Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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L’esperienza del carcere
L’ingresso

Il periodo di vita


Avevo 15 anni
L’arresto

Fu quando assaltammo un luogo, uno fece finta di parlare al telefono e l’altro seguiva camminando, però per il fatto che non c’era molta gente ci presero e ci misero sul camioncino, ci picchiarono forte e ci portarono in carcere.


Le fasi dell’ingresso

L’ho vissuto male, non è come qui che posso raccontare barzellette, lì è molto diverso. Mi sopportarono e mi lasciarono in pace perché non avevo soldi, ma se li hai te li rubano.


La vita in carcere
La giornata

E’ orribile, ti svegliano presto per andare a lavarti e poi arriva l’ora della pulizia, è un brutto momento perché se non lo fai ti picchiano e devi lasciare tutto pulito. Quando ti alzi ti picchiano. Alle dieci tutti devono andare a dormire e non bisogna fare rumore, se fai rumore ti picchiano.


Il cibo

Era disgustoso, c’era molto iodio, è un liquido che si mette nel cibo affinché una persona non abbia una vita sessuale lì dentro, i fagioli erano grigi e si sente quando li mangi, lo senti dal gusto.


La sopravvivenza

Solo se hai denaro e non crei problemi a nessuno. Solo con i soldi, altrimenti non fai nulla.


Le regole e le punizioni

1. non salire sulle reti; 2. non avere problemi con nessuno; 3. non sporcare e tenere tutto pulito; 4. non picchiare nessuno, sono scritte da tutte le parti sulle pareti.


I diritti

Hai diritto a lavarti, a lavare i tuoi vestiti e a giocare. A volte hai diritto ad un pasto ma a volte no.


La sessualità

Abusarono di me alcuni incaricati, però con il tempo mi lasciarono in pace, io non potevo fare nulla per difendermi. Loro vanno sempre in gruppo.



Le amicizie

A volte si possono avere degli amici, lì dentro è come stare in una gabbia, e vorresti uscire volando dal carcere. Quando sei in strada è diverso, è vero, hai freddo e ti malmenano.


I rapporti con l’esterno

La mia ragazza venne una volta a visitarmi in carcere, però non venne a vedere me, ma altri, a me inviò solo una lettera e mi chiedeva come stavo.


La gerarchia

C’è colui che comanda tutti, cioè ci sono alcuni mareros ai quali devi fare ogni cosa che ti chiedono, sopportarli, dargli tutto quello che hai o lavargli i vestiti.


I rapporti con gli agenti di custodia

Corruzione, solo corruzione. Hanno sempre qualcosa da vendere, di tutto, cibo e droga.


L’uscita
Le relazioni con la strada

Si, sono cambiato, quando uscii ero inquadrato, tornai a casa e mi misi a studiare, però dopo ebbi altri problemi e un’altra volta lo stesso e questa volta senza nessun aiuto.


Proposte d’intervento
La possibilità di organizzarsi dentro e fuori dal carcere per migliorare le condizioni di vita, difendere i propri diritti

Credo che abbiamo diritto al cibo e a non essere abusati sessualmente dentro al carcere, però solo teoricamente uno ne ha diritto. Occorre vegliare sui propri diritti perché anche se uno abbia commesso alcune malefatte, non smette di essere un essere umano. Uno deve lottare per i propri diritti. Per quelli che escono dal carcere si potrebbero “pulire” i propri documenti e dargli una nuova possibilità.


L’aiuto e l’appoggio del movimento dentro e fuori dal carcere

Mi piacerebbe che ci aiutassero a studiare, allora poi però dipende dalla persona se lavora o no. L’unica cosa importante è che aiutino, perché uscire dal carcere è pericoloso, è facile che si abbia un trauma psicologico. Vorrei quindi che non aiutassero solo me, ma tutti, niente è impossibile, si può costruire e io posso fare la mia parte per recuperarmi.






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