Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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L’esperienza del carcere
L’ingresso

Il periodo di vita


…avevo sedici anni…prima mi portarono nella “18”…lì passai praticamente tre mesi, poi mi portarono al Pavoncito...
L’arresto

…c’era un ragazzo che mi picchiava, era più grande di me e la prima volta mi ruppe il naso. Da quel momento in poi, ogni volta che mi incontrava, mi umiliava. Non mi è mai piaciuto che gli altri mi umiliassero, allora sempre cercavo di affrontarli e sempre mi colpivano e allora, alla ottava volta che succedeva la stessa cosa, fui io a colpire: gli ruppi una mano e lui mi minacciò di morte, e prima che lui lo facesse, lo incontrai e lo aggredii con un coltello. Fu allora che mi portarono dentro per aggressione di primo grado: fu il mio primo ingresso…Mi presero con forza, mi picchiarono e mi misero a fare le flessioni… In strada mi picchiarono e basta. Da lì mi portarono al secondo corpo, mi misero un cappuccio e cominciarono a picchiarmi, così entrai al preventivo malmenato.


Le fasi dell’ingresso

La prima volta che io entrai in carcere fu come quando si comincia ad entrare in un nuovo luogo, porti con te una paura e io ero molto impaurito... Mi tolsero i vestiti e me ne diedero altri usati e mi tolsero una montagna di cose, anche i lacci, tutto, le scarpe, i calzini. Rimasi solo con le mutande. Mi presero le impronte, mi fecero una fotografia, mi presero l’altezza e mi diedero un numero; mi fecero inoltre alzare la maglietta per vedere se avessi tatuaggi…






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