Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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3.5 LA MATERNITA’

Delle tre ragazze intervistate, solo una vive l’esperienza della maternità in carcere, le altre due si limitano a raccontare in terza persona, questo aspetto che non sempre caratterizza la vita di una donna.

Una donna che entra in carcere incinta, ha un trattamento diverso dalle altre detenute, generalmente viene esonerata dalle pulizie e dai lavori pesanti, ed esiste un’assistenza sanitaria.

Al momento del parto, al nono mese, si viene trasferite in ospedale: la ragazza che vive l’esperienza del parto, durante la detenzione, vive con serenità questo momento, a differenza di molte donne che, secondo la ricerca di Campelli (1992), sono assalite dall’ansia e dalla preoccupazione, il futuro della madre e del bambino sono caratterizzati dalla precarietà e dall’assenza di progettualità.

Rientrando in carcere, la madre ha la possibilità di tenere il bambino per un periodo limitato, vivono in una stanza singola e gli viene fornito tutto il necessario per accudirlo, in alcuni casi viene offerta loro la possibilità di lavorare e quindi di essere autonome nel mantenimento del figlio. Come si rileva sempre in Campelli (1992), le donne che scelgono di tenere il bambino in carcere, lo fanno perché costrette dalla difficile praticabilità, se non inesistenza, di sistemazioni alternative.




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