Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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I ritmi quotidiani, imposti dal regolamento carcerario, la “lotta” per avere un pasto disgustoso, il controllo continuo, sono tutti tentativi di annientamento della personalità di Miguel, la sua rassegnazione è evidente: secondo lui, in carcere non c’è nulla da fare, bisogna stare tranquilli e scontare la propria pena. La rassegnazione di Miguel, è una delle prime conseguenze della forzata aderenza al codice di vita carcerario, come rileva Bernardi (1968), gli “strumenti” usati dall’istituzione per costringere il detenuto al regime carcerario, sono finalizzati alla soppressione del senso di sé dell’internato.


Le regole, che Miguel legge sui fogli di cartone appesi, sono stabilite dagli incaricati, secondo il loro volere. Sono regole semplici, comportarsi bene e non creare problemi, altrimenti si viene picchiati dagli incaricati. A parte questo, Miguel spiega che non ci sono diritti, in carcere non esiste disciplina, l’unico “diritto” che si possiede, è quello di rispettare gli ordini.

Ciò di cui parla Miguel, è evidentemente un dovere, in carcere, non esistono diritti, solo regole e punizioni per chi non le rispetta. Non esistono garanzie, quelle poche che ci sono, vengono continuamente minacciate e quindi sono sempre molto precarie ed incerte.

La sessualità rimane un argomento tabù, per Miguel, a parte spiegarmi che uomini e donne, e omosessuali o travestiti, vengono messi in settori differenti, non approfondisce la sua spiegazione e preferisce non parlare del suo vissuto personale.




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