Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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La comunità carceraria

Mauricio è costretto ad apprendere dagli abusi subiti, la gerarchia interna alla comunità carceraria: esiste un capo, l’incaricato del settore, che comanda su tutti e poi ci sono i mareros, detenuti che appartengono ad una mara, nei loro confronti bisogna avere il più totale rispetto e dedizione. Il potere della mara si regge sulla corruzione delle guardie, inoltre, essendo la gestione della sicurezza in carcere completamente delegata ad altri detenuti, lascia libero spazio alla legge del più forte. La regola dell’istituzione obbliga ogni detenuto ad esercitare un controllo sull’altro per il raggiungimento dell’autonomia personale (Catemario, 1996). Mauricio è costretto ad apprendere tale regola, così come sa che l’unico modo per sopravvivere in prigione è pagando, con i soldi puoi comprare tutto, confermando la visione del carcere, condivisa da diversi ragazzi di strada, come “luogo di disperazione, di violenza e di sopraffazione”, dominato dalla corruzione delle guardie (Lutte, 1995).


L’uscita
Quando Mauricio esce dal carcere, si sente cambiato, ricomincia a studiare e torna a casa dalla sua famiglia. In realtà, però, questo momento dura poco, avrà subito altri problemi e sarà arrestato ancora. Accade spesso che il carcere dia l’impressione di un cambiamento, di essere stati “rieducati”, ma sono pensieri che si scontrano con i problemi reali e materiali del mondo esterno: l’ambiente degli affetti familiari, delle amicizie e della società libera, che il detenuto ha lasciato al momento dell’ingresso, è sicuramente cambiato se non divenuto estraneo (Damoli, Lovati, 1994).



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