Pierpaolo Coccia


LE RAGAZZE E I RAGAZZI DI STRADA DI CITTA’ DEL GUATEMALA



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2. LE RAGAZZE E I RAGAZZI DI STRADA DI CITTA’ DEL GUATEMALA




2.1 IL FENOMENO DELLE RAGAZZE E DEI RAGAZZI DI STRADA

Il fenomeno dei ragazzi di strada ha radici antiche nei paesi del Terzo Mondo, soprattutto in America latina, deriva dalla povertà ma anche da un più accentuato maschilismo che destabilizza l’organizzazione familiare. Secondo l’Unicef (1990) il numero dei ragazzi di strada si aggira intorno ai 10 milioni nei paesi industrializzati e ai 75 milioni in quelli in via di sviluppo (Lutte, 2001).

Sono diverse le definizioni che si possono dare del termine “ragazzi di strada”, essendo un fenomeno complesso e mutevole. Alcuni autori con questa denominazione indicano quei ragazzi che vivono con la propria famiglia e contribuiscono alla sua economia con il lavoro nero di strada (Bit, 1989, 1993; Unicef, 1993a, 1993c; Myers, 1989, Schibotto, 1990). Altri autori lo utilizzano in maniera più restrittiva, attribuendolo a ragazzi che hanno rotto i legami con la propria famiglia e che trascorrono tutto il tempo in strada. Per altri ancora, esiste una distinzione tra “bambini nella strada” e “bambini di strada” (Lutte, 2001).

In Guatemala, solo nelle strade della capitale vivono 3500 ragazze e ragazzi di strada, ma non troviamo dati precisi, essendo il loro numero in continuo aumento. Questa crescita è dovuta, sicuramente da una parte, allo sviluppo di un’economia di mercato devastante per la stabilità del paese, ma anche a causa del conflitto armato che ha provocato un forte flusso migratorio verso la capitale, con la creazione di baraccopoli attorno alla città (ibidem).

Stabilire la causa precisa del fenomeno dei ragazzi di strada non è facile; come rilevano Molinas, Yagenova e Monròy (1998), possiamo parlare di diversi elementi che hanno influito sulla condizione dell’infanzia del paese, che vanno da quelli strutturali a quelli storici e di ordine economico, politico e sociale vissuti dalla società guatemalteca negli ultimi trent’anni.

La militarizzazione e la violenza sulla popolazione hanno provocato gravi danni sull’infanzia di ordine fisico ma anche psichico, e lo stato non ha mai offerto un reale appoggio alle famiglie che uscivano devastate dagli anni del conflitto (PDH, 1998).

Questo disagio sociale si ripercuote inevitabilmente sull’organizzazione e sulla stabilità della famiglia, infatti, lo spostamento verso la città e le condizioni di estrema povertà, hanno costretto la maggior parte dei nuclei familiari a vivere in condizioni di vita pessime: baracche fatte di lamiera e di cartone di dimensioni ristrette che si trovano ad ospitare più persone. Tale situazione di povertà e di promiscuità ha favorito lo svilupparsi di abusi e violenze verso i bambini, usati spesso in lavori illeciti per la sopravvivenza della famiglia.

I bambini si trovano davanti la scelta della strada come unica possibilità di uscire da un vortice di maltrattamenti, abusi sessuali e povertà.

La strada diventa la risposta immediata per soddisfare le necessità più importanti: l’alimentazione, il gioco, il riposo, l’affetto, la protezione e l’educazione; la “calle”, quindi, come luogo dove il bambino costruisce la propria quotidianità (R.C.Betancourt, J.S Herrera, 1996).

In strada i bambini vivono di ogni tipo di espediente: alcuni chiedono l’elemosina, altri rubano, c’è chi canta sugli autobus e chi lava macchine, o che si prostituisce; la bambine, sicuramente quelle che soffrono di più, sia in famiglia sia in strada, sono spesso costrette a prostituirsi e quindi ad una prematura maternità.

Una caratteristica comune nei ragazzi di strada è il massiccio uso di droga. Le droghe più usate in strada sono il solvente ed il crack, chiamato piedra. Il solvente, in particolare, viene utilizzato per non sentire la fame ed il freddo, ma la droga, è anche un rituale di gruppo a scopo ludico e ricreativo, spesso diventa un ponte, per il ragazzo, tra la casa e la strada (ibidem).

Nella prima metà degli anni ’90 molti “jovenes de la calle” sono stati vittime di “desapariciòn” forzata, assassini, incarcerazioni ingiustificate, che fanno riflettere sulle strategie che ha utilizzato lo Stato per far fronte a tale problema e quanto, in questo paese, vengano violati i Diritti dell’infanzia (Sub-comision Regional, 1996).






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