Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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Quotidianità in carcere
Nella descrizione di una giornata in carcere, Luis presenta alcuni momenti, come particolarmente traumatici: la sveglia e la pulizia, quest’ultima è presente più volte durante tutto l’arco della giornata, resa umiliante e spiacevole da una serie di costrizioni. Durante tutto il momento della pulizia, bisogna stare piegati sulle ginocchia, non vengono distribuiti stracci, si può utilizzare la propria maglietta o altrimenti le mani, dopo essere stati svegliati, con grida e rumori di bastoni battuti sui letti, alle quattro o alle cinque di mattina. E poi ci sono le regole, “scritte da tutte le parti”, dice Luis, che vanno dall’acqua razionata all’orario per andare in bagno, fino al permesso per farsi la doccia. Non rispettarle significa essere puniti: Luis si ammala di tubercolosi dopo esser stato messo in isolamento, in mutande e maglietta, in una cella gelida, detta Alaska. È evidente che il regolamento interno sottopone il detenuto a continue e quotidiane imposizioni (Ass. Antigone, 2000): Luis sente di perdere completamente la propria autonomia d’azione e, la punizione che riceve è il momento in cui avverte maggiormente la pressione del sistema di regole (Sykes, 1958). Infine, dalle norme di pulizia che Luis racconta, capiamo come l’istituzione non si limiti ad umiliarlo, ma arrivi alla soppressione del suo senso di Sé (Bernardi, 1968), affinché accetti pienamente la cultura e i principi della comunità carceraria (Clemmer, 1940). Mi racconta, inoltre, della droga che si trova più facilmente in carcere che in strada e della sessualità, accennandomi alle depravazioni e alle violenze soprattutto quando arrivano i nuovi detenuti, definita “carne fresca”, che spesso hanno un aspetto da donna, se non lo hanno vengono costretti ad averlo. Non è questo un argomento che tratta con facilità, d’altronde, in carcere la parola sessualità neanche viene pronunciata, deve essere lasciata al di fuori dei cancelli (Gonin, 1994). Questo clima del “non detto” e la privazione di relazioni eterosessuali, genera anomalie, come ad esempio l’omosessualità, consenziente o violenta, poiché è negata la possibilità di scegliere liberamente l’altro (Macrì, 1998).

I contatti con l’esterno di Luis sono nulli, non avendo una famiglia, infatti, deve contare solo su se stesso: lo fa disegnando cuori, a volte costruendone alcuni in legno, e vendendoli ai familiari degli altri detenuti nei giorni di visita, ma nei confronti di questa condizione, quella di ruso, così chiamata dai detenuti, esiste la più completa solidarietà: non ci si tira indietro nell’aiutare un compagno che non ha una famiglia. D’altro canto, la possibilità di poter guadagnarsi da vivere con questi lavori di artigianato all’interno del carcere, permette anche di liberarsi da un’odiosa dipendenza, che si genera nei confronti dei compagni e del personale penitenziario (Santoiemma, 1996). L’altro rapporto che Luis ha con l’esterno, è la sua ragazza, che però perde appena viene arrestato, il che dimostra come spesso il carcere rompa anche quei pochi legami che si hanno con l’esterno.





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