Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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Colloquio clinico
Il colloquio può essere visto come una conversazione guidata, durante la quale due o più persone scambiano idee, sentimenti, informazioni e opinioni (Scilligo, 1999).

Secondo Andolfi (1994) il colloquio è un particolare tipo d’incontro, basato sulla comunicazione, dove avviene un interscambio tra gli interlocutori, i quali mettono in gioco le proprie emozioni e i propri sentimenti nello specifico contesto in cui esso si svolge. Lo stesso Lutte, (1987) rileva che il colloquio è lo strumento che “più si avvicina ad una situazione d’interscambio della vita quotidiana: non è svolto secondo uno schema rigido, ma lascia al soggetto la possibilità di esprimersi con libertà nella propria lingua e secondo le proprie categorie mentali”. Durante un colloquio è importante rispettare la dignità e l’individualità dell’intervistato, ed inoltre bisogna che si stabilisca un rapporto di empatia tra i due: queste precondizioni permettono l’ascolto della parte più intima della storia della persona. Un altro aspetto importante che si verifica nello svolgimento di un colloquio è il linguaggio non - verbale, che si esprime in diversi modi, la mimica facciale, la prossemica, il linguaggio del corpo. “Il linguaggio non verbale utilizza modalità comunicative che il linguaggio non è idoneo a convogliare, permette l’espressione di emozioni, sentimenti ed atteggiamenti sull’immagine che ciascuno ha di sé”. (Capello, D’Ambrosio, Tesio, 1995).

Infine, come ci consiglia Andolfi (1994), per una buona conduzione del colloquio, occorre non solo un’adeguata preparazione tecnica, ma anche una certa sensibilità per riuscire ad entrare in sintonia con l’altra persona e, allo stesso tempo, una certa capacità di “mantenere quel distacco emotivo utile alla riflessione sull’incontro”.

Durante il mio soggiorno, i momenti del colloquio sono stati quelli che hanno accolto soprattutto i vissuti emotivi della persona con la quale mi sono confrontata, non essendo presente il registratore e trovandomi il più delle volte in strada, si è creata un’atmosfera più naturale di amicizia ed empatia.





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