Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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3.2 La strada

Nel descrivere la sua giornata in strada, Luis spiega come sia necessario svegliarsi presto la mattina, per andare a rubare e ottenere i soldi per comprare qualcosa da mangiare. La sua unica fonte di sopravvivenza sembra essere il furto, anche se in alcune situazioni, come dice lui stesso: “…arrivai a prostituirmi…”. Il modo di sopravvivere di Luis, conferma ciò che rileva il rapporto di Human Rights Watch (1997) e allo stesso modo la ricerca di Lutte (2001), infatti, il suo lavoro, come per la maggior parte dei ragazzi di strada, consiste nel furto; la prostituzione riguarda maggiormente le ragazze ma in realtà, come, afferma Luis stesso, vediamo che anche i ragazzi sono costretti a questa forma di sopravvivenza, solo che hanno più timore e vergogna nel manifestarla, a causa della imponente cultura maschilista del paese, di cui i ragazzi di strada sono spesso lo specchio. Finisce la descrizione della sua giornata, raccontandomi della notte, come momento in cui bisogna lottare per difendere il proprio territorio, per custodire ciò che uno possiede, ma soprattutto per i propri diritti. Diventa quindi, la vita in strada una continua lotta per la sopravvivenza, non solo per guadagnarsi il pane, ma soprattutto per difendere se stessi, è come se si fosse continuamente sotto attacco, senza alcun tipo di protezione: quello che però stupisce è che in questa situazione, Luis, non parla solo di difesa dei propri diritti, ma anche di quelli dei più piccoli, dei più deboli, mandando un forte segnale di solidarietà e di giustizia sociale, che nonostante tutto sembra non aver perso, anzi piuttosto rivalutato. Inoltre, Luis spiega che non ha mai voluto appartenere ad un gruppo o ad una mara, questo lo ha portato a doversi gestire e difendersi sempre da solo.



Infine, racconta di come sia stato spesso il bersaglio della repressione poliziesca, subendo abusi di ogni genere. I nemici dei ragazzi di strada, sono rappresentati da una larga schiera di forze dell’“ordine” (Lutte, 2001), autori spesso di violenze fisiche, sequestri, torture o addirittura omicidi. Nel racconto di questi episodi, si osserva, in Luis, un tentativo di reazione alle provocazioni dei poliziotti, che però viene sempre represso con la violenza e con le minaccia di essere carcerato. In un episodio particolare, dove Luis viene gettato da un burrone, uno dei luoghi più utilizzato dai poliziotti per commettere gli abusi più gravi (ibidem), lo spavento per la caduta provocherà nel ragazzo un irrigidimento della lingua e quindi la balbuzie.



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