Pierpaolo Coccia



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1.2 IL CARCERE IN GUATEMALA


I dati ufficiali della Direzione Generale del Sistema Penitenziario (DGSP), documentano che nel novembre 1999 c’erano 8,204 persone recluse (7,705 uomini e 499 donne) nei 35 centri del paese, di cui solo 16 sono sotto la responsabilità diretta dell’istituzione penitenziaria (MINUGUA, 2000).

Nel 1996, MINUGUA e il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD), appoggiarono la realizzazione di un’indagine sulla realtà penitenziaria, effettuata dall’Istituto di Studi Comparati in Scienze Penali. Un primo aspetto rilevato fu la variazione della popolazione detenuta, sulla base dei dati raccolti dal DGPS, la cui inesattezza per omissione fu riscontrata nelle visite ai centri di detenzione. Osservando le cifre ufficiali, è possibile già rilevare che superano notevolmente la capacità massima dei centri di reclusione. Inoltre, tali dati si riferiscono al solo spazio fisico, disponibile nei centri, e non all’esistenza di altri aspetti minimi per il rispetto dei diritti umani basici, come i letti, vestiti, occorrente igienico, ecc. (ibidem).

La popolazione penitenziaria è costituita principalmente da persone detenute per aver commesso infrazioni come stato di ebbrezza e scandalo in luogo pubblico; così come troviamo una gran quantità di reclusi che sono stati accusati di delitti di diversa gravità, però la loro colpevolezza non è stata stabilita; a loro si sommano le persone processate per aver commesso gravi reati e con antecedenti di alta pericolosità (ibidem).

Le condizioni di vita all’interno dei centri costituiscono una pena in più per le persone private della libertà. Le condizioni attuali nelle quali troviamo il sistema penitenziario costituiscono un trattamento inumano e degradante che mina la dignità dell’essere umano (Contreras, 1999).

Riguardo all’alimentazione, il cibo somministrato è spesso insufficiente per la quantità reale di persone detenute, inoltre il valore nutritivo non corrisponde agli standard minimi richiesti per il sostentamento di un individuo adulto. Questo fa sì che solo i detenuti che hanno la disponibilità economica sufficiente, possono ricorrere a delle scelte per la loro alimentazione: preparando i propri alimenti, che la famiglia gli porta o comprando nei centri dove è presente la vendita di cibo (ibidem).

Lo studio della Procura dei Diritti Umani (1999) segnala che l’alimentazione è insufficiente, la qualità e il servizio sono scadenti, ed inoltre ha uno scarso valore nutritivo. Nella ricerca di MINUGUA-PNUD (1996) si rileva che “solo in tre centri gli internati informarono che l’alimentazione è soddisfacente in qualità e in quantità…Nel resto dei centri gli internati informarono che il cibo, non solo non è vario, ma che le condizioni di igiene sono pessime, la quantità scarsa e si utilizza iodio reiteratamente nel cibo per inibire il desiderio sessuale degli internati”.

L’aspetto igienico-sanitario è pressoché drammatico, sia a causa di un’errata gestione della salubrità dell’ambiente, che di mancanze materiali e strutturali interne. La pulizia di un intero settore, infatti, è a carico completo degli stessi detenuti, ed inoltre non sono dotati di disinfettanti o insetticidi che assicurino un ambiente sano. L’acqua potabile è spesso insufficiente nella maggior parte dei centri. Il problema della mancanza di acqua potabile, insieme al fatto della presenza di strutture insalubri, espongono i detenuti a diverse malattie ed infermità. I medici che dovrebbero offrire un servizio di assistenza sanitaria nelle cliniche dei centri, sono spesso insufficienti o peggio sono sprovvisti di strutture adeguate allo svolgimento del servizio. I permessi per uscire che dovrebbero essere dati ai detenuti, che hanno bisogno di assistenza medica, in molte occasioni sono negati o rimangono incompiuti quando sono autorizzati dal giudice (ibidem).

La Procura dei Diritti Umani (1999) informa che i servizi medici sono assolutamente insufficienti. Non esistono fondi per l’assunzione di medici ed infermieri e la spesa sostenuta per l’acquisto di medicinali è molto bassa.

La Legge di Estinzione della pena stabilisce che si darà un giorno di libertà per ogni due di lavoro o di studio. Il problema è che i penitenziari non possono contare su posti di lavoro controllati e quelli che esistono sono di tipo molto informale. L’estinzione della pena attraverso lo studio si ferma al livello della scuola primaria (ibidem).

La gestione della sicurezza dei centri è gestita dalle autorità solo per tutto ciò che accade al di fuori dei settori; all’interno esiste una vera e propria “autogestione” dei detenuti, che dovrebbe favorire la socializzazione e la comunicazione interpersonale, ma che spesso genera solo corruzione, vendita di privilegi ed una mancanza generale di sicurezza interna (ibidem).

Al riguardo, MINUGUA (2000) denuncia un aggravarsi della spirale di violenza e di insicurezza all’interno delle carceri guatemalteche. Escludendo il fenomeno della corruzione, il personale penitenziario soffre una mancanza di appoggio e di strumenti adeguati per il mantenimento della propria sicurezza personale, prima di tutto, e dei reclusi, poi. Un primo fattore è che il controllo della disciplina, nelle prigioni guatemalteche, è nelle mani degli internati ed è esercitato con violenza, protetti dalle norme del sistema (Regolamento del Penitenziario Centrale del 1937 e Regolamento della Direzione Generale del Sistema Penitenziario del 1988). Un’altra causa di insicurezza interna è data dalla mancanza di fondi e di formazione basica, sia per gli agenti interni, che per gli addetti ai trasferimenti.

Infine, non perché meno importante, ma che anzi proviamo disgusto nel farlo presente, è l’esistenza, ancora oggi della pena di morte in Guatemala. Si eseguiva tramite fucilazione per i delitti di omicidio aggravato del Presidente e Vicepresidente della Repubblica, omicidio di una persona sequestrata e violenza sessuale di bambini minori di dieci anni. Nel luglio del 1995, si approvarono le proposte legislative per punire con la pena di morte le persone minori di dodici anni e maggiori di settanta. L’ultima esecuzione con fucilazione è avvenuta il 13 settembre del 1996, poi sostituita dall’iniezione letale.
1.2.1 Il carcere minorile in Guatemala
Un discorso a parte va fatto per i minorenni detenuti: infatti, la stessa Costituzione Politica e la legge guatemalteca, stabiliscono un trattamento penitenziario specifico per i minori di età, prestando attenzione alla loro condizione di gruppo vulnerabile. In particolare, l’articolo 20 della Costituzione Politica stabilisce che i minori di età “per nessun motivo possono essere reclusi nei centri penali o di detenzione destinati agli adulti”. Tuttavia, poiché le strutture preposte per il giudizio e per la pena sono generalmente concentrate nella capitale, nei dipartimenti spesso i minori, sono reclusi in centri penali per adulti per periodi indefiniti (MINUGUA, 2000).

La detenzione di minorenni in carceri per adulti è una delle tante violazioni dei diritti umani che avvengono nei penitenziari guatemaltechi. I giudici spesso tollerano lunghi periodi (illegali) di detenzione preventiva, ignorando il diritto ad essere dovutamente processato, prima di essere condannato. Nelle carceri minorili incontriamo spesso bambini che sono sotto la protezione dello stato, insieme a bambini che hanno commesso reati; così come non è operata alcuna distinzione per età. Le condizioni dei centri di detenzione sono sotto la norma. I bambini si trovano ammassati in dormitori e dormono su reti metalliche striminzite e mal ridotte. L’assistenza medica non è sempre garantita. Nessuno dei centri ha in dotazione una biblioteca e le opportunità ricreative sono molto limitate. Il grado di scolarizzazione presente varia a seconda dei centri, in alcuni non si offre praticamente nessuna educazione significativa (Human Rights Watch, 1997).

La maggior parte dei centri di detenzione per bambini di sesso maschile sono gestiti dai membri del REMAR (Riabilitazione degli Emarginati), un gruppo evangelico spagnolo che opera in tutto il Sudamerica. REMAR si occupa di riabilitare ex - tossicodipendenti ed ex - detenuti spagnoli attraverso il lavoro con giovani detenuti. Questa organizzazione religiosa è spesso al centro delle accuse di abusi sui minori internati: molti bambini hanno raccontato che il personale di REMAR li picchiava con mazze da baseball di alluminio, alcuni sono stati chiusi in celle di isolamento, altri violentati moralmente ad abbandonare la propria religione per convertirsi al protestantesimo evangelico (ibidem).




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