L. Salvadori in Nenni e il socialismo italiano, <>, aprile 1977, p. 61.

65 Cfr. il resoconto dell’incontro del 6 luglio 1953 in P. Nenni, Tempo di guerra fredda cit., pp. 584-585.

66 P. Nenni, Cause, sviluppi e obiettivi della politica di distensione, <>, 6 gennaio 1952, p. 1.

67 Id., Dal Patto atlantico alla politica di distensione cit., p. 478.

68 P. Nenni, Validità di una politica, “Avanti!”, 12 aprile 1953.

69 E. Di Nolfo, Il significato politico della politica estera italiana, in G. Pasquino (a cura di), Teoria e prassi delle relazioni internazionali, Napoli, Liguori, 1981, p. 146.



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Nell'analisi dell’operato di Nenni durante il primo periodo della guerra fredda non si può prescindere dalla constatazione che il contesto nel quale esso si svolse fu di grave tensione sul piano internazionale e di violenti contrasti su quello interno. In questa situazione avrebbe probabilmente scarso significato <>.1

Altro discorso è quello di considerare attentamente le contraddizioni del Nenni uomo e politico che, accanto all'enunciazione di slogans ad effetto, faceva poi proprie, in privato, le osservazioni di Cavour secondo cui <>.2 In definitiva, bene si attaglierebbe a Nenni e alla sua lunga e travagliata vita di leader politico, spesso perdente, ma sempre alla ribalta della lotta, il detto di Massimo Bontempelli per cui <>, più ancora di quella di governare.

Per Nenni, ciò significò dapprima sottovalutare la possibile utilizzazione, da parte dei due maggiori partiti, della logica della guerra fredda. Egli dovette però comprendere presto i pericoli derivati per il pieno svolgimento dell'azione del PSI della stessa costituzione del Cominform. Il 6 ottobre 1947, appresa la notizia, scrisse: <>.3

Gli eventi del 1947 segnarono quindi, anche per il PSI, una svolta e, probabilmente, il discorso di Nenni nel gennaio 1947, al congresso della scissione, fu davvero <Labour Party con quella per l'URSS e per i paesi dell'Est europeo e di affermare per il partito socialista quel ruolo centrale e di mediazione che nel mutato contesto italiano ed internazionale non poteva più avere>>.4

Si rivelò però decisamente superato dagli eventi (come notò Riccardo Lombardi al congresso del PSI del gennaio 19485) il tentativo nenniano di uscire dalle conseguenze del nuovo quadro internazionale prima attraverso la riproposizione di un neutralismo favorevole al ritorno a Yalta e ai tempi della grande alleanza antifascista, poi cercando un appoggio nel laburismo al potere in Gran Bretagna.

Rendendosi conto dell’inesistenza della possibilità di una ‘terza via’,6 Nenni finì quindi per accettare le convinzioni ideologiche di Morandi, trasformando il suo neutralismo in un pacifismo oggettivamente filo-sovietico, nella persuasione che l'URSS costituisse la principale garanzia di pace nel mondo e che non fosse possibile equidistanza tra Mosca, capitale della rivoluzione socialista, e Washington, capitale dell'imperialismo.
<>: NASCITA DI UNA RIVISTA
Dopo la sconfitta del 18 aprile, al congresso straordinario di Genova del giugno 1948, Nenni affermò quindi nel suo discorso che
per l’analisi obiettiva degli avvenimenti è necessario collegare la situazione italiana a quella internazionale [...]. Già l'Europa è teatro della terza guerra di rivincita capitalistica. Non si tratta quindi di libertà e di democrazia, ma dell’urto da cui dipende l'esistenza dell'Unione Sovietica. L’URSS ha sempre rappresentato per il PSI, anche nelle fasi di più acuto contrasto tra socialisti e comunisti, il maggior sforzo storicamente registrabile per la creazione di un mondo socialista.7
I risultati congressuali videro la vittoria di <> (Lombardi-Jacometti) con il 42% dei voti, contro il 31,5% della Sinistra (Nenni-Morandi) e il 26.5% della mozione di Romita. Fu quindi eletta una Direzione minoritaria composta unicamente da esponenti di <> che, nella sua prima riunione, nominò Alberto Jacometti alla segreteria del Partito e Riccardo Lombardi alla direzione dell’ <>, subentrando a Guido Mazzali.

Il 15 ottobre 1948 un comunicato della Direzione informava che ad essa erano pervenute le domande di autorizzazione


del compagno Lelio Basso a pubblicare <>, rivista di cultura marxista; [...] del compagno Pietro Nenni a pubblicare <>, rivista che intende specializzarsi sui problemi della politica estera del nostro Paese e sui problemi economici nazionali ed internazionali; [...] del compagno Giuseppe Romita a pubblicare <
>, rivista mensile per la divulgazione dell’ideologia socialista.
La Direzione, pur considerando la necessità di fornire al Partito organi di cultura ideologica e di battaglia e il diritto di ognuno di contribuire all’elaborazione di questi temi, faceva notare la gravità delle condizioni finanziarie che non avevano permesso di riprendere la pubblicazione della rivista ufficiale del partito, <>, e del bollettino dell'Ufficio Studi, mentre anche l’ <> viveva di vita stentata. Affidava quindi all'Esecutivo il compito di interpellare i richiedenti, proponendo loro di far parte del comitato redazionale della rivista di partito aperta, sotto la direzione del segretario, a tutte le idee, evitando così il rischio di <>.8

L'indomani Nenni inviava all’ <> una lettera nella quale, dopo aver espresso i propri dubbi sulla possibilità di realizzazione dei progetti della Direzione, spiegava i motivi che lo inducevano alla pubblicazione di una nuova rivista:


(<> non vuole essere una rivista di partito per il Partito. Nel nostro paese la politica internazionale e la politica estera sono sempre state e rimangono una specie di caccia riservata della borghesia [...]. Dare alla classe lavoratrice italiana e agli studiosi di politica estera una rivista seria nella documentazione, agguerrita nella lotta per la pace, ispirata alle nostre idealità e agli interessi del proletariato, è una vecchia aspirazione mia e del compagno Borgoni. È del tutto evidente che una pubblicazione di questo genere, mentre risponde ad una insopprimibile esigenza, non può in nessuna guisa ostacolare le iniziative editoriali del Partito.9
Nenni, anche successivamente, accrediterà la tesi della nascita di <> per il desiderio di analizzare gli avvenimenti di politica internazionale,10 tralasciando le motivazioni più legate alla vita di partito. Ma se in Nenni l’azione di politica internazionale è raramente fine a se stessa, ma quasi sempre connessa ai possibili sviluppi di politica interna, la creazione di <> non può non essere collegata, nella particolare situazione del PSI, a motivi di lotta politica e di corrente. In questo senso è interessante la testimonianza di Venerio Cattani, allora stretto collaboratore di Nenni:
In realtà, <> nacque in fretta e furia come rivista di corrente. Nenni, fatto fuori dalla segreteria, dall’<>, da tutto, aveva bisogno di un foglio qualsiasi per ricominciare la battaglia: l’importante era che lo scrivesse Nenni e che andasse per le sezioni. Gli incauti vincitori concessero a Nenni un buco di camera all'UESISA, sul pianerottolo dell’<>. Lì Nenni si mise a scrivere e Pasquale Minuto a organizzare e raccogliere soldi.11
Il 4 dicembre 1948 uscì il primo numero della nuova rivista. Il commento di Nenni fu, tutto sommato, più quello del vecchio giornalista che quello del politico: <>. Vorrei riuscire a farne la tribuna internazionale del socialismo di sinistra.12 S’invecchia e si resta fanciulli. Ero molto emozionato quando le prime copie sono uscite dalla rotativa>>.13
IL CONGRESSO DI FIRENZE
I contrasti raggiunsero il punto culminante nella polemica che oppose agli inizi del ʼ49 Lombardi e Morandi. Il punto di scontro, come spesso nella storia della sinistra italiana, fu quello della guerra, anche se in questo caso a livello d’ipotesi. La terza guerra mondiale, nell’analisi della Direzione centrista, non era giudicata imminente e neppure inevitabile: se il conflitto tra i due blocchi era chiaramente un aspetto della lotta di classe, contrapponendo due diversi sistemi economici e sociali, esso non esauriva <> che invece si svolgeva
su di una frontiera che non coincide con la frontiera fra i due blocchi di Stati in conflitto, ma passa attraverso i singoli Stati ovunque esistano masse sfruttate ed oppresse che occorre inserire nella lotta per il socialismo con richiami più efficaci e molteplici di quanto non sia l’appello ad assecondare - in pace o in guerra - esigenze diplomatiche o strategiche.14
In un articolo apparso alla fine del 1948 sull’<> Lombardi ribadì le sue tesi di non inevitabilità della guerra, di rifiuto della tesi cominformista della divisione del mondo in blocchi, di fiducia nel ruolo autonomo della classe operaia, per evitare il rischio che i lavoratori affidino <>.15

La replica di Morandi fu assai dura, sul piano ideologico e anche su quello personale:


Riccardo Lombardi ha scritto come editoriale di Capodanno un articolo di una gravità eccezionale [...] avendo finanche l’audacia di offendere nei suoi più radicati sentimenti la classe operaia. Compagno Lombardi, la tradizione di combattimento del nostro Partito, la fiducia profonda nell'Unione Sovietica, che ha sempre alimentato le masse dei nostri militanti, esigono il tuo rispetto [...]. Il Partito non ha mai inteso sostituire al suo marxismo il bagaglio ideologico di G.L.16
Lombardi rispose alle accuse chiarendo ancora una volta come, attraverso la concezione dello Stato-guida, <>.17

Chiuse la polemica Morandi, biasimando il direttore dell’ <> per il suo ‘snobismo’ intellettuale e per la sua capitolazione di fronte agli avversari di classe, corrodendo così la fiducia e la coscienza delle classi lavoratrici e delle avanguardie militanti <>.18

Morandi, secondo diverse testimonianze,19 era sostanzialmente convinto dell’imminenza di una nuova guerra, finendo così per privilegiare, in previsione di uno scontro sul piano internazionale ed interno, la solidarietà con l’URSS, l’unità con il PCI, il monolitismo ideologico.

Più complesso e contraddittorio l'atteggiamento di Nenni, come risulta anche da una nota, datata 16 agosto 1948, dei Diari dell’ambasciatore a Mosca, Manlio Brosio:


(La Malfa) mi dice che Nenni temeva invece la guerra e gran parte della sua politica filocomunista sarebbe stata determinata da tale convinzione. Se si convincesse che guerra non ci sarà potrebbe tentare di riprendere l'eredità di Lombardi per fare lui una politica socialista autonoma. Dubito assai di tale ragionamento: o meglio, se esso fosse vero vorrebbe dire che Nenni ha acquisito una ancor maggiore convinzione che guerra ci sarà [...]. Ma in realtà egli non vede la guerra da un lato, e dall’altro non è più in grado di staccarsi dall'attrazione comunista.20
In Nenni giocò quindi probabilmente, nell’appoggiare le premesse ideologiche e l'azione di Morandi, più che il timore di una terza guerra, il desiderio di riconquistare la guida del partito e l’impossibilità, o l’incapacità, di stabilire alleanze diverse da quelle coi comunisti.

Sono posizioni che ritroviamo nell’intervento di Nenni al congresso di Firenze dello stesso anno, dove condusse un’analisi, alquanto giustificatoria, della situazione politica che partiva, ancora una volta dai mutamenti del quadro internazionale dopo il 1945 (nei suoi Diari attribuì la vittoria congressuale della sua mozione proprio all’azione <>21). Le elezioni politiche italiane dell’aprile 1948 si erano infatti svolte in un contesto assai diverso rispetto a quello della fine della guerra. Era infatti accaduto che


la politica estera inglese si era completamente spostata passando alla nuova politica di Bevin che doveva portare al Patto di Bruxelles e al Patto atlantico. Questo spostamento doveva inevitabilmente tradursi in una condanna del PSI. Se ciò si considera, la destra deve riconoscere che non si tratta di sentimentalismo o di furbizia. Bisogna scegliere ciò che i centristi hanno scelto soltanto oggi, facendo perdere del tempo al partito e turbando le coscienze dei socialisti. Bisogna rovesciare la concezione dei nostri rapporti con il PCI. Si tratta di scegliere gli alleati come conseguenza del giudizio che noi diamo su una determinata situazione. Ne deriva che non è possibile porre il problema dell’unità socialista, quando ci accorgiamo che noi siamo su un fronte e gli altri sono dall’altra parte della barricata e sparano contro di noi. La coscienza che noi abbiamo del problema della lotta internazionale contro l’imperialismo è la stessa coscienza che anche i comunisri hanno della sinistra e potremmo fare a meno di un patto scritto di unità d’azione.22
Nonostante il sospetto che il voto di alcune Federazioni fosse stato irregolare, la risicata vittoria, con il 51%, di Nenni e Morandi fu rafforzata dall’impegno assunto dai altri centristi di non organizzarsi in corrente.23
l’antiamericanismo del PSI
L’approvazione e la ratifica del Patto atlantico (1949) segnarono una svolta non solo nella politica estera italiana, ma anche per il PSI: iniziò un periodo di totale appiattimento sulle linee della politica frontista e, sul piano internazionale, di adesione completa alle iniziative dell’URSS, che si protrarrà sino alla metà degli anni ʼ50.

Così Nenni scriverà, ad esempio, che <>.24

Proprio per questo, al di là di una maggiore capacità di 'adattamento' di Nenni rispetto a Morandi di fronte alle prospettive che si apriranno in campo internazionale, si può concordare con Francesco De Martino quando affermò che, almeno per il periodo fino al 1952
l'idea di una divergenza tra i due leaders della sinistra socialista sui temi della politica internazionale è un parto della storiografia di comodo, mirante a presentare Nenni da sempre in veste autonomista, contro la sua stessa testimonianza sulla piena intesa e solidarietà con Morandi.25 Certo vi era una profonda diversità di formazione e di temperamento tra di loro, ma la politica unitaria, che oggi si suole chiamare frontista, ebbe non uno ma due riferimenti principali ed anzi rispetto all’opinione pubblica Nenni ancor più che Morandi era il simbolo dell’unità.26
Lo sviluppo della guerra fredda e il crescente contrasto tra i blocchi indussero il PSI ad accentuare, sul piano dell’interpretazione generale della guerra fredda, l’allineamento con la strategia sovietica che portò <>.27

È quello che Nenni affermò (tra le molte citazioni che potremmo fare in questo senso), il 17 agosto 1950 a Praga, nel corso di una manifestazione dei Partigiani della Pace:


Il dato attuale della situazione in Europa e nel mondo è che la nuova Santa Alleanza conservatrice e reazionaria battuta ideologicamente e politicamente soggiace all’antica tentazione, che nella storia contemporanea ha ossessionato Hitler e Mussolini, di risolvere sul terreno della forza, ed eventualmente della guerra, le sue contraddizioni interne e prendersi sui campi di battaglia la rivincita delle sue sconfitte politiche.28

L’accettazione, sulla base della teoria staliniana dello Stato-guida, della supremazia del momento internazionale su quello interno,29 spinse di conseguenza all’abbandono di qualsiasi ipotesi di neutralismo o di equidistanza:


Marx aveva per il pacifismo astratto e belante un dispregio non inferiore a quello di Lenin, il quale ultimo considerava la predicazione astratta della pace uno dei mezzi per gabbare la classe operaia [...]. E non è stata impresa facile, neppure dentro il Partito, oggi pressoché unanime, senza incrinature, senza dubbi; un tempo incline anche da parte di elementi responsabili a pericolose conversioni sull'altare dell’astratto pacifismo. Non è sempre stato facile, per esempio, fare capire che la neutralità era una conclusione e una soluzione politica, l’indicazione del terreno sul quale potevano incontrarsi e collaborare forze diverse, non l’evasione dei nostri doveri di classe, non la mascheratura dell’indifferenza (questi o quelli pari sono) o una manifestazione d’equivoca o spregevole equidistanza, quando tutto ci oppone all’imperialismo americano, tutto ci accomuna ai popoli che si sono liberati dal giogo dell'imperialismo e del capitalismo.30
Il tema del servilismo filo-americano delle classi dirigenti dell’Europa occidentale ritornerà così abbastanza frequentemente. Nenni affermò quindi che nell’atteggiamento dei gruppi dirigenti americani era evidente
lo sprezzo per l’Europa che cogliemmo sovente nel sarcasmo dei loro soldati verso la miseria del nostro popolo; c'è l’egoismo brutale che spingeva i loro ufficiali sotto Cassino a promettere donne bianche ai negri che avessero meglio combattuto [...]. Continui ogni socialista a dire e gridare la verità sulla provocazione americana [...]. È lotta lunga e difficile che richiede non meno coraggio che pazienza. Essa condiziona e prefigurerà molte altre cose, dalla nostra libertà individuale al contenuto sociale e democratico della Repubblica, alla stessa esistenza della Nazione come forza efficiente della storia.31

Resta significativo il fatto che, se nell’ottobre 1946, alla domanda di un sondaggio sulle potenze meglio disposte verso l’Italia, il 16% dei socialisti interpellati rispondeva l’URSS e il 68% gli USA, le percentuali si invertivano in una serie di sondaggi condotti nel 1953, in piena guerra fredda.32


L’Unione Sovietica e stalin
L’unica linea politica del PSI, in campo internazionale, dopo il congresso di Firenze, fu dunque quella dell’identificazione della causa del proletariato con quella dell’URSS, linea che finiva chiaramente per togliere ogni margine ad iniziative e proposte alternative (Lombardi sottolineò inutilmente, il 1° agosto 1949, nel suo intervento al Comitato centrale riunitosi a Bologna: <>33), che non potevano certo essere rappresentate solamente dalla richiesta di incremento degli scambi commerciali con i Paesi dellEst. Forse, come scrisse Vittorio Foa in un appunto dell’aprile 1950 pubblicato solo recentemente, <>34. Conseguenza inevitabile di questa linea fu comunque <>.35

Così Nenni scrisse che <>,36oppure, con la consueta abbondanza di riferimenti storici, in una sorta di analisi controfattuale:


L’Unione Sovietica è per noi socialisti un esempio di coraggio e di tenacia. Essa è per l’insieme dei lavoratori del mondo un elemento formidabile di sicurezza. Se la Rivoluzione d’Ottobre fosse fallita, o come la Comune di Parigi fosse apparsa e scomparsa come una meteora; se la guerra civile si fosse conclusa a favore dei bianchi; se l’aggressione hitleriana avesse abbattuto il sistema sovietico; tutta la classe operaia avrebbe pagato a durissimo prezzo la sua sconfitta [...]. In questa constatazione è il senso socialisticamente universale della Rivoluzione d’Ottobre ed è la riconoscenza eterna dovuta ai pionieri.37

La società sovietica è così dipinta con tinte idilliache, come la civiltà del futuro contrapposta alla morente società capitalistica:


Tutto in Unione Sovietica è concepito e attuato in funzione e al servizio dell’uomo e della collettività; tutto è teso a rendere possibile una fase ulteriore dei rapporti sociali ed umani; la fase comunista dopo quella socialista; ad ognuno secondo i suoi bisogni, invece che, come attualmente, ad ognuno secondo il suo lavoro. Solo chi abbia coscienza di codesti valori che, pur tra gli errori e le lacune inevitabili di ogni grande gestazione storica, sono alla base della nuova civiltà socialista, può capire la società sovietica. Ma la capisca o non la capisca, essa è oggi nella realtà del mondo una tale forza, una tale potenza, che ostinarsi a negarla è da sciocchi, e credere di poterla vincere isolandola o scuotere minacciandola, o magari aggredendola, è da mentecatti.38
Vi è poi un aspetto di natura ancora più strettamente ideologica: il superamento o, addirittura, l'abbandono della tradizione riformista e la teorizzazione del passaggio dalla fase socialista a quella comunista emergono chiaramente nelle parole di Nenni, reduce dalla visita ad un kolkoz nella campagna moscovita: <kolkoz è veramente uno specimen di nuova umanità. Esso realizza il sogno dei nostri pionieri, i Baldini, i Prampolini, i Massarenti. Non sono soltanto trasformati i rapporti di proprietà e di produzione, ma i rapporti umani>>.39

Nella sua relazione al congresso di Bologna, dopo un duro attacco alla socialdemocrazia europea, <>, Nenni giunse quindi ad affermare:


Se i nostri predecessori avevano nel 1919 davanti a loro l'esempio della Rivoluzione d'Ottobre, noi abbiamo ora le prospettive aperte dalle esperienze delle democrazie popolari che indicano vie e soluzioni nuove, grazie al consolidamento granitico della Rivoluzione d'Ottobre che ha cambiato la faccia del mondo cambiando i rapporti di potenza. C'è così una continuità logica oltre che ideale fra quello che il Partito è oggi e quello che è sempre stato.40
È questa, in buona sostanza, la base teorica per la giustificazione storica dei crimini di Stalin, la cui figura è descritta in termini esplicitamente agiografici, come prosecutore, ad un livello perfino superiore, dell’opera di Lenin:
In Stalin la fedeltà alla Rivoluzione appare alla resa dei conti la medesima che in Lenin, benché l'esperienza abbia irrobustito in lui il senso dello Stato e delle sue esigenze; quelle esigenze che spiegano le dure, implacabili epurazioni, l’accettazione e l’imposizione di sacrifici a volte sovrumani; quelle tali esigenze che esigono un senso implacabile della vita e sono accettabili soltanto da chi tutto commisuri al fine di raggiungere ad ogni costo [...]. È un caso pressoché unico nella storia; è la dimostrazione che Pace e Socialismo sono tutt’uno. Né può non essere, questo almeno, un motivo di riconoscenza di tutto il mondo civile per il Rivoluzionario e l’uomo di stato che celebra il suo settantesimo compleanno nella pienezza delle sue forze e fissa lo sguardo verso un avvenire di pace e di eguaglianza sociale per tutti i popoli in tutto il mondo.41
Non stupisce quindi leggere quanto scrisse lo stesso Nenni, nei suoi Diari, il 17 luglio 1952, in occasione dell’incontro a Mosca con il dittatore sovietico, che lo insignì del premio Stalin42 (un colloquio mediato dal parere favorevole di Togliatti43):
Stalin mi ha ricevuto stasera alle 21 [...]. L’uomo che sto per incontrare ha dietro di sé le tempeste e i drammi di una rivoluzione che, come la francese, ha divorato i suoi figli e seminato di morti il suo cammino. Ma agli occhi miei stasera l’uomo Stalin è il capo rimasto al suo posto di comando quando l’assedio di Leningrado, l’investimento di Mosca, la stretta di Stalingrado da parte degli eserciti di Hitler parevano annunciare il crollo della Russia.44
Nel messaggio ufficiale di condoglianze al momento della scomparsa di Stalin Nenni ricordò quest’ultimo colloquio:
La sua morte, mentre lascia un vuoto immenso nell’Unione Sovietica e nel mondo, non può interrompere il corso della politica sovietica. Chi pensasse il contrario preparerebbe a se medesimo gravi disillusioni. Quando nel luglio scorso incontrai Stalin mi resi conto che le sue ultime aspirazioni erano di conservare la pace e nella pace compiere la trasformazione della società socialista al comunismo.45
Nell’atteggiamento di Nenni e degli altri dirigenti del PSI nei confronti dell’Unione Sovietica giocò indubbiamente, come abbiamo visto, un ruolo fondamentale l’immagine quasi mitica del paese ove per prima la rivoluzione proletaria era risultata vittoriosa e che negli anni bui della guerra aveva assunto una parte così importante nella grende coalizione antifascista. Scrive Nenni nei suoi Diari, alla data del 17 luglio 1952: <>.46 E ancora, di ritorno dall’URSS: <>.47

Non si capirebbe altrimenti perché Nenni, che pure aveva analizzato lucidamente, nel 1938, sulle colonne del <>, i processi di Mosca,48 o Morandi,49 che <> accettassero in pieno <>.50



Meno di tre anni dopo la morte di Stalin il tono delle impressioni di Nenni sull’URSS e i Paesi dell'Est è già alquanto diverso:
Lungo il percorso da Praga abbiamo fatto sosta a Vilno (sic), la capitale della Lituania [...]. Lo scrittore Venclova ci fa da cicerone e loda la liberalità del regime rispetto all'uso della lingua lituana, alle tradizioni, al costume. Ma ricordo le narrazioni dei profughi della Lituania, dell’Estonia, della Lettonia al Consiglio generale dell’Internazionale socialista sull’implacabile lotta di Mosca per cancellare nei Paesi baltici ogni volontà di indipendenza e ogni forma di cultura nazionale. Può darsi che i metodi siano cambiati. Ma non è certamente mutata la sostanza delle cose. Le iscrizioni sui negozi sono in lituano e in russo. Il tenore di vita appare assai basso.51
Il giorno dopo scrive da Mosca:<>.52
Le democrazie popolari
Il 17 agosto 1950, parlando a Praga nel corso di una manifestazione dei Partigiani della pace, Nenni così giustificò il colpo di stato del febbraio 1948:
Fu grande merito del popolo cecoslovacco, fu grande merito vostro, operai di Praga, l’aver infranto nel febbraio-marzo 1948 il tentativo, che per circostanze del tutto particolari era riuscito in Francia e in Italia, di allontanare dal potere le forze della Resistenza antifascista e della classe operaia. Allora si gridò, e ancora si grida nei nostri Paesi, all’invasione, al colpo di Stato, alla sopraffazione, come se sulle vostre piazze e sulle vostre strade la lotta fosse stata condotta da altri che non dal popolo cecoslovacco. Allora, e ancora oggi, la propaganda avversaria nei nostri paesi ricorse ad un assurdo confronto con l’invasione hitleriana della primavera del 1939, come se i passi cadenzati che nelle giornate di febbraio 1948 si udirono per le vie della vostra città fossero stati quelli di un esercito straniero, mentre era il passo degli operai che uscivano dalle fabbriche per venire a dare man forte alla maggioranza legale e parlamentare del Paese.53
Ciò non toglie che, al momento dei processi staliniani, alcune perplessità, non pubbliche, ma private, sorsero in Nenni come dimostrano i suoi Diari alla data del 27 novembre 1952:
È finito con undici condanne a morte e tre all’ergastolo il processo di Praga [...]. Noi non riusciamo a capire che chi ieri fu sull’altare sia trascinato oggi non nella polvere, ma nel fango. Né riusciamo a capire la specie di delirio e di sadismo con cui gli accusati si autoflagellano riconoscendo tutto, ammettendo tutto: che furono sempre dei miserabili e peggio, anzi aggiungendo alla pubblica accusa dettagli e fatti magari da questa ignorati. Molti gridano alla commedia, alcuni accennano ai misteri dell’anima slava. Io mi accontento di non capire. Soprattutto ciò che non capisco è il vantaggio che si spera di trarre da processi i quali mostrano come si possa arrivare alle più alte cariche e responsabilità di partito e di governo pur essendo gli ultimi dei miserabili.54
<>: l’atteggiamento pubblico di Nenni fu infatti diverso, sia pure mostrando anch’esso qualche perplessità. Intervenendo il 14 dicembre 1952 sulle colonne dell’ <>, dopo aver affermato di essere personalmente contrario alla pena di morte ed aver ammesso di non riuscire a <>, scrisse dunque che la questione del processo di Praga non poteva essere affrontata <


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