Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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La vita in carcere
La giornata

Si poteva dormire quanto uno voleva e una vola la settimana a ognuna toccava fare le pulizie. Durante la notte si guardava la televisione e siccome io non conoscevo la marijuana, la conobbi lì dentro, e mi piaceva, volevo provarla e me la fecero provare, però mi abituai e non mi sentivo di stare in carcere.


Il cibo

Ci davano una tazza di caffè e due pani, un po’ di cibo e poche tortillas.


La sopravvivenza

Se io mi comportavo bene e venivano a visitare qualcun'altra, gli dicevo di regalarmi un po’ di cibo e mi dicevano “tieni”, però uno deve avere il modo di ottenerlo perché a volte non è sufficiente.


Le regole e le punizioni

No niente, non sai che brutto, non mi dissero niente dei miei diritti, però mi fecero delle foto e mia madre mi disse che mi avrebbe tirata fuori da lì.


La sessualità

A volte c’erano problemi poiché lì entrano lesbiche che avevano la loro ragazza e quando arrivavano le più carine lì cominciavano i problemi. Siccome a me non piacevano le lesbiche, che brutto, io non avevo problemi. E le lesbiche mi dicevano “spogliati” e io gli dicevo “vaffanculo, a me per la verità, piace la verga, mi piacciono gli uomini e non mi metto con le lesbiche”. C’erano ragazze che avevano le loro donne, dopo si fidanzavano e dormivano nello stesso letto e nessuno diceva loro nulla.


La solitudine

Alcune volte mi mancava il mio ragazzo e la mia mamma, e mi dicevo “povera la mia mamma”. Il mio ragazzo veniva trovarmi e mi portava da mangiare, io già volevo uscire da tutto questo e gli dicevo che volevo essere un uccellino e uscire da lì, però ad ogni modo io da sola mi ero messa lì dentro, devono darmi la libertà e io me ne vado. A volte ho avuto paura perché lì c’erano molte ragazze che morivano per il troppo alcool, e una ragazza mi disse che mi avrebbe tirato fuori di lì perché in quel posto una signora era morta. Nella notte bevevano e gridavano però le altre detenute non avevano paura, ma mi mettevo a piangere e neanche volevo dormire con un’altra donna, perché se era lesbica? A volte non dormivo ed il giorno dopo ero tutta assonnata.


I rapporti con l’esterno

Non era il mio sposo che mi veniva a trovare, era un ragazzo di strada e a volte mi portava cibo, sigarette o soldi. Venivano anche dal movimento una messicana e L.


I rapporti con le altre detenute

C’era, all’interno del settore, solo un’incaricata e si portava via tutte quelle che avevano da 25 anni in su, era brutto, se gli eri antipatica avevi dei problemi, altrimenti dovevi fare la pulizia e poi quando ti dicevano di andare a riposare, dovevi dire “grazie”. Però c’erano anche grosse risse, come alcune sequestrate che io conobbi, le volevano bruciare vive e quel giorno io ero lì. Lì dentro c’era una grande donna che aveva 95 ingressi e tutte avevano paura di lei, però lei venne a sapere che le sequestrate prendevano i bambini e gli tagliavano le dita, allora lei lo raccontò alle altre. Disse che chi non le avrebbe fatto il favore di aiutarla, l’avrebbe bruciata. Dentro c’era anche una gringa bella grossa e le disse “io non ti faccio il favore e devo uscire da questa merda”. Io volevo uscire da lì, i poliziotti si resero conto di quello che stavano tramando e la venero a prendere e se la portarono chissà dove. Tirarono fuori una di loro (di quelle sequestrate) e la grande “capessa” e le portarono via.





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