Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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“Si sente come una merda uno, sì perché vorresti stare fuori…”, con queste parole Oliver descrive il suo vissuto carcerario, non possiamo certamente definirlo “prigionizzato”, certo deve adattarsi alla gerarchia interna per sopravvivere, laverà i panni dell’incaricato e sarà sempre a sua disposizione, ma solo per “guadagnarsi la fiducia affinché ti dia un pezzettino in più di cibo”, come lui stesso dice. Non dimentica mai, come si vede dalle sue parole, la differenza tra la vita libera, in strada, e quella reclusa, della prigione. Il suo adattamento non accetta categorizzazioni, possiamo tentare di paragonarlo a quello “ideologico”, descritto da Goffman (1968), nel senso che Oliver accetta le regole gerarchiche vigenti nella comunità carceraria, ma è una scelta funzionale alla propria sopravvivenza, come ho già spiegato sopra.




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