Pierpaolo Coccia



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3. COMMENTO




3.1 Processo di callejizaciòn

L’amicizia con un ragazzo della capitale, spinge Miguel ad andare via di casa, arrivato a città del Guatemala, comincia ad inalare colla, quando conosce altri compagni che lo inciteranno a provarla. Sono le amicizie che spingono Miguel ad avvicinarsi alla strada e, dopo la conoscenza della droga, comincia a rubare, soprattutto gli specchietti retrovisori delle auto: non lo definisce un lavoro, ma un’attività che gli permette di soddisfare i suoi vizi, infatti, adesso che ha una bambina, i soldi guadagnati sono per lei e per pagare un hotel per la notte. Questa distinzione operata da Miguel permette di rilevare che il ragazzo associa il furto alla droga e all’alcol, necessario per la sopravvivenza in strada, la presenza della bambina, oggi, fa assumere al lavoro altre finalità.

Miguel, come molti ragazzi di strada, ha il suo primo incontro con la droga, spinto da altri compagni, che insegnano come usarla, è questo un elemento che caratterizza l’appartenenza alla strada (Anleu e Gonzalez, 1996). In un secondo momento, impara le tecniche di sopravvivenza in strada, il furto, un’attività svolta dai ragazzi più grandi (Lutte, 2001), che inizialmente si limita ad oggetti di poco valore, come gli specchietti delle auto, si allarga, nella seconda tappa del processo di callejizaciòn, ad autoradio, gioielli e soldi, che permettono un guadagno maggiore e quindi, un cambiamento di “status” (Anleu e Gonzalez, 1996).
3.2 La strada
Nel primo periodo in strada Miguel si mantiene in un piccolo gruppo che vive davanti al Burger King, durante la notte si coprono con dei cartoni. Le sue parole permettono di intuire che avesse un forte potere all’interno del gruppo, soprattutto sui più giovani e sui nuovi arrivati. Nella banda di strada non esistono capi, anche se si viene a creare una forma di leadership intorno al ragazzo, che ha più influenza sugli altri e ottiene maggiore rispetto, non è sempre il più forte, ma quasi certamente è un veterano della strada (Molinas, Yagenova, Monròy, 1998).

Il piccolo gruppo, dove vive inizialmente Miguel, si relaziona anche con altre bande di strada, come quella del Parco, nella quale Miguel rimarrà per un periodo di tempo, la sua permanenza nel gruppo non è stabile, si sposterà anche nel gruppo del Colon, della Parrocchia e della Terminal. La banda di strada, è consapevole che i suoi membri possono sparire da un momento all’altro, perché arrestati o ammazzati dalla polizia, o usciti dalla strada: il legame che il ragazzo stabilisce col gruppo, dipende da quanto tempo egli trascorre con esso e dal periodo vissuto in strada (Molinas, Yagenova, Monròy, 1998).

La descrizione della giornata in strada di Miguel è caratterizzata dalla paura delle incursioni, soprattutto notturne, della polizia: bisogna stare sempre in allerta e rispettarli, perché anche quando non stai facendo niente, ti possono portare via. Spesso la polizia prima ti tortura, cospargendo la tua testa di colla, e poi ti picchia, Miguel racconta di aver assistito al pestaggio di un suo amico, morto poi in ospedale. Miguel testimonia in tribunale contro i poliziotti, responsabili dell’omicidio, ottenendo la loro incarcerazione. È molto difficile che un ragazzo di strada denunci un poliziotto, spesso vengono minacciati di essere arrestati o addirittura di essere uccisi.

Le violenze, le torture e gli arresti illegali da parte della polizia vengono confermate dalla stragrande maggioranza dei ragazzi intervistati da Lutte (1995) e dal rapporto dell’Human Rights Watch (1997), la maggior parte delle volte le forze dell’“ordine” danno libero sfogo ad una violenza gratuita, colpendo i ragazzi di strada, solo per la loro appartenenza alla strada (Lutte, 2001).






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