Pierpaolo Coccia



Scaricare 0.67 Mb.
Pagina12/177
28.03.2019
Dimensione del file0.67 Mb.
1   ...   8   9   10   11   12   13   14   15   ...   177

2.3 LA STRADA



2.3.1 I gruppi di strada
Le ragazze e i ragazzi, che scelgono di vivere in strada, sentono il bisogno di relazionarsi con altri soggetti ed attori callejeros, cercando in loro sicurezza, compagnia ed affetto (Molinas, Yagenova, Monròy, 1998).

La vita di strada si svolge principalmente in gruppo, anche se troviamo chi non appartiene a nessuna banda in particolare. L’organizzazione del gruppo non è gerarchizzata, e tanto meno stabile, non avviene una privatizzazione del territorio, come accade, invece, per le maras. Secondo Lucchini (1996), i ragazzi di strada stabiliscono dei “neargroup” (reti): utilizza la nozione di rete per esprimere l’insieme di relazioni che si stabiliscono tra i vari membri del gruppo e che vanno a formare una base di ricorsi, per la realizzazione di obiettivi specifici in determinati momenti di bisogno.

Tra le diverse funzioni che il gruppo assolve, di fondamentale importanza per la sopravvivenza in strada, sono la protezione e la difesa dagli attacchi esterni. Non possiamo definire un modello specifico di gruppo di strada, ma esistono degli aspetti generali e che li accomunano. Sono gruppi misti, con una maggioranza maschile, poiché spesso le ragazze vivono con il proprio fidanzato in gruppi più piccoli. Il numero può variare da tre fino anche a cento componenti, spesso si distinguono e prendono il nome dal luogo o quartiere in cui si trovano nella città (Lutte, 1995).

L’appartenenza dei “callejeros” al proprio gruppo è instabile, il gruppo sa che i suoi membri possono sparire da un momento all’altro, perché uccisi dalla polizia, incarcerati o usciti dalla strada; comunque il legame più o meno forte alla propria banda dipende da quanto si vive con essa e dal tempo della vita in strada (Molinas, Yagenova, Monròy, 1998).

Mentre nella mara esiste un vero e proprio capo, nella banda di strada ognuno comanda se stesso, anche se una particolare forma di leadership esiste: il ragazzo che viene riconosciuto come leader, generalmente ha più influenza sugli altri, non sempre è il più forte, ma di certo è un veterano della “calle” e, possiede la capacità di farsi ascoltare e rispettare (ibidem). Secondo Lutte (2001) nelle maras vigono delle rigide regole rispetto ai gruppi di strada, poiché le prime necessitano di una vera e propria organizzazione essendo in qualche modo legati alla società: i componenti vivono ancora con le famiglie e spesso continuano a lavorare. Le maras manifestano anche una forte esigenza di status autonomo e di forte identità tra i suoi membri, per questo si differenziano dalle altre maras in base a nomi e a simboli specifici, ad esempio le più conosciute sono la 18 e la Salvatrucha, due pericolose maras rivali, che combattono per il dominio su alcuni quartieri.

Si può dire che le maras, rispetto ai gruppi di strada, esprimono numerose contraddizioni della vita della classe lavoratrice urbana, però non cercano la maniera di risolvere tali contraddizioni tanto è vero che i mareros optano più per il furto anziché per l’organizzazione (Avancso, 1998).

Sempre Lutte (2001), torna sulle funzioni del gruppo, paragonandolo, prima, ad una “madre che consiglia, educa, indirizza lo sviluppo della personalità” e poi ancora, come “la scuola che insegna le tecniche di sopravvivenza in modo formale e informale” (Lutte, 2001).

Come abbiamo già potuto vedere in precedenza, la protezione e la sicurezza, sono gli aspetti positivi della vita di gruppo, per i ragazzi di strada, soprattutto durante la notte, fatta di “incubi e pericoli”, o quando ci si ammala o si viene arrestati, o ancora quando si hanno dei problemi con le altre bande. La forza del gruppo, infatti, si concretizza nella solidarietà e nel mutuo aiuto, che si esprimono con la condivisione di ogni cosa, dal cibo alla droga, e il sostegno per ogni componente che si trovi in difficoltà. Inoltre, come abbiamo già accennato, il gruppo è un elemento indispensabile per la sopravvivenza in strada. Infine, può essere anche una forma di riconoscimento e di identificazione: “Il gruppo è l’unica organizzazione sociale in cui i ragazzi si riconoscono…però la banda non cancella il senso di solitudine che accompagna molte ragazze e molti ragazzi di strada, che ha radici negli abbandoni e nei maltrattamenti dei primi anni di vita” (ibidem).

Nel gruppo esistono delle regole che esigono il più completo rispetto, chi le infrange viene escluso, può essere picchiato da tutto il gruppo, a volte anche ferito o addirittura ucciso (Molinas, Yagenova, Monròy, 1998). La violenza, infatti, rappresenta uno degli aspetti negativi del gruppo, soprattutto quando avviene sotto l’effetto della droga. “Il gruppo non è un’isola felice in una società violenta ed è comprensibile che ragazze e ragazzi che, fin dalla più tenera età, hanno conosciuto quasi solo violenza, possano ricorrere facilmente ad essa nei rapporti con gli altri” (Lutte, 2001).

I gruppi di strada sono gruppi aperti, infatti, sono in continuo cambiamento, sia per l’adattamento alla vita di strada, e sia per il continuo ricambio dei componenti. Accade spesso, che nuovi membri si aggreghino al gruppo, sapendo bene, però, che dovranno dimostrare di esserne degni. Per i ragazzi, il rito d’entrata consiste nell’essere picchiato da tutti i membri del gruppo, per le ragazze invece, lo stupro di gruppo. Comunque, durante il momento dell’ingresso, sono importanti due fattori soprattutto: l’età e il sesso, più si è piccoli più è facile che si venga sottomessi dagli anziani del gruppo, allo stesso tempo, essere una ragazza è molto discriminante, per questo molte, appena entrate, instaurano una relazione di coppia per godere più facilmente di protezione (Lutte, 2001).


2.3.2 I lavori fuorilegge e il mondo della repressione
Le fonti principali di guadagno della maggior parte delle ragazze e dei ragazzi di strada sono il furto, la prostituzione e l’elemosina. Dai racconti di parecchi educatori di strada, si rileva che la maggior parte dei ragazzi di strada si dedicano a furti di poca importanza, mentre la maggioranza delle ragazze di strada si prostituiscono, cominciando generalmente a dodici anni (Human Rights Watch, 1997).

I bambini piccoli, che sono appena entrati in strada, e sono alle prime strategie di sopravvivenza, si limitano a cantare negli autobus. I mestieri dei più grandi sono, generalmente, il furto e la prostituzione, che permettono un altro tipo di guadagno. Lo stesso gergo della strada è ricco di espressioni per definire ogni tipo di furto, a seconda che sia nelle macchine, nelle case, alla gente per strada o assalti ai bus, o più semplicemente dicono “lavorare”, mentre “prostituirsi”, si dice “occuparsi” o “andare al ponte”, il luogo dove le ragazze aspettano i clienti (Lutte, 2001).

Il lavoro specifico delle ragazze di strada è la prestazione di servizi sessuali. Lutte (ibidem), parla di “lavoro”, e non di “mestiere”, perché le ragazze di strada lo fanno solo per alcune ore al giorno, per mangiare, pagarsi un albergo e drogarsi, a differenza delle donne che lavorano a tempo pieno.

Il furto è, invece, un’attività alla quale si dedicano maggiormente i maschi, anche se c’è un buon numero di ragazze che lo pratica o che l’ha praticato. Il furto, è in ogni modo, un lavoro di gruppo, ognuno ha un suo ruolo, occorre sempre una coordinazione di due o più persone, ma è anche, un’occupazione molto pericolosa, non solo per il pericolo di essere arrestato e incarcerato, ma soprattutto perché si rischia la vita continuamente. Le ville dei ricchi sono circondate da alti muri protetti da filo spinato, i padroni sono spesso armati di fucile e non hanno scrupoli a sparare ad un ragazzo sorpreso a rubare. Il ragazzo, o la ragazza che si imbatte in questo tipo di lavoro, sa che il rischio è grande, sa che può essere ferito, o arrestato, sequestrato, picchiato, torturato, ucciso: la repressione non si limita solo alle case dei ricchi, ma si allarga anche ai poliziotti, ai paramilitari, alle guardie di finanza, alle guardie private con fucili automatici davanti a negozi e supermercati (ibidem).

Nel 1990, con la nascita dell’Ufficio Legale di “Casa Alianza”, arrivano le prime denunce di abusi, ed è anche l’anno in cui, agenti della Polizia Nazionale e altri membri delle forze di sicurezza dello stato, presero parte ad attacchi violenti contro le ragazze e i ragazzi di strada. Alla fine di quell’anno, diversi ragazzi sono stati assassinati e dozzine erano stati feriti, e, le aggressioni, andavano da, pesanti bastonate, ingestione forzata di colla tossica, tortura e mutilazione, minacce di morte, fino ad esecuzioni extragiudiziali (Human Rights Watch, 1997).

La stragrande maggioranza dei ragazzi intervistati nella ricerca di Lutte (1995), confermano questo lato repressivo e violento della polizia. I ragazzi, più delle ragazze, subiscono maggiormente violenza fisica, sequestri, torture o vengono ammazzati. La violenza contro le ragazze è di tipo sessuale, sono frequenti i casi di stupri, dove vengono costrette con una pistola alla tempia o ricattate di essere sbattute in prigione.

Dal rapporto dell’Human Rights Watch (1997), risulta, che quasi tutti i ragazzi ascoltati, hanno raccontato di essere stati derubati e assaltati dalla polizia. Vengono spesso minacciati di essere incarcerati (con false accuse), se si rifiutano di pagare. Le ragazze, invece, sono più vulnerabili alle aggressioni sessuali, diverse di loro, raccontano di essere state vittime di abusi sessuali da agenti di sicurezza privata e dalla polizia. Inoltre, un altro abuso molto frequente, che le ragazze e i ragazzi di strada subiscono, è la detenzione illegale nelle stazioni di polizia: molti di loro vengono interrogati e violentati moralmente, in alcuni casi con abusi fisici. La durata delle detenzioni varia da una a dodici o più ore.

Molte aggressioni contro i ragazzi di strada avvengono nei burroni, dove si compiono i misfatti più gravi, gli stupri, le torture, dove si buttano i corpi seviziati dei ragazzi di strada. I motivi delle aggressioni sono in pochi casi giustificati da un furto, la maggior parte delle volte le forze dell’“ordine” fanno sfoggio di una violenza gratuita, colpendo i ragazzi di strada, solo perché sono della strada (Lutte, 2001).






Condividi con i tuoi amici:
1   ...   8   9   10   11   12   13   14   15   ...   177


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale