Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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Quotidianità in carcere
La mattina, Dionicio viene svegliato alle quattro, con il suono dei bastoni sbattuti sui letti, e subito dopo inizia la pulizia, appena finita c’è l’ora della conta. Alle sei e mezza, arriva il rancho, il cibo dei carcerati, bisogna essere veloci a mettersi in fila perché spesso non è sufficiente per tutti i detenuti. La preparazione del cibo lascia molto a desiderare, le tortillias spesso sono rinsecchite e fredde, il riso e i fagioli talmente crudi che è quasi impossibile masticare.

La pulizia ha uno svolgimento ben preciso, spesso con le sole mani o, quando lo si possiede, con uno straccetto. Viene buttato un barile di acqua insaponata a terra e poi tutti in fila passano lo straccio, facendo per tre volte da un lato all’altro del settore, infine con lo stesso straccio bisogna asciugare.

La sera, dopo l’ultima pulizia delle nove, tutti al bagno a lavarsi, obbligatoriamente. Gli incaricati, due detenuti addetti al controllo dei reclusi, occupano quasi la metà dei letti del settore, spesso, quindi i detenuti, sono costretti a dormire a terra o, quando possibile, condividono il letto con altri due o tre compagni. Nella notte due o tre detenuti devono rimanere svegli per avvisare dell’arrivo di una possibile perquisizione notturna da parte delle guardie, quando viene dato il segnale, gli incaricati corrono a nascondere la droga. Dionicio racconta di una volta in cui non è scattato l’allarme, un incaricato è stato portato via dai poliziotti e subito dopo il vice - responsabile del settore ha punito i responsabili: vengono fatti passare tra due file di detenuti, correndo, e tutti devono picchiarli senza remore. Questa è solo una delle punizioni che subisce chi non rispetta le regole “interne” alla comunità carceraria, diverse da quelle ufficiali, scritte sulle pareti di ogni settore: il regolamento impone comunque ritmi e tempi che rendono meccanica e monotona la giornata del detenuto (Ass. Antigone, 2000; Damoli, Lovati, 1994).

In questo ambiente di vita, caratterizzato dalle punizioni, generalmente violente, ogni diritto del detenuto scompare: Dionicio spiega che gli unici due aspetti che potrebbero rappresentare dei diritti, sono, mangiare e dormire, garantiti sempre al limite della sopravvivenza.

L’argomento sessualità è descritto con poche parole da Dionicio, d’altronde è un aspetto che viene lasciato fuori dalle mura della prigione: il sesso apre uno spazio e un tempo che al detenuto sono vietati, quello della parola che permette la differenziazione tra i sessi, e quello del desiderio, che viene invaso dalla sopravvivenza (Gonin, 1994).

In un ambiente caratterizzato dalla privazione dei rapporti eterosessuali, si sviluppano facilmente deviazioni e perversioni sessuali, accompagnate spesso da manifestazioni di violenza (Macrì, 1998). Nel carcere preventivo della zona 18, dove Dionicio è detenuto prima di essere trasferito, esiste un settore specifico per gli omosessuali, spesso costretti a soddisfare le voglie e i desideri dell’incaricato.





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