Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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Quotidianità in carcere
La giornata in carcere è fortemente caratterizzata dalla pulizia, durante la quale i detenuti devono essere sempre piegati sulle ginocchia, e utilizzare la propria camicia come straccio, o se non hanno nulla, le mani. Il fattore umiliante dell’atto diventa uno strumento per esercitare un controllo costante e contemporaneo su tutti i detenuti (Sykes, 1958). È interessante l’aspetto dell’alimentazione che diventa altro fattore di controllo, che Raul svela, raccontando della presenza di iodio nel cibo come inibente per l’eccitazione sessuale.

Quando parla delle regole e delle punizioni, evidenzia un’incongruenza tra ciò che non è permesso fare e ciò che in realtà si fa: “Non devi rubare, in teoria, anche se poi tutti lo fanno”. Lo stesso vale per i diritti, che diventano qualcosa da comprare, quando Raul mi spiega che bisogna pagare per ricevere una visita: “...devi pagare per stare in carcere…”. Il tutto è chiaramente manovrato dalla cogestione agenti - detenuti (incaricati del settore) strumento di controllo, di cui lo staff dirigente si serve per rafforzare il proprio potere (Salierno, 1971).

Il carcere non solo fa capire, a Raul, che non esistono diritti, ma diventa per lui una scuola di sopravvivenza: compra droga per poi rivenderla all’interno e all'esterno del settore, con il consenso degli incaricati e degli agenti, che ci dimostra il dominio della corruzione carceraria (Lutte, 2001).

Accenna solo brevemente alla sessualità, soprattutto perché, nel carcere di prima, era possibile incontrare la propria ragazza in una stanza apposita, ma ora, solo pagando puoi ottenere quello che è diventato un privilegio.





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