Pierpaolo Coccia


IL DISEGNO DELLA RICERCA 1. SCOPO DELLA RICERCA



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28.03.2019
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IL DISEGNO DELLA RICERCA




1. SCOPO DELLA RICERCA

Questa ricerca ha come fine quello di descrivere e comprendere, attraverso tecniche qualitative, il vissuto dell’esperienza carceraria per le ragazze e i ragazzi di strada, molti di loro, si ritrovano in carcere per un motivo qualsiasi, a volte per questioni “legali”, o perché denunciati dagli stessi genitori, quando abbandonano la casa familiare, o ancora perché si rifiutano di soddisfare i desideri dei poliziotti, che facilmente possono arrestarli con false accuse (Lutte, 2001). L’esperienza del carcere, per parecchi ragazzi di strada, si aggiunge ai tanti abusi e alle continue umiliazioni che già subiscono dal momento che scelgono e vivono la strada: il carcere è per i ragazzi di strada un luogo di disperazione e di sopraffazione, dominato dalla corruzione e dalla violenza delle guardie. Inoltre, per molti ragazzi il carcere non è altro che la “scuola” del crimine dal quale quando si esce, si è profondamente cambiati. Altro aspetto importante, è come i ragazzi di strada riescano a portare, anche in un’istituzione totale come quella del carcere, la loro specificità: la solidarietà della strada continua anche all’interno della comunità carceraria (Lutte, 1995).

Ho ritenuto importante, mettere in rilievo l’aspetto della conoscenza e della scelta della strada per i ragazzi di strada, descrivendo il momento del passaggio dalla casa alla “calle”, per avere una visione globale della storia dell’intervistato. Inoltre, mi sono soffermato ad analizzare alcuni aspetti della vita in strada, come la sopravvivenza, che costringe a rubare o prostituirsi, o la repressione indiscriminata delle forze dell’ordine, poiché spesso sono causa dell’ingresso in carcere per molti ragazzi di strada.

Il mio obiettivo è stato quello di “osservare, descrivere e classificare fenomeni sociali e culturali senza preoccuparmi di rapportarli esplicitamente ad alcun modello di comportamento” (Gallino, 1987), nel pieno rispetto dell’unicità della persona e tenendo da parte ogni mio condizionamento culturale, che avrebbe potuto semplificare e stigmatizzare un fenomeno così complesso, come quello dei ragazzi di strada. Inoltre, ho voluto offrire, attraverso il punto di vista dei ragazzi, delle proposte d’intervento sia, per il miglioramento delle condizioni di vita e dei diritti dei detenuti in Guatemala, e sia, per l’appoggio e l’aiuto che il “Movimento dei ragazzi di strada” potrebbe dare a coloro che sono e che sono stati privati della loro libertà personale. Infine, il mio scopo principale è quello di dar voce alla lotta delle ragazze e dei ragazzi di strada per uscire dalla marginalità e per liberarsi dall’oppressione del mondo adulto, fino a ribellarsi all’annientamento della dignità umana che il carcere impone, affinché questa ricerca possa essere una speranza per tutti coloro che sono privati della propria libertà personale, per tutti coloro che subiscono ogni giorno l’ingiustizia dell’oppressione.






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