Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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2.3 L’USCITA DAL CARCERE

L’uscita dal carcere può essere paragonata ad un passo nel buio, in particolar modo per chi ha trascorso un lungo periodo di detenzione. Tanti rapporti con l’esterno si sono rotti: il detenuto torna in un ambiente, quello della famiglia, degli amici e della società “libera”, profondamente cambiato se non diventato estraneo (Damoli, Lovati, 1994).

La ripresa della vita di “prima” è piena di difficoltà; come ho già detto, non si può pensare di uscire dal carcere e trovare tutto com’era stato lasciato all’entrata, e poi bisogna fare i conti, con equilibri familiari ed affettivi non sempre facili e sereni. Il rapporto con una sessualità, profondamente segnata dall’esperienza carceraria, crea grossi problemi di riadattamento. Le difficoltà nella ricerca del lavoro, o spesso una forma di sostentamento e di accoglienza per chi all’uscita non ha o non ha la possibilità di trovare una famiglia che l’aspetta. Infine, ma non meno importanti, sono i problemi più intimi e di carattere psicologico e di rapporto con la comunità in genere. Spesso il dimesso, anche in ambienti a lui prima sconosciuti, sente di essere osservato e additato: la sua personalità è stata resa sicuramente più fragile ed instabile dalle abitudini distorte del carcere, dall’incubo dell’arresto e della detenzione (ibidem).

Cap. II





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