Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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3.2 QUOTIDIANITA’ IN CARCERE

Tutte le intervistate e gli intervistati hanno provato l’esperienza della reclusione, sia nelle istituzioni minorili, che nel carcere per adulti. I ragazzi che hanno conosciuto il centro di osservazione, il Pregreso, il riformatorio, il Pinula o il Gaviotas, secondo la gravità del reato commesso, ne danno un’immagine positiva, soprattutto se paragonata a quella del penitenziario: come rileviamo nella ricerca di Lutte (1995), alcuni ragazzi intervistati preferiscono il riformatorio al carcere, poiché all’interno trovano i tre pasti giornalieri garantiti, la scuola, lo sport e la possibilità di apprendere un mestiere. Solo in due casi, l’esperienza del riformatorio ha dei risvolti negativi: sono due ragazzi, che all’ingresso nel minorile, appartengono alla mara della 18, un’organizzazione di giovani delle classi popolari, strutturata gerarchicamente e con regole rigide, diversa dalla banda di strada; questi ragazzi si possono dire, protetti, quando entrando, incontrano membri della mara 18, mentre vengono maltrattati e picchiati, quando trovano solo detenuti della mara opposta, la MS, la Mara Salvatrucha.

Le ragazze invece, non parlano molto della loro esperienza nel minorile, per loro, rispetto ai ragazzi, esiste solo, il centro di osservazione, il Pamplona, e il riformatorio, il Gorriones, tutte conoscono se non entrambi, almeno uno dei due.

La giornata nel carcere per adulti, per tutti gli intervistati e le intervistate, è scandita da ritmi ed imposizioni insostenibili. Al risveglio brutale degli incaricati, segue la talacha, la pulizia, un aspetto che si ripete più volte nell’arco della giornata, eseguita secondo norme rigide ed umilianti, in posizione, culiche, piegati sulle ginocchia. Il cibo, il rancho, è spesso insufficiente, mal cucinato e, per ciò che riguarda i ragazzi, preparato con lo iodio, una sostanza che inibisce il desiderio sessuale. Non rispettare le regole e gli orari imposti, significa incorrere in sanzioni disciplinari, che si materializzano nelle percosse degli incaricati del settore o di tutti i detenuti del settore, o nell’isolamento nell’Alaska, una stanzetta fredda e buia.

Si può affermare, come rileva Bernardi (1968), che anche per le ragazze e i ragazzi intervistati, l’andamento della giornata è stabilito da un codice di vita che non ammette eccezioni, e ogni aspetto, la talacha, la posizione culiche e l’isolamento nell’Alaska, ha come finalità l’annullamento del Sé dell’internato. La maggior parte degli intervistati per alleggerire il peso delle imposizioni del carcere e resistere agli attacchi al proprio senso del Sé, stringe relazioni, se pur di convenienza, con gli incaricati del settore, o di totale solidarietà e di mutuo aiuto con gli altri detenuti, in particolar modo se sono anch’essi ragazzi di strada o rusos, reclusi che non ricevono visite. Solo in alcuni casi la disperazione ha il sopravvento sul ragazzo o sulla ragazza, soprattutto quando pensano alla propria famiglia, spesso mai conosciuta, o agli affetti lasciati all’esterno del carcere. Spesso, infatti, come per Damoli e Lovati (1994), la meccanicità e la monotonia della giornata costringono il detenuto a rassegnarsi al sistema penitenziario.

La sessualità è un argomento tabù, l’atteggiamento delle ragazze e dei ragazzi di strada, nei confronti di quest’aspetto della vita carceraria, rappresenta una delle conseguenze della repressione operata dall’istituzione. In accordo con Gonin (1994), la sessualità viene lasciata fuori della prigione, poiché apre spazi e tempi che sono proibiti al detenuto. La maggior parte degli intervistati parla sempre in terza persona dell’argomento sessualità, anche se, le ripetute violenze alle quali assistono, confermano un’immagine del carcere come il regno della masturbazione e del “flirt” omosessuale, non sempre corrisposto, spesso violento, poiché manca la possibilità di scegliere liberamente l’altro (Macrì, 1998; Ceraudo, 1999). Solo un ragazzo racconta di essere stato abusato sessualmente dagli incaricati del settore, intuiamo, quindi, che seppure gli altri li abbiano subiti, il maschilismo, dominante nella cultura guatemalteca, impedisce di parlarne.

Le ragazze intervistate sono turbate dalla presenza di lesbiche all’interno del carcere: permettere alle detenute di avere rapporti sessuali, è qualcosa di scandaloso. Si può ipotizzare che questo turbamento nasconda, invece, un’omosessualità latente: l’attrazione per la persona dello stesso sesso si manifesta con sintomi di vario genere, a volte, nella persecuzione degli omosessuali, sui quali si proiettano le proprie tendenze.




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