Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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3.7 PROPOSTE D’INTERVENTO

Le proposte delle ragazze e dei ragazzi intervistati, su come si potrebbero cambiare le condizioni di vita all’interno del carcere, sono quasi nulle, essi non vedono alcuna possibilità di cambiamento. Piuttosto hanno dei suggerimenti per coloro che escono di prigione: tutti gli intervistati pensano che sia necessario pulire la loro fedina penale, in modo da facilitare la ricerca di un lavoro, e non riprendere la vita precedente all’incarcerazione; per le ragazze, nello specifico, è importante garantire una forma di sostegno, soprattutto alle detenute che hanno dei figli.

Riguardo, invece, all’aiuto che il Movimento può offrire alle ragazze e ai ragazzi detenuti, tutti sono d’accordo sulla necessità di promuovere delle visite costanti e cadenzate, poiché in carcere non viene mai nessuno a visitarli, ed inoltre, è importante offrire loro un sostegno non solo materiale, ma soprattutto psicologico. Il carcere, infatti, crea traumi psichici, pesanti ed indelebili nella vita di molte ragazze e ragazzi di strada, bisognerebbe offrire loro, un orientamento, sia durante il periodo di detenzione, e sia all’uscita. Le ragazze, in particolare, credono molto nelle Quetzalitas, gruppo formato da ragazze uscite dalla strada, al quale tutte e tre le intervistate appartengono: secondo loro, si potrebbe visitare le ragazze detenute, partecipando alle loro difficoltà e cercando insieme le soluzioni possibili.

Infine, ciò in cui crede, la maggior parte degli intervistati, è nel processo di uscita dalla strada, aspetto di cui, secondo loro, il Movimento già si sta occupando. Per tutti, l’unico modo per aiutare le ragazze e i ragazzi che escono dal carcere, è sostenendoli nel loro percorso, qualunque tipo di aiuto offerto è vano se non esiste una reale intenzione ad abbandonare la vita di strada. Questo abbandono, però, come spiega un ragazzo, non deve essere pensato come una riabilitazione, “il Movimento non è una casa di riabilitazione”, ma piuttosto deve prendere le mosse proprio da quella che è la scelta iniziale, la strada: una scelta che, come ho più volte ripetuto e mai mi stancherò di fare, nasce da un bisogno di autonomia e di emancipazione, da un desiderio di liberazione dalla subordinazione, creata da una società classista ed adultocentrica.





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