Pierpaolo Coccia


Sindrome di prigionizzazione e forme di adattamento allo stato carcerario



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28.03.2019
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Sindrome di prigionizzazione e forme di adattamento allo stato carcerario
Miguel, nonostante la sua rassegnazione, non si adegua alle “leggi” della cultura carceraria, non è, infatti, un annullamento della sua personalità, ma, piuttosto, la messa in atto di un meccanismo di difesa: l’accettazione degli usi e dei costumi della comunità carceraria, rappresenta la perdita della cultura di origine del detenuto, che lo costringe alla costruzione di una nuova identità. Tale acquisizione, come afferma Santoloni (1981), sovrapponendosi alla precedente personalità, creerà confusione e destrutturazione del Sé.

Da come Miguel apprende la legge della sopravvivenza, sembra aver acquisito pienamente la cultura carceraria, guadagna qualche soldo vendendo la droga dell’incaricato, ma soprattutto, i privilegi e la sua fiducia. Questo gli permette di alleviare le sofferenze della prigione, ma si tratta solo di sopravvivenza, perché tutto può essere revocato da un momento all’altro: l’adattamento di Miguel è forse vicino a quello “ideologico”, descritto da Bernardi (1968) e da Goffman (1968), dove il detenuto accetta o finge di accettare la pena da scontare e si adegua al regime penitenziario.





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