Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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PRESENTAZIONE


Questa tesi nasce, da una parte, dall’esperienza di “volontariato”, svolta in due occasioni all’interno del MO.JO.CA. (Movimento dei giovani di strada), e dall’altra, dal vissuto diretto nel carcere guatemalteco.

Durante il mio viaggio in Guatemala, nel luglio 2001, ho avuto modo di avere un primo contatto con le ragazze e i ragazzi di strada, che mi ha spinto a sostenere la loro scelta, la strada, e la loro lotta di liberazione dalla subordinazione e dalla marginalità. Ho potuto comprendere, anche la situazione di un paese, reduce da un conflitto armato durato più di venti anni, durante il quale si è compiuto l’atroce massacro contro il popolo Maya. Il Guatemala, oggi, si può definire, il paese dell’impunità, i maggiori responsabili dell’eccidio restano ancora impuniti e siedono tra le fila del governo guatemalteco.

In questo primo soggiorno, inoltre, ho avuto modo di conoscere in prima persona, in altre parole come detenuto, il carcere guatemalteco: durante la manifestazione del primo d’agosto, contro l’aumento dell’I.V.A., sono rimasto vittima di una retata arbitraria e indiscriminata, una delle risposte del governo, alla protesta pacifica della popolazione guatemalteca.

La ricerca è stata svolta, durante il mio secondo soggiorno in Guatemala: nei tre mesi di permanenza, oltre a dedicarmi alla raccolta delle interviste e della documentazione sulla situazione penitenziaria e sulla realtà sociale del paese, ho dato un seguito al mio impegno all’interno del Movimento delle ragazze e dei ragazzi di strada. Durante tutto il primo mese mi sono dedicato esclusivamente a riprendere i contatti con le ragazze e i ragazzi, già conosciuti nel precedente viaggio, e allo stesso tempo, a stringere nuovi legami, partecipando alle attività svolte in strada e nella casa del Movimento.

La stesura della tesi è avvenuta dopo un lungo lavoro di sbobinatura e di traduzione delle interviste raccolte, una parte questa, alla quale ho dato ampio spazio, così come si può notare nell’elaborazione della ricerca.

Nel primo capitolo, dopo una breve storia sul carcere e sull’evoluzione del concetto di pena, ho svolto un’analisi psicologica sui vissuti dell’esperienza carceraria, dividendola in tre parti fondamentali: l’ingresso, la vita in carcere e l’uscita. Ho voluto dare un senso temporale alla mia analisi, cercando di ripercorrere tutte le fasi che un individuo, privato della propria libertà personale, è costretto ad attraversare nella sua avventura di detenuto. Un paragrafo a parte è stato dedicato alla tematica della maternità in carcere per la sua specificità, spesso troppo trascurata da una visione del vissuto carcerario solo al maschile.

Il secondo capitolo si concentra sull’analisi del contesto, in cui è stata svolta la ricerca e, sulla tematica delle ragazze e dei ragazzi di strada. Dopo aver descritto il quadro storico e socio-politico del paese, mi sono soffermato sulla questione penitenziaria guatemalteca. Nei successivi paragrafi, mi sono concentrato su alcuni aspetti del fenomeno delle ragazze e dei ragazzi di strada in generale, offrendo, poi, ampio spazio allo specifico guatemalteco. Mi è sembrato importante esaminare i vari momenti che caratterizzano la storia di diverse ragazze e ragazzi di strada, partendo dalle famiglie d’appartenenza e dal processo di callejizaciòn, in altre parole, la conoscenza, la transizione e la scelta della strada, per poi passare a parlare dell’universo della strada, terminando con un’analisi dell’esperienza carceraria per i giovani di strada.

Nel terzo capitolo viene presentato il disegno della ricerca, spiegando prima, lo scopo della tesi e poi, la scelta del metodo utilizzato e del campione selezionato.

Dopo questi primi tre capitoli, sono passato ad analizzare le storie di vita di sette ragazzi e tre ragazze: il commento delle storie è stato realizzato attraverso un confronto con le teorie di riferimento, sia sull’esperienza carceraria, sia sulla specificità delle ragazze e dei ragazzi di strada, soffermandomi sull’aspetto della scelta della strada, sui lavori “fuorilegge” e sul mondo della repressione; ho pensato di prendere in considerazione questi due aspetti in particolare, poiché permettono di comprendere meglio le cause, dei frequenti ingressi in carcere per la maggior parte dei giovani di strada.

Infine, nell’ultimo capitolo ho cercato il filo conduttore tra tutte le storie di vita, riprendendo i temi sviluppati nei commenti, giungendo a delle iniziali conclusioni che ho confrontato, poi, con la letteratura di riferimento.

Concludendo, questa ricerca non vuole essere una semplice analisi dell’esperienza carceraria vissuta da alcuni giovani di strada, ma tenta di dar voce, a tutte le ragazze e i ragazzi che lottano ogni giorno per liberarsi dalla subordinazione e dalla marginalità, in cui una società adultocentrica e classista, li ha relegati. Le proposte d’intervento delle intervistate e degli intervistati, rappresentano le speranze e i sogni di molte ragazze e ragazzi di strada detenuti, possano essere un sostegno per tutti coloro che sono privati della propria libertà personale.




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