Pierpaolo Coccia


Sindrome di prigionizzazione e forme di adattamento allo stato carcerario



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28.03.2019
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Sindrome di prigionizzazione e forme di adattamento allo stato carcerario
Mauricio vede qualche possibilità di poter avere delle amicizie all’interno del carcere, ma non racconta di averne sviluppate con qualcuno, sembra più un desiderio insoddisfatto, una mancanza. Per Mauricio la prigione è come stare in gabbia, dalla quale vorrebbe uscire volando via, nonostante le intemperie e i pericoli della strada, ha nostalgia della vita da uomo libero. Non dimentica la sua vita precedente alla reclusione, la sua condizione originale rimane un punto di riferimento per lui, è un tentativo di resistenza alla spersonalizzazione e alla destrutturazione del proprio Sé, provocata dalla forzata accettazione dei valori appartenenti alla cultura carceraria (Serra, 1998). Questo quadro non permette di definire l’adattamento di Mauricio allo stato carcerario, da una parte la carenza di relazioni sociali può far pensare ad un adattamento “regressivo” (Goffman, 1968; Bernardi, 1968), poiché sembra ritirarsi dalle situazioni di socialità, mentre in altri momenti finge di adeguarsi alla disciplina carceraria - adattamento “ideologico” - (ibidem) anche se solo come modo per continuare a sopravvivere.

Nei suoi rapporti con l’esterno il racconto di Mauricio diventa confuso, sembra che ci sia la sua ragazza che va in carcere ma non per visitare lui, solo gli altri. La poca chiarezza lascia immaginare le difficoltà che ha avuto nel vivere il rapporto con la sua partner, d’altronde i contatti del detenuto con il mondo esterno sono sempre intermittenti e saltuari, a tal punto da creare insanabili fratture con il mondo extracarcerario (Santoiemma, 1996).






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