Piccialli L. Estensore: Bursese ga. Relatore: Bursese ga



Scaricare 109.36 Kb.
17.11.2017
Dimensione del file109.36 Kb.

I vizi nella vendita e nell’appalto (giurisprudenza dell’anno 2013)

Cass sez. 2, Sentenza n. 23970 del 22/10/2013 (Rv. 628023)

Presidente: Piccialli L.  Estensore: Bursese GA.  Relatore: Bursese GA.  P.M. Carestia A. (Diff.)

Edil Cantieri Srl (Albe' ed altro) contro Il Ferrone Spa (Lorenzoni ed altro)

(Cassa con rinvio, App. Firenze, 07/09/2006)

187 VENDITA  -  064 RICONOSCIMENTO DEI VIZI

VENDITA - OBBLIGAZIONI DEL VENDITORE - GARANZIA PER I VIZI DELLA COSA VENDUTA - TERMINI E CONDIZIONI DELL'AZIONE - DECADENZA DALLA GARANZIA - RICONOSCIMENTO DEI VIZI - Riconoscimento per fatti concludenti - Ammissibilità - Sostituzione della cosa difettosa - Rilevanza - Fattispecie.

In tema di garanzia per vizi nella compravendita, il riconoscimento dei difetti da parte del venditore, che, ai sensi dell'art. 1495, secondo comma, cod. civ., esonera il compratore dall'onere della tempestiva denuncia, può aver luogo anche tacitamente, per "facta concludentia", come nel caso in cui lo stesso venditore provveda alla sostituzione della cosa (nella specie, dell'intera fornitura di materiale edile di elevato valore).



Cass. Sez. 3, Sentenza n. 26233 del 22/11/2013 (Rv. 628629)

Presidente: Russo LA.  Estensore: Spirito A.  Relatore: Spirito A.  P.M. Salvato L. (Conf.)

Condominio 101a (Genovese ed altro) contro Sangari (Benvenga ed altri)

(Rigetta, App. Messina, 18/04/2007)

011 APPALTO (CONTRATTO DI)  -  019 PER LE DIFFORMITA' E VIZI DELL'OPERA - IN GENERE

APPALTO (CONTRATTO DI) - GARANZIA - PER LE DIFFORMITÀ E VIZI DELL'OPERA - IN GENERE - Azione di garanzia - Prescrizione ex art. 1667, terzo comma, cod. civ. - Decorrenza - Dalla scoperta dei vizi - Nozione - Conoscenza dei vizi - Sufficienza - Necessità di una verifica tecnica degli stessi - Esclusione.

In tema di appalto, qualora l'opera appaltata sia affetta da vizi occulti o non conoscibili, perché non apparenti all'esterno, il termine di prescrizione dell'azione di garanzia, ai sensi dell'art. 1667, terzo comma, cod. civ., decorre dalla scoperta dei vizi, la quale è da ritenersi acquisita dal giorno in cui il committente abbia avuto conoscenza degli stessi, conoscenza che può ritenersi comunque acquisita, senza la necessità di una verifica tecnica dei vizi stessi, secondo l'accertamento del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se congruamente e logicamente motivato.



Cass. sez. 2, Sentenza n. 20110 del 02/09/2013 (Rv. 627467)

Presidente: Rovelli LA.  Estensore: Migliucci E.  Relatore: Migliucci E.  P.M. Capasso L. (Diff.)

Tommasi Maronese Srl (Mancini ed altro) contro Ici Italia Divisione National Starch (De Zordo ed altro)

(Cassa con rinvio, App. Milano, 23/04/2007)

187 VENDITA  -  043 GARANZIA PER I VIZI DELLA COSA VENDUTA - IN GENERE (NOZIONE, DISTINZIONI)

VENDITA - OBBLIGAZIONI DEL VENDITORE - GARANZIA PER I VIZI DELLA COSA VENDUTA - IN GENERE (NOZIONE, DISTINZIONI) - Inesatto adempimento del contratto di compravendita - Conformità della cosa venduta - Oneri di allegazione e prova spettanti al compratore ed al venditore.

In tema di inadempimento del contratto di compravendita, è sufficiente che il compratore alleghi l'inesatto adempimento, ovvero denunci la presenza di vizi che rendano la cosa inidonea all'uso al quale è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore, mentre è a carico del venditore, quale debitore di un'obbligazione di risultato ed in forza del principio della riferibilità o vicinanza della prova, l'onere di dimostrare, anche attraverso presunzioni, di aver consegnato una cosa conforme alle caratteristiche del tipo ordinariamente prodotto, ovvero la regolarità del processo di fabbricazione o di realizzazione del bene; ne consegue che, ove detta prova sia stata fornita, spetta al compratore di dimostrare l'esistenza di un vizio o di un difetto intrinseco della cosa ascrivibile al venditore.



Testo integrale della sentenza n. 20110 del 02/09/2013

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROVELLI Luigi - Presidente -

Dott. MAZZACANE Vincenzo - Consigliere -

Dott. MIGLIUCCI Emilio - rel. Consigliere -

Dott. BIANCHINI Bruno - Consigliere -

Dott. PARZIALE Ippolisto - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 20840-2007 proposto da:

TOMMASI MARONESE SRL IN PERSONA DEL SIG. O.T.,

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI AMM.NE P.I. (OMISSIS), elettivamente

domiciliata in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 38, presso lo studio

dell'avvocato MANCINI ANDREA, che la rappresenta e difende unitamente

all'avvocato FILIPPIN ALBERTO;

- ricorrente -

contro

ICI ITALIA DIVISIONE NATIONAL STARCH & CHEMICAL SRL, IN PERSONA



DEL

SUO LEGALE RAPPRESENTANTE P.I. (OMISSIS), elettivamente

domiciliata in ROMA, VIALE V. TUPINI 133, presso lo studio

dell'avvocato DE ZORDO AGOSTINO, che la rappresenta e difende

unitamente all'avvocato VOTTA GIULIANO;

- controricorrente -

avverso la sentenza n. 1132/2007 della CORTE D'APPELLO di MILANO,

depositata il 23/04/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

14/05/2013 dal Consigliere Dott. EMILIO MIGLIUCCI;

udito l'Avvocato Votta Giuliano difensore della controricorrente che

ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CAPASSO Lucio che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.- La ditta Tommasi-Maronese s.r.l. ha convenuto in giudizio dinanzi al Tribunale di Milano la ICI Italia s.r.l. - Divisione National Starch & Chemical chiedendo la risoluzione di un contratto di fornitura di 750 Kg di un collante per legno risultato difettoso con condanna della convenuta al risarcimento dei danni subiti.

Si costituiva la convenuta che contestava la domanda di controparte, della quale chiedeva il rigetto.

Con sentenza del 1 giugno 2004 il Tribunale rigettava la domanda.

Con sentenza dep. il 23 aprile 2007 la Corte di appello di Milano rigettava l'impugnazione proposta dalla Tommasi-Maronese s.r.l..

Nel confermare la decisione di primo grado, i Giudici osservavano che, seppure era circostanza pacifica che i prodotti forniti non avessero sortito l'effetto voluto ovvero l'incollaggio, non era stata accertata la relativa causa, posto che non era da escludere l'intervento di fattori di alterazione non dipendenti dalla natura del collante fornito.

2.- Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione la Tommasi- Maronese s.r.l. sulla base di unico motivo. Resiste con controricorso l'intimata, depositando memoria illustrativa.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.1. - L'unico motivo, dopo avere premesso che l'acquirente aveva fornito la prova dell'esistenza del vizio del bene vendutole dalla convenuta, censura la sentenza impugnata che aveva erroneamente posto a carico della ricorrente l'onere di dimostrare che il difetto riscontrato non fosse stata determinato da fattori intervenuti successivamente all'acquisto, quando il compratore ha solo l'onere di dimostrare la sussistenza dei vizi che rendono la cosa inidonea all'uso cui è destinata, le eventuali conseguenze dannose del nesso causale fra i primi e le seconde, mentre è il venditore che deve offrire la prova liberatoria.

1.2. - Il motivo va accolto.

Va preliminarmente disattesa l'eccezione di inammissibilità del ricorso per inadeguatezza del quesito e per difetto di autosufficienza, formulata dalla resistente, atteso che con il motivo e il correlativo quesito formulato ex art. 366 bis cod. proc. civ. la Corte è stata correttamente investita della questione di diritto - che era evidentemente decisiva per la risoluzione della presente controversia - concernente la distribuzione dell'onere della prova in tema di garanzia per vizi della cosa compravenduta.

a) L'attore ha chiesto la risoluzione del contratto invocando l'inidoneità della fornitura; b) la sentenza impugnata ha respinto la domanda sul rilievo che, pur essendo stata accertata l'inidoneità del bene all'uso, l'attore non aveva assolto l'onere di provare che l'inconveniente lamentato fosse attribuibile a un difetto intrinseco del prodotto.

La decisione si è rivelata erronea, non avendo i giudici fatto corretta applicazione dei principi in materia di distribuzione dell'onere probatorio in materia di inadempimento contrattuale stabiliti dalla sentenza delle Sezioni unite n. 13331 del 2001, secondo cui il creditore che agisca per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno, ovvero per l'adempimento deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell'inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell'onere della prova del fatto estintivo dell'altrui pretesa, costituito dall'avvenuto adempimento, ed eguale criterio di riparto dell'onere della prova deve ritenersi applicabile al caso in cui il debitore convenuto per l'adempimento, la risoluzione o il risarcimento del danno si avvalga dell'eccezione di inadempimento ex art. 1460 cod. civ. (risultando, in tal caso, invertiti i ruoli delle parti in lite, poichè il debitore eccipiente si limiterà ad allegare l'altrui inadempimento, ed il creditore agente dovrà dimostrare il proprio adempimento, ovvero la non ancora intervenuta scadenza dell'obbligazione). Anche nel caso in cui sia dedotto non l'inadempimento dell'obbligazione, ma il suo inesatto adempimento, al creditore istante sarà sufficiente la mera allegazione dell'inesattezza dell'adempimento (per violazione di doveri accessori, come quello di informazione, ovvero per mancata osservanza dell'obbligo di diligenza, o per difformità quantitative o qualitative dei beni), gravando ancora una volta sul debitore l'onere di dimostrare l'avvenuto, esatto adempimento.

In particolare, occorre osservare che in tema di compravendita, l'obbligazione (di dare) posta a carico del venditore è di risultato, in quanto l'interesse perseguito dall'acquirente è soddisfatto con la consegna di un bene in grado di realizzare le utilità alle quali, secondo quanto pattuito, la prestazione sia preordinata. Ne consegue che all'acquirente (creditore) sarà sufficiente allegare l'inesatto adempimento ovvero denunciare la presenza di vizi o di difetti che rendano la cosa inidonea all'uso alla quale è destinata o che ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore, essendo a carico del venditore (debitore), in virtù del principio della riferibilità o vicinanza della prova, l'onere di dimostrare, anche attraverso presunzioni, di avere consegnato una cosa che sia conforme alle caratteristiche del tipo ordinariamente prodotto ovvero la regolarità del processo di fabbricazione o di realizzazione del bene; ove sia stata fornita tale prova, sarà allora onere del compratore dimostrare l'esistenza di un vizio o di un difetto intrinseco della cosa, ascrivibile al venditore.

Pertanto, il ricorso va accolto; la sentenza va cassata con rinvio, anche per le spese della presente fase, ad altra sezione della Corte di appello di Milano.

P.Q.M.


Accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese della presente fase, ad altra sezione della Corte di appello di Milano.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 maggio 2013.

Depositato in Cancelleria il 2 settembre 2013

Cass sez. 2, Sentenza n. 18050 del 25/07/2013 (Rv. 627297)

Presidente: Oddo M.  Estensore: Migliucci E.  Relatore: Migliucci E.  P.M. Del Core S. (Diff.)

Ind. Laterizi Riunite Spa (Cisbani ed altro) contro Materiali Edili Mondovi Snc ed altri

(Cassa con rinvio, App. Torino, 15/12/2006)

187 VENDITA  -  064 RICONOSCIMENTO DEI VIZI

VENDITA - OBBLIGAZIONI DEL VENDITORE - GARANZIA PER I VIZI DELLA COSA VENDUTA - TERMINI E CONDIZIONI DELL'AZIONE - DECADENZA DALLA GARANZIA - RICONOSCIMENTO DEI VIZI - Riconoscimento dell'esistenza del vizio - Agli effetti dell'art. 1495, secondo comma, cod. civ. - Portata - Ammissione di responsabilità del venditore - Necessità - Esclusione.

In tema di garanzia per i vizi della cosa venduta, il riconoscimento da parte del venditore, che esclude la necessità della denunzia da parte del compratore, concerne la materiale esistenza del vizio (nella specie, lo sfaldamento delle tegole antichizzate oggetto della fornitura), non essendo necessaria un'ammissione di responsabilità del venditore medesimo.



Cass. sez. 2, Sentenza n. 7767 del 27/03/2013 (Rv. 626054)

Presidente: Oddo M.  Estensore: Bertuzzi M.  Relatore: Bertuzzi M.  P.M. Del Core S. (Conf.)

Geaplast Srl (Castelli ed altro) contro Fall. Futura Spa (Ghiretti ed altro)

(Rigetta, App. Bologna, 14/09/2006)

100 IMPUGNAZIONI CIVILI  -  030 NUOVE

IMPUGNAZIONI CIVILI - APPELLO - ECCEZIONI - NUOVE - Eccezione di "aliud pro alio" - Novità rispetto all'eccezione di sussistenza di vizi - Fondamento - Conseguenze - Inammissibilità in appello.

187 VENDITA  -  028 COSA DIVERSA DALLA PATTUITA ("ALIUD PRO ALIO") - IN GENERE

VENDITA - OBBLIGAZIONI DEL VENDITORE - CONSEGNA DELLA COSA - COSA DIVERSA DALLA PATTUITA ("ALIUD PRO ALIO") - IN GENERE - Eccezione di "aliud pro alio" - Novità rispetto all'eccezione di sussistenza di vizi - Fondamento - Conseguenze - Inammissibilità in appello.

La contestazione dell'acquirente circa la totale difformità tra quanto pattuito e quanto consegnato concreta un'eccezione diversa rispetto alla deduzione con cui egli lamenti che la merce consegnata è affetta da vizi, la quale si fonda sul presupposto dell'identità sostanziale di genere del bene ricevuto con quello previsto dal contratto. Ne consegue che l'eccezione di "aliud pro alio", proposta per la prima volta in appello, è inammissibile per il divieto posto dall'art. 345 cod. proc. civ.



Cass. Sez. 2, Sentenza n. 21949 del 25/09/2013 (Rv. 628314)

Presidente: Felicetti F.  Estensore: Carrato A.  Relatore: Carrato A.  P.M. Del Core S. (Conf.)

Bringhen Bona (Pattaro ed altro) contro Centro Serramenti Snc ed altri

(Rigetta, App. Venezia, 04/03/2009)

187 VENDITA  -  049 RISOLUZIONE DEL CONTRATTO - IN GENERE

VENDITA - OBBLIGAZIONI DEL VENDITORE - GARANZIA PER I VIZI DELLA COSA VENDUTA - EFFETTI DELLA GARANZIA - RISOLUZIONE DEL CONTRATTO - IN GENERE - Vendita - Garanzia per i vizi della cosa venduta - Effetti - Risoluzione del contratto - Principio generale della non scarsa importanza dell'inadempimento ex art. 1455 cod. civ. - Applicabilità - Conseguenze.

Gli artt. 1490 e 1492 del cod. civ. in tema di azione redibitoria, al pari dell'art. 1497 cod. civ., vanno interpretati con riferimento al principio generale sancito dall'art. 1455 cod. civ. con la conseguenza che l'esercizio dell'azione è legittimato soltanto da vizi concretanti un inadempimento di non scarsa importanza, i quali non sono distinti in base a ragioni strutturali, ma solo in funzione della loro capacità di rendere la cosa inidonea all'uso cui era destinata o di diminuirne in modo apprezzabile il valore, secondo un apprezzamento di fatto riservato al giudice del merito.



Cass. Sez. 2, Sentenza n. 21949 del 25/09/2013 (Rv. 628314)

Presidente: Felicetti F.  Estensore: Carrato A.  Relatore: Carrato A.  P.M. Del Core S. (Conf.)

Bringhen Bona (Pattaro ed altro) contro Centro Serramenti Snc ed altri

(Rigetta, App. Venezia, 04/03/2009)

187 VENDITA  -  049 RISOLUZIONE DEL CONTRATTO - IN GENERE

VENDITA - OBBLIGAZIONI DEL VENDITORE - GARANZIA PER I VIZI DELLA COSA VENDUTA - EFFETTI DELLA GARANZIA - RISOLUZIONE DEL CONTRATTO - IN GENERE - Vendita - Garanzia per i vizi della cosa venduta - Effetti - Risoluzione del contratto - Principio generale della non scarsa importanza dell'inadempimento ex art. 1455 cod. civ. - Applicabilità - Conseguenze.

Gli artt. 1490 e 1492 del cod. civ. in tema di azione redibitoria, al pari dell'art. 1497 cod. civ., vanno interpretati con riferimento al principio generale sancito dall'art. 1455 cod. civ. con la conseguenza che l'esercizio dell'azione è legittimato soltanto da vizi concretanti un inadempimento di non scarsa importanza, i quali non sono distinti in base a ragioni strutturali, ma solo in funzione della loro capacità di rendere la cosa inidonea all'uso cui era destinata o di diminuirne in modo apprezzabile il valore, secondo un apprezzamento di fatto riservato al giudice del merito.



Cass. sez. 2, Sentenza n. 13612 del 30/05/2013 (Rv. 626284)

Presidente: Felicetti F.  Estensore: Proto CA.  Relatore: Proto CA.  P.M. Del Core S. (Diff.)

Spadaro ed altro (Brigandi' ed altro) contro Puglisi ed altri

(Rigetta, App. Messina, 15/02/2006)

187 VENDITA  -  071 QUALITA' PROMESSE

VENDITA - OBBLIGAZIONI DEL VENDITORE - MANCANZA DI QUALITÀ DELLA COSA - QUALITÀ PROMESSE - Vendita di area fabbricabile - Minore potenzialità edificatoria rispetto a quella prospettata - Ipotesi di "aluid pro alio" - Esclusione - Mancanza di qualità promesse - Configurabilità - Fondamento.

187 VENDITA  -  028 COSA DIVERSA DALLA PATTUITA ("ALIUD PRO ALIO") - IN GENERE

VENDITA - OBBLIGAZIONI DEL VENDITORE - CONSEGNA DELLA COSA - COSA DIVERSA DALLA PATTUITA ("ALIUD PRO ALIO") - IN GENERE - Vendita di area fabbricabile - Minore potenzialità edificatoria rispetto a quella prospettata - Ipotesi di "aluid pro alio" - Esclusione - Mancanza di qualità promesse - Configurabilità - Fondamento.

In caso di compravendita di un'area fabbricabile in funzione di un determinato progetto edilizio, rivelatosi inattuabile per la minore potenzialità edificatoria del fondo rispetto a quella sulla quale il compratore aveva fatto affidamento, la responsabilità del venditore, derivante dalla situazione di fatto prospettata, non corrisponde ad un'ipotesi di vendita di cosa diversa da quella pattuita, essendo il bene immutato sia nella sua materialità che nella sua idoneità ad essere edificato, mentre la circostanza che sul suolo acquistato possa essere costruito un edificio di superficie minore rispetto a quella stimata incide unicamente sulle qualità promesse.



Cass sez. 2, Sentenza n. 12458 del 21/05/2013 (Rv. 626514)

Presidente: Oddo M.  Estensore: Migliucci E.  Relatore: Migliucci E.  P.M. Capasso L. (Conf.)

Ortoflora Ditta Individuale (Natalizi Zizzi ed altro) contro Ricupero ed altri (Bitonte ed altri)

(Rigetta, App. Lecce, 18/01/2006)

187 VENDITA  -  071 QUALITA' PROMESSE

VENDITA - OBBLIGAZIONI DEL VENDITORE - MANCANZA DI QUALITÀ DELLA COSA - QUALITÀ PROMESSE - Obbligazione del venditore di consegnare la cosa di qualità promessa - Natura - Obbligazione di risultato - Conseguenze - Fattispecie.

In tema di compravendita, l'obbligazione del venditore di consegnare la cosa con la qualità pattuita (nella specie, piantina di pomodoro di un certo tipo) è di risultato, con la conseguenza che è egli, ai sensi dell'art. 1218 cod. civ., a dover fornire la prova diretta ad escludere il suo colpevole inadempimento (essendosi ritenuta insufficiente, nella specie, la deduzione circa l'acquisto di semi rivelatisi inidonei).



Cass. Sez. 1, Sentenza n. 5845 del 08/03/2013 (Rv. 625716)

Presidente: Rordorf R.  Estensore: Ceccherini A.  Relatore: Ceccherini A.  P.M. Carestia A. (Conf.)

Primo Gruppo di Minutoli Sas (Manescalchi ed altro) contro Poggi (Figone)

(Cassa e decide nel merito, App. Genova, 10/03/2006)

028 AZIENDA  -  005 CESSIONE - IN GENERE

AZIENDA - CESSIONE - IN GENERE - Avviamento - Bene compreso nell'azienda - Esclusione - Conseguenze - Applicabilità art. 1490 cod. civ. - Esclusione - Qualità immateriale dell'azienda - Configurabilità - Conseguenze - Applicabilità dell'art. 1497 cod. civ.

187 VENDITA  -  067 MANCANZA DI QUALITA' DELLA COSA - IN GENERE (NOZIONE, DISTINZIONI)

VENDITA - OBBLIGAZIONI DEL VENDITORE - MANCANZA DI QUALITÀ DELLA COSA - IN GENERE (NOZIONE, DISTINZIONI) - In genere.

In tema di cessione di azienda, l'avviamento non è un bene compreso nell'azienda - del quale quindi si possa ipotizzare un vizio ai sensi dell'art. 1490 cod. civ. in tema di vizi della cosa venduta - ma è una qualità immateriale dell'azienda stessa, che può essere promessa nel contratto di vendita e il cui difetto dà luogo alla fattispecie di inadempimento di cui all'art. 1497 cod. civ. in tema di mancanza di qualità promesse, con la conseguenza che la sua mancanza o il suo valore inferiore a quello pattuito non possono essere poste a fondamento dell'azione di riduzione del prezzo di cui all'art. 1492, ma solo, eventualmente, di una di risoluzione ex art. 1453 cod. civ.



Cass sez. 3, Sentenza n. 26233 del 22/11/2013 (Rv. 628629)

Presidente: Russo LA.  Estensore: Spirito A.  Relatore: Spirito A.  P.M. Salvato L. (Conf.)

Condominio 101a (Genovese ed altro) contro Sangari (Benvenga ed altri)

(Rigetta, App. Messina, 18/04/2007)

011 APPALTO (CONTRATTO DI)  -  019 PER LE DIFFORMITA' E VIZI DELL'OPERA - IN GENERE

APPALTO (CONTRATTO DI) - GARANZIA - PER LE DIFFORMITÀ E VIZI DELL'OPERA - IN GENERE - Azione di garanzia - Prescrizione ex art. 1667, terzo comma, cod. civ. - Decorrenza - Dalla scoperta dei vizi - Nozione - Conoscenza dei vizi - Sufficienza - Necessità di una verifica tecnica degli stessi - Esclusione.

In tema di appalto, qualora l'opera appaltata sia affetta da vizi occulti o non conoscibili, perché non apparenti all'esterno, il termine di prescrizione dell'azione di garanzia, ai sensi dell'art. 1667, terzo comma, cod. civ., decorre dalla scoperta dei vizi, la quale è da ritenersi acquisita dal giorno in cui il committente abbia avuto conoscenza degli stessi, conoscenza che può ritenersi comunque acquisita, senza la necessità di una verifica tecnica dei vizi stessi, secondo l'accertamento del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se congruamente e logicamente motivato.



Cass sez. 2, Sentenza n. 19146 del 09/08/2013 (Rv. 627397)

Presidente: Goldoni U.  Estensore: Giusti A.  Relatore: Giusti A.  P.M. Golia A. (Conf.)

Mg Srl (De Pasquale ed altro) contro Habitat Srl

(Rigetta, App. Torino, 15/06/2009)

011 APPALTO (CONTRATTO DI)  -  019 PER LE DIFFORMITA' E VIZI DELL'OPERA - IN GENERE

APPALTO (CONTRATTO DI) - GARANZIA - PER LE DIFFORMITÀ E VIZI DELL'OPERA - IN GENERE - Prova dell'esistenza dei vizi - Ripartizione dell'onere - Accettazione dell'opera da parte del committente - Incidenza - Fondamento.

In tema di garanzia per difformità e vizi nell'appalto, l'accettazione dell'opera segna il discrimine ai fini della distribuzione dell'onere della prova, nel senso che, fino a quando l'opera non sia stata espressamente o tacitamente accettata, al committente è sufficiente la mera allegazione dell'esistenza dei vizi, gravando sull'appaltatore l'onere di provare di aver eseguito l'opera conformemente al contratto e alle regole dell'arte, mentre, una volta che l'opera sia stata positivamente verificata, anche "per facta concludentia", spetta al committente, che l'ha accettata e che ne ha la disponibilità fisica e giuridica, dimostrare l'esistenza dei vizi e delle conseguenze dannose lamentate, giacché l'art. 1667 cod. civ. indica nel medesimo committente la parte gravata dall'onere della prova di tempestiva denuncia dei vizi ed essendo questo risultato ermeneutico in sintonia col principio della vicinanza al fatto oggetto di prova.


Testo integrale della sentenza n. 19146 del 09/08/2013


LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GOLDONI Umberto - Presidente -

Dott. NUZZO Laurenza - Consigliere -

Dott. CORRENTI Vincenzo - Consigliere -

Dott. GIUSTI Alberto - rel. Consigliere -

Dott. CARRATO Aldo - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.G. s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa, in forza di procura speciale a margine del

ricorso, dall'Avv. De Pasquale Andrea, con domicilio eletto presso lo

studio dell'Avv. Demetrio Zema in Roma, via Manfredi, n. 17;

- ricorrente -

contro

HABITAT s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,



rappresentata e difesa, in forza di procura speciale a margine del

controricorso, dall'Avv. Olivieri Claudia, con domicilio eletto

presso lo studio dell'Avv. Angelo Remedia in Roma, piazza Anco

Marzio, n. 25;

- controricorrente -

avverso la sentenza della Corte d'appello di Torino depositata il 15

giugno 2009;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13

giugno 2013 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti;

udito l'Avv. Angelo Remedia, per delega dell'Avv. Claudia Olivieri;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale dott. GOLIA Aurelio, il quale ha concluso per

l'inammissibilità o il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. - La s.r.l. M.G. convenne in giudizio, dinanzi al Tribunale di Mondovì, la s.r.l. HABITAT, proponendo opposizione avverso il decreto ingiuntivo di quel Tribunale, con cui era stato intimato ad essa opponente il pagamento della somma di Euro 51.969,86, oltre interessi legali e spese, quale corrispettivo per lavori eseguiti dalla società opposta nei negozi di (OMISSIS) della stessa M.G., società operante nel settore del "trattamento dell'aria" attraverso la vendita di apparecchiature tecniche per la climatizzazione, l'aspirazione, la deumidificazione ed il riscaldamento dell'aria.

L'opponente instò per la revoca del decreto ingiuntivo opposto, per l'accertamento e la declaratoria dell'inadempimento della società HABITAT, sia per il ritardo nella consegna dei lavori in tutti e tre i punti vendita, sia per i vizi ed i difetti delle opere con riguardo ai lavori eseguiti nel negozio di (OMISSIS) e, conseguentemente, per la riduzione del prezzo e per la condanna dell'opposta al risarcimento, in favore di essa opponente, del danno, nella misura complessiva di Euro 322.045,00 o in quella diversa ritenuta di giustizia, a titolo di mancato o minore fatturato, di canoni di locazione, di sostegno economico agli agenti, di costi per l'eliminazione dei vizi e difetti delle opere e per il completamento delle opere non terminate, nonchè per il danno all'immagine.

Si costituì la convenuta, resistendo. In particolare, la società HABITAT negò che il termine del 28 febbraio 2007, pattuito per la conclusione dei lavori, avesse carattere essenziale e dedusse che la consegna dei lavori oltre quel termine era stata determinata da ritardi nel compimento dei lavori di ristrutturazione edilizia ad altri commissionati nonchè da richieste di modifiche e di lavori extra contratto formulate dalla società M.G..

Il Tribunale di Mondovì, con sentenza in data 23 dicembre 2005, revocò il decreto ingiuntivo opposto, condannò l'opponente al pagamento, in favore dell'opposta, della minor somma di Euro 42.734,65, oltre accessori, e condannò l'opposta al pagamento, in favore dell'opponente, della somma di Euro 10.000,00, oltre interessi dalla data della sentenza, a titolo di risarcimento dei danni.

2. - Pronunciando sull'appello principale di M.G. e sull'appello incidentale di HABITAT, la Corte di Torino, con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 15 giugno 2009, in parziale riforma della sentenza impugnata, ha determinato in complessivi Euro 15.408,00 l'importo dovuto a titolo di risarcimento del danno in favore di M.G., ed ha dichiarato dovuta da M.G. l'IVA sull'importo di Euro 42.734,65 liquidato a carico della stessa ed a favore di HABITAT come compenso per le opere eseguite.

2.1. - Premesso che M.G. non ha dedotto l'essenzialità del termine convenuto per la consegna dei locali nè ha formulato domanda di risoluzione del contratto per inadempimento di HABITAT, ma ha chiesto esclusivamente la riduzione del prezzo vantato da quest'ultima nei suoi confronti, per l'effetto dell'inesatto adempimento dell'appaltatrice, la Corte d'appello ha rilevato che "un certo ritardo non giustificato è rilevabile sia dalle modalità di svolgimento del rapporto, come riferite dai testi, e, in particolare, quanto al negozio di Mondovì, dalle considerazioni di parte appellante circa il periodo massimo per il quale siffatto ritardo poteva essere giustificato dalla contemporanea esecuzione di altri lavori da parte di altra ditta, sia dal comportamento stesso di parte appellata, la quale ha riconosciuto il ritardo nella consegna", e che, pertanto, "parte appellante ha diritto al risarcimento dei danni che le sono stati arrecati da tale ritardo".

L'accordo circa i lavori extra in corso d'opera - ha proseguito la Corte territoriale - può ritenersi provato dalle distinte prodotte da HABITAT, nonchè dal comportamento di M.G. che, avendo seguito puntualmente l'esecuzione, mai ha formulato alcuna contestazione riguardo alle opere eseguite (e quindi all'esecuzione di opere non comprese nel capitolato).

La Corte d'appello ha poi precisato che, essendo incontroversa tra le parti l'avvenuta consegna, seppure in ritardo, dell'opera da parte dell'appaltatore, deve farsi riferimento, per ciò che attiene alle difformità dell'opera, non alla disciplina generale dell'inadempimento ex art. 1453 c.p.c. e segg., bensì a quella dei vizi dell'opera oggetto dell'appalto.

La Corte di Torino ha ritenuto meritevoli di conferma le considerazioni svolte dal primo giudice in punto di danno all'immagine (escluso dalla sentenza impugnata), di danno da mancati introiti commerciali e da provvigioni inutilmente corrisposte (foglio 15 della sentenza impugnata), nessun elemento economico-contabile la difesa dell'appellante avendo fornito per un'adeguata valutazione di queste voci. La Corte d'appello ha poi riconosciuto, con riguardo alla voce rappresentata dai canoni di locazione degli immobili, per il periodo di indisponibilità degli stessi, successivo al 28 febbraio 2002, relativamente agli immobili siti in (OMISSIS), l'importo, indicato da parte appellante a f. 23 della comparsa conclusionale in primo grado, di Euro 5.408,00, così liquidando a titolo di risarcimento dei danni in favore di M.G. l'importo complessivo di Euro 15.408,00.

Quanto all'appello incidentale, la Corte distrettuale lo ha accolto in punto di riconoscimento dell'IVA sull'importo spettante ad HABITAT a titolo di compenso per le opere eseguite, derivando l'applicazione dell'IVA dalla normativa fiscale vigente.

3. - Per la cassazione della sentenza della Corte d'appello M.G. ha proposto ricorso, con atto notificato il 29 aprile 2010, sulla base di tre motivi.

L'intimata ha resistito con controricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. - Il primo motivo è relativo ai lavori extra capitolato e al riparto dell'onere della prova della difformità e dei vizi dell'opera. La ricorrente denuncia violazione dell'art. 2697 cod. civ. (con il quesito se "i documenti di produzione unilaterale, quale una distinta di lavori redatta dalla parte che intende servirsene in giudizio, e non sottoscritta dall'altra parte contrattuale, possono costituire prova circa il contenuto dell'accordo intercorso tra le parti"), violazione dell'art. 115 cod. proc. civ. (domandando se "il fatto notorio può essere costituito anche da valutazioni del giudice, relative a fatti non certamente ed incontestabilmente veri, ma ritenuti probabili sulla base di valutazioni operate dal giudice medesimo, sulla scorta della sua personale esperienza"), vizio di motivazione in relazione a punto decisivo della controversia e violazione dell'art. 1657 cod. civ. (con la richiesta di risolvere il dubbio se "il giudice può rideterminare, anche a mezzo dei propri consulenti, il corrispettivo di un contratto d'appalto, ex art. 1657 cod. civ., laddove sussistano valide pattuizioni tra le parti, documentalmente dimostrate, che già stabiliscono un determinate corrispettivo"), violazione degli artt. 1453, 2697 e 1218 cod. civ. e vizio di omessa pronuncia (ponendosi l'interrogativo se "l'appaltatore che agisce per ottenere il pagamento del corrispettivo è tenuto a dimostrare l'esistenza del contratto e di aver correttamente eseguito la propria prestazione, o è il committente a dover provare l'esistenza dei vizi eccepiti") nonchè difetto di motivazione su un punto decisivo della controversia.

1.1. - Il motivo è infondato.

1.1.1. - E' in primo luogo da escludere che la Corte d'appello abbia ritenuto raggiunta la prova della richiesta da parte della committente M.G. di lavori extra in corso d'opera soltanto in base alla documentazione dell'appaltatrice o, addirittura, valorizzando un semplice dato di comune esperienza come la circostanza che frequentemente la necessità o l'opportunità di lavori diversi ed ulteriori emerge in corso di esecuzione, man mano che il progetto prende corpo e si realizza.

In realtà, i giudici del gravame, nel confermare la pronuncia del primo giudice, hanno tratto la prova di detta richiesta dal comportamento, durante lo svolgimento del rapporto negoziale, della stessa committente M.G., la quale ha incaricato tale G. M. di vigilare l'esecuzione dei lavori e mai, prima dell'introduzione della causa di opposizione a decreto ingiuntivo, ha formulato alcuna contestazione o rimostranza alla appaltatrice per la fornitura di elementi e/o l'esecuzione di lavori diversi o ulteriori rispetto a quelli originariamente presenti nel capitolato e che ragionevolmente ne aumentavano il prezzo.

Cosi decidendo, la Corte d'appello si è attenuta al principio per cui l'appaltatore può dimostrare con ogni mezzo di prova, ivi comprese le presunzioni, che le variazioni dell'opera appaltata siano state chieste dal committente, in quanto la prova scritta dell'autorizzazione di quest'ultimo è necessaria soltanto quando le variazioni siano dovute all'iniziativa dell'appaltatore (Cass., Sez. 2, 18 gennaio 1983, n. 466; Cass., Sez. 2, 15 maggio 1995, n. 3040;



Cass., Sez. 2, 28 maggio 2001, n. 7242; Cass., Sez. 2, 19 settembre 2011, n. 19099).

A fronte dell'articolata motivazione, in base alla quale il giudice distrettuale ha dato conto del conseguito convincimento circa la sussistenza dell'accordo sui lavori extra capitolato, con la proposta doglianza la società ricorrente, pur prospettando vizi di violazione di legge e motivazionali, tende, in realtà, a rimettere in discussione, contrapponendovene uno difforme, l'apprezzamento in fatto del giudice di merito ; apprezzamento che, in quanto basato sull'analitica disamina degli elementi di valutazione disponibili ed espresso con motivazione immune da lacune ed in sè coerente, si sottrae al giudizio di legittimità.

Del pari esente da censure è la quantificazione dei lavori extracapitolato, posto che la sentenza impugnata ha fatto leva, al riguardo, sull'elaborato peritale, che ha riconosciuto l'esattezza e la conformità degli interventi, provvedendo alla loro valutazione.

D'altra parte, il quesito di diritto formulato al riguardo dalla ricorrente in relazione alla dedotta violazione dell'art. 1657 cod. civ., appare astratto, perchè non si confronta con la motivazione della sentenza d'appello, la quale ha rilevato la genericità delle contestazioni formulate da M.G. proprio in ordine alla non corrispondenza dei prezzi contrattuali rispetto a quelli indicati nelle distinte prodotte da Habitat e valutate dal c.t.u..

1.1.2. - Paramenti priva di fondamento è la doglianza articolata con riguardo alla statuizione relativa alla quanti minoris, con la quale la Corte d'appello ha confermato la regola di giudizio applicata dal primo giudice, secondo cui, non avendo potuto il c.t.u. verificare la sussistenza dei vizi e dei difetti lamentati in relazione ai lavori eseguiti nel negozio di (OMISSIS) dato che nel frattempo vi era stato un cambio di gestione con un mutamento della situazione dei luoghi, tale mancato accertamento, essendo incontroversa l'avvenuta consegna dell'opera da parte dell'appaltatore, non poteva che ricadere sulla committente.

Sul punto, l'orientamento giurisprudenziale offerto dai precedenti di questa Corte si mostra, ad una prima lettura, non uniforme.

Un primo indirizzo declama che incombe al committente l'onere probatorio in ordine alla sussistenza dei vizi o dei difetti da lui dedotti a fondamento della domanda di risoluzione, quanti minoris o risarcitoria, mentre, (solo) una volta assolto tale onere, all'appaltatore spetta di dimostrare che la cattiva esecuzione dell'opera è stata determinata dall'impossibilità di un esatto adempimento della prestazione derivante da una causa ad esso non imputabile (Cass., Sez. 2, 15 marzo 2004, n. 5250; Cass., Sez. 2, 15 giugno 2007, n. 14039; Cass., Sez. 2, 5 ottobre 2009, n. 21269). Una conferma di questo orientamento si rinviene in materia di vendita, dove è consolidata la massima per cui l'onere della prova dei difetti (e delle eventuali conseguenze dannose, nonchè dell'esistenza del nesso causale fra i primi e le seconde) fa carico al compratore che faccia valere la garanzia per i vizi della cosa venduta, mentre la prova liberatoria della mancanza di colpa incombente al venditore opera soltanto quando la controparte abbia preventivamente dimostrato l'effettiva sussistenza della sua denunciata inadempienza (Cass., Sez. 2, 18 luglio 1991, n. 7986;

Cass., Sez. 2, 10 settembre 1998, n. 8963; Cass., Sez. 2, 12 giugno 2007, n. 13695).

Sviluppando un principio già affermato da Cass., Sez. 2, 13 febbraio 2008, n. 3472, un altro indirizzo afferma invece che, in tema di inadempimento del contratto di appalto, le disposizioni speciali dettate dal legislatore attengono essenzialmente alla particolare disciplina della garanzia per le difformità ed i vizi dell'opera, assoggettata ai ristretti termini decadenziali di cui all'art. 1667 cod. civ., ma non derogano al principio generale che governa l'adempimento del contratto con prestazioni corrispettive, il quale comporta che l'appaltatore, il quale agisca in giudizio per il pagamento del corrispettivo convenuto, abbia l'onere, allorchè il committente sollevi l'eccezione di inadempimento di cui al comma 3 di detta disposizione, di provare di aver esattamente adempiuto la propria obbligazione e, quindi, di aver eseguito l'opera conformemente al contratto e alle regole dell'arte (cosi Cass., Sez. 2, 20 gennaio 2010, n. 936). Questo orientamento - il quale muove dalla premessa che la garanzia ex artt. 1667 e 1668 cod. civ. costituisce un'applicazione della comune responsabilità contrattuale per inadempimento o inesatto adempimento, differenziata dall'ordinario regime solo dalle particolari disposizioni attinenti ai termini di contestazione e decadenza - si presenta come la traduzione, nell'ambito del contratto di appalto, del principio (affermato dalle Sezioni Unite con la sentenza 30 ottobre 2001, n. 13533) secondo cui anche nel caso in cui sia dedotto, non l'inadempimento dell'obbligazione, ma il suo inesatto adempimento, al creditore istante sarà sufficiente la mera allegazione dell'inesattezza dell'adempimento, gravando sul debitore l'onere di dimostrare l'avvenuto, esatto adempimento.

In realtà il principio espresso in termini generali da Cass., Sez. 2, n. 936 del 2010, cit., si riferisce ad una fattispecie, opportunamente valorizzata nella motivazione della sentenza e costituente elemento supportante la ratio decidendi, nella quale il collaudo (effettuato, come pattiziamente concordato tra le parti, dal direttore dei lavori indicato dal committente) aveva avuto esito negativo, e nella quale, pertanto, l'opera non era stata accettata dal committente ex art. 1665 cod. civ.; tant'è vero che la Corte non manca di sottolineare come tale negativo collaudo, idoneo ad evitare l'accettazione dell'opera da parte del committente, ha comportato l'onere a carico dell'appaltatore di provare l'esattezza del proprio adempimento. Si legge, infatti, nella sentenza n. 936 del 2010: "Nel caso di specie, dunque, in cui la parte attrice aveva agito per ottenere l'adempimento dell'obbligazione di pagamento e quella convenuta appellante aveva opposto la risoluzione del contratto, per inadempimento della sinallagmatica prestazione dovuta dalla controparte..., erroneamente i giudici di appello, in un contesto nel quale erano incontroverse la sussistenza dell'obbligazione degli appaltatori e la sola consegna dell'opera, ma controversa l'idoneità di questa all'uso convenuto, hanno ritenuto la committente gravata dall'onere di provare la sussistenza dei difetti della stessa, senza tener conto che la committente aveva rifiutato di adempiere la propria controprestazione, avvalendosi della facoltà di cui all'art. 1665 c.c., u.c. (disposizione analoga a quella, di carattere generale, prevista dall'art. 1460 cod. civ.), a seguito dell'esito negativo del collaudo".

Proprio la particolarità del caso alla base della sentenza da ultimo citata induce ad escludere la sussistenza di un vero e proprio contrasto tra orientamenti, suscettibile di rimessione alle Sezioni Unite per la relativa composizione, ed a ritenere che la diversità di soluzioni, apparentemente rinvenibili nelle massime riconducibili all'uno e all'altro indirizzo, sia in realtà il risultato, o la conseguenza, della diversa fase del rapporto negoziale in cui la questione del riparto dell'onere probatorio fra le parti può venire in gioco.

Ed invero, in materia di appalto, gli artt. 1665 e 1667 cod. civ. prendono in considerazione la verifica e l'accettazione dell'opera e gli effetti che ne conseguono sul piano della garanzia della difformità e dei vizi dell'opera: il committente, prima di ricevere la consegna, ha diritto di verificare l'opera compiuta; se, nonostante l'invito fattogli dall'appaltatore, il committente tralascia di procedere alla verifica senza giusti motivi, ovvero non ne comunica il risultato entro un breve termine, l'opera si considera accettata, ed egualmente è a dirsi se il committente riceve senza riserve la consegna dell'opera, pur in assenza di verifica;

l'accettazione esonera l'appaltatore da ogni responsabilità per vizi conosciuti o riconoscibili, purchè, in quest'ultimo caso, non taciuti in mala fede dall'appaltatore; ancora, l'accettazione attribuisce al committente il diritto alla consegna dell'opera e all'appaltatore il diritto al pagamento del corrispettivo.

Ora, in un quadro normativo cosi caratterizzato, in cui l'accettazione dell'opera ha conseguenze sullo stesso ambito della garanzia per le difformità ed i vizi dell'opera, il momento dell'accettazione vale a segnare, altresì, lo spartiacque ai fini della distribuzione dell'onere della prova tra le parti.

Infatti, finchè l'opera non sia, espressamente o tacitamente, accettata, l'applicazione all'appalto del principio generale che governa l'adempimento del contratto con prestazioni corrispettive importa che, sorta contestazione sull'esattezza dell'adempimento dell'obbligazione, al committente che faccia valere in giudizio la garanzia per difetti dell'opera è sufficiente la mera allegazione dell'esistenza dei vizi, gravando sull'appaltatore, debitore della prestazione, l'onere di provare di avere eseguito l'opera conformemente al contratto e alle regole dell'arte. Una volta verificata positivamente, anche per facta concludentia, l'opera, è il committente che l'ha accettata e che ne ha la disponibilità fisica e giuridica a dovere dimostrare l'esistenza dei vizi (e delle conseguenze dannose lamentate), giacchè l'art. 1667 cod. civ. indica nel committente la parte gravata dall'onere della prova di averli tempestivamente denunciati entro sessanta giorni dalla scoperta (salvo il caso del riconoscimento o dell'occultamento dei difetti da parte dell'appaltatore), ed essendo questo risultato ermeneutico in sintonia con il principio - riconducibile all'art. 24 Cost. ed al divieto di interpretare la legge in modo da rendere impossibile o troppo difficile l'esercizio dell'agire in giudizio - della vicinanza al fatto oggetto di prova (cfr. Cass., Sez. lav., 25 luglio 2008, n. 20484; Cass., Sez. 3, 16 settembre 2008, n. 23727; Cass., Sez. 2, 17 a-prile 2012, n. 6008; Cass., Sez. 5, 12 settembre 2012, n. 15219);

fermo restando che, una volta raggiunta la prova dell'esistenza del vizio, la colpa dell'appaltatore si presume, sicchè spetta a quest'ultimo, in base alle regole generali sulla responsabilità del debitore (art. 1218 cod. civ.), non solo dimostrare di avere adoperato la diligenza e la perizia tecnica dovute, ma anche il fatto specifico, e a lui non imputabile , che abbia causato il difetto.

Di qui il rigetto della censura, giacchè nella specie correttamente la Corte d'appello, al pari del primo giudice, ha rilevato che l'onere della prova della sussistenza dei vizi (allegati ma non dimostrati, non avendo il c.t.u. avuto la possibilità di visionare i lavori eseguiti nell'immobile di (OMISSIS) per un intervenuto cambio di gestione e relativo mutamento di destinazione) incombeva alla committente M.G., versandosi in fattispecie nella quale quest'ultima, convenuta (in senso sostanziale) in giudizio per il pagamento del prezzo dell'appalto, ha chiesto la proporzionale diminuzione del prezzo ed il risarcimento del danno per le difformità ed i vizi dopo che l'opera era stata ad essa consegnata, non risultando, dal quesito che accompagna la censura, se e quali atti, incompatibili con la volontà di accettare l'opera o di accettarla senza riserve, la committente abbia posto in essere.

2. - Il secondo motivo è relativo alla concessione, in sede di appello, dell'IVA sulle somme richieste da HABITAT, e denuncia violazione degli artt. 345 e 112 cod. proc. civ. ed omessa motivazione su un punto decisivo della controversia, chiedendo a questa Corte di stabilire se "in sede di appello può essere domandata per la prima volta l'IVA sulle somme richieste, o se essa concreta domanda nuova".

Il motivo è infondato perchè nessuna nuova domanda ha proposto l'opposta Habitat con l'appello in via incidentale, avendo essa già chiesto, con il ricorso in via monitoria, l'ingiunzione di una somma comprensiva dell'IVA calcolata sull'imponibile.

3. - Il terzo motivo riguarda il danno da mancato guadagno.

Con esso si denuncia: violazione dell'art. 1226 cod. civ. (conclusivamente sostenendosi che "nella valutazione del danno derivante dall'impossibilità di disporre, per un periodo, di un negozio, può e deve il giudice effettuare una valutazione equitativa basata sul reddito goduto, nel medesimo periodo, da punti vendita simili, appartenenti al medesimo comparto merceologico ed appartenenti al medesimo proprietario"), violazione degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ. ed insufficiente motivazione in relazione ad un punto decisivo della controversia (chiedendosi se "può il giudice di merito rigettare, in fatto, un'allegazione probatoria dell'attore in assenza di qualsivoglia contestazione sui relativi fatti da parte del convenuto, regolarmente costituito"), nonchè, in relazione agli anticipi provvigione, violazione dell'art. 2697 cod. civ. e dell'art. 112 cod. proc. civ. (ponendosi il quesito se "può il giudice di merito, in materia di risarcimento del danno derivante da impedimento di attività lavorativa cagionata da inadempimento contrattuale, ed in assenza di allegazione da parte del danneggiante/debitore inadempiente, porre sul danneggiato/creditore l'onere di provare l'inesistenza di una causa di riduzione o esclusione del risarcimento, quale ad es., il c.d. aliunde perceptum").

Il motivo è infondato, per la parte in cui non è inammissibile.

La Corte d'appello - oltre a riconoscere, in aggiunta al Tribunale, il danno, pari ai canoni di locazione sostenuti, per il periodo di indisponibilità degli immobili - ha confermato la sentenza di primo grado, la quale era giunta alla conclusione che M.G. aveva subito un danno patrimoniale ma che, essendone difficile la prova del suo preciso ammontare, la valutazione doveva essere effettuata equitativamente e globalmente, per un importo di Euro 10.000 in valori monetari correnti.

La Corte territoriale, facendo proprio il percorso argomentativo della sentenza di primo grado, ha adeguatamente spiegato perchè non era possibile assumere a termine di riferimento del danno per la mancata disponibilità dei punti vendita di (OMISSIS) il volume delle vendite di Casale e moltiplicarlo per tre, come chiesto da M.G., attesa, tra l'altro, la disomogeneità dei diversi negozi e della relativa clientela, nè avendo l'appellante in via principale fornito alcun elemento economico-contabile per una adeguata valutazione delle singole voci di danno.

L'entità del risarcimento liquidata in via equitativa dal giudice del merito riposa su una congrua motivazione del percorso logico seguito, sicchè il motivo di ricorso, là dove prospetta una maggiore attendibilità dei criteri economici forniti da M.G. come base per la liquidazione del danno, tende ad un riesame e ad una rivalutazione di un potere determinativo che rientra nella discrezionalità del giudice del merito.

Gli altri quesiti (quelli che accompagnano le censure di violazione degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ. e degli artt. 2697 cod. civ. e dell'art. 112 cod. proc. civ.) sono inammissibili perchè si risolvono nella mera proposizione di una regola astratta senza in alcun modo rapportarsi alla vicenda dedotta in lite e senza perciò consentire l'individuazione effettiva, e non meramente retorica, di una quaestio iuris sulla quale il giudice di legittimità sia chiamato a pronunciarsi.

4. - Il ricorso è rigettato.

Le spese, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.


La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso delle spese processuali sostenute dalla controricorrente, che liquida in complessivi Euro 2.700,00, di cui Euro 2.500,00 per compensi, oltre ad accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda civile della Corte suprema di Cassazione, il 13 giugno 2013.

Depositato in Cancelleria il 9 agosto 2013

Cass sez. 2, Sentenza n. 15711 del 21/06/2013 (Rv. 626874)

Presidente: Felicetti F.  Estensore: Carrato A.  Relatore: Carrato A.  P.M. Del Core S. (Parz. Diff.)

Rovere Srl (Lacagnina) contro Wtd Srl (Tonucci)

(Cassa con rinvio, App. Roma, 18/01/2007)

011 APPALTO (CONTRATTO DI)  -  073 ACCETTAZIONE DELL'OPERA

APPALTO (CONTRATTO DI) - VERIFICA - ACCETTAZIONE DELL'OPERA - Accettazione tacita - Presa in consegna dell'opera ed accettazione senza riserve - Distinzione - Conseguenze.

In tema di appalto, l'art. 1665 cod. civ., pur non enunciando la nozione di accettazione tacita dell'opera, indica i fatti e i comportamenti dai quali deve presumersi la sussistenza dell'accettazione da parte del committente e, in particolare, al quarto comma prevede come presupposto dell'accettazione (da qualificare come tacita) la consegna dell'opera al committente (alla quale è parificabile l'immissione nel possesso) e come fatto concludente la "ricezione senza riserve" da parte di quest'ultimo anche se "non si sia proceduto alla verifica". Bisogna, però, distinguere tra atto di "consegna" e atto di "accettazione" dell'opera: la consegna costituisce un atto puramente materiale che si compie mediante la messa a disposizione del bene a favore del committente, mentre l'accettazione esige, al contrario, che il committente esprima (anche "per facta concludentia") il gradimento dell'opera stessa, con conseguente manifestazione negoziale la quale comporta effetti ben determinati, quali l'esonero dell'appaltatore da ogni responsabilità per i vizi e le difformità dell'opera ed il conseguente suo diritto al pagamento del prezzo.



Cass. sez. 2, Sentenza n. 13613 del 30/05/2013 (Rv. 626504)

Presidente: Felicetti F.  Estensore: Proto CA.  Relatore: Proto CA.  P.M. Del Core S. (Parz. Diff.)

Falbo (Anselmi ed altro) contro Cesario ed altri

(Cassa con rinvio, App. Torino, 18/07/2005)

011 APPALTO (CONTRATTO DI)  -  019 PER LE DIFFORMITA' E VIZI DELL'OPERA - IN GENERE

APPALTO (CONTRATTO DI) - GARANZIA - PER LE DIFFORMITÀ E VIZI DELL'OPERA - IN GENERE - Impegno dell'appaltatore o del prestatore d'opera ad eliminare i vizi - Effetti - Insorgenza di un'autonoma obbligazione di fare - Conseguenze - Soggezione al termine di prescrizione ordinaria - Sussistenza.

103 LAVORO  -  057 DIFFORMITA' E VIZI DELL'OPERA - IN GENERE

LAVORO - LAVORO AUTONOMO - CONTRATTO D'OPERA - DIFFORMITÀ E VIZI DELL'OPERA - IN GENERE - Impegno dell'appaltatore o del prestatore d'opera ad eliminare i vizi - Effetti - Insorgenza di un'autonoma obbligazione di fare - Conseguenze - Soggezione al termine di prescrizione ordinaria - Sussistenza.

In tema di appalto o di contratto d'opera, l'impegno ad eliminare i vizi della cosa o dell'opera, assunto dall'appaltatore o dal prestatore, alla stregua di principi generali non dipendenti dalla natura del singolo contratto, costituisce fonte di un'autonoma obbligazione di "facere", la quale si affianca all'originaria obbligazione di garanzia, senza estinguerla, a meno di uno specifico accordo novativo, e rimane, pertanto, soggetto non ai termini di prescrizione e decadenza stabiliti per quella garanzia, ma all'ordinario termine di prescrizione decennale fissato per l'inadempimento contrattuale.



Cass sez.. 2, Sentenza n. 23923 del 27/12/2012 (Rv. 624658)

Presidente: Oddo M.  Estensore: Scrima A.  Relatore: Scrima A.  P.M. Apice U. (Conf.)

Fabbracci ed altri (Gentili ed altro) contro Coop. Edile Combattenti Luigi Pichi Scarl (Ramazzotti)

(Cassa con rinvio, App. Ancona, 09/04/2005)

011 APPALTO (CONTRATTO DI)  -  019 PER LE DIFFORMITA' E VIZI DELL'OPERA - IN GENERE

APPALTO (CONTRATTO DI) - GARANZIA - PER LE DIFFORMITÀ E VIZI DELL'OPERA - IN GENERE - Domanda dell'appaltatore di pagamento del corrispettivo - Eccezione di garanzia del committente per i vizi dell'opera, di cui al terzo comma dell'art. 1667 cod. civ., e azione di riduzione del prezzo - Onere probatorio del committente - Criteri.

011 APPALTO (CONTRATTO DI)  -  013 PAGAMENTO - IN GENERE

APPALTO (CONTRATTO DI) - CORRISPETTIVO - PAGAMENTO - IN GENERE - Domanda dell'appaltatore di pagamento del corrispettivo - Eccezione di garanzia del committente per i vizi dell'opera, di cui al terzo comma dell'art. 1667 cod. civ., e azione di riduzione del prezzo - Onere probatorio del committente - Criteri.

Il committente che, convenuto dall'appaltatore per il pagamento, faccia valere la garanzia per i vizi dell'opera, ai sensi dell'art. 1667, terzo comma, cod. civ. (nella specie, per le difformità di colorazione delle pareti esterne di un fabbricato), e proponga domanda di riduzione del prezzo, ha l'onere di provare il minor valore e rendimento dell'opera eseguita rispetto a quella pattuita.











©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale