Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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3.6 L’USCITA

La maggior parte degli intervistati all’uscita dal carcere, non vede nessun cambiamento nella propria vita, anzi in diversi casi incontriamo una destabilizzazione dello stato psichico del ragazzo o della ragazza.

Soprattutto i ragazzi notano una forte differenza tra il loro stato d’animo al momento dell’ingresso e quello che vivono dopo la liberazione, essi provano sentimenti che oscillano tra la rabbia e la vendetta. Solitamente tornano in strada, e riprendono a drogarsi e a rubare, ricreando le condizioni per essere di nuovo arrestati. Per le ragazze, accade praticamente lo stesso, a parte una di loro, che tenta di tornare a casa dalla famiglia, ma anche lì la situazione è rimasta invariata.

Le ragazze e i ragazzi di strada, all’uscita dal carcere non hanno nulla, spesso tante relazioni con l’esterno si possono essere rotte, ma, allo stesso tempo, ritrovano una certezza, la strada, ed in alcuni casi, il gruppo al quale appartengono. La strada, quindi, pur essendo un elemento che costringe i ragazzi a rientrare nel mondo dei lavori “fuorilegge”, offre, allo stesso tempo, un senso di protezione, ma soprattutto, la possibilità di essere liberi, non solo dal carcere, ma dalle oppressioni della società tutta.

Le ragazze e i ragazzi, in un certo senso, smascherano le reali funzioni dell’istituzione carceraria, che spesso si nascondono dietro le parole “retribuzione” e “rieducazione”: la prima dovrebbe ripagare la vittima del reato commesso, mentre la seconda attuerebbe un “reinserimento” del detenuto nella società. Le funzioni del carcere, in realtà, sono ben diverse, si può ripercorre Mathiesen (1996), che nella sua tesi, dimostra il perché dell’esistenza dell’istituzione penitenziaria.

La società, nella quale vivono le ragazze e i ragazzi di strada, è anch’essa basata sulla produzione, ha bisogno, quindi, di allontanare ogni individuo considerato improduttivo, poiché inefficiente, e soprattutto, perché evidenzia difetti, che il sistema tenta di nascondere (funzione depurativa). Una volta entrato in carcere, l’individuo deve essere dimenticato dal resto della società: le ragazze e i ragazzi di strada vivono nella marginalità, questa non può far altro che amplificarsi dopo un’esperienza di reclusione (funzione di riduzione all’impotenza). La pena, infine, viene utilizzata solo per gli autori di reati minori, che per le ragazze e i ragazzi di strada sono il furto e la prostituzione, in modo da distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica sulle azioni davvero pericolose, commesse solitamente da chi detiene il potere (funzione diversiva).






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