Pierpaolo Coccia



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3. COMMENTO

Prima della strada

Luis parla pochissimo della sua famiglia, infatti, non ha mai conosciuto il padre e vede la madre per la prima volta a tre anni. Racconta del patrigno, spesso ubriaco, violento con lui e con la madre, il quale sembra essere uno dei fattori scatenanti della sua scelta della strada. Presenta la madre come una figura negativa, non spiega il perché ha potuto conoscerla solo a tre anni, l’unico momento nel quale si sofferma a parlare di lei, è quando, grazie a lei, conosce Dio e si avvicina alla religione, lo descrive come un momento di gioia e di allegria, che però non avrà futuro. Il contatto con la madre, dura poco, Luis, viene subito rifiutato e abbandonato, e torna a soffrire la forte carenza di un affetto familiare, oltre che materno: in realtà, Luis non ha mai conosciuto le cure materne e tanto meno quelle di una famiglia.

Le informazioni che abbiamo sulla famiglia di Luis confermano quello che ci dicono Anleu e Gonzàlez (1996), sull’instabilità delle relazioni nella coppia genitoriale di buona parte dei ragazzi di strada, che provoca spesso l’abbandono del nucleo familiare da parte dell’uomo, e di conseguenza l’insediamento di un patrigno, spesso autore di abusi sessuali nei confronti dei bambini. Nel caso di Luis, ci viene confermata l’immagine negativa del patrigno, che ha atteggiamenti violenti nei confronti della madre e di Luis stesso.

Infine, Luis racconta di aver conosciuto un’istituzione, Carlos Toledo, che in un certo senso ha sostituito la sua famiglia. La conosce da quando è “piccolo”, dice lui, e stabilisce con il gestore di questa istituzione, un rapporto di totale fiducia, diventa per lui una casa e una famiglia. Impressionante è la riconoscenza e il rispetto che ha nei loro confronti, spiegando che, pur essendo un ladro “so quando farlo e quando devo rispettare”, definendo Toledo come “una bella storia”.

In questo rapporto con l’istituzione si nota, come Luis, cerchi di colmare le sue carenze affettive, ma l’assistenzialismo di “Toledo”, come dice Lutte (1995), genera nel ragazzo, una totale dipendenza da essa ed inoltre il suo carattere impersonale, più che colmare, accentua le mancanza delle cure familiari.




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